Giù le mani dai bambini… ma rieduchiamo i genitori



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Marsica – Schiaffi, urla, minacce. Lo scenario è degno del film “Arancia Meccanica”, ma in realtà sono i video che impazzano sul web sulla condizioni di alunni e professori nelle scuole di oggi. Comportamenti dettati, evidentemente, da tutta una serie di problematiche psicologiche del ragazzo, del cattivo rapporto con e fra genitori, ma diciamocela tutta, dal fallimento di un’impostazione educativa “dialogo centrica” che purtroppo non sta sortendo gli effetti sperati. Si parla di adolescenti in questo caso, adulti in versione tascabile che non rispettano né l’istituzione, né il valore della scuola, né la persona. Maleducati, insomma.

Ma quando si tratta dei bambini piccoli? Qual è il sentimento predominante?

La cronaca ne è piena, purtroppo, di casi di abusi fisici e umiliazioni di ogni tipo da parte di “alcune” maestre sugli esserini, e i genitori, che affidano la loro prole ad estranei, spesso sono ignari di ciò che accade. Forse è un bene, perché l’amore per un figlio ti fa fare cose impossibili, e purtroppo se vittima di qualche ingiustizia, anche cose terribili, ma solo per il fatto che i bambini, in quanto tali,  sono indifesi, nel senso che proprio non sanno come difendersi.

Invece, la reazione esagerata del genitore “quaquaraqua’ ”,quello chiacchierone, a cui di solito, piace sollevare polveroni è direttamente proporzionale a quanto egli elogi suo figlio: chi esagera ( e in cuore tutti lo facciamo, ma non per questo, lo facciamo in pubblico!) è colui il cui bambino , magari,  disturba di più la classe e la maestra, e quindi, una sgridata di più, un provvedimento un po’ più severo, suonano veramente  stonati ed inaccettabili, e quindi, ovviamente, contestabili, a volte in maniera eccessiva e poco civile.

Sono ormai parte di una educazione vecchio stampo, i genitori che se andavi male a scuola, o avevi una condotta poco adatta, ti “davano il resto “ a casa: ma, sebbene in maniera più contemporanea, alla3.0 per così dire, le mosche bianche esistono.

E’ successo in una scuola della Marsica.

Una maestra ha usato “maniere un po’ forti” per richiamare l’attenzione  di un alunno vivace, lasciando un piccolo segno sul volto, che l’ha costretta a confessare immediatamente ai genitori l’accaduto.

Ora. Il gesto è condannabile al cento per cento, nessuno crede che le bacchettate sulle mani o i ceffoni siano contemplati nel modus educandi della scuola moderna; e la Direzione della scuola ha rassicurato i genitori di aver preso provvedimenti, pur non specificando quali.

E qui la novità. I genitori del malcapitato alunno hanno accettato, oltre alle scuse dell’insegnante, la risoluzione del caso così come gliel’hanno presentata, senza furore e senza far rumore, che avrebbero sicuramente peggiorato le cose, ma che purtroppo spesso sono la causa di tante notizie di cronaca. Certo è che il danno subito era molto lieve, episodio unico, quindi diciamo ha lasciato il tempo che ha trovato.

Ma nel cuore di un genitore, sapere che il figlio è stato ripreso in un modo non conforme alle regole, desta sempre tanto dispiacere. Se si possiede un forte e giusto senso critico, invece di attaccare l’insegnante (se non per l’uso delle mani, che ovviamente, non va bene!) un piccolo esame di coscienza sull’impostazione dell’educazione sarebbe d’obbligo farlo: ci raccontano i genitori di questo caso in particolare che, mantenendo quel distacco autorevole (e non autoritario!) nel discutere con il figlio sull’accaduto, hanno capito quale fosse il rapporto con la maestra, come fosse tendenzialmente normale, senza cercare accenni di psicopatia o elementi a cui appellarsi per innescare la polemica; hanno affrontato la questione, per una volta, non in maniera unilaterale e sterile ,mettendo in dubbio la verità sul proprio pargolo e  partendo dal fatto che a scuola si sta in un certo modo, e ai rimproveri si risponde con educazione, laddove sia necessario farlo. Ed hanno limitato i danni, per il bambino, per la maestra, per la scuola. Questo, fondamentalmente, è stato il motivo per cui il fatto non è uscito su tutti i quotidiani, perché questo, paradossalmente, non accade quasi mai: infatti nel piccolo centro in cui è accaduto il fatto, il polverone, le incomprensioni sono state scaturite dalle chiacchiere degli altri genitori sul fatto, composte da passaparola e da perdita di informazione notevole che hanno riplasmato l’intera vicenda. (S.C.)




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