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Cerchio, il paese delle tre Bullae Indulgentiarum: otto secoli di storia, fede e indulgenze

Fiorenzo Amiconi

CERCHIO – Nella seconda metà del XIII secolo e agli inizi del XIV, importanti personaggi come papa Bonifacio VIII, Tommaso conte dei Marsi e il domenicano fra Giacomo Busce, vescovo della diocesi dei Marsi dal 1295 al 1326, sembrano aver avuto particolare attenzione per il piccolo centro di Cerchio.

A testimoniarlo vi sarebbe l’invio, da parte della Curia papale, di due Bullae Indulgentiarum destinate ad altrettante importanti chiese del paese: San Pietro in Flimini, chiamata nel vernacolo cerchiese Frimini o Frimmini, e San Bartolomeo de Circulo.

Resta aperto un interrogativo storico: tra questi personaggi e la classe dirigente cerchiese dell’epoca esistevano legami di parentela, affinità religiose o convergenze politiche? E ancora: i maggiorenti di Cerchio erano inseriti nel complesso quadro delle contrapposizioni politiche del tempo?

La Marsica del XIII secolo fu infatti teatro di vicende tutt’altro che pacifiche. Nel 1223 Celano, allora caput Marsorum, subì la dura repressione dell’imperatore Federico II, lo Stupor Mundi: la città venne distrutta, una parte della popolazione deportata e il potente conte Tommaso costretto all’esilio.

Pochi decenni più tardi, il 23 agosto 1268, Carlo d’Angiò sconfisse nei Campi Palentini, nei pressi di Tagliacozzo, Corradino di Svevia, ultimo esponente della dinastia degli Hohenstaufen e pretendente al trono imperiale. Nel 1269 Carlo d’Angiò, per punire Nicolò I che aveva appoggiato Corradino, pose a capo del feudo di Celano i fratelli d’Artois, di origine francese. L’anno successivo concesse la contea di Celano a Rugiero Rugierone, con i relativi beni, monti, boschi e diritti feudali.

Un altro momento cruciale arrivò il 13 dicembre 1294, quando papa Celestino V rinunciò al pontificato. Pochi giorni dopo venne eletto Benedetto Caetani, che assunse il nome di Bonifacio VIII. L’incoronazione si svolse il 23 gennaio 1295.

Da qui nasce una suggestiva ipotesi: quale strada percorsero Bonifacio VIII e il suo seguito per raggiungere Roma? È possibile che, attraversando l’antica Tiburtina Valeria, il pontefice abbia fatto tappa anche nel territorio di Cerchio e, in particolare, nel Casale di Flimini, dove sorgeva la chiesa di San Pietro?

Un’ipotesi che si intreccia con un dato documentario: il 4 luglio 1295, ad Anagni, dodici vescovi concessero una prima Bulla Indulgentiarum alla chiesa di San Pietro in Flimini.

Pochi anni dopo, nel 1300, anno del primo Giubileo, una seconda Bulla venne concessa alla chiesa di San Bartolomeo de Circulo, con il coinvolgimento di sedici vescovi riuniti a Roma.

Il documento, tradotto per la prima volta da Mario Di Domenico, concedeva particolari indulgenze ai fedeli che avessero visitato la chiesa, partecipato alle celebrazioni liturgiche, contribuito alla sua manutenzione o sostenuto materialmente le necessità dell’edificio religioso.

Nel testo si legge, tra l’altro:

“Chiunque, in vera penitenza e resa confessione, nel giorno della domenica e sempre nella stessa chiesa, in occasione delle singole festività […] devotamente pregando vi accederà […] misericordiosamente quaranta giorni di indulgenza ai penitenti, purché vi si aggiunga il consenso del Vescovo”.

La Bulla è datata Roma, anno del Signore 1300, sesto anno del pontificato di Bonifacio VIII.

A distanza di oltre sette secoli, Cerchio è tornata al centro di una nuova concessione.

Il 7 maggio 2026, durante il pontificato di papa Leone XIV, la Penitenzieria Apostolica ha infatti concesso una nuova indulgenza plenaria legata alla chiesa di San Bartolomeo.

Il provvedimento, richiesto dal vescovo dei Marsi Giovanni Massaro, prevede la possibilità per i fedeli di ottenere l’indulgenza plenaria, alle consuete condizioni previste dalla Chiesa, visitando in pellegrinaggio la chiesa di San Bartolomeo a Cerchio nei giorni 23 e 24 agosto, in occasione della festa del Santo.

Il documento stabilisce inoltre particolari condizioni per anziani, malati e persone impossibilitate a partecipare fisicamente alle celebrazioni, prevedendo per loro la possibilità di unirsi spiritualmente ai riti e ai pellegrinaggi.

Il decreto, firmato dal cardinale Angelo De Donatis, Penitenziere Maggiore, e da Krzysztof Józef Nykiel, reggente della Penitenzieria Apostolica, ha una validità di sette anni.

Si delinea così un legame lungo oltre sette secoli tra Cerchio, la tradizione delle indulgenze e la storia religiosa della Marsica.

Da qui anche una proposta dal forte valore simbolico: nell’anno dell’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco, perché non immaginare uno speciale gemellaggio tra tre luoghi legati al tema del perdono: Assisi, L’Aquila e Cerchio?

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