Papa Francesco ad Assisi, per il giorno del Transito

La giornata del 3 ottobre in cui Papa Francesco, è stato ad Assisi per firmare l’Enciclica “Fratelli tutti” sull’altare della tomba di San Francesco, ci invita a riflettere sulla figura del Poverello di Assisi che ha fatto della sua vita un inno all’amore fraterno e alla bellezza del Creato. Mai come oggi, nell’era della pandemia Covid-19, il messaggio del Santo si riempie di significato esistenziale. In una narrazione colma di tenerezza che ci aiuta a non smarrirci nel così detto “distanziamento “per ritrovare nel viaggio apostolico le radici di una stessa umanità.

Nella confusione mediatica dei messaggi l’Enciclica del Pontefice rivela l’intreccio di fili  con cui siamo collegati gli uni agli altri nella ricerca del bene comune. In una società narcisistica dove l’apparire sui “social” spesso annienta nel nichilismo etico e morale i valori della cittadinanza attiva, creare relazioni empatiche con l’altro significa guarire dal desiderio di primeggiare calpestando gli ultimi nelle periferie dell’emarginazione. Impegnarci per dare vita a un mondo più giusto, pacifico e sostenibile significa superare nel dialogo le divergenze ideologiche, etniche e culturali per ridisegnare una nuova dignità per tutti e per ognuno.

Sulle orme di Francesco, fautore dell’incontro con il mondo islamico nel tempo delle Crociate, considerare Santa solo la pace significa stabilire una priorità nella ragion pratica, come direbbe Kant sulla solidarietà tra i popoli. Anche Dante, sommo poeta, diceva che la cura all’egoismo individuale e sociale è nella “Carità”. Continuando a guardare ciò che divide nella competizione al successo “si pensa di poter rimanere sani in un mondo malato”. L’Enciclica “Siamo tutti fratelli” porta la speranza di un domani migliore, nell’isolamento surreale del tempo segnato dal lockdown, con l’annuncio della fraternità e dell’amicizia spirituale.

 

San Francesco.
Spezzati dalla ruggine i catenacci e le serrature
Le mura feudali si aprono ai vigorosi germogli
Della libertà.
Ora che una miriade di ragnatele ha circondato
Gli scaffali dei libri, il pensiero costruisce
Le teorie dei viventi.
Al di là delle siepi del biancospino
Mentre il buio della notte ha occultato
Con l’infinito i merli del castello,
Un santo si immerge nella penombra evanescente
E attende fiducioso l’alba.
Il giorno finalmente comparso
Nel biondo delle messi trasformò
Le nubi in masse scintillanti e chiamò
Gli animali.
L’Aquila maestosa e il lupo,
La farfalla e il coleottero,
La tortora e il passero
Si unirono in tacito accordo
Per ascoltare la pace
Dell’umile Francesco.

   di  Maria Assunta Oddi