Ambiente e salute, a Tagliacozzo un dibattito a più voci



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Tagliacozzo. Sala consiliare affollatissima questo pomeriggio e grande partecipazione a un incontro che è stata la “fusione” di due eventi tra di loro affini e complementari: l’uno, promosso dai comitati per i Piani Palentini e di Difesa del territorio equo, sul rapporto tra ambiente e salute, l’altro rientra nel programma itinerante a cadenza annuale “Cancro: diritti, bisogni, opportunità”, una rete di ascolto e supporto ai malati, alle famiglie e agli operatori di cui si occupano gli psico-oncologi Emanuele Cerone e Costanza Del Grosso. Per il primo relaziona il dott. Aldo Rosano, epidemiologo dell’Accademia romana di sanità pubblica, per il secondo, oltre al dott. Cerone, interviene il prof. Enrico Ricevuto, oncologo dell’Università degli Studi dell’Aquila al cui interessamento si deve l’apertura, un anno fa, di un ambulatorio presso l’ospedale di Tagliacozzo per il monitoraggio della predisposizione genetica ai tumori di mammella e ovaie.
Presenti il sindaco Vincenzo Giovagnorio, che ha aperto e chiuso la riunione rimarcando la «serietà e l’interesse generale» dei temi trattati, gli assessori Manuela Marletta, Giuseppe Mastroddi, Roberto Giovagnorio, il consigliere Danilo Iacoboni, Vincenzo Montelisciani e Romana Rubeo per l’opposizione. Presente anche, a titolo personale, il consigliere M5S di Avezzano Francesco Eligi, che ha sempre seguito da vicino la vicenda dei Piani Palentini.
L’enunciato innegabile, impugnato fermamente dai collettivi cittadini, è che un ambiente sano è il prerequisito di una popolazione sana; e le preoccupazioni sono legittime: a fronte di scandalosi ritardi e procedimenti giudiziari prescritti che non hanno mai individuato i responsabili degli sversamenti illeciti accertati negli anni ’90 tra Villa San Sebastiano e Scurcola Marsicana, i residenti temono “l’insabbiamento” e vogliono mantenere alta e vigile l’attenzione. La popolazione inoltre, come denuncia Velina Armato del comitato Equo che comprende Massa D’Albe, Scurcola e Magliano, spesso non viene correttamente informata in merito a decisioni ambientali, contro quanto disposto dalla legge 108/2001 che obbliga le istituzioni a interpellare i cittadini.
Eppure, chi cercava evidenze di un rapporto diretto tra l’inquinamento ambientale e l’aumento dell’incidenza di tumori sul territorio probabilmente sarà rimasto deluso. I dati sembrano rassicurare: non solo l’Abruzzo è in linea, se non al di sotto, con la media del Centro-sud Italia, ma la Marsica stessa segue il trend regionale tendenzialmente positivo a volte persino con risultati migliori. Stando ai dati «attendibili e rigorosi» del Registro tumori in Abruzzo, infatti, secondo quanto relazionato dal dott. Rosano, nella Marsica i nuovi casi di tumori osservati tra il 2005 e il 2016 sono circa 8 l’anno per mille abitanti, nel 2012 anzi al di sotto della percentuale regionale (5,61 contro 6,03), per poi risalire verso il 7,61 negli anni seguenti, ma comunque conformi al resto della regione. Anche i dati assoluti lo confermano: è vero che i numeri oscillano e che di ogni caso si deve tenere conto di molteplici fattori e variabili, ma dal 2010 in poi la Marsica non ha registrato molti casi in più di tumori rispetto al totale regionale.
Ora le obiezioni. La prima è: se è vero che l’Abruzzo è in linea con il Centro-sud, è anche vero che le regioni che ne fanno parte sono tristemente note per essere spesso oggetto di politiche sconsiderate e affari illeciti (la “Terra dei fuochi” fra tutte basterebbe da sola ad abbassare la media nazionale). Eppure, secondo il Rapporto governativo Ispra 2016 sui pesticidi nelle acque, ad esempio, le regioni dove la contaminazione è più diffusa sono quelle “a vocazione industriale” e si trovano al Nord e Centro-Nord (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna oltre il 70%, Toscana con punte del 90%, 95% in Umbria); l’Abruzzo, si legge, rientra «nella media nazionale per quanto riguarda le acque superficiali, mentre è inferiore nelle acque sotterranee».
Non allarmismo dunque, ma allarme. Perché non si nega né «l’emergenza criminalità» che investe tutto l’Abruzzo – lo conferma la Commissione d’inchiesta sugli illeciti delle ecomafie – e in particolare «la presenza certa di siti abusivi nelle cave della Marsica», continua l’epidemiologo, né gli effetti dell’inquinamento ambientale sulla salute. E se, da una parte, «non emergono rischi particolarmente rilevanti» nella Marsica di maggiore incidenza tumorale, dall’altra manca in Abruzzo un censimento delle cave dismesse che consenta uno studio incrociato con i cosiddetti “dati disgregati” relativi a ciascun comune. Le conclusioni insomma sono caute: «poche le certezze, le misurazioni sono difficili e gli effetti non sono immediati perché i tempi di latenza possono raggiungere i 20 anni».
Il problema dell’inquinamento non va tuttavia sottovalutato perché gli effetti prodotti non riguardano solo i tumori, ma anche disturbi psichici, malattie respiratorie e dell’apparato digerente; il piombo ad esempio, di cui è accertata la presenza insieme allo zinco nel territorio di Scurcola, produce effetti tossici sul cervello e sul sistema nervoso centrale, classificato di pericolosità 2B su una scala da 1 a 3. Necessario dunque «creare un dibattito tra medici, politici, cittadini e giornalisti», è l’appello del dott. Rosano. E le parole d’ordine, senza soluzione di continuità, sono informare, collaborare, ascoltare e confrontarsi attorno a un problema che, dalla causa agli effetti, coinvolge tutti. (A.M.B.)
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