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Coronavirus e risvolti psichici, la parola all’esperta Silvia Rotondi

Balsorano – La diffusione della pandemia di coronavirus ha avuto effetti psicologici ed economici drammatici su gran parte della popolazione italiana. L’isolamento ‘forzato’, la paura del contagio e il malessere diffuso, hanno messo a dura prova anche il nostro benessere psichico. Numeri alla mano, secondo un’ analisi condotta dall’Istituto Piepoli e commissionato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, è emerso che il 63 percento degli italiani risulta abbastanza stressato, mentre il 43 percento dichiara di sperimentare “il livello massimo di stress”. Insomma, un’esperienza che incide in maniera significativa in modi e tempi diversi sulla psiche di tutti.

Un quadro fosco quello delineato, che si ripercuote sul presente e sul futuro e che può rappresentare il vero conto salato della crisi in corso. Sullo scenario odierno quindi, caratterizzato da forte instabilità e scoramento– oltre al timore sulla possibile seconda ondata del Coronavirus – ne parliamo con Silvia Rotondi, psicologa e psicoterapeuta specializzata in relazioni di coppia e famiglia e che esercita a Balsorano, Roma e Colleferro. La specialista, ci ha aiutato a cogliere alcuni risvolti psicologici e dà qualche suggerimento per prevenire i sintomi depressivi.

Dott.ssa Rotondi, Coronavirus e quarantena: quali segni ha lasciato nella nostra mente?

Un’esperienza di questo tipo può diventare ‘trauma’ per alcuni e punti di forza per altri. Su questo aspetto già ci sono delle ricerche in atto, anche dell’Ordine degli Psicologi  ma in primis vorrei dare rilevanza all’individualità dell’esperienza rispetto a chi nel periodo più ‘critico’ si trovava a Bergamo piuttosto che a Roma o nelle Regioni meno colpite dalla pandemia. Pensiamo a chi ha vissuto la morte di un caro o l’ospedalizzazione e chi ha vissuto la quarantena tra le mura domestica. La stessa esperienza può diventare trauma per alcuni, il quale sviluppano una qualsivoglia sintomatologia come attacchi di panico, depressione e disturbi alimentari. Sintomi questi, che si associano a disturbi latenti nell’adulti. Una riflessione più attenta dovrebbe a mio avviso andare sui bambini e sull’età prematura in cui tutto si assorbe come una spugna e che hanno vissuto il lockdown attraverso la sola  lente di lettura  dei loro genitori e delle loro famiglie. Dall’altro canto, hanno altresì avuto il privilegio di vivere l’imprevedibilità della vita sottoponendo anche loro stessi a un forte senso di responsabilità ma al tempo stesso di impotenza e che nel tempo, potrebbe essere promotore di resilienza per gli adulti che saranno.

Una situazione questa, che crea preoccupazione e smarrimento.  Per riprendere una frase di  Zygmunt Bauman secondo cui ‘l’incertezza è l’habitat naturale della vita umana”quali i suggerimenti per uscirne e riacquistare le certezze smarrite in questo scenario di totale disorientamento?

L’incertezza è una componente fondamentale dell’essere umano che purtroppo molto spesso se lo dimentica: come la fragilità e la paura della morte in senso lato. Questo evento ha reso reale ciò che spesso viene dimenticato, e questa esperienza a mio avviso può essere vissuta nei suoi connotati positivi e fungere da monito per accrescere appunto l’esperienza della vita, del sentirsi vivo e di ciò che è veramente importante. Una condizione questa, che potrebbe migliorare la nostra gestione del tempo quotidiano e che può rappresentare una fonte di riflessione su ciò che ci fa stare bene o male.

Secondo una stima degli psicologi del Centre for the Science of Social Connection dell’Università di Washington quando torneremo alla normalità, aumenteranno i casi di depressione. Lei è d’accordo con questa affermazione?

Con questa affermazione sono d’accordo. È una forma di depressione che manifesta un malessere. A volte ci sono persone talmente prese dal fare, dalla quotidianità e che non sviluppano un sintomo. Io penso che questa situazione abbia posto un po’ per tutti dei punti sul doversi ‘fermare’ e riflettere sulla propria esistenza. Il mio consiglio come psicoterapeuta, è comunque di utilizzare questi sintomi depressivi per poter accedere a una parte più profonda di se stessi per non vivere una vita prettamente superficiale ma per dare significato alla propria vita.

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