LFoundry, i sindacati accusano i vertici dell’azienda di voler far morire lo stabilimento per consunzione



Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su print

«Perché le persone vanno via e non si fa nulla per farle rimanere? Anzi, le si accompagna all’uscita in malo modo trattenendo loro i soldi del preavviso. Nessun piano per rimpiazzare il personale tecnico.»

Avezzano – In un comunicato congiunto, le organizzazioni sindacali, Fim, Fiom, Uilm, Failms e Rsu, esprimono il loro disappunto per il rinvio di un tavolo di confronto che secondo gli accordi di ottobre, si sarebbe dovuto tenere a metà novembre, ma che, all’ultimo momento, l’azienda ha fatto slittare al 15 dicembre.

«Si era capito sin dal suo arrivo che il nuovo AD non gradiva affatto il confronto con i rappresentanti dei lavoratori, non perché le dinamiche sindacali vedono spesso momenti di stasi o di tensione che portano via tempo bensì perché, come i fatti dimostrano, non vuole gestire l’aspetto che richiede di rendere conto delle cose che fa ai lavoratori, alle loro famiglie e al territorio in cui l’azienda si trova.»

Inizia così la nota rilasciata dal Sindacato ai media in questi giorni. Nelle righe che seguono non si può non percepire il senso di frustrazione e la rabbia dei lavoratori, che vedono un patrimonio fatto di conoscenza ed esperienza depauperarsi ogni giorno di più, a causa, secondo loro, di un disinteresse voluto, da parte dei vertici aziendali.

«La responsabilità sociale d’impresa è soprattutto questo, peccato che qualcuno lo ignori volutamente. Ad inizio ottobre abbiamo formalmente richiesto un incontro con la direzione aziendale e ci è stato proposto di vederci a metà novembre, a distanza di più di un mese. Qualche giorno fa è arrivata una rettifica: l’incontro viene posticipato a dopo il 15 dicembre ma la data effettiva verrà comunicata prossimamente.

Nessuna indicazione sul perché di questo rinvio. Probabilmente l’AD ritiene di non avere tempo da perdere con il sindacato che chiede e rivendica ma, tant’è, lo prevede la Legge, quella che non c’è, almeno in questa forma, in quel posto del mondo diventato fucina di uomini soli al comando, che lì vanno per poi tornare forti e prepotenti, uomini che sanno loro cosa fare.

Guardatevi intorno, quanti colleghi bravi e con tanta esperienza non ci sono più? Ricordiamo ancora le parole del blasonato rappresentate della proprietà durante la presentazione della nuova società: potevamo costruire un nuovo fab in Cina, a costo zero, ma non avremmo avuto personale preparato, abbiamo scelto voi perché il bene più prezioso è il vostro know-how.

Allora perché le persone vanno via e non si fa nulla per farle rimanere, anzi, le si accompagna all’uscita in malo modo trattenendo loro i soldi del preavviso? Nessuna controproposta a chi va via, zero assoluto, nessun piano per rimpiazzare il personale tecnico e chissà, forse quel denaro confluisce nei lauti bonus che circolano tra pochi eletti. Abbiamo la sensazione che si voglia far morire questo posto per consunzione, non prima, ovviamente, di aver ottenuto gli utili prefissati.

In un mondo in pieno fermento per la difficoltà nel reperimento di dispositivi a semiconduttore, con aziende che siglano intese e si riposizionano sul mercato con forti investimenti, anche statali, noi navighiamo a vista, disinteressati a quanto accade, come se tali fenomeni non riguardassero il nostro mercato di riferimento, attenti solo a non avere legami…

Attenzione però, non dimentichiamo che in questa azienda abbiamo un discreto numero di dirigenti, ex azionisti ed ex AD che condividono le medesime responsabilità di chi guida, a loro tocca consigliare, assecondare ma anche controllare. Nessuno di costoro potrà dire “non ho deciso io”.»