Come riconoscere la felicità, dal Gruppo Scout Avezzano il racconto di una bellissima ed emozionante esperienza



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Avezzano  – Che cos’è la felicità, e come possiamo riconoscerla?” è con questa domanda nell’anima che il clan del gruppo Avezzano 1 ha deciso di intraprendere, come route estiva, un cammino in Toscana, partendo da Chiusi della Verna con la Pieve di Romena come destinazione finale.
Niente si presta più della strada ad incontri che possono cambiare la vita, e proprio per chiarire la concezione di felicità il clan si è confrontato con le scelte di vita di varie persone.

Il primo giorno di route abbiamo incontrato suor Angela, una sorella sacramentina, presso il santuario di Chiusi della Verna, illustrandole la nostra ricerca sprituale. Per imprimere il suo messaggio nella nostra mente le sono bastate  davvero poche parole, semplici ma efficaci, imperniate sull’inscindibile dualismo di dare e ricevere : “Chi serve incontra Cristo nel volto di chi aiuta, chi riceve incontra Cristo nel volto di chi serve“. Dio, infatti, è il faro illuminante del nostro sentiero quando perdiamo l’orientamento. Sarebbe dunque errato pensare che, talvolta, Egli semini ostacoli e sofferenze lungo il nostro cammino in modo del tutto casuale, poiché “Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande”.

Come riconoscere la felicità, dal Gruppo Scout Avezzano il racconto di una bellissima ed emozionante esperienza

Procedendo il nostro cammino, dopo una visita al monastero di Camaldoli, abbiamo incontrato Axel, un monaco benedettino insegnante di yoga. Prima di prendere i voti conduceva un’esistenza comune a quella di molti altri giovani, ma si sentiva incompleto, tanto da scegliere di vivere unendo i valori cristiani…e le pratiche yoga; di ciò che ha detto, quello che ci ha colpiti maggiormente è stato l’invito di accogliere i sentimenti negativi, e di farne un punto di forza.

Come riconoscere la felicità, dal Gruppo Scout Avezzano il racconto di una bellissima ed emozionante esperienza

Il terzo giorno, dopo esserci sistemati nella foresteria nel monastero di Camaldoli, abbiamo incontrato Fra Emanuele; subito il confronto è stato di tipo colloquiale e informale. Il frate ha iniziato con un discorso riguardo la differenza tra il piacere materiale e la vera felicità, anche attraverso pensieri di filosofi e teologi: il primo è effimero e passeggero, mentre il secondo non può essere circoscritto alle questioni tangibili, ma è riconducibile ad una quotidiana e dinamica ricerca. Nelle piccole cose giornaliere, è possibile trovare la gioia che nella vita di un uomo è strettamente collegata ad un parallelo cammino spirituale; nella visione del frate, questo cammino è volto alla ricerca di Dio. Dopo averci esposto il suo punto di vista, abbiamo dato il via a vivaci confronti. Ma dobbiamo aggiungere che non sono solo gli incontri organizzati a poter sorprendere. Anzi, spesso, i migliori sono quelli inaspettati, che la strada offre sempre.

Quando un gruppo di noi, durante l’hike, si è trovato a Lonnano, senza ospitalità per la notte, una famiglia, i Woods, ha aperto le porte della sua casa, e del suo cuore. Una famiglia fuori dall’ordinario,a cominciare da una delle figlie, la tredicenne Clara, che ha avuto un ictus prenatale ed adesso è una pittrice conosciuta sulla scena internazionale. Accoglienza di persone che mettono in pratica i valori cristiani, a partire dal piccolo Davì, sei anni, che ha raccontato come a volte pianga di gioia sentendo Dio vicino nei momenti felici.

Ed infine, abbiamo raggiunto la Pieve di Romena: da più di 900 anni sboccia nella campagna toscana, in Casentino, ed ha costituito terreno fertile per le nostre riflessioni personali. Durante il soggiorno, abbiamo avuto modo di interloquire con Don Gigi nella “sala del mandorlo”. L’incontro ci ha fortemente scossi: siamo rimasti stupiti del linguaggio diretto del parroco, che parlando delle sua esperienza di vita e dei problemi di giovani e delle società di oggi ha acceso in noi un forte bisogno di introspezione. Don Gigi ha inoltre suggerito di non parlare di felicità, termine che nella Bibbia non è riportato, parola ingannevole che presuppone l’infelicità, ma di gioia, che non nasce da condizioni favorevoli o meno.

Auguriamo a tutti un’esperienza del genere, perché questa singola settimana ci ha segnati profondamente, lasciandoci nel cuore ciò che ci ha ricordato Don Gigi:  “non bisogna aspettare che passi la tempesta, bisogna imparare a ballare sotto la pioggia.”