Quinta Colonna arriva a Celano per l’allarme sicurezza. Offese a Cecchi Paone in diretta tv. I politici vogliono la pistola ma finiscono nelle inchieste per sfruttamento dell’immigrazione clandestina

Celano. Celano contro Milano, Gianvincenzo Sforza contro Alessandro Cecchi Paone. Il risultato di un imbarazzante battibecco davanti alle telecamere di Quinta Colonna, la trasmissione di Rete Quattro condotta dal giornalista Paolo Del Debbio, è una figura indegna di una città che finora veniva ricordata per lo più per il coraggio e lo spirito combattivo dei suoi cittadini.

E, invece, quello che è venuto fuori nella diretta della trasmissione televisiva, vista da migliaia di persone, è il quadro di una città che non è come è stata dipinta da una decina di cittadini che chiedono a gran voce la possibilità di avere un’arma in casa.

Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di ricostruire nel dettaglio quanto accaduto in questi giorni a Celano.

C’è stata una serie di furti. Episodi che non hanno interessato solamente la città del Castello ma anche Pescina, Aielli, Collarmele, San Benedetto dei Marsi e su tutte, Avezzano. Ad Avezzano ci sono state anche delle rapine in abitazione. Nessuno è sceso in piazza e nessuno ha chiamato Quinta Colonna. Al massimo i cittadini sono andati dal sindaco a chiedere maggiore sicurezza e la disponibilità delle riprese della videosorveglianza comunale, per le indagini delle forze dell’ordine.

A Celano gli episodi sono stati una decina ma a differenza delle altre città si è gridato all’allarme. Ha ripreso piede il Comitato Sicurezza a guida di Ugo Lucio Perrotta, ormai in politica da anni, alle scorse elezioni candidato consigliere nella lista dell’attuale sindaco Settimio Santilli. 78  voti ottenuti.

Si tratta delle liste in cui era candidato anche l’attuale vicesindaco, ex Senatore della Repubblica e attualmente deputato, Filippo Piccone. E quindi l’unica persona che davvero potrebbe parlare in quella che sembra essere diventata una soap opera. Eh già, perché i parlamentari le leggi le scrivono, anche per la sicurezza dei cittadini.

Da qui sono seguiti convegni all’Auditorium, lettere al prefetto in cui si grida all’allarme sicurezza, al fatto che le forze dell’ordine sono “bravissime” ma che non bastano. Da qui sono scattati dei servizi ad hoc coordinati dal comando provinciale dell’Arma dei carabinieri di L’Aquila.

In una settimana a Celano sono arrivati 100 carabinieri. E’ arrivato il nucleo Forestale, il Nas, il Noe e tutti i vigili sono stati messi a lavorare su orari straordinari. Hanno controllato tutto e tutti, hanno ridato sentore di un senso di legalità che a quanto pare in città qualcuno aveva anche dimenticato ma non si sa fino a che punto è stato raggiunto il segno. Fatto sta che al palazzetto sono stati fermati tre ventenni che si erano appena fumati una canna di hascisc. Due sequestri di auto. Uno è il nipote di un eletto dell’amministrazione comunale.

Sul giornale che riceve contributi dal Comune di Celano esce l’annuncio dell’arrivo di Quinta Colonna per l’allarme sicurezza. La notizia era errata. Su Terremarsicane esce la smentita, la trasmissione, infatti, la sera di lunedì 13, non sarebbe stata a Celano. Lucio Perrotta si risente e fa una nota con una lezione di giornalismo su cosa è una smentita sulla stampa. Quinta Colonna a Celano verrà a data da destinarsi. (E’ venuta ieri sera).

L’arrivo dei carabinieri a Celano non è piaciuta a tanti cittadini. Su Facebook, nel gruppo “Non sei di Celano se” cominciano a fioccare commenti contro “carabinieri che fanno le pagliacciate”, “che fermano mamme che portano figli all’asilo e padri di famiglia che si fanno una birra al bar”. La legalità di una società così dipinta è morto. Centinaia di commenti razzisti, lasciati sul web, con un senso di impunità che spaventa davvero. Per i commentatori delle tastiere, della generazione 2.0 ma anche poco più su, la colpa della delinquenza a Celano è dei “marocchini”, sono loro i ladri, gli spacciatori, i devastatori della società. A chi spacciano i marocchini, chi si fuma o tira la droga a Celano, però, non si capisce davvero. I marocchini spacciano ai marocchini? Qualche mese fa un’immensa coltivazione di marijuana è stata scoperta nel Fucino. Il proprietario non era marocchino. Sta in carcere ed è di Luco dei Marsi.

I marocchini che spacciano sono tantissimi, gli italiani che si drogano sono altrettanti. Sono tanti pure i marocchini che vanno a lavorare a Fucino alle 4 di mattina al posto di chi nel 2017 le mani con la terra non se la vuole sporcare più. Belle le foto dei nostri nonni in mezzo ai trattori alle strade che da 1 arrivano a 40. Ora i reportage che si fanno a Fucino si fanno per il caporalato, per gli immigrati sfruttati come schiavi, senza dignità. I celanesi manco i cani ci portano a dormire ai ruderi in mezzo a Fucino.

“Siamo stati lasciati soli, indifesi, depressi, demoralizzati, sempre più poveri, sempre più tassati e fiscalmente controllati, solo perché non c’è da lucrare sulla nostra difesa, solo perché non siamo arrivati in Italia con i barconi, solo perché abbiamo qualche lontano parente che ha reddito, anche se poi noi non abbiamo i soldi per pagare le tasse che qualcuno ‘se magna’, non abbiamo i soldi per pagarci gli avvocati, o le bollette, o i buoni mensa o lo Scuolabus… Ma noi cittadini onesti CHE C..ZO SIAMO DIVENTATI… Facciamo valere i nostri diritti a tutti i costi, tuteliamo chi, con animo, coraggio e sacrificio si alza la mattina alle 5:00 per andare a lavorare per € 50,00 e basta giustificare o coprire chi rientra alle 5:00 di mattina con € 500,00 in tasca senza aver sudato”. Queste sono le parole di Ugo Lucio Perrotta apparse su Marsicalive il 13 novembre 2015.

Un anno dopo, il 13 settembre del 2016, esce un’inchiesta su Report- Age della giornalista Maria Trozzi dal titolo: “Truffa e clandestinità: fino a 11 mila euro per entrare in Italia e lavorare, per finta, in Marsica”.

Ugo Lucio Perrotta è un indagato.

A pagina 14 dell’avviso all’indagato della conclusione delle indagini preliminari si legge che è finito nei guai “per aver materialmente venduto i nulla osta a El Hartaoui Aziz e El Hartaoui Adil a quattromila euro cadauno, ricevendo la somma da Bouaam Nourreddine, interessato per il pagamento dal predetto Boutalibi Radouane”.

Tema dell’inchiesta a cura della Squadra Mobile dell’Aquila: Ingresso e soggiorno in Italia senza scadenza con tanto di lavoro in Abruzzo, occasione unica e piuttosto costosa per alcuni marocchini disposti a sborsare da 6 mila a 11 mila euro per un Nulla osta che consentiva di restare, senza problemi, a lavorare in Marsica. Il documento per raggiungere la Penisola era venduto a caro prezzo per il tramite di alcuni connazionali assoldati da certi agricoltori del Fucino impegnati, su carta, ad assumere i migranti che in Marocco dovevano prepararsi seguendo dei corsi europei. Le richieste di manodopera datori di lavoro fucensi, saldate al nulla osta, permettevano di entrare nello Stato italiano.
Furono 24 gli avvisi di garanzia, tra l’Italia e il Marocco, emessi dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, David Mancini, così come scritto dalla giornalista Trozzi, a conclusione delle indagini preliminari sull’organizzazione composta da marsicani, napoletani e marocchini accusati di truffa e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Vinto il bando europeo con il progetto Integra, l’associazione Mondo a colori, costituita nel 2002 ad Avezzano e socia del Gruppo di azione locale Gran Sasso Velino, avrebbe dovuto organizzare i corsi in Nord Africa, finanziati con fondi pubblici europei e così garantire ai partecipanti il diritto di prelazione per l’ingresso e la permanenza in Italia.

Sono quasi certa che nulla di tutto questo era a conoscenza dei giornalisti di Quinta Colonna. Anche perché la giornalista col microfono in mezzo ai celanesi per “l’allarme sicurezza” ha parlato di furti a raffica, due al giorno. I dati ci sono, ce li hanno le forze dell’ordine e ogni anno vengono diramati anche in una conferenza stampa pubblica in commissariato, ad Avezzano. I furti non sono aumentati. Sono nella media degli altri anni.

Tra i celanesi Gianvincenzo Sforza, con sotto l’ascella il giornale sovvenzionato dal Comune di Celano, con soldi pubblici quindi, oltre agli sponsor provati. Giornale pagato dai celanesi, edito dal figlio Stefano, di cui è direttore responsabile il portavoce del sindaco. Rivolgendosi ai milanesi che pattugliano le strade della città con torce e bastoni Sforza li ha invitati a mettersi il bastone in quel posto dove anche chi era in studio sapeva bene come fare.

Risultato: la giornalista sgrana gli occhi, Cecchi Paone si risente, purtroppo troppo educatamente, e si limita a sottolineare la scorrettezza e la cafonaggine di chi dice una cosa del genere. Nel frattempo dall’altro lato Sforza continua a gridare che quando i malviventi entrano in casa e violentano le nostre donne, allora sì che ne staremo a riparlare.

Tra i celanesi con le carte in mano perché vogliono armarsi contro i malfattori, c’è anche Flavio Cotturone, poco più che 18enne, coordinatore del locale “Noi con Salvini”, del gruppo giovani. Anche lui vuole una pistola per sparare ai ladri. In studio Matteo Salvini che dice cose che “non fanno un piega” e cioè che se una persona viene svegliata in piena notte da un rapinatore, dentro la propria casa, ha diritto a difendersi. Ma davvero è tanto difficile capirlo? Ha ragione anche su un’altra cosa. Che la legge che tutela la legittima difesa in Italia va rifatta. Ciò che preoccupa qui è un’altra cosa però. Le leggi le scrivono i politici.

Le scrive chi viene votato per andare in un parlamento a rappresentare i cittadini, si chiamano elettori. Se a parlare agli elettori sono i politici che vogliono la pistola per sparare alla gente ma poi vendono i permessi di soggiorno agli extracomunitari per portarli in Italia e lasciarli a fare niente e probabilmente a delinquere, c’è qualcosa che nell’ingranaggio si è rotto.

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