Autostrada dei Parchi, a gennaio tariffe alle stelle. Aumenti del 35% se non verrà approvato il piano economico finanziario



Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su print

Oggi a Carsoli, incontro fra i sindaci di Abruzzo e Lazio con i rispettivi presidenti di Regione  

Avezzano – Si prospetta un gennaio caldo sull’Autostrada dei Parchi, con aumenti dei pedaggi del 35% che andranno ad assorbire la sterilizzazione del prezzo dello scontrino, calmierato negli ultimi quattro anni grazie a un accordo fra il Gestore e il Governo che si sono accollati rispettivamente, tre anni il primo e un anno il secondo.

In effetti, i previsti aumenti della tariffa che avrebbero dovuto essere applicati in base alla convenzione sottoscritta fra Governo e il Gestore, in sede di aggiudicazione della gara, per la gestione dell’autostrada, furono bloccati per la levata di scudi dei sindaci e degli amministratori locali delle regioni Lazio e Abruzzo che evidenziarono come nei precedenti 14 anni di gestione privata, le tariffe fossero già abbondantemente lievitate del 187%

Andando un po’ indietro nel tempo, si scopre che la Roma – L’Aquila, l’attuale A24, nel 1973, venne affidata dall’Anas alla S.A.R.A. mentre nel frattempo, nel 1969, erano iniziati i lavori per la realizzazione dell’attuale A25, Torano – Pescara, terminati nel 1978.  Intanto l’anno prima, nel 1977, l’allora Governo Andreotti, revocò la concessione a S.A.R.A. per via delle gravi difficoltà economiche e finanziarie dell’azienda e l’ANAS ne tornò in possesso, ma di fatto, lasciò a S.A.R.A. la gestione dell’Autostrada.

Nel 2000 c’è il cambio di ragione sociale. S.A.R.A. diventa Autostrada dei Parchi, ma invece di mantenere l’infrastruttura nell’ambito delle competenze ANAS, si decide di mettere a gara la gestione, che a quel punto passa al gruppo Toto, aggiudicatario dell’appalto. Arriviamo al 2009, anno del disastroso terremoto dell’Aquila, che mette a nudo la fragilità delle autostrade abruzzesi.

Le successive campagne di controllo di natura statica e strutturale, fanno emergere diffuse criticità lungo gran parte dei circa 280 chilometri. Ciò impone interventi urgenti, diventati improrogabili con la legge di stabilità del 2012, che definisce la A24 e la A25, arterie strategiche in caso di calamità naturali. I cantieri però languono, e al netto di qualche intervento di maquillage, tutto va molto a rilento.

Col Decreto Rilancio del 2020, viene nominato un commissario, col preciso compito di sbloccare i cantieri e predisporre un piano economico finanziario. Il progetto per la messa in sicurezza delle autostrade abruzzesi, predisposto durante il Conte uno, con Toninelli Ministro, vale 3 miliardi di soli fondi pubblici, a cui se ne aggiunge un altro con il recente PNRR, il così detto, Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza.

Il PEF del Conte uno però non vide luce, e arrivò a scadere durante il Conte due, con la De Micheli Ministro. Nella sostanza non furono forniti alcuni chiarimenti richiesti in sede UE. La mancata approvazione del PEF, rimasto fermo al 2014, portò i giudici amministrativi ad estromettere il Ministero e a nominare un altro commissario presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dopo che Strada dei Parchi aveva vinto il ricorso al Consiglio di Stato.  

Oggi, sull’annosa querelle delle autostrade abruzzesi, decidono due commissari incaricati di dipanare la questione. Uno nominato per Decreto Governativo e l’altro dai Giudici Amministrativi. In ballo ci sono quattro miliardi da investire. Stando alle dichiarazioni del Ministro Giovannini, saranno disponibili entro fine anno.

Resta però il rischio concreto che fra un mese e mezzo le tariffe esplodano del 35% dopo essere rimaste compresse per quattro anni. Se un primo emendamento proposto in Parlamento, ha consentito di tenere fermi i prezzi dei pedaggi fino al 31 dicembre 2021, un secondo emendamento, impegna il governo a trovare le risorse per coprire il costo delle tariffe fino a che non sarà approvato il PEF.

È del tutto evidente l’aleatorietà di questo secondo emendamento, dato che è praticamente impossibile stabilire il quantum destinato alla copertura delle tariffe, in assenza di tempistiche certe sull’approvazione del PEF. Inoltre, la convenzione che regola i rapporti fra il concessionario e lo Stato, specificatamente per l’Abruzzo, non contemplerebbe strumenti atti a regolare la tariffazione dei pedaggi nelle fasi di vacatio della convenzione, e proprio per questo, il Concessionario può accampare il diritto di vedersi riconoscere gli aumenti fino ad ora sterilizzati.  

Intanto, la scorsa settimana, è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio per i vertici della società Strada dei Parchi. I reati ipotizzati dalla procura di Sulmona, circa le infrastrutture della A25 che attraversano la Valle Peligna, vertono su presunti inadempimenti contrattuali nell’ambito delle pubbliche forniture arrivando anche ad evocare l’attentato alla sicurezza dei trasporti. L’azienda si è dichiarata estranea ai fatti contestati.