Esce dall’ospedale e viene sfrattato:ora vive in auto con il figlio



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Avezzano – Quello che fa male è pensare che la storia è ormai da considerarsi di  “ordinaria amministrazione”.

V.M. (solo le iniziali come espressamente richiesto n.d.r.) di 58 anni ha voluto far conoscere la sua attuale situazione, ma mantenendo l’anonimato con  una malcelata  fierezza. “E’ una situazione poco dignitosa e alla mia età, non le nego,  mi sento umiliato”.

Si può sintetizzare la vita di un uomo in poche righe?  Difficile, ma inevitabile.

Ha superato qualche anno fa il terribile dramma di un tumore alla vescica che, per fortuna, ha poi avuto sviluppi positivi ma che non gli ha consentito di lavorare, se non in piccole attività rigorosamente in “nero”. Separato, ha due figli: uno di circa 25anni che vive lontano e un altro di 28 anni che vive con lui ed è senza  lavoro.

Si sa, senza lavoro significa anche senza soldi, e così non si ha la possibilità di pagare un affitto e dopo poco inesorabile arriva lo sfratto. Quando si dice piove sul bagnato; va fuori casa a metà aprile e subito viene ricoverato per un intervento all’ernia, dimesso verso fine mese, la nuova abitazione è l’auto nella quale dorme, che oltre tutto non è nemmeno di sua proprietà ma che gli è stata prestata con generosità.

Un’auto che diventa la propria dimora, coperte, scarpe, scatolone,  buste di plastica piene della testimonianza della propria vita. Ora senza lavoro, senza casa, senza dignità di essere umano, invisibile.

Tante domande per pochissime risposte. “Che importa, signora, quello che sono stati i miei anni trascorsi. Io sono quello di oggi, Costretto a dormire in una macchina.”macchina3

Le problematiche di questa società che appare spaccata in due: ricchezza da una parte e povertà dall’altra. Al centro quelle famiglie che combattono nel quotidiano per non cadere nella fascia della miseria.  Chi non pensa, anche solo per un attimo, che nessun cittadino  di questa Italia dovrebbe essere costretto a vivere in queste condizioni, e il nostro amico non è un caso isolato. Purtroppo.

L’inquilino di questa assurda dimora, ha avuto un riconoscimento del 75% di invalidità e prende, attualmente, una pensione di 280,00 euro mensili. Importo che condivide per la sussistenza anche del figlio.

E’ l’incontro con una persona che rivela una disperata dignità.

Finora istituzioni e assistenti sociali non hanno potuto fare nulla di più.  Oggi V.M. chiede solo un tetto, anche di una vecchia casa, dove non piova dentro. Lui ha fatto il pittore, il giardiniere, ha lavorato in un forno. Ha bisogno solo di riprendersi dall’operazione e dice: “Non c’è mestiere umile se con esso si possono ricavare anche solo pochi euro”.

Il figlio ha svolto mansioni come cameriere o aiuto in cucina,  presso ristoranti. Anche lui disposto a tutto pur di aiutare il padre ad uscire da questa situazione. V.M è un uomo che si sente sconfitto, anche come padre,  ma che non vorrebbe arrendersi. Chissà, signora, se uscirò mai da questa situazione. E’ proprio un brutto, brutto momento della mia vita.”




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