Giallo di Borgorose: si attendono risposte dai carabinieri del Ris



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Borgorose – Telecamere spente, microfoni nelle custodie. A Spedino di Borgorose, dopo l’abbuffata mediatica di questa settimana, solo dolore e sgomento per Mariangela Mancini, la 33enne scomparsa il 12 maggio e ritrovata senza vita il giorno successivo. E’ rimasta accesa solo una piccola fiamma. Quella della speranza, quella di poter dare una spiegazione logica, una soluzione chiara a una vicenda che ancora oggi presenta molti lati oscuri.

E gli occhi della speranza guardano agli inquirenti della Procura di Rieti e al lavoro dei carabinieri del Ris di Roma, impegnati in queste ore nelle analisi di laboratorio – che potrebbero risultare decisive – sui reperti rinvenuti nel bosco di Fonte San Paolo di Spedino, accanto al corpo della donna. Una speranza forte alla quale fa da contraltare un impegno difficile: fugare i dubbi ancora residui sulle due ipotesi ancora in piedi: suicidio o omicidio? E nel secondo caso, dare un volto all’assassino di Mariangela.

In procura, scrive Il Messaggero, è aperto un fascicolo contro ignoti per l’ipotesi di omicidio. Non ci sono iscritti nel registro degli indagati e, di fatto, una sola persona è entrata nel cono d’ombra dei sospettati. Un giovane di 21 anni, ospite di una comunità di recupero della zona che, nell’arco delle 24 ore in cui non si avevano più notizie di Mariangela, aveva volontariamente abbandonato il centro di recupero. Ritornato in comunità e ascoltato dai carabinieri, presentava diversi graffi alle braccia. Ma la sua versione è stata al momento ritenuta credibile.

La morte della 33enne risalirebbe secondo gli accertamenti del medico legale alle 14 del giorno della scomparsa, ma cosa sia realmente accaduto nelle 24 ore successive è un mistero. A insospettire gli investigatori i segni sul collo della vittima – compatibili con l’ipotesi dello strangolamento – e che, a parere dello stesso capo della procura Giuseppe Saieva, escluderebbero la morte accidentale. Segni che circondano tutto il collo, alti circa un centimetro e che potrebbero essere stati prodotti da un nastro o una fettuccia.

Non è poi chiaro se l’acido muriatico trovato nello stomaco della donna, contenuto in una bottiglia rinvenuta a una ventina di metri dal corpo, sia stato ingerito da Mariangela o introdotto nella sua bocca da altri dopo la morte, per depistare le indagini. Tante domande, alle quali si aggiunge il mistero degli indumenti che indossava Mariangela quando è stata trovata morta. Indumenti asciutti, nonostante nella notte della sua scomparsa abbia infuriato per ore un temporale. Le risposte che mancano per risolvere il giallo si spera possano ora giungere dai reperti al vaglio dei Ris.




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