Discriminazione docenti precari, Tribunale condanna  Ministero



Il Giudice del lavoro di Avezzano, dr. Antonio Stanislao Fiduccia, ha condannato il Ministero dell’Istruzione a risarcire 4 docenti di religione di Avezzano, difesi dagli avvocati Salvatore Braghini e Renzo Lancia della CISL Scuola, per il lungo periodo di precariato in cui non hanno fruito della stessa progressione economica del personale di ruolo.

I legali proponevano ricorso per il riconoscimento del servizio effettivamente svolto quando i docenti erano ancora precari (per circa 15 anni), contestando ogni trattamento economico deteriore rispetto al personale di ruolo.

Il Giudice, nel ricostruire l’evoluzione normativa e giurisprudenziale, ha osservato come l’integrale riconoscimento del servizio prestato durante il precariato ai fini della progressione economica scaturisca direttamente dall’accordo quadro europeo allegato alla direttiva CE 99/70, che giustifica la disapplicazione delle norme vigenti in Italia in quanto discriminatorie verso il personale precario.

Il periodo di pre-ruolo, risultando per tutti i docenti “superiore rispetto alla ricostruzione operata applicando il criterio della temporizzazione“, ha indotto il Giudice a disapplicare la normativa italiana di settore in quanto comportava la perdita di circa 4 anni di servizio per ciascun docente all’atto dell’immissione in ruolo. Secondo il Tribunale, infatti, l’istituto della temporizzazione operato dall’Amministrazione scolastica – pur se previsto dalla legge – “deve ritenersi, nel caso di specie illegittimo, dovendosi, conseguentemente, riconoscere il diritto dei ricorrenti al riconoscimento per l’intero di tali periodi ai fini della progressione stipendiale che dovrà corrispondere all’effettiva anzianità di servizio maturata  fino all’immissione in ruolo, ed, in generale, a tutti i fini giuridici ed economici connessi alla ricostruzione della carriera“.

Per tali motivi, in sentenza è dichiarato non solo il diritto dei ricorrenti al riconoscimento come servizio di ruolo, ai fini giuridici ed economici nella ricostruzione della carriera, dell’intero servizio non di ruolo effettivamente prestato nella scuola statale prima dell’assunzione a tempo indeterminato, ma viene anche condannato il Ministero al pagamento delle differenze retributive spettanti, anche per i periodi di servizio pre-ruolo, in ragione della medesima progressione stipendiale prevista per i docenti assunti a tempo indeterminato, maturata secondo l’anzianità del servizio effettivamente prestato, oltre interessi legali e regolarizzazione contributiva. 

La vicenda – dichiara l’avv. Braghini della CISL – ripropone un’anomalia retributiva del personale scolastico, che coinvolge anche i docenti di religione, cui il Ministero dell’Istruzione non vuole porre riparo nonostante le sentenze di condanna a cospicui esborsi, come in questo caso, che si aggirano sui 100mila euro complessivi. Per questi motivi la CISL scuola sta lottando su tutti i fronti della discriminazione subita ieri e oggi dal personale della scuola, battendosi anche per il riconoscimento del diritto dei docenti ad usufruire del beneficio economico di euro 500,00 annui tramite la Carta elettronica del docente per l’aggiornamento e la formazione professionale, ancora oggi ingiustamente riservata soltanto al personale di ruolo“.



Leggi anche