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A Trastevere il ricordo di Petronilla Paolini Massimi, poetessa di Tagliacozzo

Ermanno Salvatore

Nel cuore di Trastevere, quando la luce del mattino scivola tra i vicoli e la piazza di Sant’Egidio si apre come un piccolo teatro, la chiesa che porta lo stesso nome appare discreta, quasi timida, come se volesse proteggere qualcosa di fragile. Basta però varcarne la soglia perché il brusio del quartiere si dissolva e lasci spazio a un silenzio che non è assenza, ma presenza: un silenzio fatto di memoria, di passi che si sono fermati, di parole che hanno trovato finalmente un luogo dove riposare.

È qui che riposa Petronilla Paolini Massimi, poetessa nata a Tagliacozzo nel Seicento, donna colta e inquieta, segnata da un matrimonio infelice e salvata solo dalla scrittura, che per lei fu rifugio, resistenza e forse anche riscatto. La sua lapide non ha nulla di monumentale: nessuna ostentazione, nessun trionfo. E proprio per questo parla più di molte statue. Dice la verità di una vita difficile, e insieme la tenacia di una voce che non ha voluto spegnersi.

Ieri, in una giornata primaverile come solo Roma sa offrire, la piccola chiesa era piena. Amici di Tagliacozzo e di Roma si erano riuniti per ricordare i trecento anni dalla morte di Petronilla. C’erano il parroco, don Ennio Grossi, il Sindaco di Tagliacozzo, Vincenzo Giovagnorio, con alcuni consiglieri; c’erano le autrici della biografia della poetessa, Antonella Gamberoni e Francesca Valletta, accompagnate dalla Professoressa Rosa Tignanelli. E c’era, in ultimo ma non per ultimo, la presenza nobile del Principe Oddone Colonna, che ha messo a disposizione delle biografe un’enorme quantità di poesie ed epistole della poetessa, restituendo così a Petronilla una parte della sua voce perduta. Un piccolo corteo di affetti, studio e riconoscenza: un gesto collettivo che somigliava più a un abbraccio che a una commemorazione.

Quando si esce di nuovo all’aperto, il quartiere torna a brulicare di vita: voci, passi, tavolini, una moltitudine di turisti che si muove come un fiume allegro. Eppure la voce di Petronilla rimane, come un’eco gentile che segue chi l’ha ascoltata. Rimane nei pensieri, nei vicoli, nella luce che scende sulle pietre. Rimane soprattutto nella consapevolezza che anche le vite più tormentate possono lasciare una traccia luminosa, se qualcuno ha la cura di ricordarle.

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