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Home » Attualità » LA STORIA/ «Mi dicevano ‘Non ce la farai mai’ e invece ecco la mia laurea specialistica». Beatrice Palluzzi si racconta: «Sono disabile e ora sono una psicologa»

LA STORIA/ «Mi dicevano ‘Non ce la farai mai’ e invece ecco la mia laurea specialistica». Beatrice Palluzzi si racconta: «Sono disabile e ora sono una psicologa»

Ha 28 anni ed è di Carsoli. Non si è mai tirata indietro e oggi può dire di avercela fatta. Grazie a pochi, che hanno creduto in lei. Ora manca solo una cosa: una struttura che la accolga per un tirocinio
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Carsoli. Quando la forza, il coraggio, l’audacia e la determinazione sono racchiuse in una sola persona. E’ la storia di Beatrice Palluzzi, 28enne di Carsoli, che convive dalla nascita con una disabilità motoria e, purtroppo, con una sedia a rotelle.

A causa di una malattia non pochi sono stati i problemi che ha dovuto affrontare nel corso della vita.

“Pur non essendo tale venivo etichettata come una persona che non era in grado di fare niente. A scuola mi hanno sempre fatto seguire un programma semplificato, differenziato, fino a quando a 16 anni mi sono ribellata, con l’appoggio della mia insegnante di sostegno, che mi ha dato fiducia e mi ha fatto capire che ero in grado di fare quello che facevano tutti i miei compagni”, racconta così Beatrice.

E dal quel giorno, minacciando di non andare più a scuola (in fin dei conti sarebbe stato come restare a casa), le cose iniziarono a cambiare.

Bea, così la chiamano i suoi amici, riesce quindi a superare l’esame di maturità e decide di iscriversi all’università. Non una a caso, ma alla Facoltà di Psicologia dell’Aquila:

“E’ sempre stato il mio sogno da che ero bambina, poi la mia convinzione è cresciuta quando una psicologa mi ha aiutato ad affrontare il periodo in cui mi trattavano come diversa e ho pensato che, anche grazie alla mia esperienza, potessi aiutare chi si trovava nella mia stessa condizione”.
Purtroppo però, Beatrice ha incontrato difficoltà e pregiudizi anche all’università, professori che si meravigliavano della sua presenza lì, che le chiedevano come le fosse venuto in mente di intraprendere quel percorso o che si sono rifiutati di accoglierla per permetterle di svolgere il tirocinio prima della laurea specialistica.

“Io con la gente come te non ci lavoro”, “Non ce la farai mai”, queste le frasi denigratorie che Beatrice ha dovuto subire nel corso degli anni, quasi come a colpevolizzarla per una disabilità motoria della quale lei non ha alcuna colpa, invece di incentivarla a realizzare il suo sogno.

Alla fine contro tutti e tutto e con l’aiuto delle tante belle persone che le sono state accanto, tra cui i tutor che l’università le aveva assegnato, Beatrice è riuscita a laurearsi, alla triennale prima, e alla specialistica poi, in “Psicologia clinica e della salute”, sconfiggendo l’idea di tutti coloro che pensavano che non ce l’avrebbe fatta. Un traguardo importante, da cui partire, però.  Ora Bea aspetta solo di entrare in una struttura che l’accolga per farle svolgere il tirocinio di un anno, sperando che le discriminazioni e i pregiudizi l’abbandonino per sempre, come le innumerevoli barriere architettoniche con cui un disabile, purtroppo, è costretto ad avere a che fare quotidianamente.

Una battaglia costante quella che Beatrice e tutti i membri dell’associazione “Carrozzine Determinate” portano avanti da anni e grazie alla quale è riuscita ad ottenere l’istallazione di una pedana che le ha permesso di presentarsi agevolmente dinanzi alla commissione di laurea per discutere la tesi, cosa che invece non era accaduta il giorno della laurea triennale.
“Farsi valere, battersi per i propri diritti, non farsi classificare solo perché si è disabile. Non è detto che una disabilità escluda tutto, anche con difficoltà, si può pensare di condurre una vita normale, perché la disabilità non è data solo dalle problematiche oggettive che una persona ha ma anche dalle barriere architettoniche e culturali che ci limitano quotidianamente”, questo il messaggio che Beatrice Palluzzi vuole inviare, a tutti coloro che vivono difficoltà e cercano la forza per ribellarsi. Una storia che fa riflettere ma che ci lascia con la speranza che, con l’impegno e il buon senso di ognuno di noi, e perché no, anche delle istituzioni, le cose possano cambiare e migliorare, auspicando di offrire normalità a chi la cerca ma non la trova per colpa delle scelte altrui.

 

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