Classe in quarantena, la pediatra raccomanda cautela e rispetto delle regole, il vaccino non è, tana libera tutti

Capistrello – Lo scorso 13 maggio la dirigente dell’Istituto Comprensivo Statale Sabin di Capistrello, aveva inviato una lettera ai genitori dei ragazzi che frequentano la II^B per comunicare il provvedimento di quarantena adottato per tutti gli alunni della classe, in quanto contatti diretti di un loro compagno di Castellafiume, risultato positivo al Covid-19.

Il provvedimento si era reso necessario dopo che lo stesso dirigente scolastico aveva avuto conferma dal Sindaco di Castellafiume della positività del ragazzo. Nella nota veniva raccomandato di attenersi alle indicazioni del medico curante, per questo abbiamo sentito la dottoressa Emanuela Bonfigli, pediatra, che ha uno studio a Capistrello, dove segue molti adolescenti fra cui, diversi della II^B della scuola media Sabin.

Dottoressa Bonfigli, come si procede in questi casi?

«Questa non è certo la prima classe che sta in quarantena.»

Qualcuna delle mamme ci ha riferito che lei ha provveduto a segnalare alla ASL che alcuni ragazzi della II^B, frequentano anche il catechismo presso la parrocchia del paese. Quali sono gli sviluppi?

«Certamente, anche perché un’ora di lezione, svolta in un’aula a scuola, equivale a un’ora di catechismo svolta presso un’aula della parrocchia. Ora i ragazzi sono tutti in quarantena, in attesa di conoscere l’esito dei tamponi. Ne devono fare due. Il gruppo del catechismo, che ho subito segnalato, ne ha fatto uno e farà il secondo al 14° giorno. Dei ragazzi che lo hanno fatto ieri, non abbiamo ancora la risposta. Poi faranno il secondo fra 14 giorni, come prevede l’ordinanza del presidente della Regione. Gli sviluppi li sapremo quando avremo i risultati dei tamponi di questi bambini.»

Quindi si tratta solo di aspettare.

«La quarantena è obbligatoria, violarla è un reato. Non bisogna scherzarci. È questo il momento in cui si può fare il tracciamento. Attuare le famose tre T che andavano fatte l’estate scorsa ma poi non furono fatte. Dopo l’estate i casi aumentarono, e quando i casi superano il numero di 50 su 100.000, il tracciamento non si riesce più a fare. Sotto i 50 invece, i tracciamenti sono possibili. Adesso che ci si sta vaccinando, è la situazione ideale per farli.»

La dottoressa si riferisce alla strategia delle cosiddette «tre T» che consiste nel Testare più persone possibili con i tamponi, anche con test sierologici. Tracciare i contatti dei casi positivi per testarli e isolarli dalla comunità e poi, Trattare i malati con l’assistenza ospedaliera o domiciliare coordinata.

«Per questo quando c’è un contatto va segnalato e messo in quarantena, e dopo 14 giorni, se negativo, ritorna a fare la sua vita normale. Mettere una classe in quarantena è assolutamente normale. Che io abbia segnalato alla ASL la frequenza del catechismo da parte dei ragazzi, era un obbligo per me.»

Le famiglie in genere sono collaborative?

«Guardi, per quanto riguarda il catechismo io ho segnalato le famiglie che mi hanno telefonato, perché il Sacerdote non è un’entità pubblica come la scuola, e poi non è detto che tutti i ragazzi siano miei pazienti. In ogni caso le mamme dei ragazzi che seguo io, sono state, stra-collaborative, sono state loro ad avermi chiamato.»

E riguardo la scuola?

«A scuola, ugualmente, mi hanno telefonato i genitori di più di metà della classe, ben consapevoli che sarebbero stati chiamati dalla ASL. Di quelli che stanno in quarantena adesso, almeno un terzo, ha fatto altre due quarantene nel periodo di ottobre-novembre, quando la diffusione del virus era estrema.»

L’applicazione dei protocolli da parte di chi come voi sta in prima linea è fondamentale.

«Questo è un obbligo che dovrebbero sentire tutti i medici. Tutti dovremmo lavorare così. Certamente otterremmo degli ottimi risultati, perché i vaccini funzionano.»

Vuole sottintendere che non tutti lo fanno?

«Questo non sta a me dirlo, e non compete a me verificare che ognuno rispetti la legge. Le leggi, ci sono e vanno rispettate. Credo che se fossero state rispettate alla lettera, avrebbero dimostrato la loro efficacia. Noi medici abbiamo il dovere di farlo, ma per farlo, bisogna avere le spalle larghe e imporsi a chi tende ad affrontare il problema della pericolosità del virus con superficialità. Quando si è trattato di mettere le persone in piattaforma io l’ho fatto, anche di fronte a qualche protesta. Ho fatto solo il mio dovere.»

Ribadiamo che è importantissimo seguire i protocolli e rispettare le regole.

«Guardi, vorrei passasse il messaggio che proprio adesso che i vaccini si stanno facendo in maniera sistematica, non bisogna abbassare la guardia. Con i casi di contagio che diminuiscono, il tracciamento diventa più efficace, quindi va fatto, perché gli strumenti li abbiamo.»

In sostanza la dottoressa ci dice che la campagna vaccinale non va intesa come un “tana libera tutti”. Tutt’altro, perché il combinato disposto, vaccini più tracciamento sistematico, offre la possibilità di agire a tenaglia sul virus. Questo è il momento di sfruttare al massimo tutte e due le due opzioni. Probabilmente, ciò consentirà di contenere, se non azzerare, i contagi, col risultato di arrivare all’autunno con più tranquillità. Un consiglio da tenere in debita considerazione.