Correva l’anno 999 d.C., nella torre di Trasacco si celebravano processi



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La torre Muzio Febonio, alta 27,50 metri, ha pianta quadrata per circa due terzi e forma cilindrica per il resto. Secondo alcuni storici la prima parte di essa, che si erige per circa la metà della forma quadrata, chiaramente individuabile ad occhio nudo a causa della tecnica muraria molto grossolana, con feritoie semplici architravate, sarebbe di epoca romana o comunque sorgente su un nucleo architettonico di quell’epoca: forse il palazzo imperiale che fece innalzare l’imperatore Claudio in occasione dei lavori per il prosciugamento del lago del Fucino. Altri storici la fanno risalire al primo Medio Evo.

La seconda parte superiore quadrata, dalla muratura più curata e con bifore dai merli rettangolari impostati a filo, senza apparato a sporgere, e dalla garitta a sbalzo posta all’estremità del lato sud, risalirebbe all’anno Mille.

La parte finale a forma cilindrica, poggiante sulla base a forma quadrata con merlatura superiore a sporgere sarebbe posteriore al XIV secolo.

Osservando, tuttavia, l’interno della stessa salendo fin sulla cima tramite le scale da pochissimi anni costruite al suo interno è possibile osservare cha la seconda parte superiore a forma di parallelepipedo, che alcuni fanno risalire intorno all’anno Mille, pur proseguendo esternamente a forma quadrata, internamente, invece, parte subito con una struttura muraria poderosa a forma ottagonale. Ciò fa supporre chiaramente che sia stata costruita di proposito in tal modo con la previsione che su di essa sarebbe stata eretta la parte finale cilindrica. E’ da ritenere, dunque, che le due strutture risalgano alla stessa epoca. Pertanto è da rigettare la tesi secondo la quale la seconda parte quadrata e la terza parte cilindrica siano state costruite con 3, 4 o 5 secoli di differenza. Probabilmente le due parti in questioni risalgono a non prima del XII-XIII secolo allorché iniziarono i primi donativi fatti dai Conti di Celano alla chiesa di Trasacco.

E’ chiamata Muzio Febonio non perché sia stata da costui costruita, ma probabilmente perché in un preciso periodo storico tardo medievale questa famiglia, la più ricca e potente di Trasacco, pensò di restaurarla essendo malandata per l’incuria dei tempi, avendone anche per un lungo periodo l’uso e dandole il nome.

Secondo la Chronica Farfense nell’anno 999 d.C., il Conte Olderisio, figlio del Conte Rainaldo, risiedendo per un certo periodo di tempo nel territorio marsicano di Trasacco, nella torre amministrava la giustizia insieme a giudici e uomini onesti (… in territorio Marsicano in villa Transaquas, in ipsa turre, Oderisius comes filius Rainaldi comitis pro iustitia facienda cum iudicibus et bonis hominibus…). In quel giudizio il venerabile Ugo, abate del monastero di Santa Maria, che si trova in territorio dei Sabini, sul monte Acuziano (adiacenze di Fara Sabina), con Tebaldo, suo avvocato, agendo proprio nei confronti del conte Rainaldo, rivendicava per il suo monastero il possesso della chiesa di San Leucio, che si trovava in territorio marsicano, con tutte le sue pertinenze e adiacenze. Il Conte Rainaldo, assistito dal suo avvocato Mattefredo, dopo avere affermato che la chiesa di San Leucio non apparteneva né a lui né ai suoi eredi, né per eredità né per iscritto né per altra ragione, riconosceva l’appartenenza della stessa al monastero di Santa Maria.

La torre è stata sicuramente utilizzata come punto di osservazione sul lago di Fucino per prevenire e difendersi da eventuali attacchi armati, nonché come faro di riferimento per i pescatori che navigavano di notte sul lago.

Il terremoto del 13 gennaio del 1915 ha causato il crollo di un’ampia parte della merlatura superiore e l’apertura di varie crepe che ne hanno messo in grave pericolo la stabilità. Ha subito due interventi di restauro: uno all’inizio degli anni ’70 e l’altro nel 2003. E’ stata realizzata, inoltre, anche una struttura in legno interna con scale che conducono sin sulla la cima, da cui si gode un bellissimo panorama sul Fucino e su Trasacco.

(Biabbà di Q. Lucarelli; Il Chronicon farfense, vol II; Il Regesto di Farfa, vol III)




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