Rievocazione medievale, istituzioni e fiumana di popolo ieri a Cerchio per il rito giubilare: la Porta di San Bartolomeo si chiude al solenne monito di conciliazione tra popoli
CERCHIO – Una partecipazione che ha travalicato i confini locali, trasformando la trentesima edizione della Bulla Indulgentiarum in un evento di rilievo interregionale e internazionale. Oltre venti Municipalità in rappresentanza del territorio abruzzese, la delegazione ufficiale della Città dell’Aquila, la storica presenza della città papale di Anagni e la partecipazione dell’Ambasciatore dell’Ucraina presso la Santa Sede, Andrii Yurash, hanno fatto da cornice a un corteo d’eccezione. Tra sbandieratori, figuranti in costume e una folla straordinaria, la manifestazione si è conclusa con il solenne rito di chiusura della porta della Chiesa di San Bartolomeo, presieduto dal Vescovo dei Marsi, Mons. Giovanni Massaro.
Un evento di respiro interregionale
Ai microfoni di Terre Marsicane, il primo cittadino di Cerchio, Gianfranco Tedeschi, ha tracciato il bilancio di questo traguardo, evidenziando proprio la portata straordinaria delle presenze istituzionali giunte da fuori territorio.
”C’è una partecipazione diffusa, almeno di 200 cittadini cerchiesi per questa manifestazione”, ha spiegato il sindaco, “c’è una partecipazione esterna straordinaria, dalla rappresentanza della città dell’Aquila, dalla Provincia, dal comune gemellato di Anagni, fino alla Regione con l’assessore Santangelo, l’onorevole Pagano e il senatore Liris“. Incalzato sul parallelo con il capoluogo, il primo cittadino ha tenuto a precisare l’identità dell’evento: “La nostra è una perdonanza piccolina, noi manteniamo la tradizione, le radici, ma soprattutto guardiamo al presente e al futuro“. Un futuro che necessita di valori saldi: “Il messaggio della Bulla oggi è sicuramente un messaggio di serenità e di pace”, ha sottolineato Tedeschi di fronte alle nostre telecamere, “soprattutto in questo periodo particolare che vive il mondo intero”.
Il ponte culturale con L’Aquila e l’Abruzzo
Particolarmente significativa la presenza dell’amministrazione comunale aquilana, arrivata a testimoniare il legame stretto tra la Perdonanza Celestiniana e il rito giubilare di Cerchio.
Intervistata dalla nostra testata prima della partenza del corteo, l’Assessore alle Politiche Sociali del comune di L’Aquila Manuela Tursini, in rappresentanza del Sindaco Pierluigi Biondi, ha evidenziato il valore corale dell’iniziativa.
”È un momento importante per noi essere qui perché il legame è molto stretto”, ha dichiarato ai nostri microfoni l’assessore, “questi sono momenti religiosi che raccolgono tutta la comunità intorno a un valore che è quello del perdono. Un perdono che già Celestino V ha voluto concedere a tutti i cittadini, ricordando come sia un atto universale da concedere a chiunque”. L’attenzione dell’amministrazione del capoluogo guarda alla sinergia culturale dell’intera regione: “Il perdono segna la storia e parlare di perdono significa parlare di una comunità coesa”, ha sottolineato Tursini, “di una visione che porta a vedere l’altro come prossimo, aiutandoci anche dal punto di vista della gestione amministrativa, perché perdonare significa rifuggire dalle guerre, dalle divisioni, dalle vendette”. E infine l’apertura: “Come L’Aquila Capitale della Cultura vogliamo ribadire il concetto di città-territorio“, ha concluso l’Assessore, “tenere vive queste tradizioni spirituali significa riconoscersi in un’identità specifica che appartiene non soltanto all’Aquila, ma a tutto l’Abruzzo“.
Mons. Massaro: “Aprire la porta del nostro cuore”
Il momento liturgico più solenne si è vissuto davanti al portale di San Bartolomeo, quando il rito di chiusura ha trasformato il gesto simbolico in un monito di accoglienza e fraternità universale.
Incalzato dalle nostre domande a margine della cerimonia, il Vescovo dei Marsi Mons. Giovanni Massaro ha offerto una profonda riflessione morale.
”Non è soltanto un atto liturgico e non è tantomeno semplicemente una rievocazione storica”, ha dichiarato, “può sembrare una contraddizione l’aver aperto ieri la porta e chiuderla quest’oggi, ma in realtà la porta esprime la misericordia di Dio che non si chiude mai. Rimane sempre aperto il perdono e l’amore da parte di Dio, con l’invito rivolto a tutti noi ad aprire la porta del nostro cuore a chi ci vive accanto, soprattutto a chi è segnato dalla fragilità, dalla sofferenza e dalla malattia“. Un forte richiamo di fronte agli attuali scenari internazionali: “In questo mondo segnato sempre di più da violenze e guerre“, ha rimarcato il vescovo, “noi cristiani siamo chiamati a testimoniare la misericordia, a riportare amore e umanità in un mondo ammalato di violenzache sembra dire che l’unica risposta debba essere una violenza maggiore. Questa manifestazione ha un carattere religioso e sociale perché invita tutti a costruire un mondo più umano e fraterno”.
Dal gemellaggio con Anagni alle comunità del territorio
La forza della trentesima edizione della Bulla ha risieduto proprio nella capacità di abbattere le distanze geografiche, stringendo in un unico abbraccio la Marsica, il Lazio e i grandi centri abruzzesi, grazie anche all’importante macchina organizzativa guidata dall’Universitas Circuli e dalla parrocchia di Don Gaetano.
In esclusiva per la nostra testata, il primo cittadino della città papale di Anagni ha evidenziato le radici storiche di questa unione.
”Questo legame ha una valenza duplice”, ha spiegato alla nostra testata il sindaco di Anagni, Daniele Natalia, “innanzitutto la storia ci unisce, poiché Bonifacio VIII, Papa anagnino, è chiaramente artefice di questa bulla che viene degnamente celebrata a Cerchio. E poi c’è un legame di amicizia consolidata e affettiva con il sindaco Gianfranco Tedeschi. Se i popoli si uniscono attraverso la memoria storica e la cultura, si fa memoria del fatto che la pace ha sempre dominato sulla guerra”.
A far eco all’apertura intercomunale, anche la voce dei Comuni limitrofi.
”Abbiamo raccolto volentieri l’invito del dottor Tedeschi perché facciamo parte di questo territorio”, ha concluso ai nostri microfoni il vicesindaco di Cappadocia, Claudio Massotti, “il loro evento è storicamente persino antecedente alla Perdonanza Celestiniana ed è un’occasione per rendere onore a tradizioni che vogliamo mantenere vive. La nostra vicinanza al Santuario della Santissima Trinità ci rende naturalmente sensibili a questi eventi che hanno come matrice quella religiosa e la valorizzazione dei luoghi”.



















































