Geremia D’Amore, dottore in “ utroque jure “, “ Maestro dei fanciulli “. Luogotenente e giudice della Regia Doganella di Pescina ( 1742 – 1797 )

    Il 4 gennaio 1742, nasceva a Cerchio, da Gaetano e Mariangela Amanzi (1), Geremia ( Liberat’Angelo Geremia ) d’Amore futuro dottore in “ utroque jure “, Luogotenente e Giudice della regia Doganella di Pescina , avvocato dell’Universitas ( comune, Universitas civium : insieme di cittadini ) di Cerchio nonché, anche, maestro dei fanciulli. Diciassette giorno dopo, il 21 gennaio 1742 morì, non sappiamo i motivi, il sunnominato proprio genitore Gaetano ( Archivio d’Amore Fracassi ).

     Il documento più antico riguardante il suo stato di famiglia è tratto dallo stato delle anime ( compilato il 17 luglio 1764 ) (2) dell’Archivio Parrocchiale di Cerchio (3) ora conservato nell’Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano. Qui, in questo importante documento, nel primo foglio riservato alla elencazione dei religiosi cerchiesi così, il Nostro, risultava annotato: 

“ […] Jeremia d’Amore cl.[ericu]s n.[atu]s die 4 Jan:[uarius] 1742 […]”

Ed al fuoco ( famiglia ) numero 29 apprendiamo il suo stato di famiglia:

“[…] 29 C.[ è capace di communione] Mariangela Ved.[ov]a del q.[uonda]m Gaetano d’Amore 23 Ap.[rile]1703/C. Pasquale Antonio Giuseppe d’Amore Figlio n.[at]o adì 30 ott.[obre] 1734/C. Maria Pressede d’Amore moglie n.[at]a adì 23 Luglio 1738/Venanzo Ant.[oni]o Pietro Celestino Fig.[li]o nato adì 18 Mag.[gi]o 1772 ( come chiaramente si evince è stato annotato dopo n.d.r. )/C. Maria Generosa Figlia della sud.[det]ta Ved.[ov]a n.[at]a adì 17 Apr.[il]e 1739//C. Liberat’Angelo Geremia Cl[ericu]s (4) n.[at]o adì 4 Gen:[ajo] 1742/C. Gioseppe Enrico d’Amore n.[at]o adì 15 Lug:[li]o 1703 […]”

Mentr’invece   nel Fondo D, conservato nel citato Archivio della Diocesi dei Marsi,  conosciamo i beni patrimoniali del Nostro  “ Patrimonio e curriculum del novizio Geremia d’Amore (5).

Il citato documento, compilato il 23 agosto 1761, è composto da 30 pagine, e reca sulla prima, la seguente scritta : “ Circuli 1761/Novitio Jeremia de Amore/ad Primam Clericalem Tonsuram “ ( Vedi in appendice ) e, nella seconda, il Nostro supplica:

“ Il Novizio Geremia d’Amore della terra di cerchio Umilissimo Servo, e Sud=/dito di V.[ostra] S.[ignoria] Ill:[ustrissi]ma, supplicando espone come/per essere ascritto/alla milizia Clericale, del affetto di maggiormente servire/ a Dio bramerebbe costituirsi il sacro Patrimonio; supplica/pertanto l’innata bontà, di V.[ostra] S.[ignori]a Ill.[ustrissi]ma delegare chi la grate, e/piace per l’istituzione di detto Patrimonio, ed il tutto lo riceverà a grazia quam Deus […]” 

recante, sotto, le prescrizioni da osservarsi da parte del vescovo dei Marsi l’avezzanese Benedetto Mattei che resse tale diocesi dal 15 febbraio 1761 alla data della sua improvvisa morte avvenuta in Celano, di cui era stato Prevosto, il 24 giugno 1771 (6).

    Non sappiamo al momento, con esattezza quando Geremia d’Amore entrò nel nostro seminario diocesano : a 12 anni come era per consuetudine? .

Sappiamo con sicurezza che nel 1757, quando il Nostro aveva 15 anni, lo zio Giuseppe d’Amore inviò la seguente missiva all’allora vescovo dei Marsi,. Mons. Domenicantonio Brizi ( vescovo della citata diocesi dal 1741 al 1760 ) (7):

“ Ill[ustrissi]mo Sig.[no]re/Giuseppe d’Amore della terra di Cerchio; Diocesi di/V.[ostra] S.[ignoria] Ill.[ustrissi]ma, e di V.[ostra] S.[ignoria] Ill.[ustrissi]ma Um.[ilissi]mo  Or.[ato]re gl’espone qual=/mente ritrovandosi due Nipoti  Orfani di Padre/quali a carico dal Or[ator]e stanno in istallarsi a vi-/vere da buoni Cristiani, e prendere la loro vocazione./Il Maggiore di q[ues]ti due ricerca di tirare avanti la Casa/cosa si necessaria; il minore nomato Geremia, pari=/mente d’Amore da molti Anni, che tiene vocazione/mettersi nel numero d’Ecclesiastici, quali ha studiato/e studia continuamente, ritrovandosi in età d’Anni/quindici. Onde non altro desidererebbe/l’Or[ator]e, e ne supplica V.[ostra] S.[ignoria] Ill.[ustrissi]ma di dargli il permesso di poter/vestir d:[ett]o Suo Nipote Geremia d’abiti Clericali,/che della Grazia, Quam Deus/Attentis ex posi[tio]nis, ac habitum clericalem in divinis inserviendi, donet, conce=/dimus, et impertimur. Datum Rome extra Portam S.[anct]i Laurentis/die 1 february 1757/D[omencius] Antonius Epi[scop]us Marsorum/Blasius Provenzani sec[reta]rius[…]” (8)

    Non sappiamo al momento, con esattezza, quando, dove e con chi il Nostro apprese i primi rudimenti cognitivi. Sappiamo che nel 1630  “[…] Il M.[aest]ro di Scuola è stipendiato dalla Communità […]”  (9) e che, dal 1614 al 1776, esisteva a Cerchio il convento degli Agostiniani Scalzi di Roma (10) quindi, molto probabilmente, dobbiamo supporre che Geremia d’Amore si servì prima delle citate “ infrastrutture locali “ e passare poi presso il seminario vescovile di Pescina ( istituito nel 1656-57 ) ed, infine terminò i suoi amati studi presso l’università di Napoli dove nel 1773, all’età di 31 anni conseguì la laurea in “ utroque jure “ ( Archivio di Stato di Napoli, Collegio dei dottori, b. 156 c. 90r : Die 23 M.[ensi]s X[decem]bre 1773 fuit exp:[eri]tu[m], et consig:[na]tu[m] privilegiu[m] in persona[m]/Mag:[nifi]ci(D.[on] Hyremie de Amore T[err]e Circuli Prov.[inci]a Apruty Ult[eriori]s […] “

    Il 24 settembre 1769, nella relazione stilata in occasione della seconda visita pastorale del vescovo dei Marsi Mons. Benedetto Mattei ( che resse tale sede dal 1761 al 1776 ) (11) tenuta a Cerchio (12) il Nostro è annotato come chierico: “ […] Clericus Hyeremias de Amore […]” sicché, quindi, all’età di 27 anni, Geremia figurava ancora nell’elenco dei religiosi cerchiesi.

     A Napoli, dobbiamo supporre, instaurò nuove amicizie. Al momento, purtroppo, non abbiamo notizie utili per meglio tratteggiare la sua Figura. Sicuramente ebbe amici influenti che senz’altro bene si operarono nella corte napoletana acchè il “ Dottore “ Geremia d’Amore avesse, all’occasione, ottime referenze. Tornato in paese dobbiamo immaginare che diede immediatamente inizio alla sua carriera forense e sociale. Il primo aprile 1776 insieme con il fratello Pasquale e con il cognato Anselmo d’Amore (13) e con il di lui genitore Lorenzo in quanto sono:

 “[…]  le persone più probbe e più sicure questa Terra e che posseggono beni più di ogni altro sono li magnifici Pasquale d’Amore e Anzelmo d’Amore […]” (14)

È uno dei quattro consegnatari ufficiali dei beni del soppresso convento degli Agostiniani Scalzi di Roma in Cerchio. Tale pio istituto fu soppresso per volontà reale il 16 Marzo 1776:

“ Informato il Re, che i religiosi del Conventino di Agostiniani Scalzi soggetto alla Provincia della Terra di cerchio per il loro tenore di vita, sono di pubblico scandalo a quella gente, che tal conventino non abbia, che quattro Religiosi e come tale venga proibito dalle regole Monastiche, e dalle costituzioni Pontificie, le quali fissano il numero di dodici Religiosi, oltre al superiore Locale. La M[aestà] S[ua] è venuta a sopprimere, ed abolire tal piccolo Convento, e vuole, che V.[ostra] S.[ignoria] Ill.[ustrissi]ma coll’Udienza faccia subito passare a Conventi della provincia Romana sita nello Stato Pontificio i quattro Frati ivi esistenti, con impedir loro il trasporto di qualunque cosa, anche de Sacri Arredi, come quelli, ch’essendosi fatti di danajo pervenuto dalle rendite che sono nel regno, nessuna pubblica e buona equità, comporta, che si straregnino. Comanda ancora S.[ua] M.[aestà], che si proceda al sequestro di tutte le Rendite  presso la più sicura, e probba persona con trasmettersi indi alla M.[aestà] S.[ua] nota distinta affinchè poi intesa l’Università, ed informata della necessità così della Cura Spirituale come del bisogno de poveri di altre pubbliche opere profittevoli per quel Comune, possa S.[ua] M.[aestà] risolvere intorno all’applicazione da farsi delle rendite, e di tutto ciò, ch’è di attinenza de/convento sudetto partecipo a V.[ostra] S.[ignoria] I.[llustrissima], e all’Udienza Real Ordine questa sovrana determinazione acciocchè in tutte le sue parti l’eseguano. Napoli 16 Marzo 1776. Carlo De Marco “ (15).

    Il 16 Marzo 1776, Ferdinando IV, re di Napoli, emette un “ Real Decreto “ attraverso il quale ordina, in seguito a denuncia di un certo Antonio Tedeschi, la soppressione del Convento di Santa Maria delle Grazie di Corbarolo posseduto sin dal 1614, dai frati Agostiniani Scalzi della Provincia di Roma (16). Non siamo riusciti, per il momento, a rinvenire il documento relativo a tale denunzia. Sicuramente tale denuncia, forse,  è sorta  per motivi socio-politici, infatti, i nostri frati erano di un altro stato ed, essendo solamente quattro ( dovevano  essere almeno dodici più il superiore ), erano abbastanza ricchi rispetto all’intera popolazione di Cerchio che, in quel determinato periodo,  era attanagliata, così come l’intero  comprensorio marsicano e tutto il regno di Napoli, da una forte carestia. L’espulsione dei citati frati, molto probabilmente avvenne anche perché ciò si incuneava nell’opera riformatrice del ministro del regno di Napoli Bernardo Tanucci ( 1698 – 1783 ) il quale voleva

 “ […] affrancare- come dice il Coletta – l’impero del sacerdozio e sogettare all’impero ( cioè all’autorità del regno ). Così trasformò e riscattò le decime, fece definire il matrimonio ‘ contratto civile per natura ‘, proibì ai vescovi occuparsi dell’istruzione pubblica, ridusse il numero dei monasteri, abolì l’inquisizione, e con i ministri di altre corti borboniche affrettò la soppressione dei Gesuiti. Abolì anche abusi, combattè privilegi di classe, riorganizzò l’amministrazione della giustizia […]” (17).

    Il 23 marzo 1776, immediatamente una settimana dopo emesso il citato “ Reale Decreto “ vengono a Cerchio, per dar corso, ai reali ordini  il “ capo ruota “ del tribunale dell’Aquila, don Onofrio Pepe, accompagnato dal segretario Vincenzo Calenda, da alcuni scrivani e guardie che, all’istante, iniziano l’iter dell’ “ inventario, o sia sequestro di tutti gli Averi che appartengono al Soppresso Convento degli Agostiniani Scalzi di questa terra. Si cominciò nel dì 26, e si è terminato questa sera il 31 Marzo 1776 […]”.

“ Oggi che corre il primo giorno del mese di Aprile dell’anno 1776 in questa Terra di Cerchio, ed alla presenza del Signore Don Onofrio Pepe capo Ruota della regia Udienza dell’Aquila, ed alle cose infrascritte Deputato personalmente costituiti presso gli atti della regia Udienza Sudetta i Magnifici Pasquale, ed Anzelmo d’Amore  di questa terra di Cerchio, i medesimi Spontaneamente, e non per forza o dolo alcuna, con giuramento dichiarano d’aversi in consegna tutti li terreni Vignati, Seminatorij e prativi, Coltivati del Suppresso Convento di S. Maria Corbarola di questa predetta Terra descritti nella nota firmata dal Padre Priore F. Filippo di S. Croce alla data del 25 Marzo scorso; Tutti li crediti descritti nell’altra nota dello Stesso padre in data 26 dello stesso Mese: Un Cassone chiuso con chiave, e Suggellato con cera a fuoco con otto sigilli colla impressione di un Leone nel qual Cassone vi sono riposti tutte le carte trovate nell’Archivio; Tutti i libri trovati nella Libreria; Gli arredi Sacri della Chiesa, Sacristia; tutte le Robe trovate nelle Stanze Superiori inferiori, Corritoj, Officine del Convento, ed Officine Rustiche, Pecore, Agnelli, Ciavarri, Cavalli fieno, ed ogni altro descritti distintamente nell’inventario, che Se n’è fatto e che da Essi Anzelmo, e Pasquale d’Amore Sotto lo stesso giuramento come sopra si obbligano di amministrar tutto fedelmente, Render conto di tutte le Robbe Ricevute, far zappar le vigne, coltivare i seminati, falciare i prati, tempo proprio, badare al nutrimento del Gregge, ed altri Animali, esiggere Crediti, Cenzi ed Enfiteusi, introita ne Corrisposty in generi, ed in denaro, a fare tutto quello che conviene, ed è necessario per il buon governo, e mantenimento di tutto il Contenuto nel divisato Inventario con pagare anche i debiti, ed i Salarij, che sono annessi all’Istessa Amministrazione quelli debiti, che Sono descritti nella nota di detto Padre Priore, a Riserba della salma di grano ad Emidio celeste  Barbiere, per essersi già Consegnate; E tutto ciò fino a che altrimenti non sarà da S.[ua] M.[aestà] determinato, ben inteso, che a tutte quanto di sopra promettono, e si obligano di essere tenuti in S.[ieme] e Render conto di tutto anche ins.[ieme] E come che detto Anzelmo tiene il Suo Padre vivente per nome Lorenzo di Amore, e detto Pasquale abita Comune, ed indiviso con suo fratello Dottor Geremia di Amore, perciò concorrendo anche essi Lorenzo, e Dottor Geremia al soprascritto Obbligo fatto dal Pasquale, e dall’Anzelmo, con giuramento costituito personalmente presso gli atti di detta Regia Udienza prestato il loro assenzo, Con senza, ed intervento e si obligano di voler essere anche tenuti a quanto di sopra quindi per tale effetto essi medesimi Pasquale, Dottor Don Geremia, Anzelmo, e Lorenzo di Amore te…. Promettono, come han promessa la osservanza di tutte le cose Suddette,, la fedele amministrazione, e l’esatto Conto di tutto, e Si obbligano in [nome di ] loro stessi, loro beni tutti in […], Eredi e Successori in Solidum, colla clausola del Conto, e precario, pena, Rinuncia a qual effetto promettono Si obligano di voler esser tenuti ad ogni Mancanza, e che la presente possa incusarsi via Litis in ogni Corte, Tribunale, Luogo, e Foro, Rinunciando a qualunque Legge, o beneficio di Legge, che a loro facesse. E così ha giu[rato] Io Pasquale d’Amore mi obbligo come Sopra/Io Anzelmo d’Amore mi obbligo come sopra/Io Cesidio Giansanti sono Testimonio e conosco li obligati/Io Domenico Tedeschi sono Testimonio e conosco l’obligati/Pepe/Vincentius Calende[…].” (19) Chiaramente si evince l’importanza che gli apparentati casati d’Amore rivestivano non solo nella comunità di appartenenza bensì dell’intero aquilano e non furono immuni da critiche:

“[…]ill.[ustrissi]mi Signori P[adro]ni Col[endissi]mi Sono ricorsi al Real Trono li Zelanti Cittadini della Terra di Cerchio facendo presente che da codesto Caporuota furono eletti Pasquale d’Amore, ed Anselmo di Amore per consegnatari della sede del suppresso Convento degli Agostiniani della mentovata Terra, li quali altro non fanno che dilapidare la roba, cambiare gli armenti, vendere gli agnelli, con asserire di esser morti, strappare li Cavalli, occupare terreni, rovinando vigneti; ed in sostanza che mandano il tutto a male ed essendosi S.[ua] M.[aestà] servita di rimettere un tal ricorso alla Real cancelleria; ha stimato la medesima di farsi sentire a V[ostra] S[ignoria] Ill.[ustrissi]ma con codesta udienza come la eseguisco che con tutta premura  e cautela fece vendere tutte quelle robe che posson deteriorarsi, e contemporaneamente prenda esatto Conto da mentovati Consegnatari di loro operato con formarsene distinta relazione e passarla in mie mani per potersi quindi alla Real Cancelleria rassegnare alla M.[aestà] S.[acra] quello stimerà proprio per accerto del Real servigio nell’atto che con piena stima mi raffermo. Napoli 27 Luglio 1776 Divotissimo Obb[ligatissimo] Servitore Basilio Palmieri […]” (20).

    Geremia d’Amore il 5 maggio 1779 fu insieme con il dottor Giovanni Amati  e il dottor Gianfrancesco Piperni, proposto alla terna per la nomina di Luogotenente della Regia Doganella con sede in Pescina ( istituita il 24.12.1754 ) (21):

“ S.[acra] R.[eal]  M.[aestà]/Sig:[no]re/Approsimandosi il tempo p[er] l’elezione da farsi da V.[ostra] M:[aestà] de Luog.[otenen]ti d[e]lle Doganelle p[er] i Ripartimenti di Pescina, osia/Celano, Tocco, e Sulmona, ne umilio la/terna affinchè la M.[aestà] V.[ostra] si degni/graziarne chi meglio Sia d[e]l Sovrano/Reale suo aggrado./Per Pescina o Sia Celano/D:[on] Giovanni Amati, come q[ue]llo, che p[er] due/volte l’impiego ha esercitato con zelo, ed attenzione, e fatto maggior introito degli Antecessori, avendo colla Sua attività/fatto crescere il numero de Fidati (22), e/mantenuti con quiete, e soddisfazione.D.[on] Gianfran[ces]co Piperni, che p[er] due altre volte/ la carica ha esercitato convenientem.[en]te,/e con zelo (segue una cancellatura n.d.r.)/D.[o]n Geremia d’Amore persona facoltosa, ed/onorata abbile, e probo attente le notizie, che ne ho prese, onde sono//sicuro d[e]lla di luj rettitudine, e zelo p[er] il R.[ea]l Servizio./E non occorrendomi altro su questo assunto/ho la gloria di baciare i Regali Piedi/Di V[ostra] M[aestà] Aquila li 15 mag.[gi]o 1779/R[ea]l Seg.[rete]ria di Stato, e Real Aziende” (23).

    La scelta del re cadde sul Nostro il quale immediatamente scelse come  luogo di residenza dello speciale e singolare tribunale il suo paese natìo: Cerchio.

    Tale scelta mandò su tutte le furie, quasi come se fosse morsa da una velenosissima tarantola, dapprima l’università di Celano poi quella di Avezzano ed infine quella di Pescina ( e via, via le altre ):  Celano e Pescina perché asserivano essere, ognuna, con diverse argomentazioni, sede legale della Regia Doganella; Avezzano, invece, secondo i suoi amministratori, perché era la più comoda per i 402 fidati ( ricchi proprietari di pecore ) della nostra intera subregione marsicana.

    Leggendo attentamente l’intero carteggio facente parte del nostro studio notiamo un esasperato e sviscerato campanilismo verso il proprio paese, specialmente i celanesi per la loro storia e le sue bellezze artistiche ed architettoniche che, comunque nulla avevano a che fare con la sede della Regia Doganella. Il trentasettenne dottore in utroque jure Geremia d’Amore, esperto legale, voleva che la “consuetudine” usata dai luogotenenti precedenti non celanesi né pescinesi di trasportare l’archivio ed il tribunale nella loro piccola patria fosse, come era stato per gli altri concessa anche a lui senza alcun oggetto di ‘scandalo’ come pacifica consuetudine che, a lungo andare, poteva anche divenire, come spesso accade, norma. La classe dirigente celanese, o comunque una parte di essa, partì a spron battuto e a testa bassa scrivendo numerose missive per perorare la propria causa a favore di Celano come se fosse una questione di vita o di morte e, questi, adducevano a loro favore, qualsiasi cosa utile o ritenuta tale: l’antichità del paese, la sede della contea, l’importanza di essa, la salubrità dell’aria, la ricchezza degli abitanti, il numero degli alberghi, delle locande, dei conventi, degli avvocati eccetera che, come chiaramente si evince, nulla a che a vedere specificamente intorno alla sede della luogotenenza: in sintesi sono le tesi care a coloro che vogliono per forza ottenere a tuti i costi ciò che a loro più aggrada. Il nocciolo della questione è se a Cerchio può trasferirsi o meno la sede dello speciale tribunale: secondo la tesi del luogotenente Geremia d’Amore si in quanto gli altri luogotenenti si sono adoperati a portare il Nostro tribunale nel proprio paese come hanno fatto i dottori celanesi poi quelli di Gioia dei Marsi, perché quello di Cerchio non poteva farlo se la sede legale per tutti, senza ombra di dubbio, era Pescina?

    Geremia d’Amore con quattro missive spiega il suo operato: 

“[…] Ieri mi si presentò per parte dei sindaci di Celano una sua veneratissima a data de’ diciotto dell’andante, colla quale V.[ostra] S.[ignoria] Ill.[ustrissi]ma si è degnata significarmi, che in cotesta Generalità sia ricorsa la stessa Università ( è Celano n.d.r. ) esponendole, che io contro l’antico e continuato solito intenda fare la mia residenza qui in Patria nell’ufficio di Luogotenente della Doganella di questo Ripartimento ultimamente conferitomi dalla M[aestà] S[ua] Dio feliciti, e siccome questa novità sarebbe contraria alli regali ordini ed apporterebbe disordini, interessi alle Parti litiganti, e detrimento alla Giustizia; così si è servita incaricandomi dover andare alla mia Residenza in Celano, così si è servita incaricandomi nel caso formarne consulta alla M.[aestà] S[ua]. Mi do l’onore di riferire a V[ostra] S.[ignoria] Ill.[ustrissi]ma che l’anzidetta rappresentanza fattale dall’Università di Celano è in tutto e aliena e lontana dal vero, non potendo per la verità sostenere l’antico e continuato solito, nella maniera espostale, ne per conseguenza addossare a me una innovazione col dimorare in questo mio Pese, non essendovi memoria di Uomo, che si ricordi che un Luogotenente di questo Ripartimento sia andato a risiedere in Celano, ricordandosi però ognuno, che la Luogotenenza è stata nella Città di Pescina antica sede del Ripartimento. Oppure in Paese, e Terra, ove si è trovato il Luogotenente. Seppoi Celano volesse pretendere l’antico solito, perché da molti anni a questa parte è ivi stata la Luogotenenza, la pretende senza restro di ragione, poiché se vi è stata la residenza per più anni, è certamente ciò avvenuto non perché sia l’antica residenza, ma perché ai Dottori Celanesi è stata la stessa conferita; e per  comprova di quanto Umilmente riferisco rimetto a V[ostra] S.[ignoria] Ill[ustrissi]ma l’ingiunto documento da cui ravvisasi la mia verità e coll’ambizione di molti suoi veneratissimi comandi facendole profonda riverenza mi riprotesto Di V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma Signor D.[on] Francesco de Cicco Uditore e Procuratore generale per S[ua] M.[aestà] nella Regia Udienza dell’Aquila Devotissimo Servitor Geremia d’Amore[…]” (24)

“[…] Con sua veneratissima carta segniata addì 18 del passato Gennajo, ed a me fatta presente sotto il dì 16 del corrente per mezzo del magnifico Notar Filippo Antoniani (25) di Celano in nome dei Celanesi, si è V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma servita di divisarmi, che continue siano le querele che le pervengono da Fidati delle Doganelle per la mia permanenza in questa Terra ( è Cerchio n.d.r.), e non già in Celano, dove la M[aestà] S[ua] Dio feliciti, abbia inteso di destinarmi ad esercitar l’impiego di Luogotenente per commodo di tutti, cosicchè ben veda io di non essere nella libertà mia di scegliere la Residenza, ove mi piaccia, quante volte abbia la determinazione del Sovrano chepperò ad evitare gli ulteriori richiami si è compiaciuta V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma incaricandomi di conferire subito in detta Residenza di celano, altrimenti si farà rappresentanza alla stessa M][aestà] S[ua]. Per discarico di mio dovere, mi do l’onore umilmente di riferire a V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma che le querele pervenutele de’ Fidati delle Doganelle è stata opera dei pochi malcontenti Celanesi, che hanno istessi fomentati a ricorrere, non già, che i medesimi abbino veramente motivo di lagnarsi della mia permanenza qui, perché questa Terra ( è Cerchio n.d.r.) trovandosi situata quasi al pari di Celano, riesce Commodo a tutti i Fidati, questi che solo di giorno, ma anche di notte continuamente concorrono, cosa che mai è stata in Celano, verità, che V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma potrà riscontare dai Bilanci, che  rimesso io d’introito in beneficio  del Reale Erario, e da quelli, che han rimesso i miei antecessori Celanesi. Non mi pare poi che la mente del Sovrano sia stata destinarmi in Celano ad esercitar l’impiego di luogotenente, non essendovi ancora esempio di un Luogotenente forestiero abbia fatto residenza in esso Paese, e se da circa vent’anni a questa parte la Luogotenenza è stata a Celano, ciò deve riconoscersi alla causa che i Dottori Celanesi hanno avuto tal carica, e non altramente, mentre se vogliasi riguardare il tempo addietro Egli è innegabile che la residenza è stata sempre nella Città di Pescina; se voglia riguardarsi il tempo in cui la M[aestà] S[ua] ordinò, che si esercitasse a conto suo proprio la prima Residenza nella Terra di Gioja ( dei Marsi n.d.r) per circa tre anni, per motivo, che un naturale di esso Paese D[otto]r D[on] Stanislao Mascitelli ebbe tal carica nel Ripartimento di Pescina depostosi l’officio dallo stesso, passò indi in persona del quondam D[otto]r d[on] Michelangelo Corsignani (26) di Celano, e questo da Gioja trasferì l’Archivio al suo proprio Paese, conforme con altra mia relazione e documento riferj nel passato mese di agosto del caduto anno al Signor Uditore Don Francesco de Cicco allora progovernatore delle regie Doganelle. Da quanto adunque ho fedelmente riferito ben vede V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma, che la mia permanenza in questa Terra ( è Cerchio n.d.r.) non sia, ne posso essere d’incomodo alli Fidati delle regie Doganelle che ha flotta qui concorrono; non sia innovazione, come si vorrebbe da malcontenti, ed all’incontro sia di vantaggio evidente al Real Erario, perciò la supplico a degnarsi di non sentire altri ricorsi, su tal particolare, prevenendola, che le tre Università ( Celano, Avezzano e Pescina n.d.r.), che pretendono la residenza, son capaci di prezzolare i Ricorrenti, senza punto badare al disturbo, che cagionano a V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma, ed all’agitazione che recano a me con simili maneggi. E coll’onore di molti suoi venerati comandi facendole profondissima riverenza mi raffermo Di V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma/Signore D[on] Girolamo Potenza Governatore generale delle regie Doganelle dell’Aquila Cerchio li 20 Febbrajo 1780 Devotissimo Servitor Vostro Obb[ligatissi]mo Geremia d’Amore “.

 “[…] con sua veneratissima segnata a 16 del prossimo caduto mese di Marzo, e presentatami li 8 del corrente , si è servita prescrivermi che esaminatasi da V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma la relazione mia toccante il punto della residenza da farsi in Celano, dove sia diretto il Dispaccio, col quale la M[aestà] S[ua] che Dio Feliciti mi stabilì Luogotenente di questo Ripartimento, e visto ancora le istanze della detta Università di Celano, abbia stimato di  incaricarmi di portarmi con effetto a risiedere in Celano, fino a tanto, che la prefata M[aestà] S[ua] altramente, non sarà predeterminata, anche su potissimo riflesso, che  tutti i litiganti che devono da me ricevere giustizia, dovendosi per necessità portare in questo piccolo Paese (Cerchio n.d.r.), non abbiano né copia di Avvocati, né Procuratori, né comodi, dove alloggiare, né altro necessario, per le controversie forensi, giacchè le si dichi, non siano Monasteri (27), né alloggiamenti, e che quando debbano i litiganti informarmi, siano obbligati anche per Cause minime spostare gli Avvocati da Paesi vicini, e farsi qui venire cosa per altro che sia di sommo dispendio alle parti. Incaricandomi infine ad eseguire tal suo venerato comando, altramente con effetto se ne farà da V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma, che la direzione del Real Dispaccio per Celano si è fatta, per che la Segreteria era solito per circa venti anni addietro ivi dirigere i Dispacci, e avendo questa carica dentro dal tempo i soli Dottori Celanesi, e non già che la mente del Sovrano, Dio guardi, sia stata che io risedessi in Celano, e ciò vieppiù si va a conoscere, su riflesso, che i sindaci di tal Università avendo domandato alla Maestà del Regnante perché mi comandasse a risiedere ivi, S[ua] M[aestà] non à voluto domanda aderire, à però su petizione delle tre Università ( Celano, Avezzano e Pescina n.d.r.), che pretendono la Residenza dispositata, che V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma riferischi. I Litiganti, in tempo del mio esercizio in questo Paese ( Cerchio n.d.r.) e se si costumasse andare gli Avvocati ad informare i Luogotenenti, lo stesso sarebbe anche in Celano, non potendosi credere che i tre dottori Celanesi potessero difendere tutti i fidati, che vengono patrocinati dagli Avvocati loro cittadini, come io alla giornata Sperimento. Gli stessi litiganti non costituiscono i loro Procuratori, perché vengono qui di persona colle loro formali istanze, non essendo questo Ripartimento la Provincia vastissima; ma seppure occorresse costituirsi il Procuratore oltre che poi vi è un altro dottore di Legge (28), non mancherebbe altre Persone Letterate ad accettare il peso. Questo paese poi non è vero che sia tanto piccolo per quanto glielo è rappresentato Celano, sendo di presente composto di cento trentadue fuochi (29), e vi sono due forni, uno di pane a cuocere, e l’altro di pane a vendere, vi è una Osteria con alloggiamento, vi sono diverse bettole, vi è la Pizzicaria, e vi è il Macello. Vi sono più, e diversi Benestanti, che possono alloggiare qualunque galantuomo, che mai capitasse, siccome han fatto in alcune Contigenze. Da questo fin qui umilmente con fedeltà lo è rappresentato bene vede V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma che l’esposto della prefata Università di Celano sia affetto alieno dalla genuina verità; per cui non deve sentirsi sull’assunto per altro troppo caritativo per gli interessi del terzo, cioè de’ fidati, il numero da quali non a di lei, ma a mie insinuazioni è cresciuto in questa nuova cinta del Ripartimento. I vantaggi del Real Erario, che assai premono a  V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma, evidentemente si conoscono dai bilanci, e dai processi criminali rimessi a codesto Governo generale, dentro soli otto mesi che esercito, cosa che non si è potuto fare dai Luogotenenti Celanesi, appunto perché vi è più concorso de’ litiganti qui, che non era ivi. Coll’altra relazione umiliai a V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma, che il possesso stà in favore de’ Luogotenti di risiedere dove vogliono, e non già a vantaggio dell’Università di Celano, la quale non ancora può vantare, che un luogotenente Forestiere, conforme sono io, abbia fatto ivi Residenza e per questa potissima ragione sembrami che debba anch’io godere quei stessi arbitrj, che han sempre goduto tutti i miei Antecessori prima che la M[aestà] S[ua] non avrà altrimenti determinato[…]”

“[…] Per discarico di mio dovere riferisco a V[ost]ra S[ignoria] Ill[ustrissi]ma, che nel giorno de 19 dello scorso mese di dicembre per parte della Città di Pescina mi fecero presenti i suoi venerati ordini spediti a 26 del corrente mese di ottobre del prossimo caduto anno, con i quali mi prescrive che S[ua] M[aestà] Dio Feliciti con Regio Dispaccio de 21 detto mese di Ottobre Comunicasse a V[ostra] S[ignori]a Ill[ustrissi]ma essere Suo regio volere, che la permanenza del Luogotenente di questo Ripartimento si facci in detta città di Pescina, ordinandomi perciò a conferirmi subito senza perdita di tempo nella ridetta Città di Pescina, ed ivi in esecuzione delli Regali ordini, facendo permanenza, debbo esercitare l’Ufficio di Luogotenente di questo Ripartimento, altrimenti se ne farà relazione a S[ua] M[aestà] dell’inosservanza. MI dichiaro pronto, prontissimo ad eseguire come devo tali veneratissimi ordini, ed appena che gli Amministratori di detta Città mi avranno trovato ivi una Casa a mio interesse, per la quale di presente stanno praticando le diligenze, Subito mi porterò colà ad esercitare, e Risiedere; prevenendo V[ostra] S[ignoria] Ill[ustrissi]ma, che prima, e immediatamente dopo la mia andata, gliene umilierò avviso per sua intelligenza. E Coll’onore di molti venerati comandi costantemente mi rassegno. D[i] V[ostra] Ill[ustrissi]ma Sig[noria] D[on] Girolamo Potenza Governatore Generale delle regie Doganelle Cerchio li 7 Gennaio 1781 Devotissimo Servitor Obb[ligatissi]mo Geremia d’Amore […]”

    Da come chiaramente si evince il Nostro con quattro missive, da esperto uomo di legge spiega e sagacemente argomenta i motivi della propria scelta circa la residenza nel proprio paese natìo: Cerchio quale sede del tribunale della Regia Doganella alla quale carica di luogotenente era stato graziosamente eletto per volontà del re di Napoli Ferdinando IV.

     Geremia d’Amore debitamente controbatte punto per punto le non pertinenti accuse mossegli dagli astiosi comuni di Celano ed Avezzano facendo rimanere di fatto, la sede dello speciale tribunale per tutti i tre anni del suo mandato a Cerchio come si evince dalla lettera del 22 giugno 1781 inviata per la ripresentazione delle nuove terne:

“ Eccellenza/ sono p[er] terminare le trè Luog:[otenen]ze di questa Genera-/lia d[e]lle Doganelle, e vedendomi nell’obli=/gazione di proporre alla Maestà d[e]l Sovrano/j soggetti, che sarà d[e]/suo R[eal] aggrade, da ( è stato cancellato n.d.r.) trà/q[ue]lli farà p[er] Scegliere, Secondo il suo R[ea]l/aggrado, coloro che Saran p[er] Subentrare/in tali Luog[otene]ze, p[er]ciò ne umilio le Terne,/che sono le Seg.[uen]ti[…] sono p[er] tanto a supplicare S[ua] E[ccellen]za V[ostra]; che quando/la M[aestà] S[ua] si sarà degnata di prescegliere j/rispettivi Luog:[oten]ti Si Compiaccia di far rincorre/espressamente j due Sovrani ordini/uno è quello/che ciascuno di essi debba ne i luoghi di/Tocco, Solmona, e Pescina, giusta l’ultima R[eal] determi=/nazione de ( è lasciato in bianco n.d.r.) giacchè l’attual Luog[oten]te ( è il Nostro Geremia d’Amore n.d.r.)/di Pescina ha voluto sempre risiedere nella sua/Padria di Cerchio, non ostante il divieto avutone[…]Aq[ui]la 22 Giugno 1781”.

     Da come chiaramente si evince l’esperto giureconsulto Geremia d’Amore con sagacia ed abnegazione riesce, perché fermamente convito di essere nel giusto, a far rimanere, come altri prima di lui, nel proprio paese di residenza lo speciale tribunale della regia doganella. Perché non doveva se tutti gli altri predecessori avevano usato lo stesso metodo? Ognuno, infatti, non ponendosi alcun scrupolo, aveva trasferito armi e bagagli e cioè l’archivio e la sede del tribunale, nel proprio paese perché, dunque, Geremia d’Amore non poteva? Quale è stato il motivo della querelle? Una malcelata gelosia nei confronti del cerchiese Geremia d’Amore: uno dei più facoltosi personaggi di Cerchio insieme al fratello Pasquale ed al cognato Anselmo d’Amore? Quest’ultimo è intimo del principe Don Sisto Sforza Bovadilla infatti, nel 1781, ha anticipato al menzionato principe, la cospicua somma di mille e cinquecento ducati per l’affitto del lago Fucino tale convenzione verrà regolamentata con  pubblico, istrumento rogato dal notar Rainaldo Bonomi di Tagliacozzo, il 21 luglio 1792: “ Affitto per un novennio della pesca di Celano, S. Benedetto ed Ortucchio per docati 3600 che Resta Camillo di Celano, ministro di S.[ua] E.[ccellenza] il Principe D.[on] Sisto Sforza Bovadilla, fa a d’Amore Anselmo di Cerchio ” (31).

    Forse la  potente classe dei celanesi  si sente così defraudata della loro atavica importanza e si sentono eticamente costretti, lor malgrado, per affermare il loro ego, ad inviare una appresso all’altra missive attraverso le quali ribadiscono l’importanza della loro storia, della loro tradizione, dell’antichità della loro contea, e di essere, in sintesi, la città di Celano il centro più importante, da sempre, dell’intera marsica cosa questa, in verità, come chiaramente si evince, mai messa in discussione da alcuno e da chicchessia e da qui si nota, quindi, il sacro timore di perdere, da parte di alcuni celanesi, della leadership in terra marsicana!

    Geremia d’Amore, dottore “in utroque jure”, chierico (32), uomo rispettoso dell’una e dell’altra legge si adoprò per il bene dei suoi amministrati e, nel modo più assoluto, voleva essere irriverente ed irrispettoso: ha agito secondo la propria coscienza per il bene del proprio simile come d’altronde era stato educato. Come già abbiamo visto, nel 1769, a 27 anni, figurava ancora, in qualità di chierico, nella pagina dei religiosi nei relativi stati delle anime di Cerchio. Sicuramente, dobbiamo arguire, perché non abbiamo documenti che ci aiutano, si comportò sempre nel rispetto degli altri infatti fu eletto per le sue qualità morali come avvocato ed anche come maestro dei fanciulli dell’Università di Cerchio. Qualità morali queste sempre riconosciute al Nostro e , quando ce n’è stato bisogno sono sempre a lui ricorsi come, per esempio, il 9 ottobre 1790 (vedi appendice). In un documento si firma “ D’Amore L[uogotenent]e I[nterin]o” e nel 1792 dove ancora, interinamente, svolgeva tale compito sempre a beneficio del proprio prossimo “[…]Niuno danno dunque ha cagionato l’intervento di Geremia ( d’Amore n.d.r.) ne’ Parlamenti, anzi q[ue]lla Cittadinanza ne ha riportato vantaggio, e vantaggio so[m]mo, essendo egli di sua indole portato a beneficiare, ed a vantaggiare chiunque senza ombra di suo utile. Bastantem[en]te fino a q[ue]sto punto si è esposto q[ua]nto poteva essersi, per metters’in chiaro l’in=sussistenza de’ carichi capricciosam[en]te, e per mero astio, e livore dati in nome di pochi Cittadini ad essi Pasquale e Geremia d’Amore; restando ora da riflettersi le qualità che adornano l’animo del Geremia specialm[en]te, che lo rendono non solo incapace di co[m]mettere qualunque menoma sopraffazione presso i suoi emoli, e malcontenti E[…]non meno per la sua buona indole, che per la sua rettitudine, e per il suo buon costume si è renduto celebre, ed in Cerchio ed in tutta la provincia, ed a qual’effetto à avuto il piacere, a dolore degli Invidiosi, replicate volte, precedente consulta di essa Reg[i]a Cam[er]a, essere prescelto dalla M[aest]à del Re n[o]stro Sig[no]re, per la onorevol carica di Luog[otent]te, e Giudice della Rg[ia] Doganella del Ripartimento di Pescina, senza che mai avesse fatto sentire il suo nome in male, secondo rilevasi dalli docum[en]ti, che si esibiscono. Questo è tanto vero, che maj fosse accaduta vacanza interina in d[ett]a reg[i]a Doganella, sempre dal Gov[ernato]r gen[era]le della stessa residente nell’Aquila, in segnale di R[ea]li Ord[in]i, tra tanti, e tanti soggetti, fu prescelto il Geremia, ed apparisce da validi docum[en]ti, che anche si esibiscono; ed infatti atualm[en]te si ritrova nella città di Pescina esercitando appunto interinam[en]te la carica pred[ett]a per l’assenza del Luog[oten]te Ordinario, con licenza del Sovrano. All’incontro nella t[er]ra di Cerchio non si è mai abusato ne di qualunque carica avesse esercitato, e ne della propria professione, avendo più tosto procurato beneficare qualunque sorte di Persone, ed ajutare a misura delle sue forze, e mediante tale sua buona condotta, si è procacciato egli la benevolenza di tutti; tanto è lontano, che l’avesse maj passato pel pensiero di opprimente qualunque cittadino […]” (vedi appendice).

     Da come chiaramente si evince il Dottor Geremia d’Amore era persona equa, abile, intelligente, giusta e decisa: senz’altro nel panorama settecentesco della nostra contrada marsicana una figura di primissimo piano e senz’altro degna di rispetto e di emulazione e se il Nostro “ non fu più nominato luogotenente o almeno inserito nella terna dei proposti” come lapidariamente e acriticamente chiude nel suo articolo Floriano Boccini : “ Un tribunale marsicano nel ‘700 ” (33) non perché Geremia d’Amore era persona astiosa o litigiosa come i Celanesi bensì perché sicuramente non aveva più interesse a rivestire tale onorevole carica triennale che sicuramente, dobbiamo supporre, portava via tempo prezioso per i suoi interessi però, comunque, sempre pronto, quando occorreva, come abbiamo su accennato, a dare una mano a chi chiedeva aiuto, tanto da accettare interinamente tale importante ed onorifico incarico ogni qual volta veniva richiestogli.

    Il Nostro, tanto era sicuro della bontà della sua tesi, che quando, en passant, descrive il paese di Cerchio non metteva in evidenza, e secondo me poteva, che vi era un medico locale ( Francesco d’Amore [1746-2827], (34) vi era un famoso agrimensore ( Feliceantonio Jafolla [1751-1797](35); si svolgeva a Cerchio, sin dal 1633, l’importante fiera “ In Nome di Maria” (36) ancora in auge a Cerchio la prima domenica dopo l’8 settembre. Oltre, naturalmente, a numerosi religiosi che con il loro operato portavano lustro al loro paese natio.

    Geremia d’Amore fu il capostipite del singolare clan dei d’Amore dottori in “ utroque jure “ che, alla fine del ‘ 700 ed inizio dell’Ottocento, furono partecipi dei grandi cambiamenti storici che in quel frangente caratterizzarono la nostra contrada marsicana (37), dei medici Maccallini, Sabatini e Cervini; (38), dello scienziato Antonio d’Amore Fracassi (39); dei religiosi Francescantonio d’Amore ( 1769 – 1844 ), futuro arciprete di Cerchio, del fratello Erasmo ( 1771 – 1855 ), canonico e legato pontificio  e del fratello Lorenzo d’Amore ( 1777 – 1852 ), capomassa, governatore e giudice del comune di Cerchio durante gli sconvolgimenti politici causati nell’invasione francese nel 1799, sindaco del comune di Cerchio ( 1825 – 1831 ) e “ Maestro di agricoltura “ e del cugino padre Livio (al secolo Barlaam ) Maccallini, figlio di Nicasio, nato ad Aielli alla fine del ‘700 e trasferitosi a Cerchio con il succitato padre “ […] ora religioso ne’ Minori Riformati col nome di P.[adre] Livio ove per condotta, dignità, e sapere è di qualche distinzione […]” (41).

    La morte prematuramente colse il Nostro nel paese natio, il 3 agosto 1797, all’età di 55 anni(42).

    Ad imperitura memoria, l’amministrazione comunale di Cerchio, capitanata dal sindaco Nazzareno Fidanza, nel 1992, con apposita deliberazione di consiglio comunale, ha intitolato in suo onore, “ Largo Geremia d’Amore ( 1742 – 1797 ) “ (43). 

     Cerchio, 30.3.2021.

                                                                                                                 Fiorenzo AMICONI

Il presente lavoro è stato realizzato durante la passata pandemia Covid dove io con il mio intero clan familiare abbiamo contratto il famigerato morbo ( 21.3.2021 al 20.4.2021 ).

Note

  1. Gaetano d’Amore si unì in matrimonio con Mariangela Amanzi di Santa Anatolia, il 6 ( manca il mese ) del 1733 come si rileva nel “ Liber Matrimoniorum  Terre Circuli 1705 “ dell’Archivio Parrocchiale di Cerchio, ora conservato nell’Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano : “[…]Die sexta Mensis (sic ) 1733/Caietanus de Amore T[err]e Circuli uxorem duxit Mariangela[m] filia[m] Joannis Baptiste Amanty T[err]e Sanctae Anatolie; e ubi Curatus d.[ict]e T[err]e Matrtimoniorum adnotavit. In quor[um], fidem Ego Petropaulus Archip[resbite]r de Amore hanc notitiam prop[ri]a Manu Scripsi[…]”.
  2. Stato delle anime recante al primo foglio la seguente introduzione: “ […]J.[esus] M.[arie] J.[oseph]/Die M.[ensi]s Julii Anno Millesimo septingente[si]mo quarto/sub Pontificatus S[ua]S.[antità] D[omi]n nostri Clementis Divina Provi=/dentia Pape XII , Anno eius VI sub Presulatu Ill[ustrissi]mi/D[omi]ni D.[omin]i Benedicti Mattej e[pisco]pi Marsor[um] Anno/Eius III; per me infra[scri]ptum Economum/Curatum P[arrocchia]lis Ecc[lesi]e T[err]e Circuli/inceptus fuit status Animar[um] dicte Parochie, ut sequi “.
  3. Amiconi F. : “ L’Archivio Parrocchiale di Cerchio “, Marsica Domani, n. 8 del 31.10.1988.
  4. E con lo stesso titolo risulta in un altro Stato delle Anime della seconda metà del XVIII secolo nel primo foglio riservato all’elenco degli ecclesiastici: “ […]+ Jeremia de Amore Cl.[eri]co n[at]o die 4 Jan:[uarii] 1742 […]”. In altro stato delle anime mutilo, sempre ascrivibile al XVIII secolo, apprendiamo: ”[…]32. C. Mariangela ved.[ova] del q.[uonda]m Gaetano d’Amore 23 Apr:[ile] 1703/C. Pasquale Antonio Giuseppe fig.[li]o 30 Ott.[obr]e 1738/C. Maria Antonia Colomba Concetta fig.[li]o 7 Nov:[embre] 1768/Venanzo, An.[toni]o Pietro Celestino fig.[li]o 19 Mag[gi]o 1772/Maria, Locrezia, Ant.[oni]a sos[ann]a fig.[li]a 11 Ag.[ost]o 1774/+Gan[]maria Gaetano Gio:[vanni] e Paolo fig.[li]o 11 Mag:[gi]o1779//C. Liberato Angelo Geremia d’Amore 4 Gen:[najo] 1742/C. Gioseppe Enrico d’Amore 15 lug:[li]o 1703[…]” ed, infine, così risulta nello “ Stato delle Anime “ della Terra di Cerchio formato da me D.[on] Angelo Nicola Arciprete d’Amore nel 1785  al “fuoco n. 37: “[…]Gioseppe Enrico d’Amore n.[at]o 15 Lug:[li]o 1703/C. Mariangela ved.[ov]a del q.[uonda]m Gaet.[ano] d’Amore 23 Ap:[rile] 1703/C. Pasquale Ant.[oni]o fig.[li]o n.[at]o adì 30 Ott:[obre] 1734/C. Maria Pressede del q.[uonda]m Loren.[zo] d’Amore mog.[li]e 10 Lug:[lio] 1738/C. Maria Ant.[oni]a Colomba fig.[li]a n.[at]a 7 Nov:[embre] 1768/C. Venanzo Antonio fig.[li]o n.[at]o 18 Mag:[gio] 1772/ C. Maria Lucrezia fig.[li]a n.[at]a 11 Agos:[to] 1774/C. D.[otto]r D.[o]n Geremia, Frat[el]lo del sud.[ett]o Pas.[quale] 4 Gen:[najo] 1742/C. Domenic Antonia d’Amore mog[li]e 2 Lug:[li]o 1741[…]”.
  5. Socciarelli A. : ‘ Un contributo alla storia della Marsica Regesto dei documenti “inediti” di Cerchio nell’Archivio Storico Diocesano dei Marsi ( secc. XVII-XIX ) ‘, Museo Civico di Cerchio, Anno X, 2007, Quaderno n. 87.
  6. Di Pietro A. : “Catalogo dei Vescovi della Diocesi dei Marsi”, Edizioni Kirke, Cerchio, 2011, pp. 214-218.
  7.  Di Pietro A. : “ Catalogo dei Vescovi op.cit.”.
  8. ADM, Fondo D, “ Circuli 1761/Novitio Jeremia de Amore/ad/Primam clericalem Tonsurum “.
  9. ADM : “ Nota destinta data da Don Alfonzo de Rubeis Arciprete di Circhio nella Parrocchiale/Ecclesia di Santa Maria dentro di essa Terra […]”1629[…]”. Amiconi F.M. : “ Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio (AQ)- (Documenti)” s.c.e. ( ma De Cristofaro Editore Roma) 1995 ( ma 1996).
  10. Amiconi F. M. :” Storia della Madonna op.cit.”.
  11. Di Pietro A. : “ Catalogo dei vescovi op.cit.”.
  12. Archivio Parrocchiale di Cerchio ora in Archivio della Diocesi dei Marsi Avezzano: ” Copia/S. Pastoralis Visi[tati]onis/Terre Circuli/De Anno 1769 Die 4 [quart]a (sic) Sept[embri]s “.
  13. Anselmo Antonio d’Amore, nacque a Cerchio il 17 novembre 1735, da Lorenzo Onofrio e Vittoria Pompei. Il 6 febbraio 1763 si congiunse in matrimonio con Rosa Felice d’Amore figlia di Gaetano e Mariangela Amanzi. Nel medesimo stesso giorno del suo matrimonio sua sorella germana Maria Pressede si unisce in matrimonio con Pasquale Antonio d’Amore, fratello della sunnominata Rosa Felice d’Amore: un fratello ed una sorella si congiungono in matrimonio, come chiaramente si evince, con una sorella ed un fratello: sono cognati al “ quadrato “ e, di conseguenza, i loro figli, sono cugini al “ quadrato ”.
  14. Amiconi F.M. : “ Storia della Madonna op.cit.”.
  15. Amiconi F.M.:” Storia della Madonna op.cit.”.
  16. Amiconi F.M. : “ Storia della Madonna op.cit.”.
  17. Grande Dizionario Enciclopedico UTET, Tomo XVIII, 1972. Amiconi F.: “ Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio e Giovanni Feneziani “, Centro Stampa Graphitype, Raiano, 2003.
  18. Era il più anziano e, quindi, più importante giudice del Tribunale Provinciale Regio ( Regia Udienza Provinciale) formato da tre giudici ( Uditori ) e da un militare, il presidente ( Preside ), che era il Governatore militare della provincia.
  19. Amiconi F. M.: “ Storia della Madonna  op.cit.”.
  20. Amiconi F. M. :” Storia della Madonna op.cit.”.
  21. Archivio di Stato dell’Aquila, Fondo regia Udienza Provinciale e Doganella, Busta n. 227.
  22. Sono i ricchi proprietari di armenti ai quali venivano assegnati i pascoli nelle locazioni del Tavoliere di Puglia.
  23. Archivio di Stato dell’Aquila, Fondo Regia Udienza Provinciale e Doganella, Busta 227, Lettera pro-Governatore della Doganella dell’Aquila, Francesco di Cicco.
  24. ASA, Fondo Regia Udienza Provinciale e Doganella, Busta n. 227.
  25. Notaio Filippo Antoniani di Celano ha rogato dal 1733 al 1790. I fratelli di Pietrantonio Corsignani, Michelangelo, Marco, Lorenzo e Giovanni Felice, eressero, nella chiesa di San Giovanni Battista di Celano, il 17.10.1751, ad imperituro di lui ricordo marmoreo, un austero sacello (ancora esistente nella citata chiesa ).   
  26. Il su citato Michelangelo Corsignani risultava iscritto nel catasto del comune di Cerchio del XVIII secolo ( 1746 ) compilato da Feliceantonio Blasetti ( Archivio di Stato dell’Aquila, n. 192  Inventario ).  Il fratello Mons. Pietr’Antonio Corsignani così descrisse il succitato congiunto nella sua famosissima  “ Reggia Marsicana “ (1738) alle pp. 526-527, Parte I, “[…]Michelangiolo nostro Fratello G.C. che fu Vice-Duca di Tagliacozzo, Auditore dello Stato Celanese più volte Consultor Generale di esso, Cavalier di S. Marco di Venezia[…]” e l’amato genitore : “[…]il q.[uondam] Girolamo Quinizio Iun.[ior] nostro dilettissimo Genitore, che fu Capit.[ano] di Ortucchio molti anni Gov.[ernatore] di Luco e Trasacco, Padre della Patria, e interno; il quale priamente anni sono morì Alfiere del Senato Romano[…]” ( p. 526, Parte II, “ Reggia op.cit.”) “[…]Nell’anno 1707 gli Alemanni si accostarono alla fortezza di Celano  capo de’ Marsi con 900 soldati comandati dal Colonnello Vallis e dal Capitan Bravon con impadronirisi della suddetta piazza[…]E perciò dopo il divisato degli Alemanni Girolamo Corsignani nostro dilettissimo Genitore ( defunto nel 1729//Alfiere del Senato Romano) fu per la divozione che ei professava a’ Ministri della Corona di Spagna, fatto prigioniero di Guerra, e stiede ristretto nel castello di Celano, unitamente coll’Abate Canonico Luca suo Fratello col pericolo di loro vita; poi si composero col pagamento di molte centinaia (sic). Nel 1715 si ravvivò una simigliante persecuzione per ordine del Vicerè Daun, e furono il suddetto Alfiero Girolamo, ed altri principali Marsicani condotti ad uso di guerra al Castello dell’Aquila con essere Stato spedito da Napoli il Giudice Criminale di Vicaria D. Cesare Bonvicino, ordinò la di loro deliberazione con pagamento bensì di grosse somme siccome a tutti fu, ed è palese[…]” ( “ Reggia op.cit., Parte I, p.p. 502-503 ). 
  27. Esisteva a Cerchio fino al 16 Marzo 1776 il già citato Convento degli Agostiniani Scalzi di Roma.
  28. E’ Paolo d’Amore, nato a Cerchio il 31 maggio 1750 dal facoltoso Fulgenzo Matteo ( 1701 – 1767 ) e da Virginia Maria Domenica Mancini ( 1710 – 1791 ) di Riofreddo. Futuro cognato del Nostro Geremia d’Amore, questi, infatti, contrasse matrimonio, a Cerchio, il 13.2.1786, con la sorella Domenicantonia ( 1741- 17..). Deceduto ante  1788 e vivente nel 1785.
  29. A 124 anni dalla micidiale pestilenza accaduta a Cerchio dal 14.10.1656 e terminata il 17 agosto 1657 dove perirono 254 persone: un terzo  della popolazione che prima di allora, alla fine del ‘500 ed inizio del ‘600 contava 192 fuochi, ancora non si era  riuscito a colmare il vuoto demografico procurato dal mortifero morbo.
  30. Amiconi F.: “ Il Settecento cerchiese “, Museo Civico di Cerchio, Anno IX, 2006, Quaderno n. 68. ADM, Monsignor Francesco Vincenzo Layezza- Relazioni, Libro II, f. 13r-13v.
  31. Speranza U. : “ Segnalazioni di Fonti Notarili inedite per la storia della Marsica Anni 1506-1810 “, Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, Annata LX – LXII =1970-1972- XCI-XCII dell’intera collezione, Tipografia Labor, Sulmona, 1974. Il Notaio Rainaldo Bonomi rogò dal 1755 al 1807. Anche il figlio Vincenzo ( 1767 – 1835 ) continuerà ad avere “ rapporti di lavoro” con il lago Fucino ed il duca Bovadilla di Celano come infatti si evince con la : “ Convenzione ripassata tra Venditti Giuseppe, Erario del Duca di Bovadilla di Celano e d’Amore Vincenzo della Terra di Cerchio riguardante il saldo del fitto del Lago Fucino per conto di detto duca “ atto Notar Vincenzo Angelitti di Aielli e, con  atto di notar Vincenzo Maria Lattanzi del 24 marzo 1804; “ D’Amore Vincenzo di Cerchio affitta a Simboli Orante di Ortucchio una quantità di frasche per la pesca del Fucino “ in Speranza U.: “ Segnalazioni di Fonti op.cit. “.
  32. Chierico chi, iniziato al sacerdozio, ha ricevuta la tonsura e gli altri ordini minori, ma non è passato ancora ai maggiori. Palazzi, Novissimo Dizionario della Lingua Italiana, Edizione a cura di Gianfranco Folena, Fratelli fabbri Editori, Milano, 1977.
  33. Boccini F. : “ Un tribunale Marsicano del 700 “, Bollettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, Annata LXXVII ( 1987 ), Edigrafital SPA, di Sant’Atto di Teramo, 1989, pp. 157-165.
  34. Amiconi F. : “ Benedetto d’Amore Storia dei medici nella Marsica del XIX secolo , Museo Civico Cerchio, Anno I, 1998, Quaderno n. 1. Amiconi F. ( a cura ):” La Carboneria a Cerchio e nei Distretti di Celano e Pescina Fatti e documenti”, Edizioni Kirke, Cerchio, 2012. Oltre a vari articoli pubblicati du varie riviste.
  35. Amiconi F. : ” Il Catasto del Convento degli Agostiniani Scalzi in Cerchio (AQ) “, in AA. VV. : ” Cabrei e Catasti tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie “, a cura di Eugenio Maria Beranger e Riccardo Garbini, Tipolitografia “ La Monastica “ Abbazia di Casamari, 2006. Amiconi F. M. : “ Storia della Madonna op.cit.”. 
  36. Amiconi F. : “ Ha tre secoli e mezza la << Fiera>> di Cerchio “, Il Tempo, 11.9.1986. Amiconi F.:” La fiera di Cerchio “, Marsica Domani, 30.9.1988.
  37. Venanzio d’Amore Fracassi il Vecchio ( 1772-1854 ); Vincenzo d’Amore ( 1772-1837 );Vincenzo d’Amore Milanetti ( 1767 – 1835 ). Amiconi F.: “ La Carboneria op.cit.”. Amiconi F.:” La repressione del brigantaggio nell’Abruzzo Ulteriore II nel ‘Rapporto storico’ del capitano francese Alò ( 1806-1812) del Manuscrit Italien 1127 della Biblioteque Nationale de France “, Edizioni Kirke, Cerchio-Avezzano, 2019, nota 2 pp.58-65. 
  38. Baldassarre Maccallini ( 1775 – 1843 ), Maccallini Gaetano ( 1806 – 1881 ) anche questi, come il sunnominato genitore Baldassarre, fu eletto alla onorevole carica di Consigliere della provincia dell’Aquila, Giuseppe Sabatini ( 1889 – 1952 ); Claudio Sabatini ( 1892 – 1954 ); Claudio Cervini ( 1925 – 2011 ).
  39. Amiconi F. : “ Antonio d’Amore Fracassi ( 1864 – 1932 )”, Museo Civico di Cerchio, Anno XI, 2008, Quaderno n. 91. Oltre a vari articoli pubblicati su varie riviste.
  40. Amiconi F. : “ Cerchio dal 1798 al 1867 “, BDASP, Annata LXXXII ( 1992 ) ( CIV dell’intera collezione ), Litografia F.lli Cellamare, L’Aquila, 1994. Amiconi F.: “ Il Settecento cerchiese op.cit.”.
  41. D’Amore F.: “ Raccolta de’ portenti e miracoli fatti dalla Madonna delle Grazie la di cui sacra immagine si venera nella Terra di Cerchio compilata a sua devozione da Benedetto d’Amore “, Aquila, Tipografia Grossi 1855 vedi anche in Amiconi F.: “ Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio attraverso documenti editi ed inediti “ , Edizioni Kirke, Cerchio-Avezzano, 2018.
  42. Amiconi F. M.: “ Storia della Madonna op.cit. “,pp. 181-187. Amiconi F.: “ Geremia d’Amore “, Marsica Domani, n. 5/92 del 31.3.1992 ( prima puntata); Marsica Domani n. 10/92 del 15.6.1992 ( seconda puntata ); Marsica Domani n. 11/92 del 15.7.1992 ( terza puntata).
  43. Amiconi F.: “ Intitolate agli uomini illustri le strade e le piazze di Cerchio “, Il Tempo, 17.10.1992.

APPENDICE

Archivio Diocesi dei Marsi

Fondo , fasc. 460, Busta 115, Patrimonalia

p.[gina] 1

Circuli 1761/Pro/novitio Jeremia de Amore/ad/Primam Clericalem Tonsuram 

p. [agina] 2

Ill[ustrissi]mo, e Rev.[eren]do Sig.[no]re/Il novizio Geremia d’Amore della terra di Cerchio umilissimo Servo, e Sud=/dito di V.[ostra] S.[ignori]a Ill.[ustrissi]ma, supplicando espone, come per essere, come per essere ascritto/alla milizia Clericale, dal affetto di maggiormente servire/a Dio, bramerebbe cosntituirsi il Sagro Patrimonio; Supplica/per tanto l’innata bontà di V[ostra] Ill:[ustrissi]ma delegare chi le grate, e/piace per l’istituzione di detto Patrimonio, ed il tutto lo rice-/verà a grazia quam Deus”

     Segue, scritto da altra mano:

“ Publicatur Oratoris desideriu[m] Tribus diebus Festivis inter missaru[m] Solemnia Popu=/lo ad divina congregato in Parochiale Eccl[esi]a Terre Circuli huius n[ostr]e/Marsoru[m] Diecisis, et Referatur in forma. Interim vero Rev:[erendus] Archipre=/sbiter dicti Loci informatione Capiat super existentia, quantitato, qua=/litate, libertate, securitate, valore, et anno Redditu deductis bo=/norum in Sacru[m] dicti Or[ato]ris Patrimoniu[m]/danda, clausam, et sigillata[m], ut decet, ad hanc Ep[iscopa]lem Curia transmittat/ad fine. Datu[m] Celani ex Canc.[elle]ria Ep[isco]pali Marsoru[m]/Io:[van] dom.[enico] de jacobis e Canc[ella]rius Epi[sco]pali/

p.[agina] 3

               Per Trib[us] pila[m]nonib[u]s p[er] me infra[scri]ptum de More inter Missaru]m] Solemnia=/bus                  dieb[us] festivis habitis sup[er] desiderio retro[scri]pti Oratoris; nullum a-/ctum fuit can.[onicu]m Impedi-[mentu]m à sacris canonib[u]s prescriptum, qui in/Circuli hac die 3[tertia] M[ensi]s Septembris 1761./Joannes Bap[tist]a Archip:[resbite]r Cimini/

p.[agina] 4

In dei n[om]i[n]e Die decima sexta m.[ensi]s Aug.us]ti, Ind[ition]e nona, milles.[im]o/septing.[esi]mo sexagesimo primo. In T[er]ra circuli, etiam Domo Mag.[nifi]ci Jo=/seph de Amore, iuxta suos fines Reg.[nan]te D.[omi]no n[ost]ro D[omi]no/D.[on] Ferdinando Quarto Rege Naep.[oli]s, et utriusqu[e] Sicilie, Hyerusa=/lem E anno p[er] nos E obtenta lic.[enz]a Oretenus in Rev[eren]do Dom.[in]o Ar-/chipresbitero D.[omini] Joannis Bap[tis]te ob festivitate[m] Dom.[ini]ca./Nella n[ostr]ra p[resen]za personalm.[en]te Cons[titu]ti Li Mag.[nifi]ci Giuseppe, e Pasqua-/le d’Amore della T[er]ra di Cerchio, li q[ua]li agone et int.[ervengo]no a tut-/te le Cose  infra[scri]tte p[er] se stessi ins.[ie]me, e si p[er] forza, né dolo alcu-/no, ma p[er] ogni altro mig.[lio]r modo, et hanno asseriti nella/n[ost]ra p[resen-]za volere donare à  tit.[ol]o di Patrim.[oni]o, cioè uso frut=/tuario solam.[en]te, al Cl.[eri]co Novizio Geremia d’Amore di loro Ca=/rissimo Nipote, e Fra[te]llo delli sud[det]ti Giuseppe, e Pasquale d’Amo-/re, e sono li qui descritti beni stabili, giusto li suoi noti/confini, e sono nel modo che seguono V. Un pezzo di Terra/seminatorio in Territ.[ori]o di Cerchio, loco d[ett]o Flimini (1), conf[inan]te se stes-/so p[er] Aielli, Fulgenzo d’Amore, La cappella del Gesù (2) e la/via, Coppe (3) dieci, e pug.[illi] (4) diecisette, Un altro pezzo di T[er]ra si-/minatorio in loco d.[ett]o Ozzano (5), Conf.[in]o il Sig.[no]r B[aro]ne Tomasetti (6)/ di Piscina, Fulgenzo d’Amore, La Cappella del Carmine, e/La Via, Coppe quindici, e pug.[illi] Cinque  Inalberata, và altro/pezzo di T[er]ra Seminatorio in d.[ett]o Territ.[ori]o di Cerchio in loco d.[ett]o/Sotto Bagni, conf.[inan]te La Cappella del Gesù, Lorenzo d’Amore/e la strada in loco d.[ett]o S.[anta] Nastasia (7) conf.[inan]te S.l[ant]a Maria Corbarola (8), e la strada, coppe nove, e pug.[illi] quattordici, Un’altro pezzo di T[er]ra seminatorio in d[ett]o Territo[ri]o di Cerchio loco d[ett]o in Valle d’apru-/

p.[agina] 5

zo, seu Ponte (9), conf.[inan]te Gaetano Ciotta, e Giuseppe Antidormi del Colle ( l’odierna Collarmele n.d.r.), coppe Vent’uno inalberata, un altro pezzo di T[er]ra seminatorio in Loco d[ett]o Via dritta, conf.[inan]te la via d[e]/Il Sacro Mon-/te di Celano, Fulgenzo d’Amore, ed il Suffragio, Coppe quat-/tordici, e pug.[illi] Sei inalberata, Un altro pezzo di t[er]ra semi-/natorio in d.[ett]o Territo[rio] di Cerchio, loco d.[ett]o in Puzzoli, con/Se stesso p[er] Aielli, Clemente Iacobacci, il Seminario di Pi-/scina, e S.[ant]a Maria dentro (10), Coppe undici, e pug.[illo] uno, inalbe-/rata, Un altro pezzo di T[er]ra Seminatorio in Loco in Prato confi[nante] L’Ill[ustrissi]mo Sig.[no]r Marchese Tomasetti di Celano, Dom.[eni]co/di Legge del Colle (11), ed il fosso, Coppe nove, e pug.[illi] dieci/Un altro pezzo di T[er]ra seminatoria in d.[ett]o Territ[ori]o di Cerchio/Li Sig.[no]ri Paolini di Magliano, e Francesco Ant.[oni]o Ciaglia, coppe Sette, e pug.[illi] mezzo, Un altro pezzo di T[er]ra Seminatorio/ in loco d[ett]o Sopra S.[anta] Margarita (12) conf.[inan]te L’Ill[ustrisissi]mo Sig.[no]r don/Stanislao Mattei d’Avezzano à due lati, S.[ant]a Maria/Corbarola, e la via Coppe otto, e pug.[illi] quattro, Un altro/pezzo di T.[er]ra Seminatorio in loco d[ett]o Mantra din Bagno/Seu Nocicchia (13), conf.[inan]te Evangelista d’Ovidio d’Ortucchio, Giuseppe Gatti d’Acciano, Giustini Massaro, S.[….]/di Celano, L’ospedale, e la Via, Coppe Otto, e pug.[illi] quattro./Un altro pezzo di Terreno mprativo in d.[ett]o Territ.[ori]o di Cerchio Loco d.[ett]o in Flimini, conf.[inan]te Fran.[ces]co d’Amore, il Popolo, Ve-/nanzo di Muzzio, e S.[ant]a Maria Corbarola, Coppe quat-/tro, e pug.[illi] Venti, Un altro pezzo di T[er]ra invignato/

P.[agina]6

In d.[ett]o Territ[oti]o di Cerchio in loco d.[ett]o Campo Cavallo, conf.[inan]te Arcangelo/d’Amore, e L’Ill[ustrissi]mo Sig.[no]re marchese Tomasetti di Celano, inal-/berata di vary frutta, Coppe cinque, Un altro pezzo di T.[er]ra/invegnato in d.[ett[o Territ.[ori]o di Cerchio in loco d.[ett]o in valle di Maina (14), conf[inan]te L’Ill[ustrissi]mo Marchese Sig.[no]r Marchese Tomasetti di Celano, L’Ill[ustrissi]mo Sig.[no]r Barone D.[on] Camillo Tomasetti (15) di Piscina, e la strada coppe/trè, franchi, e liberi li sopradetti beni come sopra dona-/ti da tutti, e qualsivoglia pesi à nesuno venduti, né/Certificò, col patto espresso, e riserva però, che li frutti /di detti beni donati, come sopra, non possa d.[ett]o Ch[ieri]co/Novizio Geremia d’Amore percepirlo, chè non q.[uan]do è stato ordinato in Sacris, ed’ acc.[eso]ri di quel tempo, intendono esserne li Soprad.[etti Mag.[nifi]ci Giuseppe, e Pasquale/d’Amore Donanti, Veri Sig.[no]ri, e P[adro]ni assoluti; e fatta, l’assertiva pred.[ett]a, Oggi pred.[ett]o giorno, hanno risolu-/to essi Donanti Giuseppe, e Pasquale D’Amore vole-/re donare al Sop.[radett]o ch.[ieri]co Novizio Geremia d’Amore,/di loro Caris.[si]mo nipote, e Fra[te]llo à tit.[ol] del di luj Patri-/monio, ad’acciocchè possa più Commodam.[en]te ordinarsi/nella prima Tonsura, Ordini minori, ed’ordini Sacri,/possa vivere, e durante la di luj vita tantu[m], e non più/à tit.[ol]o di dona[zion]e come Sopra li Sopra d.[ett]i beni promessi/come Sopra in d.[ett]i luoghi, giusto li suoi noti confini,/Li quali S’intenda il soprad.[edtt]o Ch.[ieri]co Novizio Geremia/

p.[agina]6

d’Amore uso fruttuario tantu[m], durante, la di luj vita, e non al-/trim.[en]ti &, con tutte e Sig.[ngol]e attioni, e raggioni, ed’intiero fondo./E volendo essi Donanti Giuseppe e Pasquale d’Amore Le suc=/cose tutte mandare in effetto, e perché è così ad’essi han piaciuto, Sponteneam.[en]te. E oggi pred.[ett]o giorno alla/n.[ost]ra E non p[er] forza né dolo alcuno, mà libera Loro vo/lontà, da ora liberam.[en]te, hanno donato à tit.[ol]o di donazione//come sopra, e per il fusto della penna hanno assun-/to, Ceduto, e donato al qui p[rese]nte Ch.[ieri]co Novizio Ge-/remia d’Amore qui  p[resen]te accettante, e recipiente li Sud.[dett]i/beni stabili, Come Sopra descritti, e Confinati uso frut-/tuario tantu[m], durante La Vita, tantu[m] di esso Gere-/mia d’Amore Ch.[ieri]co novizio, e non altrim.[en]ti à Tit.[ol]o/di luj Patrim.[oni]o, acciò possa più Commodam.[ent]e arrivare/nello stato Sacerdotale, così tutte, e Sign[o]le  attioni, e rag-/gioni; Ita che da oggi in ‘av:[an]ti, e durante la Vita di/d.[ett]o Ch.[ieri]co Novizio Geremia d’Amore, con le condizioni di/Sopra espressate, li Sud.[det]ti beni, né sia Solam.[en]te uso frut-/tuario tantu[m], e non altrim.[en]ti. Quali beni donati/come sopra, passino, e Siano in pieno dom.[ini]o proprie e per-/cepta del sud.[ett]o Ch.[ieri]co Novizio Geremia d’Amore, durante/la di luj vita tantu[m], e non altrim[en]ti ad’haverli percepirli, ponendolo, Costituendolo; Ed hanno promesso/e convenuti li Sud.[ett]i Giuseppe e Pasquale d’Amore Do=/nanti p[er] la solenne Stipola; La don[azion]e Cessi[o]ne, e tutte/Le/

p.[agina] 8

Le Cose Sud[ett]e, Sempre haverle p[er] rata, grata, e ferma, le medesi-/me estendere, non fare il Contrario p[er] qualsivoglia raggione/ò causa in pace, Rin=/uncian]do espressam.[en]te alla L.[egge] fin, altro liti li si uni-/ora cad. de revoca donati, et alla L.[egge] de infin donat.[ione], ed in/tutte, e qualsivoglia altre Leggi, che à Loro fav.[or]e dettassero/(p[er] che Così, e volendo che la p[rese]nte don.[azion]e S’intenda, e Sia/al Sud.[ett]o Ch.[ieri]co Novizio Geremia d’Amore durante la di luj/Vita tantu[m], e non altrim.[en]ti; E che non possa d[ett]o Ch.[ieri]co Novi-/zio Geremia d’Amore, né vendere, né impegnare dd.[ett]j/beni donati come Sopra p[er] qualsivoglia dolo, motu o Causa. In Caso poi, che il d.[ett]o Ch.[ieri]co Novizio Geremia d’Amore,/non volesse esercitare allo Stato Eccl[les]i[astic]o, e volesse farsi/Religioso, ò si dasse in qualche altro impegno  di Stato Seco-/lare, La presente Donaz[ion]e come Sopra espressa, e fatta al/Sud.[ett]o Ch[ieri]co Novizio Geremia d’Amore, S’intenda, e sia nulla,/iurila, ed’invalida, e che non abbia veruna forza, né/vigore, come se non fusse stata fatta, p[er]che così./E doppo la morte del d.[ett]o Ch.[ieri]co Novizio Geremia d’Amore, li/ soprad.[ett]i beni donati nel n[om]e come sopra, Si intendano/subito ricaduti a fav.[or]e, e benficio di essi Donanti/Giuseppe, e Pasquale d’Amore, e Suoi Eredi e Succ.[esso]ri p[er]che/così, e non altrim.[en]ti- in para Pro quibus omnibus fir-/misito observandi Ambe portas Ipsa, obligav.[eru]nt se Ipsos V.[ide]li[cet]/Ipres ob su.tes bona eoru[m] o[mn]ino sub penso dupli Ap=/plicanda mediat.[ament]e cu[m] Consta prquary et pet.e Cap di Va/per Re,ne Iurav[eru]nt tacti licteris vada Not.[ariu]s Petrus/

P.[agina] 9

Ioan[n]es Rosati in Ci[vitat]e Celani m[a]ni p[ro]pri]a in P[rese]ntibus pro Jud.[ic]e Reg.[iu]s/ad Con[tra]ctus mit’Andrea Ciccotti, et testibus Bernardo Meogros-/so T[er]re Circuli, et Magistro Io[an]ne di Giusti T[er]re Rocce Medio (14)/degente d.[ic]te T[er]re Circuli Li[cter]tis omnibus ad peta Vocatis/[…] pu.[bli]cis Notary Petri Ioa[n]ni Rosati extracta est p[rese]ns Copia,/et facta diligenti Collat.[ion]e Concordat m.[iglio]ri Semp.[r]e Salve, ed in fi=/de Reg.[iu]s Ego Not.[ariu]s Petrus Ioa[n]nes Rosati à Civ.[itat]e Celani, meoq[ue]/Solito Signo Signavi, Laus Deo, et S.[an]to Caietano ( segue il Tabellione del citato notaio n.d.r.)/Id.[e]m quis Not.[ariu]s m.[an]u p[ro]pria/J.R.S./Die 3[tertia] M.[ensi]s Septembris 1761, et coram me Su/scripto Deleg.[a]to/Examinatus fuit Cajetanus Ciofani etatis sue a[n]norum quinquaginta trium te-/stis su[m]marie p[ro]ductus, et p. p[rese]nti informa[tio]ne receptus, qui delato sibi Jura[ment]o Ve-/ritatis dicende p[ro] ut ratey juravit fuit p./Int.[errot]us àn ipse testis cogno. Sia e Novitium Jeremiam de Amore, et qu[an]tus, cujus es.[e]t/Filius, et cuius fame, vite, et Conditionis sit, et que Sua Causa Scientie/Ri[spon]de Sig.[no]re Conosco benissimo Geremia d’Amore p[er] esser mio Paesano figlio del q.[uonda]m Gae-/tano d’Amore n[ostr]o Concittadino procreato in Costanza di leg[itti]mo Matrim.[onio] con/Mariangela Amanzy della T[er]ra di S.[ant]a Anatolia Diocesi   di Rieti di Lui moglie,/ed il Novizio Geremia è figliolo di buona vita, fama e costumi, timorato di/Dio, attende alla Scuola; e mostra esser di buona indole./Int.[errogatu]s àn habeat alios Fratres, et àn aliquis eor[um] sic Clericus./R.[ispond]e Il d.[ett]o Novizio ave un unico Suo F[rate]llo Maggiore, è secolare, n.[o]n Ecc[lesiast]ico, e si chiama/Pasquale d’Amore./Int.[errogat]us àn d.[ictu]s Jeremias habeat benef.[iciu]m, seù Patrimoniu[m], ad cuius titulu[s] p[ro]p[r]ie p[ri]ma Clerica-/li Tonsura initiari, et suo tempore ad Sacros ordines promoveri/R[ispond]e Il d[ett]o Novizio non ha benef.[ici], ma bensì hà il Suo Patrim.[oni]o, che intende costituirsi/sopra li beni p[er] sol Suo Patrim.[oni]o, che intende costituirsi/sopra li beni p[er] sol effetto donati da Giuseppe zio, e da Pasquale F[rate]llo d’Amore/Int.[errogat]us an Scia quenam sint d.[ict]a bona, et cuius quantitatis, qualitatis, valoris, et an[n]nui reddi-/tus deductis, et ubi existant./R.[espondi]t Li beni, che intende costituirsi p[er] Patrim.[oni]o, e che li sono p[er] tal effetto stati dona-/ti come sopra Sono Siti, e posti nel dominio, e pertinenze di q[ue]sta N[ostr]a t[er]ra/e da me riconosciuti, misurati, ed apprezzati, come Perito, e prattico nell’arte/di apprezzare Terreni, e li hò trovati di quantità, valore 2[second]o annua rendita che dedot=/te le spese di Coltura nella Maniera, che dirò ad V.[ostra] S.[ignoria] distintam.[en]ter. Corpo p[er] Corpo V.[idilice]t/T[er]ra Seminatoria in l.[oc]o d.[ett]o Flimini, conf.[in]o il Sig.[no]r Fulgenzo d’Amore (16), e la Cappella/del Gesù di Coppe diece, e pug.[ill]i decisette p[er] esser di bona qualità vale giusta/

P.[agina] 11

L’estimo del Cat.[astier]e d.[ocat]i trentatrè francam.[en]te dedotto le/Spese di  Terreno Coltura ogn’anno […] docati 2=00 Terreno Seminatorio in Ozzano, conf.[inant]e il Sig.[no]r B.[aro]ne Camillo Tomassetti, Fulgenzo d’Amore ed altri di Coppe quindici, e pug:[ill]i Cinque/quale p[er] esser di ottima qualità vale giusta L’estimo del Cat.[astier]e/pub[li]co d[oca]ti quattro, e carlini quattro la Coppa, Che in unu[m] Unite/Le Coppe quindici So[m]mano d.[oca]ti sessantasei, e rende francam.[en]te/dal Terreno ogn’anno dedotte le Spese come S.[opra] [ducati] 3=50/T[er]ra Seminatoria in V.[all]e d.[ett]o Sotto Bagni, conf.[inan]te La Cappella del Gesù/Lorenzo d’Amore, e La Strada alberata di Coppe Nove; p[er]/esser di buona qualità vale d.[oca]ti ventisette, e rende francam.[en]te/ogn’an[n]o  [docati] 1=80 Terreno seminatorio in L.[oc]o d.[ett]o Anastasia ( è Sant’Anastasia n.d.r.) conf.[in]o S. Maria Corbarola,/e la strada d[ocat]i Ventuno, e rende francam.[en]te ogn’anno d[ocati] 1=40/T[er]ra Seminatoria in L.[oc]o d.[ett]o Valle d’abruzzo, seù Ponte di Coppe/vent’una Conf.[inant]e Gaetano Ciotti, e Giuseppe Antidormi del Colle/p[er] esser di mediocre qualità val d[oca]ti quarantadue, e rende francam.[en]te ogn’anno Carlini Con Pioppeto d[ocati] 3=45/T[er]ra Seminatoria in T[erritori]o d.[ett]o via dritta alberata conf.[in]o il S.[acro] Monte/di Celano, Fulgenzo d’Amore, ed il supp.[lican]te di Coppe quattordeci, e pugilli sei, q[ua]le p[er] essere di buone qualità Vale d.[uca]ti quaranta/trè e rende francam.[en]te in nogni an[n]o dedotto Carlini d[ucati] 3=00 Terreni Seminatorio in nl.[oc]o d.[ett]o Puzzoli conf.[in]e SE sterso p[er] Ajelli, L’Ere.[de]/del q.[uonda]m Clemente Iacobacci ed altri di Coppe undeci, e pug.[illi]/uno, q[ua]le p[er] esser di Mediocre qualità val d.[oca]ti trentatrè, e/rende francam.[en]te ogn’anno d[ocati]                                                                                            2=20

                                                                                                                                                                                    ———-                                      17=05/

P.[agina] 12

So[m]ma à tergo                                                                                                                                       c[arlini] 17=05

Terra Seminatoria in L.[oc]o d.[ett]o conf.[in]o il Sig.[no]re Marchese Tomas-/setti, Dom.[eni]co Legge, ed altri di Coppe Nove, e pugilli dieci, quale/p[er] esser di buona qualità Vale d.[oca]ti diecisette, e render francam.[en]te esser un Carlini     Carlini 1=65/Terreno Seminatorio in l.[oc]o d.[ett]o Flimini Conf.[in]e S.[anta] Maria Corbarola, li Sig.[no]ri Paolini di Magliano, ed altri di Coppe Sette, e Mezza, Vale p[er] esser di buona qualità d.[oca]ti ventidue, e mezzo, e rende ogn’a[n]no C[arlini] 1=50/Terra Seminatori in l.[oc]o d.[ett]o Sopra S.[ant]a Margarita conf.[in]e il Sig.[no]r Ladisalo Mattei (17) a 2 Lati, ed altri di Coppe, e pug.[illi] quattro, vale p[er] eser di buona qualità C[arlini] 1=50/T[er]ra Seminatoria in L.[oc]o d.[ett]o Sopra S.[an]ta Margarita conf.[inant]e il Sig.[no]r D.[on] Ladislao/Mattei à 2. Lati,/ed altri di Coppe otto, e pug:[illi] quattro, q[ua]le p[er] eser/di buona qualità vale d.[oca]ti ventiquattro, e rende francam.[en]te ogn’a[n]no C.[arlini] 1=70/Terreno seminatorio in l.[oc]o d.[ett]o Mandra di bagno conf.[inan]te Evangelista d’Ovidio,/e Giuseppe Galli di Coppe otto, e pug:[illi] quattro, vale p[er] esser di buona/qualità d.[ocati] ventiquattro, e rende francam.[en]te ogn’anno Carlini          C[arlini] 1=50/un prato in l.[oc]o d.[ett]o Flimini di Coppe quattro, e pug.[illi] venti conf.[inan]te/d’amore, il Popolo, ed altri, vale giusta l’Estimo d.[oca]ti diecinove,e/ E rende ogn’an[n]o Carlini          C[arlini] 3=60/Terra Vignata in L.[oc]o d.[ett]o Campo Cavallo, conf.[i]no Arcangelo d’Amore, il Sig.[no]r/Marchese Tomassetti, ed altri con arbori fruttiferi di Coppe Cinque,/quale p[er] esser di buona qualità vale frà terreno, e Viti d.[oca]ti tren-/tacinque, e rende francam.[en]te ogn’anno d.[oca]ti    C[arlini] 5=00/Vigna in L.[oc]o Valle di Majano, conf.[inan]te il Sig.[no]r Marchese Tomassetti/ed il Sig.[no]r D.[on] Camillo Tomassetti di Coppe trè vale p[er] esser di buona/qualità d.[ocati] Sedici, e rende C[arlini] 4=00

                                                                                                                                                                           —————-

                                                                                                                                So[mm]a in unu[m]    C[arlini] 36=09/

P.[agina] 13

Int.[errogat]us bona sint libera, et franca ab omni onere, ert hipotheca, vel repe=/riant alieni vendita, hipothecata, aut submissa, et an pacificè possideant, nec/cor[am], fructus p[erci]piant./R[espondi]t LI dd.[detti] beni sono tutti liberi e franchi, non trovandosi verun ipotecati/venduti o sottoposti ad alcuno, e pacificam.[en]te si sono sempre posseduti dalli Sud.[ett]i/donanti, con haversene p[er]cepiti i frutti senza contesto verun, ed Io Lo so come/Paesano, e bene inteso della Casa de’ Med.[esim]i./Int[errogatu]s de Causa Scientie, dixit ut Supra/Int.[errogatu]s de Contesti./R.[espondi]t Tutti i Cittadini di Cerchio prattici dela Campagna, ed in specie Giambattista/d’Amorer Lò Sa Meglio di Me p[er] esser più prattico, et apprezzati dd.[ett]i beni./Quib[u]s habitis Idem Deleg.[atu]s imposuit sub[scrip]to, pub testi, ut se subscriberet/pub stein/manu p.[ropri]a./Io Gaetano Ciofano hò deposto Come sopra/(Joannes Bap[tis]ta Archip[resbite]r Cimini Deleg[at]o f[acente] f[unzioni]/

P.[agina] 14

I.[esus] M.[arie] J.[oseph]/die 31 Augusti Anno 1761, et coram Me Sub[scri]pto Deleg.[at]o/Examinatus fuit Joannes Bap[tis]te de Amore etatis sue annorum septaginta Testis/Su[m]marie productus, et p[er] p[resen]ti inform[azi]one receptus, qui delato sibi Jura[men]d.[u]s verita-/tis dicende, p[ro]ut tactis Juravit fuit p.e/Int[errogatu]s an ipse testis cognoscat Novitium Jeremiam de Amore, ab g[e]nerat]us sic cujus/est filius, et casus da me, Viso et conditionis sit et que sit, Causa Scientie./R.[espondi]t Sig:[no]re conosco benissimo Geremia d’Amore per eser mio Paesano figlio del q.[uonda]m Gaetano/d’Amore n[ost]ro Concittadino procreato in Costanza di leg.[itti]mo Matrim.[oni]o con Mariangela/Amanzi della T[er]ra di S.[ant]a Anatolia Diocesi di Rieti di lui Moglie, ed il Novizio/Geremia d’Amore è figluolo di buona vita, fama, e costumi, timorato di Dio, attende alla/Scuola, e Mostra esser di buo[n]a Jndole-/Int.[errogatu]s an habeat alios Fratres, et àn aliquis eor[u]m sit Clericus./R.[espondi]t Il d.[ett]o Novizio ave un unico F[ra[te]llo Maggiore, è secolare, e non Ecc.[lesiasti]co, e si chia-/ma Pasquale d’Amore. Int.[errotu]s an d.[ictu]s Jeremias habeat Benef.[itiu]m, sive Patrimoniu[m], ad cuius titulum p[ro]p[ri]e p[ri]ma/Clericali tonsura initiari, et Suo tempore ad sacros ordines procuravi./R.[espondi]t Il d.[ett]o Novitio non ha benef.[ic]i, ma bensì hà il suo Patrimonio, che intende costitu-/irsi sopra beni p[er] tal effetto donati da Giuseppe zio, e da Pasquale F[rate]llo d’Amore./Int.[errogatu]s an sciat que na[m] sint d.[ict]i bona,et cujus quantitatis, qualitatis, valoris, et annui red-/ditus deductis, et ubi existant./R.[espondoi]t Liberi, che intende costituirsi p[er] Patrimonio, e che li sono p[er] tal effetto sta-/ti donati, come sopra sono fidi, e posti nel dominio, e pertinenze di questa n.[ostr]a/T[er]ra, e da Me riconosciuti, Misurati, apprezzati, come Perito, e prattico nell’/arte d’apprezzare T[er]reni, e li ho trovati di quantità, qualità, valore, ed annua Ren-/dita dedotta ogni spesa di Coltura nella maniera, che dirò ad v.[ostr]a S.[ignori]a distintam.[en]te Corpo/p[er] Corpo V.[idilicet]/

P.[agina] 15

Terra Seminatoria in l.[oc]o d.[ett]o Flimini conf.[inan]te il Sig.[no]r Fulgenzo d’Amore/e la Cappella del Gesù di coppe dieci, e pugilli diecissette p[er] esser di buona qualità vale giusta l’estimo del Cat.[ast]o d.[ocati] trentatrè, e/rende francam[en]te ogn’anno  dedotte le Spese di Coltura Carlini C[arlini] 2=00 T[er]ra Seminatoria in Ozano conf.[inan]te il Sig.[no]r Barone Tomassetti, Fulgenzo d’Amore, ed altri di Coppe quindeci, e pugilli cinque. Vale p[er] essere d’ottima qualità d[oca]ti sessanta sei, e rende francam.[en]te dedotta/ogni spesa di coltura come s.[opr]a ogn’anno p[er]che alberata Carlini    C[arlini] 3=50/Terra seminatoria in l.[oc]o d.[ett]o Sotto bagni, conf.[inan]te La Cappella del Gesù, Lorenzo/d’Amore, e la strada, alberato di Coppe Nove p[er] esser di buona/qualità vale d.[oca]ti venti sette, e rende francam.[en]te ogn’anno Carlini    c[arlini] 1=80/Terreno Seminatorio in l.[oc]o d.[ett]o S.[anta] Anastasia conf.[inan]te S.[ant]a Maria Corbarola, e la strada di Coppe Nove, e pug.[ill]i quattordeci, quale p[er] esser di Mediocre/qualità vale d.[oca]ti vent’uno, e rende francam.[en]te ogn’anno Carlini   C[arlini] 1=40/Terreno Seminatorio, inalberato con pioppo in l.[oc]o d.[ett]o Valle d’Abruzzo,/Seù Ponte, conf.[inan]te Gaetano Ciotti, e Giuseppe Antidormi del Colle p[er] esser/di Mediocre qualità vale sono Coppe vent’uno d.[oca]ti quaranta due, e rende/francam.[en]te ogn’[an]no Carlini C[arlini] 3=15/T[er]ra seminatoria l.[oc]o d.[ett]o via dritta conf.[orm]e il Sag.[r]o Monte di Celano, Fulgenzo d’Amore, ed il Suffragio di Coppe quattordici, e pug.[ill]i sei, quale per/esser di buonan qualità, ed alberata vale d.[oca]ti quaranta trè, e rende francam.-[en]te dedotto ogn’anno C[arlini] 3===/T.[er]ra seminatoria in l.[oc]o d.[ett] Puzzoli, mconf.[in]o Se stesso p[er] Ajelli, l’Er.[ede] del q:[uonda]m Clem.[en]te/Iacobacci, ed altri di coppe undeci, e pug:[ill]i uno, q[ua]le p[er] essere di Me-/diocre qualità vale d.[oca]ti trenta trè, e rende francam.[en]te ogn’anno dedotte/Le spese di Coltura                                                                                                                         C[arlini] 1=65

                                                                                                                                                                            —————-

                                                                                                                                                                                    16=50/

P.[agina] 16

So[mm]a à t[erg]o                                                                                                                                         C[arlini]  16=50/

Te[r]ra seminatoria in l.[oc]o Prati, conf.[in]o il Sig.[no]re Marchese Tomassetti, Dom.[eni]co Legge,/ed altri di Coppe Nove, e pug.[illi] diece, vale p[er] esser di Mediocre qua-/lità d.[oca]ti diecisette, me rende francam.[en]te ogn’anno Carlini dodeci C[arlini] 1=20/Terreno Seminatorio in l.[oc]o d.[ett]o Flimini, seù Salce, conf.[inan]te di Coppe sette, e Mezza vale/p[er] esser di buona qualità d.[oca]ti ventidue, e Mezzo, e rende francam.[ent]e e/ogn’anno dedotte come                                                                                 C[arlini] 1=50/

Terreno Seminat.[orio] in l.[oc]o d.[ett]o Sopra S.[an]ta Margherita conf.[inan]te il Sig.[no]r D.[on] Ladislao Mattei/à 2 Lati, ed altri di coppe otto, e pug.[ill]i quattro. Vale p[er] eser di buona/qualità d.[oca]ti venti quattro e rende frncam.[en]ter in ogn’anno Carlini     C[arlini] 1=70/Terra Seminatoria in l.[oc]o d.[ett]o di Bagno conf.[i]no Evangelista d’Ovidio,/e Giuseppe Galli di Coppe otto, e pug.[illi] quattro, vale p[er] esser di buona qualità d.[oca]ti C.[arlini] 1=50/Un Prato in l.[oc]o d.[ett]o Flimini di Coppe quattro, e pug.[illi] venti, conf.[inant]e Franc.[esc]o d’Amore, il Popolo, ed altri Vale giusta l’estimo del Cat.[ast]o pub[lic]o/d.[oca]ti dicinove, e rende a[n]nui Carlini     C[arlini] 3=60/T.[er]ra Vignata in l.[oc]o d.[ett]o Valle di Majano, conf.[inant]e il Sig.[no]r March.[es]e Tomas-/setti, ed il Sig.[no]r D.[on] Camillo Tomassetti di Coppe trè vale p[er] esser/di Mediocre qualità d.[oca]ti Sedici e rende francam.[en]te dedotte Tutte/Le Spese di Coltura ogn’a[n]no carlini                                                                                                                                         C[arlini]  5=00

                                                                                                                                                                              ————–

                                                                                                                                So[m]ma in unu[m] C[arlini] 39=00//

P.[agin] 17

Int.[errogatu]s an d.[ict]e bona sunt libere, et franca ab omni onere, et hipotheca, vel/reperint, alieni vendita, ipothecata, aut Submisura, et an pacificè possi-/deant, etr eoru[m] frcuctus freanchi, non trovandosi in verun Modo ipoteca-/ta, venduti, ò sottoposti ad alcuno, e pacificam.[en]te si sono sempre posseduti dal-(li sud.[ett]i Donanti[…]avessene p[er]cepiti i frutti senza contrasto veruno, ed Io lo so, come Paesano, e bene inteso della Casa de Med.[esim]i/Int.[errogat.[u]s de Causa scientie dixit ut Sup.[r]a/Int.[errogat[u]s de Concepti/R.[espondi]t Gaetano Ciofani Lo sa Meglio di Me p[er] essere anche prattico, et p[er] avere/anche riconosciuti, Misurati, ed apprezzati dd.[detti] beni/Quibus habitis, Idem Deleg.[atu]s imposuit d.[ict]o Testi, ut se Subscriveret, put. Manu p[ro]p[ri]a/Io gia[n]battista ds’Amore (sic), deposto come sopra/Joannes Bap[ti]ta Archip.[resbite]r Cimini Deleg.[us] f[acente] f[unzione]/

P.[agina] 18

d.[oca[ti] 00/Benedetto Mattei per la grazia di Dio, e della S.[anta] Sede Ap[ostoli]ca Vescovo de Marsi/della Santità di N.str]o S.[ignore] Clemente XIII Prelato Domestico, ed assis.[sten]te al di lui  seg.[gi]o Pon[ti]ficio/Col tenore del presente Editto, da affiggersi p[er] giorni Nove nella porta della Parrocchial Chiesa della terra di Cerchio/luogo di questa N[ostra] Diocesi de’ Marsi, si fa noto ad ogn’uno, che il Novizio Geremia d’Amore di detta Terra/desidera iniziarsi alla prima clerical Tonsura a titolo di Suo Sufficiente Patrimonio, quale dice essere/e consistere negl’infra[scri]tti beni annotati, a Se donati da Giuseppe, e Pasquale d’Amore zio il primo,/e Fratello il Secondo di Esso Novizio Geremia d’Amore, come La Scrittura di donazione fattane p[er] ma-/no del Reg.[i]o Notaro Piergiovanni Rosati della Città di Ce/lano sotto il 16 del corrente Anno del 1761/esibita in questa n.[ostr]a Vescovil Cancelleria, Onde se alcuno sapesse, che qualche corpo di d.[ett]i, o in/tutto o in parte fosse obbligato ipotecato, e venduto ad altri Sotto penma di scommunica denunciarlo a Noi, o alla n[ost]ra Curia, oppure al Rev:[erendo] Arciprete/di d.[ett]a Parrocchial CVhiesa, il quale ha l’obbligo di tenerlo secreto, e non sarà svelato ad alcuno il Denun=/ciante, poicche oltre essere cosa giusta, sodisferà anche al Suo obbligo, e si ovvieranno molti mali/che potrebbero avvenire, mentre Contro l’espres-/sa proibizione de’ S.[acri] Canoni, e Sac.[r]o con:[cilio] di Trento (18), e non incorrano nelle Censure coloro, che consigliano, o/tengono mano in un’affare cotanto Rilevante, contro la sudetta disposizione de Sac:[ri] Canoni 23 Agosto 1761./B.[enedetto] Vescovo de Marsi/un pezzo di Terra seminatorio loco d.-[ett]o Flimini conf.[in]o Fulgenzo d’Amore, La cappella del Gesù Cop.[pe] 10 p.[ugilli] 17 Terra seminatoria l.[oco] d.[ett]o Ozzano, conf.[in]o il Sig.[no]r Barone Tomassetti, Fulgenzo d’Amore, ed altri di Cop:[pe]   15: p.[ugilli] 15/Terra in l.[oc]o d.[ett]o Sotto bagni, conf.[in]o la Cappella del Gesù, Lorenzo d’Amore, e la strada inalberata Cop.[pe]  9 /Terra in l.[oco] d.[ett]o S.[anta] Nastasia, conf.[in]o S.[anta] Maria CVorbarola e la strada Coppe nove 9 p.[ugilli] 14/Terra loco detto in Valle d’Apruzzo, seu Ponte, conf.[in]o Gaetano ciotta, e Giuseppe Antidormi del Colle T[er]ra arberata Cop.[pe]  21/Terra in l.[oc]o d.[ett]o Via diritta, conf.[in]o il Sac.[ro] Monte di Celano, Fulgenzo d’Amore, ed il suffragio Cop:[pe] 14 p[ugilli 6/Terra l.[oco] d.[ett]o in Puzzoli Conf.[in]o se stesso p[er] Ajelli, Clemente Jacobucci (sic), ed altri Coppe   11 p[ugilli] 6/Terra l[oc]o d.[ett]o in Prati ( è stato corretto n.d.r.) Conf.[in]o il Sig.[no]rMarchese Tommasetti, Dom[eni]co Legge, ed altri Cop.[pe] 9: p.[ugilli] 10/Terra l.[oc]o d.[ett]o Flimini, seu salce conf.[in]o S.[anta] M.[aria] Corbarola, i Sig.[nor]i Paolini di Magliano, ed altri Cop.[pe] 9 p.[ugilli] 7 in/Terra l.[oc]o d.[ett]o Sopra S.[anta] Margarita Conf.[in]o il Sig.[no]r D.[on] Ladislao Mattei a due lati, ed altri Cop:[pe] 8 p.[ugilli] 4/Terra in l.[oc]o d.[ett]o Mantra di Bagno, seu Nocicchia conf.[in]o Terra prativa in l.[oc]o d.[ett]o Flimini Conf.[in]o Franc.[es]co d’Amore, il Popolo, ed altri di Cop:[pe] 4 p.[ugilli] 2/Terra Vignata loco d.[ett]o Campo Cavallo conf.[in]o Arcangelo d’Amore, il Sig.[no]r Mar:[che]se Tomassetti, con arbori/fruttiferi di Coppe Cinque C[oppe] 5/Terra Vignata in l.[oc]o d.[ett]o Valle di Matina Conf.[in]o il Sig.[no]r Mar:[che]se Tommasetti, il si.[no]r D.[on] Camillo Tommassetti Cop.[pe] 3/Francesco Ciccotti Procance.[ellie]re Vesc[ovi]le/Dico ed accetto Io qui so[ttoscri]tto Arcip.[re]te della Par[rocchia]le Chiesa di Cerchio aver fatto affiggere il pr[esen]te/Editto dal n[ost]ro Sagrestano Modesto d’Amore nella porta della med.[esi]ma pr.[esen]ti molta gente, che si/trovava nella Messa Cantata, e dopo nove giorni d.[ett]o affissione fa/volo dal Med.[esim]o sfissare./p[resen]ti Gaetano Ciofani, e Giambattista d’Amore oggi 4 7[settem]bre 1761/Giambattista Arcip.[ret]e Cimini/

p.[agina] 19

Fides de Baptizante; et chiamata/Cunctis ubiq[ue] patent, ac Notum sit, q[ua]l[ment]e perquisito Libro Baptizator[um] pe-/nes me Cura cum alys Libris Paroch[iali]s, existeri F.[orm]e Civitem inter alias Fol.[io] 214 a t[erg]o/sequ[en]tem par[tico]lam/Die 4[quart]a Me[nsi]s Januariis1742, hora nona Hodie è presente die Iovis/Liberatus Angelus Jeremia Natus ex Cajetano filio q.[uonda]m Cipriani d’Amore, ac/Mariangela Amantis Comiugib[u]s T[err]e Circuli baptizatus fuit d.[ict]a die à me Pe-/tro Paulo Archip[resbite]r de Amore: Matrina fuit Ascentia Chichiarelli uxor q.[uonda]m Io./annis Baptiste Ia[n]nicca dicte T.[err]e, in quor[um] fidem/Factor inscrip[ta]; ac testor Ego infra[scri[ptus Archip.[resbite]r Par[ochia]lis T.[er]re Circuli, supra[scri]ptum/Novitium Jeremias de Amore fuisse Sacro Chrismate Confirmatu[r] à b.[ona] M.[emoria] Ill[ustrissi]mi, ac R.[everendissi]mi D.[omi]ni olim Ep[iscop]i Marsorum Dom.[ini]ci Anto[n]is Brity sub die 5[quint]a M.[ensi]s May/1746 in Eccl[esi]a Pa.[orcchia]li d.[ict]e T.[er]re Circuli, ut patet ec Libro Confirmastoru[m] fol.[io] 38/Patrinus fuit Felix Tedeschi/In quorum veritate[m] Testimonium ha[c] soscripsi, subscripsi, ac Sigillo, hius Eccl[es]ie/Par[ochia]lis, qui in similib[us] uti consueta, Munivi hac die 3[terti]a M.[ensi]s 7[septe]mbris 1761/ in fidem/Ioannes Bap[tis]ta Archip[resbite]r  Cimini f[acente] f[unzioni]/( (Segue un illeggibile circolare sigillo n.d.r.)/

P.[agina ]20

F.[ede] de Leg.[itti]mo Mat.[rimoni]o Parentum/Nov.[itiu]a Jeremie/Testor, ac fidem facio Ego infra[scri]ptus Archi[presbite]r Ecc]lesi]e Par[occhia]lis T[er]re Circuli/perquisysse librum Matrimonior[um] in qua inter cetera reperi hanc/seq[ue]ntem formula/Die 6[sext]a M.[ensi]s Junii 1733 ( grazie a questo documento sappiamo con precisione quando i due sunnominati si sono uniti in matrimonio in quanto, purtroppo, nel su menzionato registro dei matrimoni non è riportata esattamente la data del loro matrimonio n.d.r.)/Cajetanus de Amore T[er]re Circuli Uxorem duxit Mariangelam filiam Joanni/(Baptiste Amanty T[er]re Sancter Anatolie, ubi curatus d.[ict]e T[err]eMatirmoniu[m]/adnotavit. In quor[um] fidem Ego Petrus paulus archipres[bite]r de Amore hanc Noti-/tiam p[ro]pria manu scripsi/In ncuious Vewtiratis Testimonium hanc scripsi attest[ati]onem, subscripsi, che sigillo,/quon simili suti sole, Munivi, hac die 4 m.[ensi]s Septembirs 1761/JOannes Bap[tis]ta Archip[resbite]r Cimini ( segue un illeggibile circolare sigillo )/

P.[agina] 21

De Vita, et Morib[u]s p.[rim]o Nov.[embre]/Jeremia de Amore/Has p[resen]tesLitteras inspecturis, visuris, lecturis, aut Leg. Audituris fidem in-/dubitare, facio, at[que] testor Ego infra[scri]ptus Archi.[resbite]r Par[ochiali]s Eccl[esi]e T[err]e de Amore esse Juvenem/optimis Morib.[u]s predictum:observerum/Specimen dedisse; adèo ut toto tempore, quo hic inseruyt, Dopctrine x[cri]p[cristia]ne Procesionib[u]s, Ro./sarys, nec non ceterris Eccl[esiast]icis Funtionib[u]s attentè, ac devotè interfuit,/alia[que] x[cri]p[stia]ne Piet satis has scirpsi, subscripsi, sigillovè, quo in talis/uti soleo, roborati hacv die 3.[terti]a M.[ensi]s Septembris 1761/JOannes Bap[tis]ta Archip[resbite]r Cimini/

P.[agina] 22

Adì 12 Luglio 1761 Sulmona/Faccio fede io sottoscritto a chi s’aspetta di havere amministrato, x Con frequenza ( è scritto sopra n.d.r.) p[e]r lo Spazio di Mesi Sedeci/al laico Geremia d’Amore della Terra di Cerchj i Sag.[ramen]ti della decuitenza, e Com[unio]ne, e p.[er] essere/la verità ho fatto la presente di mio proprio pugno/Io Fr:[a] Giacinto Barcella Agos:[tia]no aff:[erma]to quanto di sopra tacto pectore sacerdotali/

P.[agin]a 23

In divinis servientem

 Jeremias de Amore T[er]re Circuli penes me infra[scri]ptum/per biennium humanis, et Rhetoricalibus litteris operam seduto studio novasce/ego publicam fidem in dubium non revocandam facio, eumque per optimis moribus/ornatum iuramento testor. In quorum fidem has mea manu exaratas dedi hac/die 15 Julii 1761 Sulmone/Ego Carolus Ciuffini fidem facio uta sipra/

P.[agin]a 24

Ill[ustrissi]mo Sig.[no]re/Giuseppe d’Amore della terra di Cerchjo; Diocesi di/V.[ostra] S.[ignoria] Ill.[ustrissi]ma, e di V.[ostra] S.[ignoria] Ill.[ustrissi]ma Um[ilissi]mo Or[ator]e/quali a carico del Or[ator]e gl’espone qual=(mente ritrovandosi due Nipoti Orfani di Padre,/quali a carico del Or[ato]re Stanno in istallarsi a vi=/vere da buoni Cristiani, e prendere la loro Vocazione:/Il Maggiore di q[ues]ti due ricerca di tirare avanti la Casa/cosa si necessaria; il minore nomato Geremia, pari=/mente d’Amore da moti Anni, che tiene vocazione/mettertsi nel numero d’Ecclesiastici, quale hà studiato,/e studia contiunuamente, ritrovandosi in età d’Anni/quindici. Onde non altro desiderebbe l’Oratore, e ne/supplica V.[ostra] S.[ignori]a Ill.[ustrissi]ma di dargli il permesso di poter/Vestir d:[ett]o Suo Nipote Geremia d’abiti Clericali, che della Grazia, Quam Deus/Attentis exposi[tio]nis, ac bona In dole Supp.[licanti]s eidem licentiam in=/divendi habitum  Clericalem, et Ecclesie dicte Terre Circuli/cui ipsum ad scribimus in divinis inserviendi, donet, conce=/dimus, et impertimur./Datum Rome extra Portam S.[anct]i Laurentis/die 1 February 1757/D.[ominicus] Antonius Ep[iscop]us Marsorum/Blasius Provenziani sec[reta]rius/

P.[agina] 25

Carolus de Cicchis Dei 6 & Ap[osto]lica Sedis gratia Ep.[iscop]us Valven[si] & Sulmon[ensis], ei=/demque S. Sedi i]m]mediate Subjectus, Bibliotecae Vaticanae Praefectus, Bavo Civitatis/Pentimae, Terrae Victoriti, & Feudi S. Crucis/Universi, et singulis fidem facimus, atque testamur, Jeremias de Amore T.[err]e Circuli Marsorum Dioc.[esi]s/ a mense 9[nove]mbris 1759 usque ad mensem Augusti 1760, usque ad/ mensem July curr.[en]ti anni causa study nuovam fecisse in hac Civ.[ita]te Sulmonis, totumque perdiceoru[m]/temporu[m] spatio in statu libero, et solutione aud impedimenti/quod sciamus innodatu[s] fuisse brevem clericalem Habitu[m] gestavisse in Par[ochia]li Eccl.[esi]a S.[anct]a Maria ad Nives/eiusdem Civi.[itatis] in Divinis dfiebus fustis inservisse, Pucis Christianum Doctrinam docius se, nec ull[u]m] Scan-/ditu[m] pimopotius sincere probitatis Specimen vita, et moribus cunctis de Populo, constantur proi-/bisse, et Sacris Penitentie, et Lucaristiae se Restituire, prout ex informatione de ordine n[o]stro capta/et attesatationibus Rev.[erend]i Parochi d.[ict]e Ecc.[lesi]ae in actis n.[ost]rae uriae p[resen]tatis, plene nobis constam fecit/etiam p[e]r publicationis in eade[m] Eccl[esi]a premissas. In quorumque q[ue] Datu[m] Sulmone 1761/P.Arlini Vic:[artiu]s g.[e]n[era]li cum Speciali facul/[ta]te/

P.[agina] 26

Attesto, e fò fede io so[ttoscri]tto Mas[troda]tti d[e]lla Corte mdi questa Città, e stato di/Celano, qualm.[en]te av/endo perquisito tutti gl’atti sistentino presso/di me nell’Archivio della med[esi]ma; ho trovato, che il mag.[nifi]co Geremia/d’Amore d[e]lla T[er]ra di Cerchio soggetta alla Giurisdizione, non/sita né Inquisito, né contumace in Causa alcuna. Che per la/verità a richiesta ho s[ottoscri]tto la p[rese]nte, e sotto[scri]tta di mia propria/mano, in fede, Celano 9 7[settembre] 1761/Io Nicola Pace Mast[roda]tti attesto, e fò fede come sopra Mano p[ro]p[ri]a/R[everendissi]mus Dominus Provicarius Generalis Marsorum Salus visis/dixit constare de requisitis novity Jeremie d’Amore ad formam/Sac.[ro] Conc:[ilio] Tri:[enti]ni; nec non de legitima constitutione eius sac:[ri] Patrimo-/nij, prout et Instrumento donationis, edictis abitis, ac inforamat.[ion]e/de super capta,eumdenque propterea prima clericali tonsura/iniziari posse declaravit, et bona predicta privilegys, esem-/ptionibus, et immutatibus ecclesiasticis, ad prescriptum dicti/Sac.[ri] Con.[ili]o Trid.[entin]i, et Summorum Pontificum Constituionum gaudere/declaravit isto Omni Celani Cam.[er]a Ep[iscop]ali Marsorum/hac die decima septima mensis 7[septem]bris 1761/Dom.[enico] de jacobis Canc. Ep. “.

Note

  1. Località del territorio comunale di Cerchio posta a sud dell’attuale paese di Cerchio. In questa località esistevano nel medioevo le antichissime chiese di San Martino e di San Pietro. A quest’ultima chiesa, il 2 luglio 1295, fu inviata, nell’anno primo del pontificato di papa Bonifacio VIII. Da dodici vescovi riuniti in Anagni una “ Bulla Indulgentiarum “, attualmente conservato nell’Archivio della Diocesi di Marsi in Avezzano. Amiconi F. – Di Domenico M. : “ Bonifacio VIII e le Bolle delle Indulgenze Abruzzesi L’Aquila 1294 – 1300” Menabò Centro Stampa Filarete, Roma 2000.
  2. E’ collocata nel Museo Civico di Cerchio la bolla di erezione della Confraternita del Santissimo Nome di Gesù del 1610.
  3. Coppe unità di misura pari a 100 canne pari a metri quadrati 448. Attualmente nel comune di Cerchio esistono  oltre alla sopraddetta anche la coppa fucense pari a 500 metri quadrati e la coppa come misura di aridi pari a litri 7 ed a Kg. 10,50 ( Nel Museo Civico di Cerchio sono collocati due esemplari lignei ). Amiconi F.: “ I conti della Fraterna di Santa Maria delle Grazie di Corvarola e della Chiesa di Santa Maria di piede ponte di Cerchio (AQ) (secc. XVI-XVIII)”, s.c.e. ( ma Stampa MCM), Carsoli 2006.
  4. Unità di misura pari a 5 canne. Amiconi F.: I conti della Fraterna op.cit.”. Nella sala consiliare “Paolo Borsellino ” del comune di Cerchio è collocata la misura campione della mezza canna del 1840.
  5. Località del territorio comunale di Cerchio posta a sud dell’attuale paese di Cerchio. Qui nel medioevo era ubicata l’antica chiesa di San Vito. Attualmente, nei suoi pressi è posto il fontanile abbeveratoio noto in dialetto cerchiese come “ Fond’ Sand’ Vit’ “.
  6. E’ il barone Camillo Tomassetti descritto con grande ammirazione dal viaggiatore svizzero Carlo Ulisse de Salis Marschlins nel suo  “ Nel Regno di Napoli viaggi attraverso varie province nel 1789 “ a cura dii Tommaso Pedio, Ristampa Fotomeccanica, Congedo Editore, Galatina, 1979, ristampa sull’edizione V. Vecchi, Editore-Tipografo 1906 dove, nel XII capitolo “ Da Avezzano a Sulmona (pp. 247-262) così lo descrive: “[…] Pescina, paesetto bagnato da un fiume piuttosto importante ( è il fiume Giovenco n.d.r.), è situato nella vallata, che si estende dagli Appennini sino al lago ( è il lago Fucino ex terzo lago d’Italia definitivamente prosciugato, per volontà] di Alessandro Torlonia) nel 1876 n.d.r.). Venni qui con lettere di raccomandazione per i due fratelli baroni Tomassetti di cui uno – secolaro – è un forte montanaro dal carattere franco ed espansivo, e l’altro – ecclesiastico – è pieno colto, protettore delle arti e delle scienze ( è lo storico Marino Tomassetti [1730- 1802 ] vedi il mio “ Il Settecento marsicano “ in corso di preparazione n.d.r.) e che subito s’intrattenne meco volentieri, svolgendo cognizioni dottissime sull’antica Marruvium e sulla posizione. Il primo fratello invece, è appassionato dell’agricoltura e della Caccia; ed appresi con piacere come egli avesse più d’una volta allevato in casa ed addomesticato la lince, animale di cui da tanto tempo ero desideroso di studiare la storia naturale, e che pari abbondi in queste montagne/Già l’abate Lolli ( è Giuseppe Lolli nato ad Avezzano intorno al 1740 ed ivi deceduto il 30.4.1816. Amiconi F. ( a cura):” La pesca nel lago Fucino negli Atti della Commissione Feudale “, Adelmo Polla Editore, Cerchio 2002, n.d.r.) Mi aveva trattenuto sulla vita di questo animale, sovra il quale avevo già fatto degli studi nella reale menagerie di Napoli; per cui accolsi con vero piacere tutto quello che il barone Tomassetti mi riferì sulla natura e sulla vita  della lince[…] [ pp. 247-248]).
  7. Località ubicata a Nord del paese di Cerchio. La più antica attestazione  è tratta da un documento coservato nel grande archivio di Montecassino del 18 marzo 818; “[…] in Comitatu Marsorum cella Sancti Ianuarii in Torpiliano, Sancta Anastatia ibidem, Sanctus Maximus in Gurgui, Sancta Lucia in Circlu [….]” Cuozzo E.- Martin J. M.:” Documents inedits ou peu connus des archives du Mont- Cassin IIe-Xe siecles )”, MNFRM, 103, 1, 1991, pp. 215-220.
  8. Santa Maria Corbarola è l’altro antico titolo della Madonna delle Grazie località ubicata nei pressi della scuola Primaria di Cerchio.
  9. Località “ Ponte” o “Piede Ponte” dove è ubicata l’attuale chiesa cimiteriale  S. Maria di piedi ponte.
  10. Santa Maria dentro è l’antico titolo dell’antica chiesa chiesa parrocchiale di Cerchio: Santaq Maria dell’Annunziata volgarmente detta “ dendro le mura”; “ dendro” o “Santa Maria dentro”. Era ubicata nel punto più alto del paese denominato volgarmente “ ngastej’ “ n( in castello )  la cui facciata era rivolta verso il lago Fucino e già dalla fine del sec. XVIII non più funzionante da chiesa parrocchiale.
  11. E’ l’odierno comune di Collarmele: l’antica Cerfennia.
  12. Santa Margarita località posta a sud del paese di Cerchio.
  13. Mandra di Bagno località posta a sud del comune di Cerchio dove ancora  esiste un muro alto circa 2 metri per un lunghezza di m. 33 di epoca romana. Amiconi F. M.: “ Appunti di archeologia cerchiese”, Fratelli Palombi, Roma, s.d. ( ma 1987).
  14. Valle Maina, antica località cerchiese
  15. Camillo Tomassetti vedi nota 6.
  16. Fulgenzo d’Amore (1701-1767 ). Era uno dei più ricchi proprietari di Cerchio. Amiconi F.:” Il Settecento cerchiese op.cit. “.
  17. E’ il padre di Aurelio Mattei 1763-1835) vedi nota 190. Amiconi F.: “ La repressione dei briganti nell’Abruzzo Ulteriore II nel “ Rapporto Storico del capitano francese Alò (1806-1815)”, Edizioni Kirke Cerchio-Avezzano, 2019.
  18. Concilio di Trento (1542-1564) sorto per riformare radicalmente la Chiesa attraverso l’attuazione di un riforma disciplinare, amministrativa, clero e la determinazione e chiarificazione dei dogmi anche per riporre danni provocati dalla Riforma protestante e da qui prese il nome di Controriforma.

APPENDICE 

ARCHIVIO DI STATO DELL’AQUILA

Fondo Regia Udienza Provinciale e Doganella

Busta 227

“ S.[acra] R.[eal] M.[aestà]/Sig.[no]re/Approssimandosi il tempo p[er] l’elezione/da farsi da V.[ostra] M.[aestà] de Luog.[otenen] d[ell]e Doga./nelle p[er] i Ripartimenti di Pescina, o sia/Celano, Tocco e Solmona, ne umilio la /Terna, affinchè la M.[aestà] S.[ua] si degni/graziarne chi meglio Sia d[el] Sovrano/Reale suo aggrado./per Pescina, o Sia Celano/D.[otto]re Giovanni Amati, come q[ue]llo, che p[er] due/volte l’impiego ha esercitato con zelo,/ed attenzione, e fatto maggior iotroito degli/Antecessori, avendo colla Sua attività/quiete, e soddisfazione/D.[otto]r Gianfran[ces]co Piperni, che p[er] due altre volte/la carica ha esercitata conventualm.[en]te e con zelo ( segue una cancellatura n.d.r.)/D.[otto]re Geremia d’Amore persona facoltosa, ed/onorata abbile, probbo attente le no=/tizie, che ne ho prese, onde sono//Sicuro d[e]lla di luj rettitudine, e zelo p[er]/il R.[eal Servizio./Per Tocco./D:[otto]re Giovacchino Rocchi, che due volte ha Dissimpegnata q[ue]lla Luog.[otenen]za avendo man=/tenuta la quiete trà Fidati, e trà le/Corti, e fatto Conoscere la Sua perizia,/Ed abilità./D:[otto]r Vincenzo Filomusi lo stesso impiego/ha esercitato p[er] due volte, Sempre/con zelo e buona condotta./Dottor Mariano Scamolla Uomo probbo, e pru=/dente, e facoltoso, d[e]l q[ua]le non può dubita=/rsi la rettitudine d[e]l dissimpegno, atten=/ta la di luj abbilità/Per Solmona/D:[otto]r Ferdinando Sanità per due biennj è stato/graziato d[e]ll’impiego, con/zelo, e rettitudine, e con prudenza Sostenu=/to i privilegj de’ Fidati/D:[otto]r Gennaro Sardi D:[[otto]re di Sperimentato sapere/e di buon nome, e facoltoso ancora/di buona fama, e costumi, e meritevole//D:[otto]r Girolamo Canofali anche D:[otto]re di buona/ E non occorrendomi altro Su questo assunto,/ho la gloria di bagiare i Regali piedi/Di V[ostra] M[aestà] Aquila li 15 Mag[gi]o 1779/R.[e]al Se:[rete]ria di Stato, e Regal Azienda “.

APPENDICE 

ARCHIVIO DELLA DIOCESI DEI MARSI AVEZZANO

112/309

“ R[everendissi]mo Sig.[no]re Sig.[no]re P[adro]ne Col[endissi]mo/Per una querela d’insulto fatto in pubblica strada a un certo Uomo, e di lui/Figlia, necessita a q[ue]sta Reg:[i]a Tenenza sentire il R[everen]do Sacerdote D.[on] Giovanni Mariani di Avezano, senza di cui non potrà appurarsi il de=/litto, avendo un sol Testimonio secolare. Quindi pende la Giustizia/abbia il suo Corso, ed il Reo non resti impunito, priego V.[ostra] S.[ignoria] Rev[erendissi]ma e con=/cedermi licenza per potersi esaminare d:[ett]o Sacerdote. E coll’onore de’/suoi onorevoli comandi, baciandole la mano, mi raffermo/D:[i] V.[ostra] S.[ignoria] R[everendissi]ma/Cerchio li 3 Settembre 1779/ ( al margine sinistro è riportato : “ Sig.[no]r Vicario Generale dei Marsi/Pescina” n.d.r.)-

ARCHIVIO PRIVATO ( ma d’Amore Fracassi)

Anni 1780-1781-1790

“ Certifico Io qui so[ttoscri]tto Pro attuario della R.[egi]a Doganella Resid.[en]te nella T[er]ra di Cerchio Desc.[rit]to qualm.[en]te avendo oggi li dieci del cor[ren]te/Mese di Marzo, ed anno Mille settecento ottanta domandato a Vin-/cenzo Figlio di Francesco del q.[uonda]m Alessio Julianella della Città/di Pescina come minore di età di anni nove, a[….]ed altri maltrattamen/ti in Persona di Maria Figlia di Agostino Soricone della Sud.[ett]a Città di Pescina. Ha riferito, e detto, che nell’occasione di/Domenica prossima passata, li dodici del cor.[ren]te Mese di Marzo/dopo l’ora di Vespro trovavasi pascolando le sue Pecore nella contrada chiamata le Pensole tenim[en]to della sud.[ett]a Città, e vidde, ed osservò che Terribile Zauri, e Francesco Figlio di Gio-/vanni Ruggieri di d.[ett]a Città con un palo di legno di ciasche[du]no/in mano maltrattavano con colpi di quelli la Sud.[ett]a Maria/figlia di d.[ett]o Agostino Soricone, col prestesto che le pecore,/che lei andava pascolando fossero entrate nella vigna della/vedova Berardina di Giandomenico fino in d.[ett]a Contrada/e vidde ancora che le Pecore stavano ad un lenile, e non allla […] E questo è pedato certificato, in fede/Dato [in] Cerchio li 17 Marzo 1780/Io Giova[n] angelo Pro at.[tuario] De.[elega]to Certifico come sopra

f.[oglio] 6r

certifico io qui so[ttoscri]tto Giovanni Pietrangeli pro at.[tua]rio di questa/Reg.[i]a Doganella, qualm.[en]te avendo domandato a Filippo figlio di/Venanzio Simboli della Città di Pescina a[…]contusione/ed altri maltrattamenti nella Persona di Maria figlia di Ago/stino Soricone della sud[dett]a Città, come minore d’età di anni tre-/dici ha risposto, e detto che coll’occasione nel giorno di Do-/menica prossima passata li dodici del cad[en]te Mese di Marzo/del cor[ren]te Anno millesettecento novanta a circa le ore vent’una, che dalla Campagna se ne tornava in d[ett]a Ciuttà p[er] mandare a/alla Dottrina/nel passare, che fece nella contrada d[ett]a le Per=/gole, ivi vidde, che Terribile Zauri, e Francesco Figlio di/giovanni Ruggieri della Città Sud[ett]a con un palo di legno/la mano di ciascheduno maltrattavano per la vita Maria Figlia di d[ett]o Agostino Soricone/sull’appoggio che la Maria/sud[ett]a avea fatto entrare le Pecore, che ella andava pasco:/lando, nella vigna della Ved.[ov]a Berardina di Giandomenico/nella contrada/sud.[dett]a delle Pergole, onde in fede del vero ne/ho formato il p[resen]te certificato scritto [e] so[ttoscri]tto di mio proprio/carattere . Dato in Cerchio[….]1786/Io Giovanni PIetrangelo[…]certifico “

“ Ferdinandus IV Dei Gratia Rex/D[on] Geremia d’Amore D:[otto]re d’ambe le leggi, Luog:[oten]te/delle Reg:[i]e Doganelle d[e]l Ripar:[artiment[to di Celano/Le qui dietro annotate persone subito, dopo si conferiscono/avanti di noi/avanti di noi in questa Reg:[i]a Doganella, atteso informati sa=/piano di quanto ci occorra sapere, saranno con tutta la possibile prontezza licenziate. Così non altrim[en]ti elassi sotto/la pena d’onze d’oro XXV F.: leg:o il p[rese]nte Cerchio li 12 lu=/glio 1780/Ignatio Sirolli Mastrodatti//C.S.V./P. d:[otto]r Chirurgo Michelangelo Mostacci di Collarmele/P. Cesidio Giansanti di Cerchio//Eode[m] Retro[scri]pto dice ibide[m] Antonius d’Amore Interrogat]us cu[m] iurame[n]to Retu-/lit mihi infra[scri]pto se hodie predi.[ict]e die intimasse, et notificasse quo sunt/signavi, et ita tetulit adnotatis, modo, et forme quo sunt, signavi, et ita tetulit ad fide[m]/Jo:[anni]s Sirolli Act.[uariu]s ex Rel[atio]ne ad fidem//Die duodecima m.[ensi]s Julii millesimo, septicent[esim]o octuag.[esim]o Circulo/M:[agnifi]co D:[otto]re Chirurgo Michelangelo Mostacci della convicina Terra/di Collarmele, d’età sua d’anni trentasei c.[irc]a, ut d:[ixi]t, testis/cum iu[ramen]to in[terrogatu]s, et  exam.[inatu]s super p[rese]nti informatione,/et iuram.[en]to in[terrogatu]s se esso Testimonio attinente al suo mestiere avesse fatta/qualche ricogniz:[ion]e, come, quando, per ordine di chi/, e cosa abbia riconosciuta. D[ixi]t: oggi, che si contano/li dodici del corrente mese di Luglio e t anno mille, sette=/cento ottanta, da un’Algonzino di questa Reg:[i]a Doganella/in questa Terra di Collarmele mia patria, sono stato/Citato, acciò mi fossi in vostra p[rese]nza portato obbedienza mi sono conferito in questa/Terra di Cerchio, e propriam.[en]te nell’officio di questa Ma=/stroddia delle Reg.[i]e Doganelle, ove ho trovato non Solo/la persona di Cesidio Giansanti barbiero di questa Terra/mio conoscente, per prima, che una persona forestiera,/che siccome dal medesimo, ho in[te]so, si faceva li quali en=/trambi stavano in nostra presenza, ho int[e]so, si faceva chiamare Ga-/sbaro di Berardino della T[err]a DI Androsano, li quali en=/trambi stavano in nostra p[resen]za, contemporaream.[ent]e ci ave=/te ordinato tanto a me, che al Giansanti pred.[ett]o,accio/avessimo riconosciuta la sud.[ett]a persona di Gasbarro, dilingenziata, osservata, e riconosciuta la d.[ett]a/persona abbiamo trovato, come ho trovato, visto, e/riconosciuto io, che la med.[esim]a tiene una rascagna nella//faccia, e propriam.[en]te nel labro, inferiore della parte/sinistra della lunghezza di un unghia d[e]l suo dito medio di mano d’Uomo, con appariz:[ion]e di sangue, e fatta c.[irc]a un/giorno prima, perché il suo sangue non è d[el] suo natural colo=/re, e curata da istrom:[en]to condundente, come sarebbe/piccola pietra, bastone, ed altre simile, e l’abbiamo/giudicato di niun pericolo di vita. E questo io lo/so, giudico, e depongo non solo come D:[otto]r Chirurgo ma, per Aver in più, e diverse volte fatte simili, e consimili ricognizioni, ed è la verità. De Causa Scien-/tie//Int.[errogatu]s de’ contestib:[u]s d:[ixi]t quanto da me si è deposto, si può/contestare dal nominato Cesidio Giansanti, che con me ne ha/fatta d:[ett]a Ricogniz:[ion]e/Io Michelangelo Mostacci D.[otto]r Chirurgo depongo come Sopra/J:o Sirelli Att.[uari]o//Nella Reg.[i]a Doga[ne]lla del Ripartim.[en]to di Celano Residente in Cerchio/Comparisce Gasbaro di Berardina della T[err]a d’Androsciano e/dice come jeri, che si contavano dodici dell’entrante/Luglio circa le ore ventidue, e mezza standosene/a custodire, j di lui Animali Vaccini nella contrada/detta la Fonte di Malazzano pertinenze della prefata/T[err]a; e sendo scapitata una Giovenca nel prato di Gio:[anni]/Antonio Ruscitti, Liberato di lui Figlio, che incontrossi/per colà a transitare maltrattò Cesiddio Garzone del/Comp.[aren]te dell’Età di circa anni, sette, per causa che/d.[ett]a Giovenca andata era al sud.[dett[o Prato, nel ciò vedere,/esso Comp:[aren]te Subbito accorse acciò mil Ragazzo predetto/Non fusse ulteriorm.[en]te maltrattato, ma il Liberato vie=/ne più sdegnato scagliò una sassata al mede.[esi]mo Comp.[aren]te colpen-/dolo se non se ne fosse fugito, nel sarebbe [….]rimasto, non solo ferito, ma altresì morto[….] il pred.[ett]o Ruscitti non che il Comp[aren]te/Sono Notorj[….] di q[ues]ta Reg.[i]a criminale contro il su rife[rito] Ruscittti, fa istanza prendersene di-/ligentissimo inf.[ormo] costatosi no[n] assolversi senza sua/intesa, o castigo[….]tenore delle Leggi alias et ita//Ferdinandus IV dei Gratias Rex/Per hanc Regi[am] Dohanella[m], eiusque sub[scrip]tum D.[ictu]m locument.[ent]is/ac Judicem lecita in ea cu[m] effectu diligens copiatur informa-/tio per m.[agnifi]co D.[on] Igantium Sirolli au:[ctario] huius Rgi[e] Doha-/nelle, ad fine, ed ita Datu[m] Circuli die duodecima/De Amore L[ocumtenentis]/I[gnati]us Sirelli Ac[tuario/Ferdinando IV per Gr.[azia] di Dio Re/D[on] Geremia d’Amore D[ottore] delle Leggi Luogotenente, e Giudice/delle Reg.[i]e Doga[ne]lle del Ripartimento di Pescina/ sonosi da n[ost]ra p[ar]te, e ad istanza del Magnifico Damaso Petruc/ci di questa Città di Loivatario e S[igno]r Mag[nifi]co/D[on] Pasquale/d’Amore di Cerchio farete ordine preciso comandam[en]to a Pietro Mostacci, e Domenica ved.[ov]a/del q[uonda]m/Matteo Tagli[o]la della Terra del Colle Armele/acciò subito[….]e ne ebbero precisam[en]te, e per/retoriam[en]te consegnino in potero di qu[est]a Reg.[i]a Do-/g[a]nella L’esecuzione esplicita, e vendute la p[ropria] e /[…]per la so[m]ma di docati dicinove e g.[rana] 40 ( è scritto sopra nd.r.) e La/d[etta] Domenica per la So[m]ma di carlini ventiquattro/come dagli avi, à q[ua]li altri saranno compulsi/p[er] capturas Re sonari e così In presente. dato/ in Pescina li nove ottobre 1790/D’Amore L.[uogotent]e I[nterin]o ( sotto a sinistra è posto il sigillo).

Archivio Privato

Ma D’Amore Fracassi

In Archivio Storico Comunale di Cerchio

“ Cerchio= Amore per la causa della vigna con Accianelli 

Nella Regia Camera della Summaria, e presso gli atti com[ari]sce il Procuratore di Geeremia, e Pasquale d’Amore della Terra di Cerchio, e dice come vero in essa Regia Camera Anzelmo d’Amore, Vincenzo Carusone, Simplicio di Simone, Giuseppe, e Girolamo d’Amore, ed investen.[do]osi del carattere di Zelanti Cittadini con termini generali, generalissimi, facendo uso delle seguenti espressioni, si lagnarono, che si era moltiplicato in quella Università il disordine, per cui quella Cittadinanza era stanca di tollerare ulteriormente le angarie, ed oppressioni, che da male in peggio se le inferivano per solo effetto della pessim’amministrazione, e si domandò la provvidenza su vari capi, cioè, che degli attuali Sindaci, e dagli altri in avvenire della medesima Università, si osservasse lo Stato discusso, che non s’intrapredessero le liti, né si facessero spese senza Parlamento, ed approvazione di essa Regia Camera; che né pubblici parlamenti da convocarsi non si ammettessero Debitori, Reddenti, e litiganti dell’Università, e finalmente dipendendo l’origine di tutti i mali da Geremia, e Pasquale d’Amore, li quali per modo criminoso di prepotenza, credono di esercitar dispostismo con obbligare quella povera Gente, contro il voto del cuore, a doversi uniformare alle di loro pretenzioni, si domandò, che non dovessero i suddetti nei Parlamenti intervenire. E di restituirsi la libertà. E la sicurezza a quella infelice tiranneggiata Popolazione.//Su tale livoroso ricorso sotto il dì 21 Giugno corrente Anno 1792 furono dati i seguenti ordini, cioè, che i rispettivi Amministratori dell’Università dovessero fare solamente le spese a tenore dello stato discusso, e permesse con speciali ordini dio essa Regia Camera sotto la pena di esserne tenuti de proprio. Rispetto al secondo capo fu ordinato ai sudetti Amministratori, che nel dovere isitutire [….] ove liti, dovessero esplorare prima la vo[lon]tà de’ Cittadini in pubblico, e general [Par]lamento, previa emanazione de banni, la vo[lon]tà de’ Cittadini in pubblico, e general [Pa]rlamento, previa emanazione de banni, conno[….]done per voti liberi, e segreti risolversi, e che il parlamento non si eseguisse senza approvazione di essa Regia Camera. Rispetto al Terzo capo, che non si facessero ne’ pubblici parlamenti intervenire coloro, a’ quali ostano impedimenti di Regie Prammatiche; e finalmente rispetto al dedotto nel quarto, ed ultimo capo che dovessero le Corti Delegate farne distinta relazione in essa Regia Camera ad finem providendi. Esecutorati gli ordini suddetti dalla Corte locale sotto il 3 del passato mede di Luglio, siccome per i primi capi si fecero notificare gli ordini agli Amministratori dell’Università a 14 del mese di Agosto, e non prima, così per l’osservanza su l’ultimo capo, si ordinò di prendersene informazione, che si compilò con sollecitudine, e propriamente a 5 del detto Mese di Luglio. Per lo stesso disimpegno di tale sospirata informazione invece quella Corte di farsi formare dalli amministratori di detta Terra di Cerchio la fede delle Persone probe, timorate di Dio, e le stesse poscia sentire per l’appuntamento della genuina verità, sentì solo tre Testimonj mandati dall’Anzelmo d’Amore medesimo, dopo di averli ben lezionati, senzache fossero stati citati, non ostante, che negli atti apparischi la citazione, che da quella Corte di fece, allorche dovette trasmettere gli atti in essa Regia Camera in forza d’ordini della stessa. Detti tre Testimonj prescelti dal detto Anzelmo per denigrare l’onore, e riputazione del Geremia, e Pasquale d’Amore furono Vincenzo Carusone uno delli ricorrenti[….]apparisce dalla procura; sicche egli il [Ca]rusone uno delli Ricorrenti [….]è già ricorso contro di essi, à in[…]atto il Testimonjo, rimanendoli ora a fa[….] anche da Giudice, e condannarli: l’altro Serafino d’Amore attuale Garzone salariato, e Debitore dell’Anzelmo, Figlio di Famiglia, che maj è intervenuto a’ parlamenti; il terso è Felice Fasciano famigliare, Giornaliere, e Debitore dell’Anzelmo d’Amore, secondo dalli documenti, che si esibiscono. Or da tali Testimonj di simile covata come da quella Corte poteva appurarsi il vero? Non fu poco però, che Testimonj di tal taglio niente deponessero intorno alla Persona del Pasquale, e solamente si divertissero in descrivere il Geremia per un’Uomo prepotente, ed impegnato a regolare tutti gli affari di quella Terra secondo a lui piacesse, e che ne’ pubblici parlamenti niuno potesse parlare ma soltanto egli risolvesse ogni cosa a suo piacere, e che ne’ pubblici Parlamenti niuno potesse parlare ma soltanto esso potesse parlare ma soltanto egli risolvesse ogni cosa a su a piacere, e se taluno avanzato si fosse dire il suo sentimento, non solo riportava maltrattamenti, ma che dicesse altresì, che così volesse, e gli piacesse, a qual’effetto tutti si dovessero acchetare, per che altrimenti ne avrebbero ricevute delle inquietudini. Il Governatore Locale tutto impegnato a secondare l’Anzelmo, simulando di prestar credito a tali procurate deposizioni secondo le medesime formò la sua relazione. A vista della medesima rimessa al Signor Avvocato Fiscale, si vidde il dì 24 di Luglio corrente anno cacciata fuori la seguente istanza fiscale= Fiscus auditis Fratribus D. Jeremia, et D. Pascali de Amore suam deser[…]at instantiam; invium colloquia sub pena ducatorum [….]etum per quamlibet, donce aliter ipsis[…]itisi fuerit provis, saluis. Ebbe […]notizia i suoi Principali di detta istanza fiscale, e cercarono subito ripararla, con far presente ad essa Regia Camera, che quanto si era andato ad intendere, era lontanissimo dal vero, e derivato da particolare inimicizia, astio, livore, ed invidia, onde con istanza dimandarono la sospensione dell’istanza fiscale, e che pertanto si fossero dati Ottenuti tali ordini s’impegnarono essi con tutta sollecitudine far trasmettere gli atti in essa Regia Camera, come in fatti si ritrovano già trasmessi, da’ quali  niente altro vantaggio si ravvisa di quello, che fin qui si è esposto. Alli Principali del Comparente, a’ quali è stato sempre a cuore l’interesse del Publico, niente vale acciocche si è ordinato rispetto all’osservanza dello stato discusso, ed alle convocazioni de’ parlamenti, sapendo molto bene ogni Cittadino, quanto in ogni tempo, ed occasione si fossero essi dimostrati zelantissimi degl’interessi di quell’Università, e quanto l’animo loro fosse stato lontano dall’intraprendere liti di quel Publico: soltanto è dispiaciuto loro il carico calunnioso datoli nell’ultimo capo; ma quanto se ne sa l’origine, niente sarà per tenersi conto di ciocche quello contiene.

L’Anzelmo d’Amore, e il suo germano Fratello D. Angelo Arciprete d’Amore sono stati sempre malcontenti di detti suoi Principali, e per conseguente sempre sono stati sempre malcontenti di detti suoi Principali, e per conseguente sempre sono stati loro emoli, e Rivali, e specialmente del Geramia avendo sofferto malvolentieri il gran con[to] e la gran stima, che quei Cittadini in o[gni] tempo han fatto della di lui persona;[….]appoggio, che in tutte le occorrenze [han]no trovato esso pronto a soccorrerli; essi perciò da crepacuore han cercato sempre d’inquietarli, e con liti non giu[s]te, e con ricorsi, e non bastandogli le liti civili, che soffrono essi per loro causa avanti il Governatore generale delle Regie Doganelle dell’Aquila, secondo dal documento, che si esibisce, han procurato ben’anche inquietarli col riferito ricorso in essa Regia Camera. E’ manifesto però da quanto si è detto, che uno solo fosse il Ricorrente, ed uno fosse il Testimonjo, cioè a dire il solo Anzelmo d’Amore, e perciò niun conto deve tenersi dell’oprato. E’ verissimo, che la Procura si porta firmata da cinque, l’Antesignano però di essi è l’Anzelmo d’Amore, e gli altri quattro contano per la stessa Persona dell’Anzelmo; poicche lui Medesimo ingannò i voluti Ricorrenti a firmarsi per Testimonj nella Procura, sotto il, mandato di esser quella una scrittura di suo credito, suggerendoli le lettere per la formazione delle parole, avendo artatamente chiamati quelli ad uno, ad uno per le rispettive firme, e con intervallo di tempo, ad oggetto non avessero capito l’arcano: anzi il dolo dell’Anzelmo usato dall’orditura di tal ricorso è così criminoso, che basta riflettersi, che la Procura si vede formata in Celano dal Notaro Piercrisogono Antoniani tutto di lui devoto, si vede sottoscritta da due Testimonj Delfino Antoniani, e Placido Torrelli Ambedue di Lui Parziali anche di Celano, ma i voluti ricorrenti Vincenzo Carusone, Giuseppe d’Amore, Simplicio di Simone, e Girolamo d’Amore non furono presenti al Notaro che autenticò quelle, ne alli Testimonj, che come tali si sottoscrissero in essa, avendo così a contemplazione dell’Anzemlo commessa una palpabile falsità a [s]olo fine di bersagliare i Principali del Comparente. De’ [Test]imonj esaminati all’incontro uno è lo stesso vo[luto] Ricorrente Vincenzo Carusone, egli ali[….]Garzoni, e Debitori dell’Anzelmo, u[no] de’ quali è Figlio di famiglia, che maj è intervenuto a’ Parlamenti. Or[…] ciò può prestarsi credito alle deposizioni di costoro? Ma chicchesia di quanto si è detto, quale Parlamento si è convocato coll’intervento di esso Geremia in detta Terra, con cui potessi dirsi essersi inferito menomo danno, e pregiudizio all’Università, ed a’ Cittadini? Si deve presumere, che tali sorte di Parlamenti non vi fosssero, perche altrimenti si sarebbe prodotto il documento. No si ammettono pure, senza pregiudizio del vero, che i parlamenti tutti fossero risoluti, secondo il sentimento del Geremia, che importar ciò, sempre che le risoluzioni fatte non contengono verun danno, verun pregiudizio dell’Università e de’ Cittadini? Niuno danno dunque ha cagionato l’intervento del Geremia ne’ Parlamenti; anzi quella Cittadinanza ne ha riportato vantaggio, e vantaggio sommo, essendo egli di sua indole portato a beneficiare, ed a vantaggiare chiunque senza ombra di suo utile. Bastantemente fino a questo punto si n’é esposto quanto potea esporsi, per mettersi in chiaro l’insussistenza de’ carichi capricciosamente, e per mero astio, e livore dati di pochi Cittadini ad essi Pasquale, e Geremia d’Amore; restando ora da riflettersi le qualità, che adornano l’animo del Geremia specialmente, che lo rendono non solo incapace di commettere di qualunque menoma soprafazione in danno altrui, ma invidioso altresì preso i suoi emoli, e malcontenti e [….]non meno per la buona indole, che [….] per la sua rettitudine, e per il buon [cos]tume si è renduto celebre, ed in Cer[chi]o, ed in tutta la Provincia, ed a qual’ef[fett]o à avuto il piacere, e dolore degl’In[vidi]osi, replicate volte, precedente consul[to] di essa Regia Camera, essere prescelto dalla Maestà del Re nostro Signore, per la onorevol carica di Luogotente, e Giudice della Regia Doganella del Ripartimento di Pescina, senza maj che avesse fatto sentire il suo nome in male, secondo rilevasi dalli documenti, che si esibiscono. Questo è tanto vero, che maj fosse accaduta vacanza interina in detta Regia Doganella, sempre dal Governatore generale della stessa residenza nell’Aquila, in segnali di Reali ordini, tra tanti, e tanti soggetti, fu prescelto il Geremia, ed apparisce da validi documenti, che anche si esibiscono; ed infatti attualmente si ritrova nella Città di Pescina esercitando appunto interinamente la carica predetta per l’assenza del Luogotenente Ordinario con licenza del Sovrano. All’incontro nella Terra di Cerchio non si è maj abusato ne di qualunque carca avesse esercitato, e ne dalla propria Professione, avendo più tosto sempre procurato beneficare qualunque sorta di Persone, ed ajutare a misura delle sue forze, e mediante tale sua buona condotta, si è procacciato egli la benevolenza di tutti; tanto è lontano, che l’avesse maj passato pel pensiero di opprimere qualunque Cittadino. Da quanto si è fin qui detto va certamente a conoscersi quale sia stato il fine, e l’impegno dell’Arciprete d’Amore, e del suo Fratello Anzelmo d’Amore di offendere la [….]ma, e la riputazione di detti suoi Principali solo perche non abbiano essi altro im[…], se non di accattivarsi l’animo di o[…]no colli mezzi proprj, ed onesti, e con [ben]eficarli quanto più possono dal canto [lor]o. La C[or]te delegata, se ne avesse avuta voglia avrebbe senza dubbio tutto ciò potuto appurare, ed avrebbe poscia formata una veridica relazione ad essa Regia Camera, e non si sarebbe fatta ingannare dall’Arciprete, e dal suo Fratello Anzelmo, con sentire Testimonj totalmente dipendenti da esso loro, che glie li mandarono segretamente laddove se avesse fatta formare fede da quei Amministratori delle Persone Probe, avrebbe appurata la verità. In qualunque maniera si riguardi il ricorso, si vede manifestatamente quanto detti suoi Principali siano stati, fuor d’ogni ragione, per altrui astio, ed invidia, dolosamente calunniati, per cui la Giustizia non permette che la falsità palpabilmente commessa dal Notaro Piercrisogono Antoniani nell’autenticare la Procura in assenza de simulati Ricorrenti; nonche la stessissima falsità commessa da Delfino Antoniani, e Placido Torrelli Testimonj, che si firmarono in quella, senza che avessero veduto i Ricorrenti Costituenti, abbia a rimaner sepolta tra la folta tenebre dell’altrui malizia; ne permettendo, che abbia a rimanere impunita la calunnia a filo finissimo ordita dall’Anzelmo, ed Arciprete Fratelli d’Amore (soliti ad imposturare il Prossimo, e precisamente essi suoi Principali) con tante falsità, fin’anche, in far ricorrere il Vincenzo Carusone, e pos[…..]ancemente farlo servire da Testimonjo[con]unione di Serafino d’Amore di loro at[tua]le Garzone salariato, e Figlio di Fami[gli]a il quale per altro non è affatto inteso, [….]la voluta di lui deposizione; e di Fe[lice] Fasciano Familiare, intrinseco, e Deb.[ito]re dio loro, e solito giurare falsamente ne ricorre perciò il Comparente in essa Regia Camera, e fa istanza in primo luogo non tenrsi verun conto degli atti nullamente, e irregolarmente fabbricati dalla impognata local Corte cacciati fuori, per essere lontano dal vero quanto fu esposto, e riferito: ed in secondo luogo esponendo criminal querela contro detti Anzelmo, e Fratello d’Amore, e contro similmente chiunque h avuto parte della calunnia, e falsità contro de’ suoi Principali, fa istanza prendersene diligente informazione, con commettersi o alla Regia Udienza Provinciale, o alle Regie Corti viciniori, et constito punirsi i Rei, secondo le leggi del Regno, e non assolversi senza intesa di detti suoi principali, salvis “. (1)

APPENDICE

ARCHVIO DI STATO DELL’AQUILA

Atto Vicenzo Angelitti di Aielli

1796

“ Declaratio Receptionj facata a magnifico Francesco Tranquilli de Civitate ad favorem Terre Circuli.

In Dei Nomine. Deipar. Virginis

Die vigesima quarta Mensis Aprilis Anno Millesimo, Septicentesimo, Nonagesimo Sxto. Inditione Decima quarta, Regnante (sic) Actum in Terra Circuli, et proprie in domo Palatiata Illustrissimi D. J. Doctoris D. Hyeremie de Amore juixta suos fines Obtenta prius oretenus Licentia a Reverendo Archispresbitero D. Angelo de Amore ob festum Dominicun Nos es. ad vitam et ad Contractus Regius Judex Michel Angelus Marinacci Terre Collis Armelis publicus Regia auctoritate Notarius Vincentius Angelitti Terre Agelli, et infrascripti fide digni Licterati Testes nempe Reverendus Michael Angelucci terre Collis armelis, magnificus Josephi Ciophani, et Rosarius Tuccieri de dicte Terre Circuli ad hec ora infrascripta habiti vocati, speliq. Rogati Presenti publico declaramus, notum facimus, atque testando.

Alla nostra presenza personalmente costituiti il magnifico Francesco Tranquilli della Terra di Pescina, di passaggio in questa Terra di Cerchio agenti, quale interviene a questo atto per se, Eredi, da una parte; e similmente dall’altra li Magnifici Luca Ciotti, e Simplicio di Simone attuali Sindaci di questa Università di Cerchio agenti, ed interv.[enien]ti alla cose infrascritte per loro stessi ed in nome, e parte della detta Università Loro Principale. Il prefato Magnifico Francesco Tranquilli, principalmente costituito ha sponteneamente asserito di Noi suddetti com’essendogli Rimasto ad estinto di candela l’astaglio della nuova Fabrica della Parrocchiale Chiesa di questa Terra per la somma di docati tremila novecento, settantacinque giusta l’obbliganza fatta dal medesimo presso gli atti di Me Notaro, a cui conto della quale somma dichiara il medesimo Tranquilli avanti di Noi sudetti aver auti, e Riceuti prima del presente da i  Sindaci della detta Università Le infrascritte somme, e sono docati sei cento sessantadue, e grana ottantatre consistenti in tanta Calce, arena, pietre, matoni, ed altri digni somministratigli dalla prefata Università, giusta li costi appurati, e discussi in denari Contanti in più volte pagati la medesimo dalli Sindaci di essa Università sono cioè docati quattro cento, ottant’otto, e grana cinquantasei giusta Li Ricivi firmati dallo stesso Tranquilli in un foglio, che si conserva in Cascia della detta Università a cui, altri docati novecento settantacinque, e grana dodici. Dichiara lo stesso Tranquilli aver auti, e riceuti dalla Regia Tesoreria dell’Aquila per mezzo del Reverendo Canonico D. Francesco d’Amore, altri docati tre cento aver Riceuti Lo stesso Tranquilli dalla medesima Tesoreria per mezzo del Signor D. Domenico, e per esso dal Sig. Duchino D.[on] Gio:[van]Francesco Malvini Malvezzi (1) della Città di Matera dimorante in Pescina, che in unum le sopradescritte somme de denari, e Robbe avute, e Riceute come sopra ascendono in uno a docati tre mila quattrocento, sedici, e grana cinquantuno, come chiaramente Rilevasi dalle medesime partite Ed ha parimenti il predetto Magnifico Francesco Tranquilli in questo presente atto, ed alla presenza nostra auti, e con effetto Riceuti dai i presenti Sindacfi Luca Ciotti, e Simplicio di Simone docati ventiquattro in buona moneta di questo Regno, quale se gli ha aretirati, ed imborzati Dichiarando esso Tranquilli aver auti, e Riceuti tanto li sudetti docati tremila, quattrocento sedici, e grana cinquant’uno come sopra dichiarati ed espressati in conto dell’obbliganza fatta dal medesimo per detta fabbrica come sopra, Rinunciando per le dette Somme, e Robbe Riceute prima della presente all’eccezione de non enum. Pec., et de re non tradita, spei, ed a quella de errore calculi, con giuramento tacti attesi li conti più volte bilangiati, e discussi quanto li sudetti docati ventiquattro al presente Riceuti come sopra quietandoli   (sic) L’Aquiliana stipulazione facendogline per dette somme Riceute generale, e finale quietanza da valere in amplis forma. Promettendo aver la presente per Rata, gratia, e forma ed a quella non contravenire per qualsiasi causa ut supra obligavit se, suos her.[edibus] bona ora ad penam dupli med.[ia]te Me cum clausola Constituti, et precati pacto capiendi et sic declmavit. Renunciavit et peravit  tacti Unde Et in fidem Laus deo semper!.

NOTE

  1. Fu ucciso, in Pescina, dagli insorgenti sanfedisti dell’Università di Pescina  durante i gravissimi tafferugli dell’invasione francese il 10 febbaio 1799: “[…]D.[eo] O.[ptim]o M.[aximo] Die Dominicae Quarto Idus Februa:/ary Anno Humanorum iniquitatem 1799./Illustris. Dux Sanctae Canditae Matherae Civitatis D. Joannes Fran:[cisu]s Malvezzi/calumniatus, infatus uti Sacre Realis Maestatis humanae Reus, depopulatus bar:/baro modo a Pescinensi interfectus” ( Archivio di Stato dell’Aquila).Amiconi F.:” La Marsica nel Settecento “ ( in preparazione).

ARCHIVIO STORICO DI CERCHIO

Documento riguardante l’elezione dell’avvocato e del maestro di scuola dell’Università di Cerchio-1797- 

“ In Dei N.[omi]ne Amen Cerchio li 5 novembre 1797= dalli presenti dom.[eni]co Tuccieri, e Basilio Fosca si è chiamato il Consiglio Gen[era]le in q[ue]sta solita Casa dell ‘Uni[versi]tà e q.[uesto] per ord.[in]e della Corte,  ad istanza di Vincenzo Carusone, Felice Fasciano, Berard:[in]o Massaro, Angelant.[oni]o Tomassetti, Carlo Felice Pietrocicco, Biaggio Ianniccca, Gerolamo d’Amore, Nicola d’Amicis, Giustino di Simone, Franc.[esc]o d’Ant.[oni]o d’Amore, Isidoro Ramelli, Nicola Ciofani, Pietrantonio Tabassi, Gio:[van]Croce Ciofani, Pietro di Dom.[eni]co e Natale d’Amore, coll’intervento del Sig.[no]re Vice Conte D. Girolamo Rosati, e si sono proposti i seguenti Capi = In primis si propone a le S.[ignorie] L.[oro] come per morte del D.[otto]r Geremia d’Amore Avv.[ocat]o di q.[ue]sta Università per cui Risolvano le Sig.[nori]e Loro chi vogliono eligere.

2 .[second]o Si propone come il Sud.[ett]o D.[otto]r q.[uondam] D.[on] Geremia d’Amore occupava la Carica di Maestro di Scuola  in ademp.[imen]to dei Reali ordini col dispaccio de 9. Aprile 1785, per cui eliger si deve il successore per la quale elezione gli attuali Mag.[nifi]ci Amm.[inistrato]ri hanno avuto delle ricerche de Concorrenti forestieri, cioè D. Arcangelo Degni di Celano, D. Serafino Blasetti di S. Giovanni, D. Gio.[vanni] Rossi, e di D. Antonio Palla di Ajelli, D. Angelo Cerrone di Collelongo, ed altri queli verrebbero venire ad occupare d.[ett]a Carica, coll’obbligo di celebrare le messe nel Suppresso Convento, che era si cerlebrano da R.[everendi] P.[adri] Camerlitani di Celano, cioè di Celebrare d.[ett]e messe nella chiesa di d.[ett]o Suppreso Convento di S.[anta] M.[aria] delle Grazie, mantenere la stessa Chiesa continuam.[ente] aperta celebratetisi ciaschedun giorno dell’anno, et signanter nelle Feste di precetto nei quali giorni dire la mesa Fissa serpre ad un ora, e propriam.[en]te subito, che termina l’officio de F.[ratel]li nella Congregazione ad altra ora Fissa secondo se risolvere dai sig.[no]ri Cittadini in Pub.[lico] Parlamento di confessare nella mede.[esi]ma Chiesa, ed in ogni sabato dell’anno circa le 23 ora sonare, e recitare le l.[i]tanie della Beata Vergine ivi esistente in som[m]ma Fare ivi d.[ett]a Chiesa da Cappella Fissa per cui risolvano le S.[ignorie] L.[oro] se accettano un soggetto Forastiere colli dispotismi obblighi, e beni spirituali epure il Paesano senza d.[ett]o obligo non riuscendo loro di Celebrare ogni giorno in d.[ett]a Chiesa.

Al p.[ri]mo capo si è da tutti risoluto, che li sindaci si trovano l’avv.[oca]to per quello qual occorre all’Uni[versi]tà, e gli si dà la libertà di pagarli le giuste Fatighe Secondo occorre fine al mese di maggio e Resti ferma la prima Risoluz.[ion]e.

Al 2° Capo si è da tutti risoluto per Soffragio Secreto si è bussolato, il D.[otto]r D.[on] Venanzio d’Amore, il D.[otto]r Vincenzo d’Amore per magioranza de voti, e Restato eletto per Maestro di Scuola il d.[ett] D.[otto]r D.[on] Venanzio d’Amore per aver avuti voti inclusivi 30, ed esclusivi n.[umer]o 24, per cui è rimasto eletto il sig.[nor]e D.[on] Venanzio d’Amore.

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