Allarme zecche, crescono i casi di borreliosi e meningoencefalite: le temperature elevate facilitano la diffusione del parassita


In tutta la penisola è allarme zecche. L’inverno mite e le temperature elevate, con la complicità delle scarsissime precipitazioni, hanno favorito la diffusione di questo fastidioso artropode. Questi due fenomeni significano molti più esemplari in circolazione e, dunque, occorre fare più attenzione e assumere comportamenti prudenti. Le zecche sono solite essere presenti in aree boschive o in montagna, ma non è raro imbattersi in loro anche in prati, pinete o zone urbane dove è presente vegetazione abbondante od in stato di degrado. Il loro morso è pressoché indolore, ma può provocare alcune malattie, come la Meningoencefalite (Tbe) e la più nota Malattia di Lyme (o Borreliosi di Lyme).

La Tbe è una malattia inizialmente simile all’influenza che può guarire senza problemi anche se, talvolta, può evolvere in una forma più grave come la meningite o l’encefalite. In alcuni casi può lasciare danni permanenti al sistema nervoso. I casi di Tbe propriamente detti, cioè con sintomatologia neurologica, rappresentano in genere il 25% delle infezioni che, in gran parte, sono asintomatiche o causato una forma detta “cefalea febbrile”, senza progressione della sintomatologia al sistema nervoso. Per quanto riguarda la Tbe, il metodo di prevenzione più sicuro è la vaccinazione.

LA MALATTIA DI LYME

Più nota e pericolosa è la Malattia o Borreliosi di Lyme, per la quale non esiste vaccinazione. è una sindrome multisistemica che può interessare diversi organi e tessuti: cute, articolazioni, sistema linfatico, sistema nervoso centrale e periferico, sistema cardiovascolare e, in misura minore, muscoli, occhi, reni e fegato. La fase iniziale di questa malattia è solitamente caratterizzata da un’eruzione cutanea non pruriginosa di colore rosso, simile ad una macchia circolare che tende ad espandersi dal sito di inoculo della zecca. Nel giro di qualche settimana, si sviluppano dolori muscolari ed articolari, spossatezza, ingrossamento dei linfonodi, brividi, febbre, mal di testa e altri sintomi. Le zecche che trasmettono la malattia di Lyme possono veicolare diversi agenti infettivi contemporaneamente: in pazienti affetti da malattia di Lyme sono state identificate specie di Babesia, Bartonella, Anaplasma, Mycoplasma e diversi virus. Esistendo questa possibilità di coinfezione, il quadro clinico non è sempre di facile interpretazione. Si stima che in tutto il globo 1 persona su 7 ha contratto almeno una volta la Malattia di Lyme. Un report del giornale italiano di dermatologia e venereologia Minerva Medica del 1999 parla già allora di questo morbo in Abruzzo, concludendo, alla fine dell’analisi, “che la malattia di Lyme, pur sottostimata, è presente nella nostra regione, e che l’infezione assume in Abruzzo una diffusione a macchia di leopardo“.

COMPORTAMENTI CONSIGLIATI – PREVENZIONE

Se è vero che il modo migliore per non prenderle è non andare per boschi, vero è anche che (comprensibilmente) non ci va di rinunciare ad una passeggiata nella bella stagione – Analizza Nicola Ferrari, docente parassitologia del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali dell’Università degli Studi di Milano – Esistono però semplici norme comportamentali che possiamo mettere in campo durante e dopo un’escursione per limitare il rischio del morso di zecca“. Ovvero:

  • INDOSSARE ABITI LUNGHI E CHIARI: se andiamo nel bosco o per prati non indossiamo calzoncini corti e infradito, ma scarpe chiuse e possibilmente abiti chiari, che lascino scoperta la minor area di pelle possibile. Su capi bianchi è più facile individuare e togliere gli sgraditi ospiti.
  • CALZETTONE SUL PANTALONE: ok, forse non ci vedrete la Ferragni in Piazza Duomo a Milano (a parte che dopo le calze + ciabatte possiamo aspettarci di tutto), ma un bel paio di calzettoni alti sotto cui infilare i pantaloni sono un’ottima strategia per evitare che le zecche possano infilarsi e banchettare su di noi.
  • IL CONTROLLO AL RIENTRO: fondamentale è un accurato controllo post escursione. Guardate con attenzione in quelle zone del corpo che le zecche prediligono, per la loro umidità: inguine e tutta la zona genitale, ascelle, intercapedini fra le dita di mani e piedi, orecchie, cuoio capelluto.
  • RIMUOVERE IL PARASSITA SENZA UTILIZZARE ALCOL, OLIO O BENZINA: qualora avessimo addosso una più zecche bisogna rimuovere il parassita. Non tentare di stordire il parassita con alcol, olio, benzina o simili perché questo metodo può causare il rigurgito della zecca aumentando il rischio che agenti patogeni entrino in circolo. Afferrare il parassita, il più vicino possibile al piano cutaneo, con delle pinzette a punte sottili senza schiacciarla e, senza applicare un movimento rotatorio che ne provocherebbe la rottura, effettuare una leggera trazione verso l’alto fino a che non lascia la presa. Il tentativo di estrazione di una zecca con la pinzetta, se fatto nella maniera sopra descritta, raramente esita in una rottura del parassita. Nel caso in cui tuttavia non si riesca a estrarre completamente la zecca, ci si può rivolgere al medico. Una volta eliminata la zecca, si può procedere alla disinfezione della cute colpita. Tenere poi sotto controllo la parte per 30-40 giorni per verificare se il rossore della puntura si modifichi assumendo un andamento di espansione centrifuga con schiarimento centrale. In questo caso recarsi dal medico per una migliore valutazione dell’infezione.


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