martedì, 13 , Aprile
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Il legame ancestrale tra i Marsi e le stelle inciso sugli ornamenti circolari

Marsica – Un misterioso e ancestrale legame unisce un antico popolo, i Marsi, alle costellazioni ed alle stelle più splendenti del cielo boreale. Orione e la sua spada. Il Toro, lo Scorpione e Anthares. L’Idra, Vega e la Lyra. Conosciuta fino ad ora, in tutti racconti, per l’abilità guerriera e per la lealtà ed il coraggio che la fecero ammirare e temere dall’esercito dei Romani, la “Gens Mar ru wi a” mostra nei reperti archeologici, nei nomi delle acropoli, nell’attaccamento e nella considerazione per il firmamento, una sensibilità ed una cultura sottovalutate e ancora tutte da decifrare. Una spiritualità originale ma mescolanza di antiche tradizioni di tribù europee con il patrimonio di conoscenze del vicino oriente.

Non è la piana di Giza. D’accordo. Nonostante questo, senza dubbio, la Piana del Fucino, con le montagne che la circondano, per affinità tra stelle mitiche e umanità è simile a luoghi più conosciuti. Se alla fine di una lunga ricerca si comprende quanto i MAR RU WI amassero le stelle, diventa necessario condividere certezze e dubbi. Purtroppo non abbiamo altro che piccolissimi frammenti. Importantissimi ma senza parole, lasciati nel tempo e nello spazio di tutta la Marsica. Innanzitutto, da molte sepolture, sono stati riportati alla luce uno o due dischi circolari, con la rappresentazione di pianeti e costellazioni. Appoggiati ancora con affetto proprio sopra i cuori sepolti di uomo o donna per proteggerli.

Vicino alla testa o ai loro piedi insieme con le suppellettili più care: dovevano quindi avere un significato profondo nella loro vita trascorsa su questo pianeta. Gli ornamenti individuali, ormai consolidati come “Dischi Corazza” e indossati da uomini, da donne e anche da giovanissimi figli, maschi e femmine, trovati nella terra dei Marsi, sono sicuramente degli eterni e rivelatori documenti di identità.

Per molti di questi reperti, attualmente conservati nei musei, sono sconosciuti sia il luogo esatto di provenienza che la data di produzione. Sarebbe terribile se i tre cerchi mare-terra-cielo come nello scudo dell’eroe Achille, contenessero proprio indicazioni precise: mese, luogo di nascita del defunto o forse della montagna più vicina alla necropoli. Fino al 1999, sono stati raccolti circa 150 dischi. Bisogna aggiungere quelli trovati nella necropoli Cretaro-Chiusa Dei Cerri-Brecciara nei pressi di Avezzano che vengono considerati Equi. Altri di cui ancora non ci sono documenti divulgati ufficialmente. In ognuno è raffigurata una stella, una o due costellazioni che si ripetono, fasi lunari, pianeti.

Il disegno più evocativo è quello inciso su uno scudo ritrovato nella Valle dell’Amplero. Luogo così traboccante di storia e di supposizioni cronologiche e linguistiche. Già nominandola ci porta allo Zenith Paleo Accadico. An-Pa-lu–rē’û : lo zenit del pastore luminoso o Zenit della “Pecora“. Così, in tempi remotissimi, veniva chiamata la costellazione di Orione che ha accompagnato le migrazioni dell’ umanità dalla preistoria. Ascoltiamo suoni e sillabe che appartengono ad una lingua che eravamo convinti non ci riguardasse.

Si può includere la vallata tra i luoghi ove si celebravano i riti solari della Primavera e dell’Autunno. In quello stupendo manufatto è intarsiato un grande sole sfavillante come quelli disegnati dai bambini. Intorno, molte figure scolorite dai millenni. Tre di queste comunque sono abbastanza identificabili. Ad una prima occhiata, immediatamente ci farebbero pensare alla costellazione zodiacale dello Scorpione, a quella del Cane Maggiore e alla Capretta sulle spalle dell’Auriga. Riflettendo però, la soluzione dell’enigma non è così semplice e stabilire quali figure del cielo sono ritratte rimarrà sempre un mistero o una opinione. Non è la soluzione del rebus che conta.

Quello che è importante è che attraverso i simboli e le stelle raffigurate sui dischi potremmo renderci conto che coloro che i Romani raggrupparono sotto il nome di Marsi, furono molto sensibili, colti ed evoluti e il loro scorrere del tempo era legato al mutare del cielo. Le “Virtù guerriere” del coraggio e della lealtà entusiasmarono l’esercito romano e ne suscitarono l’ammirazione. Certo erano un tratto distintivo innato ma i Marsi sembrano manifestare anche un’altra anima oltre a quella bellicosa. Questa indole, è legata a lunghi tragitti sotto le stelle e all’Universo.

Le forme sui piatti di metallo sembrano una originale e meravigliosa sintesi di miti, contenuti etici e stilistici di due culture, una di origine nord-occidentale, intuitiva, devota alla natura. Produsse rappresentazioni antropomorfiche o animalistiche. Era simile a quella dei Greci, dei Sumeri, degli Accadi-Sumeri. L’altra più astratta, distaccata, nomade e grintosa come quella dei popoli pastori e viaggiatori, semiti dell’Ovest e del nord come gli Amorrei o guerrieri come gli Ittiti, gli Assiri o gli Anatolici.

Le forme disegnate sullo scudo verde di malachite dell’Amplero non sono uniche. Anzi! Fino al 1999, ho contato il ritrovamento di 150 dischi ai quali bisogna aggiungere quelli della necropoli Cretaro-Chiusa Dei Cerri-Brecciara nei pressi di Avezzano e di altri di cui non esistono documenti divulgati ufficialmente. In ognuno è raffigurata una stella, una o due costellazioni che si ripetono, fasi lunari, pianeti.

Sulle montagne, tracce che uniscono il cielo alla terra. Come quella che oggi è un vertice trigonometrico nelle cartine I.G.M. perché grazie alla sua posizione domina tutta la valle, pur non essendo molto elevato. E’ il colle Cerese, un “nove”, un arabesco visibilissimo dai satelliti. Situato ad una altitudine di 1136 m nella sponda Sud Est dell’antico lago del fucino.

Cerese: Kursag “il centro della montagna “ in paleo-babilonese. Composto da kur, “montagna” e sag “centro”. Oppure kir es ra dove kir indica “girare intorno” e es ra “misura” sempre in paleo babilonese. I fondatori di Babilonia erano all’origine pastori semiti nord occidentali.
Se ci sistemiamo proprio al centro, all’interno del cerchio, utilizzando una bussola e strumenti tecnologici semplici, possiamo ricostruire alcuni allineamenti.

Su una mappa, congiungendo il centro del cerchio solare del Colle Cerese con la circonferenza e poi continuando in direzione nord-est tra i 35 ed i 10 gradi circa, che indicano l’intervallo entro il quale il sole sorge all’alba nel solstizio d’estate, troviamo orientati ortogonalmente a questa direzione diversi resti di una cittadella marsa. Nell’area chiamata Vallone di San Nicola sede anche di un millenario santuario, che sorge vicino ad una sorgente, dedicato al santo. Procedendo sempre in quella direzione, incredibilmente, incrociamo la sede di uno dei più popolari e antichi luoghi di culto dei marsi: Cocullo.
Esiste certo un nesso da ricostruire con strumenti più precisi tra le necropoli, gli scudi, i cerchi solari e la scelta dell’orientamento e della posizione degli Okres o meglio Uru-ki “città” che si trovano proprio a due passi.

I nomi delle cittadelle marse, sembrano non avere alcun senso se non modificandoli con anagrammi e sciarade esclusivamente Greco–Romane. Evocano invece sillabe significanti citandoli in dialetto e hanno molta più sensatezza se interpretati nelle lingue precedenti e generatrici di quelle. Alcuni toponimi infatti esprimono la collocazione naturale di un sito. Arkippe- Arki Kippu “Dopo la curva “. Le rovine, contestate, della città sommersa, si troverebbero proprio all’interno di una sorta di ex-golfo del lago del Fucino. Skodata: Saqu o Sukud du tha “Costruita in luogo elevato per i sacerdoti” che è effettivamente situata a 1120 m. Ma Scodata potrebbe avere anche un altro significato se “sagkigudak”, il trapezio, è riferito alla costellazione di Orione-Dumuzi-Maru, il cacciatore guerriero.

I Mar ru wi quindi sono “Gens Marruvia” : “discendenti di(mano) destra(Sud)di Mar”. Ci sono altri nomi “stellari”. Cocullo, che in paleo accadico avrebbe un significato bellissimo derivando da kug5 o kun4 “scala, soglia” e ul4 “ firmamento, volta celeste. Quindi: Kug ul “scala per il cielo ” o “la via della volta celeste”.La Galassia Via Lattea? La Dea Tiamat: serpente-strada per il cielo? Il più evidente è il Monte Annamunna che si innalza ad Ovest della Valle dell’Amplero, perché, AN-NUMUN-NA-SU è il “Cielo nel mese di Giugno”. Serre, situata a Sud Ovest di Lecce Nei Marsi: in accadico Serru è la costellazione dell’Hydra, icona presente in molti cerchi ornamentali Marsi. Tra i vari significati che Aschi “As-Ki” può avere, c’è As-iku che corrisponde alla costellazione di Pegaso. Che Celaeno sia anche il nome di 16 Tauri sicuramente è una coincidenza. Conoscendo però le peculiarità attribuite al culto che si celebrava nel tempio e la posizione rispetto al sole dell’area archeologica, senza alcun dubbio Angizia con Lukur “sacerdotessa”; Angi “Eclissi”; zi “lato destro” ; a “tempio”, è : la sacerdotessa del tempio dell’eclissi (di luna) del lato destro.

Non sappiamo se a mettere letteralmente sottosopra le mura delle acropoli marse siano stati nemici o piuttosto terremoti. In molti casi è probabile considerando l’elevata sismicità della zona, annientando così come è accaduto nel 1915 una organizzazione sociale così remota e particolare.

Le tribù non usavano la scrittura e la trasmissione delle conoscenze avveniva oralmente ed attraverso la manualità ed i simboli. Quello che mi consola però è che nonostante il tempo, nonostante i millenni e nonostante tutto, nulla ha potuto cancellare questo forte legame che i Mar Ru Wi sentivano tra il cielo e la terra e la continuità, che loro ci manifestano, della storia tra l’oriente e l’occidente rimasta impressa negli scudi del cuore e nei nomi dei luoghi o disegnati sulle montagne vicino alle sorgenti ormai secche. L’importante è che ce ne rendiamo conto e lo accettiamo come abbiamo riconosciuto l’apporto della cultura latina e di quella greca e poi nel corso dei secoli, quella spagnola, normanna, francese, balcanica, nel nostro territorio. Per cercare di comprendere meglio il nostro passato. Sicuramente utile, per connetterlo con il presente umanitario ma soprattutto per immaginare un possibile futuro archeologico e archeo-astronomico della terra dei Marsi.

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