Il prezzo del gas continua a lievitare, la denuncia: “non c’è trasparenza sui prezzi d’acquisto, potremmo star pagando bollette più care di quanto dovremmo”



L’economista Carlo Cottarelli, analizzando la situazione attuale del gas, prima in un articolo scritto per Repubblica e poi in un’intervista per Il Dubbio, ha sollevato la questione del prezzo a cui le compagnie energetiche, in primis l’Eni, importano il gas, perché “potenzialmente c’è il rischio che stiamo pagando bollette più care rispetto a quello che dovremmo“. A far sorgere questo dubbio a Cottarelli è la mancanza di trasparenza sui prezzi di importazione del gas. “Mentre cadono le bombe – scrive l’economista – è difficile concentrarsi sulle conseguenze economiche della guerra. Tra questi c’è la questione di come le nostre bollette di gas ed elettricità saranno influenzate. Il prezzo delle bollette, che si era già impennato prima del conflitto, aumenterà ulteriormente visto l’ulteriore balzo dei prezzi internazionali soprattutto del gas naturale, non calcolando del disastro che succederebbe se il flusso di gas russo si interrompesse. I prezzi delle bollette sono prezzi regolati: infatti ci pensa l’Arera (l’Autorità di Regolazione per l’Energia Reti e Ambiente) a fissare trimestralmente il prezzo di gas e elettricità. Per fissare questi prezzi Arera usa formule che tengono conto del costo di vari fattori: approvvigionamento della materia prima, costi di trasporto ed altre variabili. Per il gas (per l’elettricità le cose sono ancor più complesse), Arera usa come elemento di costo quello di approvvigionamento i prezzi del gas naturale sul mercato internazionale “Ttf”, il che significa che il prezzo in bolletta non è determinato dai costi effettivi di importazione del gas, ma dai prezzi del gas per transazioni sui mercati internazionali. Le forniture – continua – di chi importa gas in Italia (Eni in primis) sono regolate da contratti a lunghissimo termine pluridecennali. In questi contratti il prezzo del gas è indicizzato, ma non al prezzo internazionale del gas. I contratti del gas erano solitamente indicizzati al prezzo del petrolio e dei suoi derivati. Molti contratti in essere utilizzano ancora l’indicizzazione al prezzo del petrolio con un adeguamento molto ritardato nel caso i prezzi spot cambino di molto. In questo momento, c’è una bella differenza tra indicizzazione al gas e indicizzazione al petrolio. Per esempio, tra gennaio 2021 e gennaio 2022, il prezzo del petrolio è aumentato del 57 per cento, quello del gas del 289 per cento. il costo dell’approvvigionamento utilizzato da Arera potrebbe essere ben superiore a quello effettivo. Il che comporterebbe che famiglie e imprese starebbero pagando più del necessario a vantaggio delle imprese importatrici i cui profitti starebbero aumentando vertiginosamente.”

Vorrei soltanto sapere, in media, a che prezzo le nostre compagnie importano il gas. Ho sollevato più volte il problema ma non ho ancora avuto risposte su questo” conclude Cottarelli.




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