Il 4 ottobre torna festa nazionale, Mattarella ad Assisi: perché un frate del Duecento interroga credenti e non credenti
AVEZZANO- C’è un motivo se, a ottocento anni dalla morte, lo Stato italiano si ferma davanti a un frate scalzo. San Francesco è il patrono d’Italia, e dal 2026 il 4 ottobre torna festa nazionale, dopo cinquant’anni. Una festa civile, dedicata ai valori francescani di pace, fraternità e custodia del creato.
Non è una formalità. Lo scorso anno, da Assisi, la premier Meloni lo definì una delle figure fondative dell’identità italiana. Quest’anno, domenica 4 ottobre, alle 9.45, sarà ad Assisi anche il Presidente della Repubblica, e la Lampada votiva dei Comuni d’Italia sarà accesa per la prima volta dal sindaco di Assisi, a nome dell’intero popolo italiano.
Il programma comincia sabato 3 ottobre con la memoria del Transito alla Porziuncola e, a mezzanotte, la Messa nella Basilica di San Francesco presieduta dal cardinale Ángel Fernandez Artime. Domenica la celebrazione solenne, presieduta dal cardinale Matteo Zuppi e trasmessa in diretta su Rai1, e il messaggio del Capo dello Stato dalla Loggia del Sacro Convento. È un anno che si è aperto con l’ostensione delle spoglie del Santo ad Assisi, dal 22 febbraio al 22 marzo.
L’olio che alimenta la lampada ci riguarda da vicino. Lo scorso anno fu la nostra regione, l’Abruzzo, a offrirlo dopo oltre vent’anni, con il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi. Nell’ottocentenario, invece, non è coinvolta una sola Regione: è tutta l’Italia a rendere omaggio.
Mentre fervono i preparativi nazionali per le grandi celebrazioni del 3 e 4 ottobre, l’invito che giunge da Assisi fino ai nostri territori della Marsica è chiaro: non fermarsi all’ammirazione formale per il Santo patrono, ma accoglierne la spinta scomoda, rivoluzionaria e costruttiva. Francesco non ci chiede di celebrare il passato, ma di riparare – oggi – il nostro presente.
Un messaggio che vale per tutti
Perché proprio lui, oggi? Perché Francesco non appartiene solo ai credenti. La sua è una regola morale che va oltre la propria fede o confessione: è un valore laico, universale, come l’intero suo insegnamento, e oggi più che mai, in questi tempi difficili.
Lo dice bene Fra Emiliano Antenucci, unico frate cappuccino e custode del santuario Madonna del Silenzio di Avezzano, intervistato lo scorso anno da noi di Terre Marsicane: “Un tablet non può sostituire un volto”, ci ha detto, “un computer non può sostituire un abbraccio”. Parole semplici, per un’epoca che guarda sempre in basso. Chi insegna lo sa: i ragazzi non cercano predicatori, cercano testimoni. Francesco lo fu con tutta la vita.
Forse è questa la risposta. Non servono monumenti, servono persone che comincino a riparare, ciascuna nel proprio angolo di mondo. Ad Avezzano si può fare dal 1° al 4 ottobre, al Santuario della Madonna del Silenzio, dove la città si ritrova per la festa.





