“A febbraio si onorano i defunti”



Condividi su facebook
Condividi
Condividi su whatsapp
INVIA
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su email
Email
Condividi su print
Stampa

 

Celano – “A febbraio si onorano i defunti”: un titolo insolito per l’incontro di giovedì 18 febbraio, organizzato nell’ambito del programma “Fucino 2016. Archeologia a chilometro zero”, dalla Soprintendenza Archeologia della Marsica – Nucleo Operativo della Marsica. In epoca romana febbraio era il mese dedicato alle espiazioni – februa in latino – da cui deriva il nome di febbraio; lo racconta Ovidio nel secondo libro dei Fasti, scorrendo le feste che si svolgono in questo mese.

Le celebrazioni dei defunti duravano nove giorni, dal 13 febbraio – dies Parentales in cui si sacrificava agli antenati – al 21, ricorrenza dei Feralia, nome che deriva dall’usanza di portare (fero) doni. Parva petunt Manes, ricorda Ovidio: i Mani, le anime dei defunti, chiedono poco. Ghirlande, spighe e qualche granello di sale, pane inzuppato nel vino e viole disciolte, tutto contenuto in un vaso di coccio lasciato in mezzo alla strada (Fasti, 2, 535-540). E poi preghiere e parole appropriate.

La Marsica di frequente restituisce segni numerosi ed evidenti di queste usanze, raccontate dagli archeologi che mostreranno, in alcuni casi per la prima volta, le offerte ai defunti e gli oggetti che li accompagnavano, recuperati nei recenti scavi di archeologia preventiva nelle necropoli disposte lungo le sponde del lago Fucino: Ortucchio, Celano Pratolungo e Pratovecchio, Collarmele Renare, Avezzano via S. Andrea e via De Gasperi, San Benedetto – anfiteatro, Lecce nei Marsi – torrente Tavana sono soltanto alcuni dei luoghi dove sono da poco tornate alla luce tombe di epoca romana, insieme a quelle scoperte in precedenza, come nel caso di Aielli stazione e dei suoi letti funerari in osso.

I reperti riescono a ricomporre le storie di uomini e donne, consegnate a noi dopo secoli per poter ricomporre le dinamiche di insediamento della Marsica in epoca romana, a seguito di un’azione di tutela che, negli ultimi anni, ha conciliato esigenze di differente natura. Hermann Borghesi e Francesco Terracciano sono archeologi professionisti e collaboratori esterni della Soprintendenza Archeologia dell’Abruzzo.




Lascia un commento