Il Sindaco di Celano Settimio Santilli rompe il silenzio e torna a parlare: “Sono stati 130 giorni durissimi, un vero e proprio incubo”



Celano  – Il Sindaco di Celano Settimio Santilli rompe il silenzio e torna a parlare.

Il Primo cittadino celanese, dopo il suo ritorno in Comune a seguito della revoca della sospensione dall’incarico di Sindaco, provvedimento di sospensione preso lo scorso febbraio nell’ambito dell’inchiesta Acqua Fresca, ha infatti scritto e pubblicato sulla sua pagina social un lunghissimo post.

Sono stati 130 giorni durissimi, un vero e proprio incubo che non auguro a nessuno di vivere, nemmeno a coloro che me lo hanno causato gratuitamente.

In un attimo la vita ti viene stravolta, vedi crollarla e tutto diventa buio perché non ne conosci soprattutto il motivo.

Perdi la dignità, la serenità e la libertà personale, ti vengono calpestati i valori e i principi di una vita, l’onore e la reputazione professionale e d’amministratore pubblico.

Vieni sospeso da lavoro, sei costretto a vivere da esiliato mentre tua moglie è in attesa di quello che più hai desiderato nella vita, un figlio.

Un incubo che mi ha insegnato tanto, uno spartiacque per la mia vita nella distinzione delle persone e dei veri valori. Per alcuni d’un tratto ero diventato un appestato ed un lebbroso.

Mi sono aggrappato alla fede, conscio di essere in pace con la mia coscienza, di sapere chi sono e da dove vengo, perché a un certo punto non capisci più nemmeno quello, ricordando a me stesso cosa ho fatto e quanto mi sono speso e dedicato per il bene della mia città.

Da lontano mi si raccontava di una città completamente disorientata ed abbandonata a se stessa, per giunta in piena emergenza Covid e questo mi ha fatto molto male, perché Celano stava pagando a caro prezzo una colpa non sua, nonostante i grandi politici di “spessore” che si affrettavano a dare soluzioni a chiacchiere, guardandosi bene dal concretizzare qualcosa.

Ho visto solo nani e sciacalli della politica che approfittavano delle sventure altrui per darsi un tono stonato all’interno di un Comune nel quale non avevano mai messo piede. Quale momento migliore per voi?

Il sostegno, l’umiltà e l’unità della mia famiglia mi hanno dato la forza di andare avanti, di credere fino in fondo che potessi venirne fuori. La famiglia è uno dei valori più preziosi che si possa avere e custodire con forza ermetica. Ho avuto splendidi amici che mi hanno incoraggiato e detto anche solo una parola di conforto al momento giusto, colleghi amministratori che sono stati dei giganti che con maturità e forza mi hanno aspettato e hanno creduto in me, cosa non affatto scontata. La cosa più facile sarebbe stata abbandonare la nave senza capitano, invece hanno retto l’urto della ipocrisia, della pressione e degli attacchi e sono andati avanti determinati più che mai.

GRAZIE A VOI TUTTI E A TUTTI QUELLI CHE IN SILENZIO HANNO CONTINUATO A CREDERE IN ME.

Bisognava che i tempi maturassero, bisognava aspettare il tempo e avere fiducia nella giustizia, un tempo che però sembrava non passare mai.

Il tempo per fortuna è arrivato come sempre da galantuomo, molto più galantuomo di coloro che si sono divertiti nella maniera più disparata, ironica, cinica e cattiva per mesi, non per giorni, a pubblicare e commentare a senso unico atti ed immagini di persone che con le loro famiglie stavano soffrendo le pene dell’inferno per dar spazio a commenti ed interpretazioni di ogni genere. Bastava invece avere rispetto nel silenzio aspettando che tutta la verità venisse fuori.

Dopo un mese, per una vicenda analoga il dottor Sabatino Trotta, si è tolto la vita, lasciando moglie e tre figli. Era ed è ancora oggi un presunto innocente!

Non tutte le teste reggono l’urto della gogna mediatica e delle malelingue. Non tutti riescono a rimanere lucidi, forti ed equilibrati nel dolore e nella solitudine più totali.

Ma chi se ne frega della vita di una persona per bene fino al giorno prima, bisogna sbattere l’orco in prima pagina, scandalizzare e spettacolarizzare più possibile per attirare curiosità, pettegolezzo ed attenzione e vendere qualche copia di giornale cartaceo in più o avere qualche lettura di giornale online in più.

L’odio sociale e l’invidia sono figlie della cattiveria più acerrima.

La soddisfazione dopo 20 anni di esser riusciti nello scopo di una vita era troppo grande, bisognava godere a pieno dell’Apocalisse, perché in fondo hai recitato/a la parte da protagonista nell’acqua fresca e non potevi farla trasformare in acqua calda e poi in aria evaporata che sapesse di olio fritto troppo presto. Lo stesso olio fritto che frigge troppo a lungo dopo un po’ puzza talmente tanto che quello che cuoce si rischia che non desideri assaporarlo più nessuno.

Il processo mediatico, però doveva esprimere il suo giudizio definitivo di colpevolezza ancor prima dei giudici, e prima possibile.

La verità si esprime e si esprimerà per tabulas e non per fabulas.

Non sono tornato per cercare vendette e rivendicazioni, gli avvoltoi e gli sciacalli non meritano ulteriore visibilità, ne hanno avuto fin troppa, nonostante verità nascoste che hanno fatto spazio ad altre montate ad arte, per deviare l’opinione pubblica. Non posso permettermi più spreco di energie nervose per certi personaggi, il tempo da recuperare è troppo. Voi che avete creato questa indicibile sofferenza a me e alla mia famiglia, voi che avete festeggiato insieme a loro, voi che avete espresso una cattiveria sconfinata, siete un’altra cosa e io non vorrò mai essere voi.

Per me la politica è solo passione e missione. È solo voglia di far crescere e migliorare la mia città e vedere i miei concittadini soddisfatti di viverla, perché hanno il meglio per viverla.

Sopra i cadaveri dei leoni hanno festeggiato i cani, ma i cani sono rimasti cani e i leoni sono rimasti leoni. Ora continuate pure a latrare come cani rabbiosi, perché io sono ancora vivo, mi avete ferito gravemente, ma nemmeno stavolta siete riusciti ad ammazzarmi.

Sono rimasto sempre io, Settimio Santilli, in arte ed aramaico celanese: CAPOCIUCCO.

Quanto ti sei divertita/o nella traduzione sbagliata del mio soprannome in capo asini, mi dovevate umiliare fino in fondo e farmi passare da povero inetto scemo al guinzaglio del padrone, vero?

Per fortuna avete sbagliato traduzione, magari ora avrete capito finalmente cosa significhi veramente CAPOCIUCCO ed è una cosa ben diversa dal tuo, FALSETTA. Anche qui il soprannome ha avuto la sua massima espressione pratica.

A Celano il soprannome te lo pittano addosso, è uno stato identificativo per tutti con pochissima percentuale di errore, che si tramanda di generazione in generazione. Per me e per tanti come me, il mio rimarrà sempre un onore.

Mi sento in debito con la mia città, quella città che ha riposto in noi solo pochi mesi fa una fiducia quasi plebiscitaria e dunque non potevo tradirla, abbandonandola come un vil codardo.

Il 22 settembre 2020 ha vinto la democrazia, ha vinto il popolo a Celano e questo non riuscirete mai ad accettarlo.

Ricostruire non sarà facile e ci vorrà tempo, perché in soli 5 mesi, ahimè, si è riuscito a rovinare quanto di buono avevamo prodotto in 11 anni; cose che sembravano scontate per la città evidentemente non lo erano affatto. Sono stati fatti danni serissimi alla città e alla macchina amministrativa.

Oggi mi sento una persona migliore che fa tesoro di quello che gli è accaduto vedendo il bicchiere mezzo pieno anche stavolta, con un’ulteriore sfida da vincere che lo attende, che ci attende, perché dobbiamo vincerla insieme. Ho la fortuna di avere in amministrazione persone molto capaci, volitive e caparbie che sapranno cambiare in meglio Celano.

Dobbiamo fare il passo culturale decisivo da paese a città, ma per farlo vi sarà bisogno delle persone migliori, di menti pensanti, ognuno per il proprio settore potrà e dovrà dare il proprio contributo, con progetti lungimiranti e preminenti. Avremo bisogno del popolarismo e non del populismo.

Bisognerà lavorare intensamente a testa bassa e con grande dignità.

Con positività, serenità ed ottimismo ce la possiamo fare, ce la dobbiamo fare e ce la faremo.

Ad maiora Celano”.