Angizia è Medea?

Leggendo alcuni scritti antichi, ed uno studio di MARIA JENNIFER FALCONE, sulla possibile intersezione fra Angizia e Medea, sembrano esserci delle possibilità di poter rappresentare con Angizia, Medea e viceversa.

Chiaro che il culto di Angizia, rappresenta un culto locale, legato a parti dell’Abruzzo interno e qualche territorio del vicino Molise, mentre Medea ha rappresentazioni più globali in confronto. Eppure da alcuni scritti antichi, di età imperiale, il culto di Angizia si collega con quello di Medea.

Nei Collectanea di Solino (II 28-30), infatti, si legge: C. Coelius Aeetae tres filias dicit Angitiam Medeam Circen: Circen Circeios insedisse montes, carminum maleficiis varias imaginum facies mentiantem: Angitiam vicina Fucino occupavisse ibique salubri scientia adversus morbos resistentem cum dedisset homines vivere deam habitam: Medeam ab Iasone Buthroti sepultam filiumque eius Marsis imperasse.

Medea e Angitia, dunque, sarebbero sorelle, figlie di Eeta (come Circe, che viene fatta risiedere nelle regioni occidentali, nel territorio situato tra il Lazio meridionale e la Campania)

L’altra fonte e` il commento di Serv. ad Aen. VII 750: Medea quando relictis Colchis Iasonem secuta est, dicitur ad Italiam pervenisse, et populos quosdam circa Fucinum ingentem lacum habitantes, qui Marrubii appellabantur quasi circa mare habitantes, propter paludis magnitudinem, docuit remedia contra serpentes: quamquam alii Marrubios a rege dictos velint. hi ergo populi Medeam Angitiam nominaverunt ab eo quod eius carminibus serpentes angerent. ab his nunc Vmbronem venisse dicit, non regem, sed ducem. sunt autem isti Marsorum populi.

Qui le figure di Medea e Angitia sono sovrapposte, e bisogna per forza cercare altro per riuscire a capirne qualche cosa di più.

Il tratto che sembra unirle sono i serpenti. Medea con il Drago, e si vede dalle abbondanti rappresentazioni fatte nell’antichità e i numerosi scritti, e Angizia invece per alcune menzioni. La piu` lunga di esse e` rappresentata in una poesia di Silio Italico (VIII 497- 500: Aeetae prolem Angitiam mala gramina primam / monstravisse ferunt tactuque domare venena / et lunam excussisse polo, stridoribus amnes / frenare ac silvis montes nudasse vocatis), in un contesto relativo ai Marsi, dei quali e` citata la conoscenza delle arti incantatorie (VIII 495-97: at Marsica pubes / et bellare manu et chelydris cantare soporem / vipereumque herbis hebetare et carmine dentem).

Quanto sopra, è interessante perche´ cronologicamente costituisce la prima testimonianza diretta di un legame parentale tra Angitia ed Eeta. Il passo e` molto significativo, dal momento che al suo interno convergono tanti elementi interessanti: erbe, carmina, serpenti, Marsi, oltre naturalmente alle figure di Eeta e di Angitia.

Risulta particolarmente interessante notare che l’accostamento pare essere avvenuto in epoca anteriore alla Guerra Sociale e dunque senza mediazione romana: probabilmente l’autonomia religiosa mostrata dai Marsi nella fase della romanizzazione altro non era che una difesa della propria identita nazionale e del patrimonio religioso, che era stato acquisito, in una fase precedente, anche grazie all’influenza della cultura magnogreca. La situazione pare essere storicamente ben documentabile a proposito di Ercole, dei Dioscuri e di Apollo (il culto di quest’ultimo risulta particolarmente interessante per via della possibile reinterpretazione del toponimo Pitonia, localita` corrispondente all’attuale Petogna, di Luco dei Marsi, come legato al serpente Pitone)

Gli elementi su cui si innesta l’accostamento della dea con la famiglia di Eeta, e in particolare con Medea, sono molteplici e si possono ricondurre a due filoni fondamentali: quello celeste e quello ctonio. Per quanto riguarda il primo, e` verisimile pensare che l’associazione tra le figure sia stata favorita anche dalla comune discendenza solare64, sottolineata dai Marsi anche nel 91 a.C. nel giuramento di fedelta` a Livio Druso, in cui il Sole e` invocato come ‘progenitore della stirpe’ 65. Forse piu` forti e immediatamente individuabili sono pero` gli elementi ctoni, che legavano Angitia ai serpenti e alla magia, e che furono poi particolarmente valorizzati a Roma in ambito letterario e antiquario, specializzando la figura della dea marsica e caratterizzandola in maniera sempre piu` simile a Medea. A queste osservazioni si puo` anche aggiungere la tradizione di un legame dei Marsi con il figlio di Circe e Ulisse, Marso, dal quale avrebbero appreso l’arte di incantare i serpenti (come risulta da Plin. nat. VII 15 e XXV 11 e Gell. XVI 11, 1-2).

Secondo Maria Jennifer Falcone in : “Medea e Angitia – possibili intersezioni nella cultura latina” (al quale questo sunto si ispira), e` evidente, un tentativo di collegare queste popolazioni legate alla sfera del magico con le maghe mitiche per antonomasia, Medea e Circe appunto, utilizzando o meno il tramite di Angitia.

In ambito letterario trova particolare spazio la menzione dei Marsi come incantatori di serpenti. Oltre ai passi di Virgilio e Silio gia` riportati nella sezione su Angitia, i Marsi sono citati, tra gli altri, da Lucilio, 576-77 K. (= 575-76 M.) (iam disrumpetur medius, iam, ut Marsus colubras disrumpit / cantu, venas cum extenderit omnes) e Ovidio, med. fac. 39 (nec mediae Marsis finduntur cantibus angues).

Particolarmente interessanti al fine di stabilire un legame con Medea, sono le testimonianze secondo cui le donne di questa popolazione erano note per intonare le naeniae, dei canti di magia curativa, anche probabilmente amorosa. Un legame con Medea, infatti sembra essere valorizzato in un distico ovidiano sul tema dell’inutilita` della magia erotica: ars II 101-2 (non facient, ut vivat amor, Medeides herbae / mixtaque cum magicis nenia Marsa sonis).

Nel passo ai rimedi tradizionali delle herbae di Medea sono associati strettamente i canti dei Marsi, accompagnati da suoni magici, e il legame e` messo in evidenza dalla presenza della congiunzione enclitica ma anche dall’allitterazione del suono ‘m’ (Medeides, mixtaque, magicis, Marsa). Esso sembra significativo se si tiene conto anche di altri loci paralleli, dai quali risulta evidente la conoscenza della magia da parte dei Marsi (Colum. VI 5, 3: praesensetiam remedium cognovimus radiculae, quam pastores consiliginem vocant; ea in Marsis montibus plurima nascitur; Cic. div. I 132: non habeo denique nauci Marsum augurem e II 70: ‘Difficilis auguris locus ad contra dicentem’. Marso fortasse, sed Romano facillumus; Orazio, epist. V 75-76: nec vocata mens tua / Marsis redibit vocibus e XVII 27-28: ergo negatum vincor ut credam miser, / Sabella pectus et cremare carmina / caputque Marsa dissilire nenia; Ov. fast. VI 141-42: seu carmine fiunt / naeniaque in volucres Marsa figurat anus).

Il rapporto tra Medea e i Marsi nel passo ovidiano di ars II sembra molto suggestivo, soprattutto sulla base delle informazioni sin qui raccolte, anche se non si puo` escludere la possibilita` che il poeta stia semplicemente accostando delle espressioni antonomastiche: infatti, pur essendo Medeides un hapax assoluto, e` indubbio che le herbae fossero percepite come strettamente connesse alla figura di Medea, maga par excellence; analogamente, anche ‘nenia Marsa’, sulla base dei passi riportati a proposito dei Marsi, costituisce una iunctura di uso molto frequente.

Può riuscire utile tutto quanto sopra, leggendo il riassunto di MARIA JENNIFER FALCONE la quale cita gli elementi comuni alle due figure:

-a. la condivisione di elementi ctoni e solari. Per quanto riguarda Angitia, la coesistenza di celeste e ctonio – come visto – sembra potersi dedurre dagli attributi cerria e diiviia che ricorrono nel materiale epigrafico. La valorizzazione del legame di Medea con il Sole e` evidente, ad esempio, nelle invocazioni che la donna rivolge al suo avo, mentre la dimensione ctonia, oltre che dal rapporto privilegiato con i serpenti, e` sottolineata dal legame (valorizzato nella maggior parte dei testi sia greci che latini) di Medea con Ecate.

-b. il legame con i serpenti e i metodi incantatori. Sembra straordinaria la verosimiglianza con cui sono descritte le scene di incantamento ad opera di Medea e i resoconti delle tecniche adoperate dai Marsi, per cui i Romani rappresenterebbero Medea che incanta il drago non solo seguendo il modello letterario alessandrino di Apollonio Rodio, ma anche utilizzando elementi di vita quotidiana a loro noti (analogamente a quanto accade per l’ottava bucolica di Virgilio).

-c. lo stretto rapporto di entrambe le figure con la magia e con quegli elementi ambivalenti della natura (quali le erbe o il veleno dei serpenti), che sono utilizzati con valenza benefica da parte di Angitia e, in alcuni episodi, anche di Medea, e che rendono le maghe delle figure bifronti capaci di aiutare ma anche danneggiare.

-d. il legame con i sacerdozi femminili, che pare possa dedursi – nel caso di Angitia – soprattutto dall’epigrafe di Sulmona, e che coinvolge Medea in prima persona in qualita` di sacerdotessa di Ecate.

-e. inerente alla sfera del magico, va tenuto in particolare conto l’aspetto della conoscenza e della raccolta delle erbe curative sui monti. Medea e` associata ai monti della Tessaglia gia` presso i Greci, mentre e` stato notato come a Roma le caratteristiche topiche legate alla sfera del magico e attribuite alla regione tessalica vengano trasferite, per quanto riguarda il territorio italico, alla regione dell’Appennino centrale. Va notato, tuttavia, che la forza letteraria del topos delle maghe tessale implica un mantenimento dei riferimenti a questa regione greca anche nei testi latini. D’altra parte, anche la titolarita` di un lucus da parte di Angitia conferisce alla dea una connotazione extra-urbana.

E` ben nota la tendenza, più chiaramente documentata a proposito di altri miti (come ad esempio quello di Oreste), di scegliere alcune figure piuttosto che altre per la scena teatrale e letteraria latina non solo per esigenze di gusto, ma anche sulla base di una loro presenza nel tessuto mitico-cultuale italico. Cio` pare possa essere confermato anche a proposito di Medea.

Il collegamento tra Medea e Angitia, creato dai Marsi indipendentemente dai Romani e anzi in una fase anteriore ai primi rapporti tra le due popolazioni, potrebbe essere stato ereditato dai Romani insieme al culto per la dea marsica (conosciuto per Roma solo in forma privata) e valorizzato nelle opere letterarie incentrate sulla figura di Medea a diversi livelli. Potremmo trovarci, cioe`, di fronte ad un mito greco, che venne prima inserito per assimilazione sincretica nel patrimonio cultuale italico, con la conseguente ‘ellenizzazione’ di quest’ultimo, e in un secondo momento venne scelto dagli autori latini, con il recupero degli elementi originali greci e di quelli greco-italici.