“Accogliere autenticamente chi è in difficoltà equivale a farsi vicini”: una riflessione e una poesia dell’attore marsicano Sergio Meogrossi



Non abbiamo più Dio, non abbiamo più uomo. Viviamo un’epoca caratterizzata da sintomi di degrado, da una profonda crisi dovuta alla perdita dei valori umani, dalla presenza di un ospite inquietante, il nichilismo, che confonde i pensieri, cancella prospettive e orizzonti, intristisce gli animi. Si è vittime di un analfabetismo emotivo che non consente di riconoscere i sentimenti e soprattutto di chiamarli per nome. Le parole che alludono alla speranza e che tentano di lenire ogni sofferenza, languono intorno come un rumore insensato e temi utopistici quali la fraternità universale e l’amicizia sociale, si scontrano con il cinismo della Realpolitik che caratterizza lo scenario politico attuale.

Si è prigionieri di ideali politici precostituiti che allontanano e circoscrivono la libertà intesa come onestà intellettuale. Tema fondamentale è invece la tutela dell’altro, in quanto forma di fortezza che nasce dall’amore per la giustizia e l’attenzione al debole e all’indifeso. Accogliere autenticamente chi è in difficoltà equivale a farsi vicini, a vivere l’ospitalità, a comprendere le ferite e il dolore, a “patire” con e per l’altro.

È questo in realtà ciò che ha fatto la comunità di Cerchio, il mio paese. L’amministrazione comunale, il sindaco Dott. Gianfranco Tedeschi, la protezione civile e l’associazione Alpini, hanno accolto 45 bambini orfani in fuga dall’orrore della guerra in Ucraina. Un gesto nobile, attuato nella condivisione e nel protendersi verso il prossimo con un approccio realmente solidale, un gesto di compassione, principio fondamentale dell’esistenza umana.
A tutti i bambini del mondo che vivono la guerra, dedico questi miei versi:

Sulle pietre della guerra
il ricordo dei fanciulli,
non basteranno stagioni
di pioggia a lavare
il sangue innocente.
Sono manine che penzolano,
non stringono aquiloni,
non si colorano di arcobaleno.
Sono sguardi muti,
non si specchiano all’azzurro del cielo
e nemmeno al verde dei prati,
è solo polvere che ammanta
occhi aperti di morte.
Non si odono ninnananne
né sussurri di vento,
ma solo boati e urla di strazio
Con il tempo saranno
le pietre a gridare lamenti
di madri vestite a lutto,
saranno quelle pietre
a ricordare l’eterno dolore.
I bambini delle guerre non hanno Dio,
le loro preghiere non sono ascoltate.
Fiumi di lacrime
nell’indifferenza del mondo.
Chi salva i bambini che soffrono?
Dov’è il Dio fatto uomo?
Non abbiamo più Dio.
Non abbiamo più uomo.



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