Al Teatro dei Marsi “Il malato immaginario” la storia tragicocomica di Molière | VIDEO



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Avezzano –  Il testo del celeberrimo parigino Jean-Baptiste Poquelin, in arte Molière commediografo e attore, lo si può definire senza tempo. Una rappresentazione teatrale prediletta e presentata da quasi tutte le compagnie amatoriali e non,  fino a giungere alla versione cinematografica con la grande  interpretazione di Alberto Sordi affiancato dalla bellissima Laura Antonelli.

Il testo tradotto da Cesare Garboli è stato fedelmente messo in scena, al Teatro dei Marsi,  con la regia di Andrée Ruth Shammah.

Un’attesa intrigante per la performance di Giole Dix che, pur avendo una storia di attore di prosa meritevole d’attenzione, è dal pubblico conosciuto come un eccellente cabarettista che, nel programma ZELING,  vestiva il ruolo de “l’automobilista perennemente incazzato”.

La scenografia  essenziale, ma perfettamente studiata,  è  da vedere come un sottofondo, come un ruolo secondario ma necessario per i movimenti scenici degli attori. Bianco, nero e rosso sono i colori che nel teatro hanno identificazioni ben precise, e a emergere è proprio quella poltrona rossa che accoglie il “malato immaginario “:  Giole Dix.

Nella sua interpretazione, con il riso e con l’ironia, rivela un Argan decisamente moderno,  che mostra  quelle paure dell’uomo  appartenenti a questa società, come a voler dire quanto forte e vera  la trasposizione a oggi nella sua attualità.  Un attore che con straordinaria  bravura dà ritmo ad ogni battuta, con la perfetta conoscenza di quelli che sono definiti tempi teatrali. Lo studio del suo personaggio ha fatto di  Argan un simpatico individuo che suscita anche momenti di tenerezza, pur mostrando la caparbietà  dell’uomo che non vuole ammettere i propri sbagli. Gioele Dix  ha costruito con intelligenza e bravura il suo ruolo, facendo trapelare, nella perfetta intesa con i compagni di scena, anche  una straordinaria generosità d’attore.

Lo affianca un’ incredibile Anna Della Rosa, comica, brava, esuberante e compassata, scaltra e perspicace nei panni della serva Antonia. Una vera protagonista della scena.

Certo è che la stesura del lavoro del drammaturgo Moliere aiuta a concretizzare il gioco del teatro. Andrée Ruth Shammah ha firmato  la regia anche del “Il malato immaginario”  con  un interprete indimenticabile quale era Franco Parenti, scomparso nel 1989, oggi  ricordato anche dal teatro milanese che porta il suo nome.

Una regia che calibra esattamente, come un bilanciere, la dose del ritmo teatrale. Si percepisce una leggerezza, e quand’anche i movimenti degli attori diventano danza, o buffo balletto, sono talmente equilibrati che s’ incastrato in un contesto che non “offende” il testo, anzi lo offre al pubblico con delicatezza. Lo si percepisce dal gioco degli attori che, nonostante le repliche, trasmettono  un sapore di nuovo e il piacere dell’ interpretazione.

Momenti di stasi scenica,  vengono però compensati da una pregevole interpretazione degli attori della compagnia, bravi davvero e perfetti nel loro ruolo: l’ interessata moglie di Argan: Linda Gennari;  Valentina Bartolo interpreta  le due figlie;  Beraldo, fratello del protagonista, è impersonato da Pietro Micci; Cleante da Francesco Sferrazza Papa. Nei panni del professor Fecis Piero DomenicaccioAlessandro Quattro è il notaio, e ancora: Purgon padre è Marco Balbi; il giovane Purgon, aspirante marito, è Francesco Brandi che ha dato una prova d’attore veramente pregevole ed esilarante.

Nella contrapposizione dei costumi, e di alcuni oggetti di scena, si identifica  la volontà di focalizzare  l’ininterrotto filo conduttore temporale che rivela come quella  sindrome ipocondriaca, derisa da Molière, porta ad una realtà sociale odierna, dove è palese l’incubo della morte,  con il continuo voler inseguire una finta giovinezza, lì dove invece il tempo ha lasciato la sua orma.

Scenografia e costumi: Gian Maurizio Fercioni

Musiche: Michele Tadini e Paolo Ciarchi

Produzione Teatro Franco Parenti

Video e foto a cura di Manuel Conti




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