I grandi della nostra terra: Ignazio Silone, l’ideologo rivoluzionario



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Molti sono i grandi della nostra terra d’Abruzzo. Tra questi ce n’è uno che è diventato famoso per il coraggio di urlare il proprio pensiero al mondo pagandone anche le conseguenze che l’epoca gli impose.

Ignazio Silone, pseudonimo di Secondo Tranquilli, nacque a Pescina, in provincia de L’Aquila nel 1900. Figlio di un modesto agricoltore e di una tessitrice, dopo aver perso il padre ancora bambino, scomparve anche la madre a causa del terribile terremoto che sconvolse la Marsica nel 1915. Dopo un’adolescenza angustiata da lutti e ristrettezze economiche, interruppe gli studi al liceo e cominciò a frequentare la Lega dei contadini, cominciando a svolgere attività politica.

Nel 1917 mandò tre articoli al giornale socialista “L’Avanti!” per denunciare gli imbrogli che accompagnarono la ricostruzione dopo il terremoto del 1915 che sconvolse la Marsica. Divenuto segretario generale della Federazione dei lavoratori della terra, venne processato ed imprigionato per aver guidato una violenta manifestazione popolare contro la guerra. Uscito di prigione si trasferì a Roma, dove fu nominato segretario della Gioventù socialista e direttore del settimanale dei giovani socialisti, “L’Avanguardia”. Nel 1921, al Congresso di Livorno, aderì al gruppo che si staccò dal partito socialista e fu tra i fondatori del Partito Comunista. Nel nuovo partito Silone ricoprì vari incarichi lavorando insieme a personaggi come Gramsci e Togliatti; e proprio con quest’ultimo rappresentò più volte il partito a Mosca nelle riunioni della Terza Internazionale (Komintern).

Nel 1927 cominciò a profilarsi la crisi che nel 1930 lo portò a staccarsi dal comunismo e, nello stesso anno, per sottrarsi alle persecuzioni fasciste, espatriò in Svizzera. Qui, dopo un lungo e sofferto travaglio, abbandonò il Partito Comunista non tollerando il regime burocratico e spietato di Stalin. In Svizzera, nel 1933, Silone pubblicò il suo primo romanzo “Fontamara”, al quale seguì “vino e pane” ed “Il seme sotto la neve”. Rientrato in Italia nel 1944, dopo la Liberazione, Silone aderì al Partito Socialista, diresse per qualche tempo il giornale “L’Avanti!” e fu eletto deputato alla Costituente. Qualche tempo dopo abbandonò definitivamente l’attività politica assumendo, come egli stesso diceva, la posizione di socialista senza partito e cristiano senza chiesa.

Nel 1956 assunse la direzione della rivista “Tempo presente”. Dopo aver pubblicato in edizione definitiva “I romanzi dell’esilio”, quasi sconosciuti ai lettori italiani, Silone scrisse altre opere come “Il segreto di Luca”, “Una manciata di more”, “L’avventura di un povero cristiano” ed “Uscita di sicurezza”. Morì a Ginevra nel 1978 non senza aver portato alla gloria immortale i protagonisti dei suoi romanzi, i “cafoni”, poveri della sua terra d’origine. A questi Silone rivendicava la dignità e la volontà di lottare, al di fuori e contro tutte le strutture di potere esistenti.

Solo oggi sono stati recuperati i valori letterari dei romanzi di Silone al quale sono state riconosciute qualità inconfondibili di narratore. Per lui scrivere ha voluto significare una necessità di testimoniare , in nome dei poveri e lo ha fatto con una semplicità ed una schiettezza che hanno il timbro dell’animo popolare di un tempo remoto a noi sconosciuto ma che porta in se le radici del nostro sangue marsicano.

>> PER APPROFONDIMENTI SU IGNAZIO SILONE




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