Strada dei Parchi, quattro anni di moratoria sulle tariffe hanno fatto salire i costi a carico del Concessionario che ora batte cassa



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Il delegato del commissario Maria Barillà, l’avvocato generale dello Stato, Sergio Fiorentino, avrebbe approntato un PEF che ora Strada dei Parchi deve valutare.

Carsoli – Nel tardo pomeriggio di ieri ha avuto luogo a Carsoli, presso il municipio della città, l’incontro fra i sindaci di Abruzzo e Lazio con la Regione Abruzzo, rappresentata dal sottosegretario De Annutiis. Presente anche il Presidente della provincia dell’Aquila, Angelo Caruso. Il tema, manco a dirlo, quello del rincaro dei pedaggi autostradali che evidentemente, tutti gli amministratori intendono evitare, anche se il piano economico finanziario, il famigerato PEF, non è stato ancora messo a terra.  

La questione della messa in sicurezza è ovviamente l’elemento rilevante del piano. Già da tempo, sulla A24 e A25, sono in corso i lavori di ammodernamento che agiscono in maniera rilevante su diversi viadotti in via di ricostruzione dopo che i vecchi sono stati demoliti. È inoltre in itinere l’installazione di un rete di sensori che grazie alla domotica renderanno possibile il monitoraggio costante di ponti e gallerie.

Il delegato del commissario Maria Barillà, l’avvocato generale dello Stato, Sergio Fiorentino, avrebbe approntato un PEF che ora Strada dei Parchi deve valutare. Le opzioni in ballo sarebbero due: Un piano ordinario che prevederebbe la sola gestione e manutenzione delle infrastrutture, per un valore stimato di circa 3 miliardi, due a carico dello Stato e uno a carico del Concessionario.

L’altra opzione sarebbe quella di un piano straordinario, che inserisce nel PEF anche gli investimenti, per 6 miliardi. Quattro a carico dello Stato e due in capo al Concessionario. Se l’accordo sul PEF non si trovasse, potrebbe tornare in campo l’idea di ridare la gestione dell’autostrada A24 e A25 all’ANAS.

In realtà, fino a una decina di giorni fa, questa seconda ipotesi sembrava essere la più accreditata ma qualcosa deve essere cambiato poiché la seconda ipotesi potrebbe mettere in difficoltà la società Strada dei Parchi, che senza commesse, si ritroverebbe nelle condizioni di dover ricorrere ai licenziamenti.

Tuttavia, proseguire in continuità con l’attuale concessionario, non eviterebbe l’emersione di una criticità rilevante come quella degli elevati oneri finanziari accumulati negli anni da Strada dei Parchi, che stando ad alcune indiscrezioni, sarebbero ormai diventati insostenibili. Si parla di circa quattro miliardi fra costi, debiti ed esposizioni sul sistema finanziario che gravano sulla gestione come una spada di Damocle.

Nella sostanza stiamo parlando di una sorta di Alitalia o MPS in salsa abruzzese. L’ennesimo caso di perdite che in qualche modo, forse qualcuno, vorrebbe socializzare? È del tutto evidente che se si vuole mettere di nuovo a gara la concessione, vanno prima estinti i miliardi di debiti accumulati, altrimenti chi è che va ad accollarsi una concessione pubblica sapendo già in partenza che c’è da ripianare una voragine del genere?

In fondo anche la trattativa fra Unicredit e MEF è saltata per gli stessi motivi. L’istituto milanese era disposto ad accollarsi la banca senese solo a patto che lo Stato mettesse sul tavolo 6,3 miliardi, ovvero la somma che i vertici Unicredit avevano stimato servisse per avere un impatto neutro sul proprio bilancio.

A questo punto, parlare di revoca della concessione a Strada dei Parchi, significa che lo Stato, deve prima mettere mano al portafoglio per saldare i conti, e solo dopo averli ripuliti, potrà rivolgersi al mercato per offrire qualcosa di appetibile. Siamo certi ne valga la pena? In definitiva, il rincaro delle tariffe, è solo una parte di un problema più ampio che, si spera, la politica affronti e risolva, ora o mai più.