I Marsi. La storia è più bella di tutte le leggende



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Riportiamo l’introduzione e la prima parte di un’interessante storia sui Marsi scritta da Maria Assunta Di Salvatore ricercatrice di Casale D’Aschi.

Tutto è cominciato leggendo i libri di mia sorella Cinzia che era una ricercatrice del vicino oriente antico e dal confronto tra un Dio mesopotamico e la nostra dea Angizia. Rilevando delle strane coincidenze ho deciso di scrivere un articoletto che ha come tema la storia dei Marsi da un punto di vista attuale, quello delle migrazioni dei popoli antichi.

Ho letto molti e interessanti testi che forniscono dati utili per riassumere la storia vera dei Marsi. Ho scoperto così che non è necessario inventare particolari fantastici per renderla più attraente. Dal periodo più remoto della storia umana infatti coloro che hanno trovato ricovero lungo le coste brecciose del lago Fucino, tra le rocce sugli aridi altopiani e lungo le rive dei fiumi, sono stati sempre coraggiosi e nobili d’animo e con delle caratteristiche uniche. Certo è un racconto con rari sovrani ma con molti uomini responsabili. Scelsero di diventare militari per la macchina da guerra romana, molti secoli dopo, per difendere e salvare, intelligentemente, se non i loro averi, parte del loro territorio e principalmente i loro diritti, caricandosi di non facili doveri.

Nella imprevedibile, lunghissima trama del tempo storico, compaiono anche donne che, a giudicare dalle sepolture, ebbero rispetto, ornamenti e privilegi, simili a quelli dei loro compagni. I nostri antenati tuttavia furono in primo luogo antichissimi pionieri dell’agricoltura e sopra ogni altra cosa, instancabili pastori. Venerarono misteriosi e potenti dei e si affidarono a magiche ed esperte sacerdotesse.

Negli ultimi anni sono state realizzate importantissime scoperte che riguardano i popoli italici e nello stesso tempo va diffondendosi e diventando molto popolare una immagine non completa della cultura marsa. Per questo motivo ho ritenuto utile associare ai resoconti della preistoria e della protostoria marsicana, che già conosciamo grazie a tanti appassionati e ricercatori, alcune novità che conosco, prendendo esempio da altri studiosi che si sono ingegnati a ricostruire l’origine di popoli, apparentemente lontani, senza trascurare, umilmente, tutte le fonti e senza campanilismi. Infatti qualche dubbio mi è venuto confrontando, per curiosità ma con scrupolosa attenzione, alcune date che riguardano la storia del Vicino Oriente con quelle che ho trovato sui libri riguardanti esclusivamente la storia locale, anche se si tratta di cronologia allungata. Sottolineando intenzionalmente i periodi di migrazione della storia umana, mi sono resa conto che esistono, anche se ritengo importante approfondirle, alcune corrispondenze.

Ho ricavato d’altra parte, alcune considerazioni che per molti ormai sono certezze granitiche. Proponendomi di ampliarle e focalizzarle. Non ho raggiunto certezze ma “l’ambizione” e i “pregiudizi” storici non aiutano a scoprire la verità, mentre il confrontarsi e l’essere dubbiosi è sempre indispensabile: alla fine questo comportamento dà confortanti evidenze.

Una nuova visione della storia

Le meravigliose attuali scoperte archeologiche compiute in tutta Italia o dentro navi affondate in epoca lontana nel mediterraneo, hanno dimostrato anche ai più scettici come sia necessario modificare il quadro tradizionale della storia umana e aggiungere ai mattoni stabili qualche novità.
Se tutto sembra sia già stato scritto, ecco un nuovo mattoncino, non poi tanto piccolo, che d’altronde, alcuni studiosi marsicani, con grande intuito, vanno inserendo con un po’ di pudore storico da tanti anni tra le vecchie convinzioni: la storia di ogni civiltà non è una linea retta.

La prima grande certezza infatti è che lo svolgersi del passato somiglia ad un tessuto multicolorato e variegato dove i fili, che sono le evoluzioni, gli scambi di beni e oggetti, di informazioni, di linguaggi, si intersecano e si influenzano nel tempo e nello spazio. Le cause di questi cambiamenti sono, come è stato reso più drammaticamente verosimile e meno immaginoso dalle cronache attuali, sia i mutamenti naturali che quelli climatici, oppure quelli sociali e politici. Le guerre, producono sempre migrazioni di piccoli o grandi gruppi. Le deportazioni, purtroppo venivano utilizzate e ancora lo sono oggi, quasi sempre, dopo la conquista di una città o di un villaggio, per recuperare mano d’opera a basso costo, schiavi, dopo avere raso al suolo una comunità. Consideriamo per esempio, per rimanere nei dintorni, quello che hanno compiuto i Romani, durante le guerre sociali, con Carsoli e dopo con Alba Fucens. Per finire, l’accumulo di “Capitali naturali” e di beni materiali in un luogo, porta sia gli investitori coraggiosi che quelli senza scrupoli a spostarne parte in altri paesi per colonizzarli in maniera non sempre pacifica. Tutto questo non è cambiato nella storia dell’uomo.

La seconda evidenza è che la collaborazione e lo scambio di informazioni tra i ricercatori di discipline, collegate, in modo del tutto nuovo, all’analisi storica, hanno aperto spiragli impensabili già da molti anni. Il confronto tra diversi tipi di datazione oltre a quella classica stratigrafico-cronologica e diacronica degli archeologi-geografi, è importante e si incrocia con le fonti scritte, i dati toponomastici ed onomastici come quelli climatologici, antropologici e linguistici. Senza trascurare tutte le informazioni che possono derivare dal recente studio sul sequenziamento del genoma degli uomini che è un libro della storia umana che non può mentire ed ha riservato grandi sorprese: ci aiuta sia per i periodi in cui già esistono dati letterari-storici che per quelli in cui ancora non c’era la scrittura.

Nel nostro piccolo, possiamo confermare che una parte della storia dei Marsi sia ancora da rivelare e le tracce di questo cammino, è proprio il caso di chiamarlo cosi, da cercare in siti trascurati, come i villaggi, le fortificazioni ed i luoghi di culto precedenti l’arrivo delle popolazioni Egee e dei Romani; studiando meglio le origini delle nostre tradizioni che non sono uguali per tutti i paesi, come pure il nostro DNA e i nostri dialetti.
Infine, fortunatamente, si sta diffondendo la coscienza che per comprendere la storia, i linguaggio, il clima di un luogo dobbiamo guardare dall’alto il nostro pianeta e considerare la totalità degli eventi da est a ovest da nord a sud: ora ne abbiamo la possibilità.

Come esempi posso citare l’isola di San Pantaleo, la Sardegna, Vulci, Pompei o varie coste mediterranee, con scavi iniziati sin dagli anni ’70. I ritrovamenti hanno spinto gli studiosi a non interrompere le ricerche e anzi a considerarle tra gli interventi più urgenti e doverosi per il futuro del nostro Paese e un sostegno per la nostra cultura nonché per l’occupazione. Sbalorditi dalle città etrusche, rivelatesi di una “Estensione e magnificenza inaspettata”, anche se già immaginata e prevista da tempo osservando i sarcofagi e le tombe che conosciamo da sempre;ancora di più sorpresi dalla Sardegna, dove il succedersi di conquistatori Fenici e Romani, fece tabula rasa di una civiltà evoluta e con delle caratteristiche che non potremo forse mai conoscere del tutto ma che i ricercatori sardi stanno rivelando con molto coraggio.

L’ Italia era abitata già mezzo milione di anni fa. Nella Marsica, in modi e tempi diversi, è accaduto quindi la stessa cosa. Ci sono località, palesemente millenarie, purtroppo privatizzate, non so perché, non so come né da quando, in molti piccoli centri della marsica, dove ci sono evidenti presenze archeologiche riconoscibili ma inaccessibili anche per chi è uno scaltro o saggio ricercatore.

La storia non scritta

Detto questo, cominciamo con l’affermare che risulta ormai chiaro a tutti che, innanzitutto, non è assolutamente accaduto che sono arrivati all’improvviso, dal cuore dell’Europa, gli invincibili guerrieri marsi con le “Chimere” tatuate sul petto e nugoli di serpenti sugli avambracci o sulla testa, come meduse, e che, proprio da questi muscolosi eroi, noi discendenti, abbiamo ereditato il nome, l’accento marsicano e lo stile marziale. Anche se fossero “atterrati”, si può narrare, nel VII secolo, dentro il lago Fucino, da quelle parti prima di loro c’era già qualcuno con cui fare i conti o almeno conoscenza.

Poi: non erano “Indoeuropei”, se con questo termine si intende una “Razza” o “Ceppo linguistico”.
Il nome Marsi non deriva da quello del Dio della guerra romano Mars. Il dio Mars-Martis, il quale è diventato nel tempo molto simile al dio Anthares greco che era considerato molto violento e di conseguenza antipatico a tutti persino ai suoi fratelli Dei ed ai Greci stessi, è più antico degli stessi abitanti delle colonie della Magna Grecia e dei Latini Romani. Il Dio adorato dagli Italici Latini, Mavoros, invece, il Marte italico, era unione di due aspetti, quello agricolo protettore e quello guerriero difensore, come lo era anche il Marduk-Ashalui del medio oriente, nella sua originaria valenza. Entrami, dei della fecondità e della primavera, collegati alla festa del risveglio della natura la Primavera Sacra, dopo la “morte” invernale, erano quindi protettori dei guerrieri del villaggio, intesi come maschi che fecondano, forti e giustamente armati, difensori delle greggi e delle terre, da tutti i nemici. Anche se prima di salire sulla nave che li avrebbe portati a morire nel Mediterraneo ( 42 a.C.) combattendo per la guerra fratricida tra gli eredi di Cesare, i soldati della XXV legione ( forse XXVI, quello che ne era rimasto ), la Legio Martia, che si sono distinti sempre per il loro coraggio e obbligo di soldato e non per la loro ferocia mercenaria, probabilmente hanno fatto offerte e pregato, per dovere verso Roma, il Dio Mars. Quest’ultimo è il sicuro Padre dei Romani, i quali, secondo la leggenda rivista da Virgilio, sono discendenti di Venere da parte di Enea, e di Marte da parte di Romolo. Un Mars, ormai mito sanguinario e spietato invocato per i momenti purtroppo più spaventosi e brutali dei combattimenti, insieme però agli immancabili suoi altri figli, non il piccolo Eros-Cupido, dio dell’amore, ma Fobos, la paura e Deimos il terrore.

Infine, la lingua dei marsi e in generale molti dialetti abruzzesi, hanno avuto una storia tutta particolare tanto che una linguista internazionale e abruzzese ha fatto notare tra le altre cose, che: “Tra le lingue che hanno un sistema dimostrativo tripartito come l’abruzzese ci sono, oltre allo Spagnolo e al Portoghese, l’Armeno e il Georgiano, l’Ucraino, il Giapponese, il Tamil e il Nandi, una lingua parlata in Kenya, Uganda e Congo”.

La formazione della nazione marsa dalla preistoria fino all’arrivo dei Romani nell’area fucense, è avvenuta lentamente. Con il succedersi di differenti migrazioni, che si sono dipanate in millenni. Lo sviluppo della cultura, ha di conseguenza un basamento etnico (non intendo con questa parola una razza ma solo un gruppo omogeneo che si sposta, famiglie della stessa origine geografica) e linguistico che è variegato sin dalle origini ed ha continuato ad evolversi e diversificarsi nel tempo. D’altra parte, alcune zone, grazie al parziale isolamento dovuto alla morfologia del territorio, hanno conservato per sempre aspetti legati a costumi, lingue e caratteristiche antichissime, ben definite con origine singolarmente riconoscibili ancora oggi. Dall’insieme di popolazioni già installatisi sul territorio e di altre arrivate dopo con il trascorrere del tempo, è nata la cultura marsa caratterizzata dalla fusione delle esperienze linguistiche, sociali, artistiche, materiali ed economiche. Ogni tanto c’è stato un nuovo arrivo e quanto pare, non è finita. Una cultura originale ma nello stesso tempo sorella per altri aspetti a quella delle vicine centro-italiche.

Riassumendo e comparando i dati, abbiamo un quadro abbastanza chiaro e posso dire che risultano, dall’epoca che succedette l’ultima glaciazione fino alla Guerra Marsa che si è conclusa nel 88 a.C., almeno quattro arrivi: il tempo dei cacciatori da 12000 anni fa; gli agricoltori del Vicino Oriente dal 7000 a.C.; I pastori nomadi dalla fine del IV millennio a.C.; i profughi mediterranei e i colonizzatori dalla fine del II e la metà del I millennio a.C.; infine, i conquistatori Romani dopo il V secolo a.C. Questa divisione temporale dei periodi di invasione non va letta in un rigida e precisa successione. Per due motivi: le date fornite dai documenti o da vari metodi di datazione sono piuttosto oscillanti anche nell’arco di millenni; inoltre alcune volte la presenza delle situazioni era contemporanea, a volte invece, poteva esserci in una certa area un villaggio bene organizzato mentre poco più a monte ancora i cacciatori si accampavano per una sola stagione sulla riva di un ruscello. Non è accaduto che un cambiamento fosse succeduto ad un altro perché di solito accadeva, al contrario, che l’intromissione di un nuovo elemento materiale, etnico o linguistico in una società in evoluzione comportasse un adattamento a volte traumatico ma spesso utile.

Per finire, mi sono permessa di fare un piccolo confronto tra quello che accadde in Abruzzo e quello che avvenne in Medio Oriente negli stessi periodi, dove proprio tra i monti dell’Anatolia ed il golfo Persico, c’è stata da sempre una sorta di centrifuga che ha generato e origina spostamenti e guerre globali. Anche quattromila anni fa c’erano buoni motivi. Comunque, nella storia del territorio dei Marsi, sono da sottolineare quattro immigrazioni dell’Umanità. Trattando tempi remotissimi, possiamo stabilire solo date allungate e possiamo dire con certezza solo da quando sono arrivati i portatori di nuove tecnologie, nuovi linguaggi, nuovi DNA e nuove religioni perché tutti questi elementi sono cambiati lentamente ma inesorabilmente rispetto al periodo precedente, congiuntamente in un luogo ma non contemporaneamente in tutti: dipendeva anche dal contesto di base e dai rapporti che si instauravano tra coloro che già erano presenti ed i nuovi arrivati.

Fine prima parte

Bibliografia 
L’ITALIA SOTTO SOTTO -Venerdì di Repubblica 29 Dicembre 2017 di Antonio Ferrara
PROFILO DI STORIA LINGUISTICA DELLA MARSICA -Walter Cianciusi-
Istituto Dialettolologico D’abruzzo e Molise ( Univesità degli studi dell’Aquila )
Tipografia di Patrizio Graziani Roma Novembre 1988
L’ABRUZZESE LINGUA COMPLETA NON SOLO DIALETTO
Roberta D’Alessandro maggio 2014
MITOLOGIA SUMERICO ACCADICA
Roberto Castellitto-Società editrice internazionale 1966
LE PROCHE ORIENT ASIATIQUE –Presses Uuniversitaires De France, 1969
10000 ANNI DI IDENTITÀ EUROPEA di Riccardo Lala -Edizione Alpina