Oggi, 10 Marzo 2026, l’Italia celebra l’ottantesimo anniversario di una data che rappresenta lo spartiacque definitivo verso la democrazia moderna: il primo esercizio del diritto di voto attivo e passivo per le donne italiane.
Sebbene il diritto di voto fosse stato formalmente acquisito nel febbraio del 1945, fu solo con il decreto emanato nel marzo 1946 che si compì la vera rivoluzione, permettendo alle cittadine non solo di esprimere la propria preferenza, ma anche di essere elette.
Un passaggio fondamentale segnò l’ingresso ufficiale dello sguardo e dell’impegno femminile nei luoghi della decisione pubblica, accanto a quelli maschili.
Il contesto storico di quel periodo era carico di significato: si trattava delle prime elezioni libere dal 1921, indette dopo che la caduta del fascismo aveva finalmente restituito al popolo quella sovranità soffocata per vent’anni dalla dittatura.
Nonostante i timori dei partiti dell’epoca, che ipotizzavano un forte astensionismo o calcoli puramente strategici, la risposta delle italiane fu straordinaria.
Grazie a un’opera capillare di sensibilizzazione portata avanti dalle associazioni femminili, le donne si recarono ai seggi in massa, raggiungendo un’affluenza dell’82% e superando numericamente gli uomini.
Tra il Marzo e l’Aprile del 1946, oltre duemila donne vennero elette nei consigli comunali di circa 5.700 centri italiani.
In quella storica primavera fecero la loro comparsa anche le prime tredici sindache, pioniere che si misero immediatamente al lavoro per curare le ferite di un territorio devastato dal conflitto.
La loro azione si concentrò su obiettivi concreti come la distribuzione dei generi alimentari, la ricostruzione delle strade, l’edilizia popolare e la tutela sanitaria, portando una nuova speranza nelle comunità locali.
Questo lungo percorso di emancipazione trovò poi il suo culmine nei mesi successivi. Il 2 Giugno 1946, le italiane tornarono protagoniste alle urne per il Referendum istituzionale e per l’elezione dell’Assemblea Costituente.
In quella sede vennero elette ventuno candidate, le cosiddette Madri Costituenti, che lasciarono un’impronta indelebile sugli articoli fondamentali della nostra Costituzione.
Ricordare oggi quegli ottant’anni significa riconoscere che la fine dell’oscurantismo antidemocratico e la nascita della Repubblica sono state possibili solo grazie al coraggio e alla determinazione di milioni di donne che scelsero di smettere di essere spettatrici per diventare artefici del destino della nazione.


