Cinque giorni sugli appennini centrali dal Velino alla Majella passando per il Gran Sasso



Condividi su facebook
Condividi
Condividi su whatsapp
INVIA
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su email
Email
Condividi su print
Stampa

Provincia – Dopo l’iniziativa dei “Cammini LTER” dello scorso anno (un video si trova su https://www.youtube.com/watch?v=27lTlbdDqEE), anche quest’anno i ricercatori italiani impegnati nelle Ricerche Ecologiche di Lungo Termine su ecosistemi (Rete LTER-Italia) e biodiversità (LifeWatch), percorreranno assieme ai cittadini un itinerario di divulgazione scientifica, con il patrocinio del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dal Corpo Forestale dello Stato (www.lteritalia.it/cammini2016).

Martedì prossimo, 19/07/2015, alle ore 12:00, presso la sede del Corpo Forestale dello Stato (via della Polveriera snc, L’Aquila), si svolgerà una conferenza stampa per illustrare tutti i dettagli dell’iniziativa. Il “Racconto della biodiversità dell’Appennino” muoverà i primi passi mercoledì 20 luglio da Magliano de’Marsi, per raggiungere il Velino, poi il Gran Sasso ed infine la Majella il 23 luglio, dopo aver percorso 45 chilometri a piedi, superato 3500 metri di dislivello ed attraversato tre Stazioni di ricerca LTER. Alla conferenza stampa parteciperanno, oltre ai promotori (Corpo Forestale dello Stato, Parco Nazionale del Gran Sasso, Parco Nazionale della Majella e Università del Molise), molti esponenti dei numerosissimi enti aderenti (Amministrazioni Comunali dell’Aquila, Magliano de’Marsi e S. Eufemia a Maiella, Club Alpino Italiano, WWF, Mountain Wilderness, LIPU, etc.).

Lo stesso giorno, 19/07/2015, alle ore 18:00, presso il Centro Visite della Riserva Naturale Statale “Monte Velino” a Magliano de’Marsi, il Cammino sarà presentato al pubblico direttamente dai suoi protagonisti, oltre che dagli enti promotori ed aderenti, subito prima dell’effettiva partenza alla volta del Monte Velino, che avverrà il giorno successivo.

Il Cammino della biodiversità si svolge sui monti dell’Abruzzo e unisce tre siti LTER di alta quota, gestiti dal Corpo Forestale dello Stato (Monte Velino e Gran Sasso) e dall’Università del Molise (Majella). Percorre, prevalentemente a piedi, il paesaggio caratteristico della montagna interna dell’Appennino Centrale, dai boschi misti, alla faggeta, alle praterie di alta quota, con elevatissimi valori di biodiversità. Si attraversano aree ad alto valore ambientale e turistico, tre Parchi Naturali, uno Regionale (Sirente-Velino) e gli altri due Nazionali (Gran Sasso e Monti della Laga, Majella), tre Riserve Naturali Statali (Monte Velino, Valle dell’Orfento, Lama Bianca) ed una Regionale (Montagne della Duchessa). Si partirà con attività nella Stazione LTER del Monte Velino, rilevamenti della vegetazione e osservazioni ornitologiche. I partecipanti saranno accompagnati da botanici, ornitologi e geologi lungo tutto il percorso. Le giornate del 22 e del 23 luglio, nelle Stazioni LTER del Gran Sasso e della Majella, vedranno uniti ricercatori, naturalisti dilettanti e volontari in uno studio intensivo sul campo (un “Bioblitz”), per determinare tutte le specie vegetali e animali che vivono nell’area, contribuendo così alla definizione dello stato della biodiversità.

Per informazioni:
Corpo Forestale dello Stato – Ufficio Territoriale per la Biodiversità, Via della Polveriera snc, 67100 L’AQUILA – tel. 0862 428990 – utb.laquila@corpoforestale.it
Vice Questore Aggiunto Forestale Bruno Petriccione
cell. 334 6130401 – b.petriccione@corpoforestale.it

Approfondimenti
LA RETE DI RICERCA ECOLOGICA A LUNGO TERMINE (LTER)
E’ una rete di ricerca mondiale che dal 1993 lega i migliori ecologi di 38 Paesi, con l’obiettivo di conoscere ed analizzare il funzionamento degli ecosistemi e come questi si stanno trasformando nel tempo, sulla spinta dei cambiamenti climatici e di altri fattori di pressione. In Europa, la Rete comprende 20 Paesi che conducono insieme ricerca ecologica a lungo termine su specifici siti, dalle profondità dei mari e dei laghi alle foreste, fino alle più alte montagne. In Italia la Rete comprende 41 Stazioni di ricerca ecologica a lungo termine: 13 forestali, 10 marine, 8 lacustri, 5 di alta montagna, 3 costiere/insulari e 2 extra-territoriali. Dodici di questi siti sono compresi nella preesistente Rete Nazionale per il Controllo degli Ecosistemi Forestali (CONECOFOR), avviata nel 1994 e tuttora coordinata dal Corpo Forestale dello Stato. Sei dei siti LTER, cinque forestali ed uno di alta quota, sono gestiti sotto la diretta responsabilità del Corpo Forestale dello Stato.

LA STAZIONE LTER DEL GRAN SASSO D’ITALIA
La Stazione di ricerca ecologica a lungo termine del Gran Sasso d’Italia, con i sui 2200-2300 metri di quota, è una delle più elevate d’Italia. Si trova nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e fa parte del macro-sito LTER-Italia “Appennini: ecosistemi di alta quota”, che comprende altre tre Stazioni di ricerca, sull’Appennino Abruzzese (Velino e Majella) e sull’Appennino Tosco-Emiliano. Si tratta di un ambiente molto severo, con temperature estreme sotto lo zero per oltre otto mesi l’anno ed innevamento prolungato fino a sei mesi all’anno.

Dal 1986 gli ecologi, prima delle Università di Roma e dell’Aquila ed ora del Corpo Forestale dello Stato, studiano con continuità lo stato della vegetazione di alta quota, analizzando tutte le specie vegetali presenti in aree fisse di campionamento, dove effettuano rilevamenti periodici una volta l’anno. Dal 2006, gli stessi ecologi studiano le presenze dei rari uccelli di alta quota, effettuandone il monitoraggio una volta alla settimana. E dal 2013 si è cominciato a studiare direttamente anche la neve e il microclima, attraverso apparecchi automatici di rilevamento della temperatura.

Dai primi trent’anni di osservazioni sulla vegetazione, emerge una chiara tendenza all’adattamento all’aridità delle comunità vegetali d’alta quota, nelle quali è in corso un processo di graduale degenerazione, con forte diminuzione delle rare specie adattate ai climi più freddi e l’invasione di quelle più termofile: si tratta verosimilmente degli effetti del generale cambiamento climatico osservato in tutta l’Italia Centro-Meridionale negli ultimi 50-60 anni che, in alta montagna, si esprime soprattutto attraverso la forte riduzione della durata del manto nevoso.




Lascia un commento