Quindici anni fa, il 20 marzo 2009, presso l’Ospedale Civile di Avezzano, rendeva l’anima a Dio, Cesidio Di Gravio: poeta, scrittore, giornalista, avvocato, fratello dell’altro illustre figlio di Cerchio Dario ( 1925- 2011 ) anche lui versato nelle humanae littereae, giornalista e valente avvocato. Era nato a Cerchio, da Antonio e Maria Cristina Continenza, il 7 agosto 1936.
Tutta la vita del Nostro è stata permeata da grandi successi sia in ambito forense sia in ambito letterario. Le sue prime liriche furono accolte, nel 1954 ( appena diciottenne ), da Ottaviano Giannangeli in una panoramica della poesia abruzzese pubblicata a Milano dall’Editore Miano. Nello stesso anno dà alle stampe il volume di poesia ” Ombre verdi “. Nel 1959 pubblica un volume di poesie in vernacolo cerchiese ” Battecore “.
Nel 1961, come giornalista pubblicista, collabora con i quotidiani ” Momento sera “, ” Il Tempo “, ” Il Giornale del Mezzogiorno ” ed in numerose riviste.
Nel 1962 fonda il giornale, di cui è anche direttore responsabile, ” La Voce di Cerchio – Periodico di informazione per gli emigrati ” e, 15 anni dopo, nel 1977, da vita all’importante rivisita culturale ” Marsica Domani ” di cui è anche proprietario e direttore fino alla data della sua morte.
Per il suo forte impegno verso il mondo del giornalismo gi verrà conferita una targa d’argento.
Il Nostro, nella maggior parte delle sue opere letterarie spiega il motivo che lo ha spinto a scrivere: l’amore sviscerato per il suo paese natìo, per la sua storia, per la sua tradizione, per i suoi umilissimi personaggi insomma per il ” suo mondo della fanciullezza “: vuole, così come sagacemente suo fratello maggiore Dario anch’egli personaggio affermato sia nel mondo forense sia nelle ” humanae litterae””, che nulla sia dimenticato e tutto sia tramandato anche le cose che al primo momento sembrano insignificanti entrambi convinti che le ” historiae minores ” , al di là di qualsiasi interpretazione e vuota demagogia, sono le piccolissime ed importantissime tessere per descrivere compiutamente, a 360 gradi, il grande libro della Storia Universale forti e memori della lezione del grande ” collega ” Cicerone che mirabilmente condensò nelle celeberrime frasi: ” Historia magistra vitae ” e ” Il non sapere che cosa sia accaduto prima che tu nascessi è rimanere sempre fanciullo “.
Cesidio Di Gravio, spinto da un grande amore verso chi legge, mette in ogni sua opera una presentazione esplicativa per far comprendere al benevolo lettore il motivo del perchè ha dato alle stampe il suo scritto ed anche nell’intima speranza che questa sua opera possa servire a lenire, a sopportare, ciò che inopinatamente la cosiddetta società moderna maldestramente e cinicamente propina loro; vuole essere insomma un momento di relax per continuare a sperare tempi migliori e sempre forieri anche, perchè no, di benessere economico ma, soprattutto, di benessere fisico, psichico e spirituale in questa nostra strana società dove sembra ancora essere valido ed invitto, speriamo di no, il pessimistico pensiero di Plauto e Tommaso Hobbes. ” Homo homini lupus “: l’uomo è lupo dell’uomo, del proprio simile.
Il suo pensiero è fermamente ancorato alla vita, al suo mondo fanciullesco dell’amato borgo dove ebbe i suoi natali che, per un avverso Fato, dolorosamente dovette abbandonare:
” […] Ho lasciato il mio paese a dodici anni, per andare in collegio: Fu quello un distacco improvviso, non voluto, doloroso. La lontananza mise a dura prova la mia fanciullezza che io sognavo spensierata e gioiosa, come tutti i ragazzi. Quelli che seguirono furono giorni, mesi ed anni di privazioni,di sacrifici e di rinunce[ …]”
In queste stringatissime parole si nota lo struggente amore verso ciò che aveva di più sacro, e, in tutte le sue opere, sia in versi che in prosa, cerca di riportare tutti gli episodi a lui cari sia per se stesso sia, anche, per i posteri: nulla vorrebbe che fosse dimenticato della sua ideale polis dove felicemente e gioiosamente egli viveva, e quel distacco, non amato, non voluto e non desiderato, e. per il Nostro assai doloroso, gli rimarrà indelebilmente infisso sulle proprie carni come infuocato marchio rilasciato da un beffardo, cinico e malevolo Fato.
Cesidio con le sue introduzioni, quasi dovesse scusarsi non sappiamo nei confronti di chi, ha cercato di spiegare, là dove ce ne fosse stato bisogno, perchè ha dedicato molto del suo tempo verso l’affascinante mondo delle ” humanae litterae “: l’amore struggente e sviscerato, come si è accennato, del suo centro natale, del suo clan familiare, dell’adorata moglie prematuramente deceduta , degli amici infatti, in ogni sua opera, fa una speciale dedica : ” Agli amici ( 1986: ” Rosso di sera ” ); ” Ai miei cari lontani e vicini ” ( 1988: ” Abruzzesi Brava gente “); ” Ai miei figli Paolo e Daniela ” ( 1990: ” Un abruzzese qualunque “); ” A mia moglie Antonietta” ( 1992: ” Quando le strade erano bianche “); ” Alle mie sorelle Teresa, Lina, Luisa, Anna ” ( 1991: ” Un avvocato racconta “); ” Ai miei fratelli Dario, Pasquale, Giuseppe ” (1997: ” Il viaggio ed altri racconti “); ” A mio nipote Luca ” ( 2004: ” Il Casolare rosso ed altri racconti “); ” a mia nipote Marianna ” ( 2006: ” Il ritorno “); ” Al mio paese ” ( 2007: ” Il segreto della ferrovia ” ); ” Ai miei figli Paolo e Daniela, al mio genero Massimo, ai miei nipoti Luca, Marianna, Andrea e Giacomo per un soffio di felicità per un ricordo vivo della nostra adorabile Antonietta che ci guiderà sempre e sempre ci proteggerà ” ( 2008: ” Un furto dal cielo ” ).
Da come chiaramente si evince il Nostro senz’altro fa parte della folta schiera degli Autori che pongono al centro del loro mondo e della loro Opera, l’amore verso tutto ciò che rientra nella sfera della propria intimità ed ecco perchè affida alla sua penna tutti i ricordi, nessuno escluso, della propria esistenza facendo così, da esperto antropologo quale sen’altro egli fu, tutti partecipi.
E’ lo scrittore dei miniracconti. Egli elabora, come singolare pittore, eccezionali cammei descrittivi infatti, con sapienti pennellate, dipinge a fresco le sue storie ed i suoi personaggi: rapidi, precisi, concisi, edificanti e belli come, d’altronde, deve saper fare un buon pittore di affresco, senza alcun ripensamento: dipinge di getto così come lo scrittore Cesidio Di Gravio fa con le sue sapienti e colorite descrizioni che emotivamente colpiscono e rapiscono l’anima del lettore. Per il suo alto e nobile impegno verso le humanae litterae gi verrà conferito il premio di cultura Leonardo da Vinci e, nel 1990, il premio Infor.
E’ presente in varie antologie. Sulla sua attività letteraria hanno scritto molti illustri critici.
Perché non dedicare al Nostro una strada, una piazza ?








