La fontana 7.48 darà una nuova immagine a Piazza Risorgimento



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Avezzano –  Nella scorsa conferenza stampa, indetta dall’ Amministrazione Comunale, è stata presentata l’iniziativa della riqualificazione di Piazza Risorgimento attuando il progetto vinto dall’ing. Giancarlo Cardone. Il progetto di riqualificazione nasce come progetto vincitore di un concorso di idee nazionale indetto, nel 2013, dal Comune di Avezzano. Gli esiti sono poi stati pubblicati nell’aprile 2014. La commissione del concorso fu a dir poco autorevole, presieduta dall’ arch. Giovanni Carbonara, tra i massimi esponenti nel restyling in Italia e nel mondo.

Il  progetto già all’epoca fece sorgere delle polemiche pur non avendo, in molti, ben chiare le linee guida del piano di lavoro. A tal proposito è stata richiesta all’ideatore un’intervista  per fornire, tramite questa testata giornalistica, spiegazioni più chiare ed esaustive.

Ing. Cardone il suo progetto è di realizzare una nuova immagine di piazza Risorgimento, un’immagine innovativa che può lasciare  perplessi; come ha pensato di  ricostruire il passato in chiave moderna?

Il progetto rispondeva a quelli che erano i criteri del bando, che all’epoca fu abbastanza dettagliato, dando le indicazioni su quella che poteva essere la vocazione dell’area. Chiedeva esplicitamente di fare riferimento al territorio, alla simbologia ed anche alla memoria. Fare riferimento alla memoria e a un territorio, relativamente recente come quello di Avezzano, è un’ impresa ardua perché è ovvio che la nostra è una città che dopo il 1915 riscopre nuove radici. Radici  che però sono brutalizzate in quanto all’epoca fu fatta una operazione abbastanza imponente e invasiva,  si fece di fatto una new town. L’Avezzano che conosciamo oggi fu progettata ex novo su carta. L’ing. Bultrini, che fece le sue valutazioni all’epoca in modo del tutto autonomo, ha stabilito quali dovevano essere gli assi viari principali, quali dovevano essere le polarità all’interno di questo agglomerato Non è stata una realtà costruita nel tempo come può essere Tagliacozzo, noi non abbiamo questa stratificazione della città. Abbiamo una città nuova che pochi in realtà conoscono, la maggior parte ignora come sia sorta  Avezzano.  Il richiamo al terremoto è un richiamo doveroso, in quanto segna un punto di fine di quella che era la stratificazione, la storia fino a quel momento, ma a sua volta anche un punto di partenza.”.

Quali sono gli elementi che nel progetto portano a identificare l’unione del passato nella proiezione nel futuro?

L’unione viene dalla chiave di lettura, in qualche modo rivisitata, di stigmatizzare l’ora del terremoto del 1915. La fontana si trasforma in un orologio fermo all’orario 7.48 di quel terribile momento.”

Da cosa è data la sicurezza che sia proprio le 7.48 l’orario della distruttiva scossa e non le 7.52, come spesso si ritiene?

Si, in effetti, ci sono due diversi fronti di opinione. 7,52 è l’orario maggiormente divulgato, presente anche su Wikipedia, citato anche  nel catalogo dei terremoti dell’INGV. Va fatta una premessa, per i terremoti storici, nei quali non abbiamo la strumentazioni di oggi, è difficile stabilire un orario con una precisione chirurgica, si consideri che, nonostante la tecnologia avanzata, negli eventi sismici ancor oggi ci sono discordanze di rilevazioni.  Le 7.48 si evince da una fonte diretta.  Un telegramma del pro Sindaco di Tagliacozzo che inviò al Ministero degli Interni per la richiesta di soccorsi, Quindi nel dubbio, dovendo sceglierne uno, opto per il più credibile.  Comunque l’orario è stato citato anche in un verbale della Camera dei Deputati in una udienza che vi fu nel marzo del 1915, ove i deputati marsicani fecero un’interrogazione parlamentare lamentando il ritardo con cui furono condotte le operazioni di soccorso. Nel lamentare il ritardo, a testimonianza, citarono proprio il telegramma del pro sindaco  per evidenziare che il Ministero degli Interni era già a conoscenza del sisma avvenuto alle 7.48.”.

Un progetto molto ampio, un l’elemento più importante  che ricorre alla memoria è il prosciugamento del Lago, come inserisce  questo nella sua  opera ingegneristica?

Fa parte della nostra storia, giustamente,  la presenza o la non presenza del lago, questo elemento viene fortemente richiamato all’interno della fontana, perché oltre a rappresentare l’orologio fermo alle 7.48, in realtà,  c’è  tutta una serie di simbologie e richiami semantici a quella che è l’aspetto più vitale della nostra economia legata al Fucino, lo si riscontra con le lancette delle ore. Esse danno  un orientamento geografico all’interno della fontana, rappresentano i tre affluenti principali del Fucino, sono degli elementi scultorei in acciaio corten inclusi nella nuova struttura. Così come gli affluenti alimentavano il lago,   così l’acqua riversa, in una cascata, tutta la sua portata su una vasca di nuova realizzazione, che vuole richiamare il lago, un elemento di vitalità non solo rappresentato dall’acqua.  Proprio  questo è il contrasto che si viene ad istaurare tra la memoria, la rinascita e la vitalizzazione.  La fontana è divisa in due settori: uno la fontana storica che tutti conosciamo, con le acque quiete, custode della memoria, l’altro invece l’ampliamento che rappresenta la rinascita, lo slancio,  ed è caratterizzata da giochi d’acqua, da colori, entrambi particolarmente e altrettanto vivaci. E’ qui  che s’ innesca il dialogo ma anche il contrasto dialettico  tra le due.”.

Ricordo che nel progetto c’era anche l’inserimento di una parete d’acqua, cosa vuole rappresentare?

La parete, che è costituita dalla cascata, non fa altro che richiamare il riversare  dell’acqua degli affluenti verso il lago, questo gorgoglio così clamoroso ha una certa assonanza con i sistemi acquedottistici anche storici come quelli dei cunicoli di Claudio, pur avendo questo un altro scopo. E’ la corrispondenza armonica il richiamo più che quello diretto e metaforico.”.

Questo progetto va ad intaccare la pavimentazione della piazza e le panchine, o ci sarà una trasformazione radicale?

Una trasformazione abbastanza radicale ci sarà, in realtà le aree di passeggio rimangono inalterate. La fontana, nonostante subisca un ampliamento passando dagli attuali 120mq. ai 300mq. finali, di fatto lascia integra  l’intera fascia di passeggio dai marciapiedi del versante est di via Corradini fino al versante ovest. La vasca di nuova realizzazione  segue l’allineamento delle facciate presenti sulla via. La fontana in realtà viene sagomata su quelli che sono i flussi principali, e subisce un vero e proprio taglio nella sua conformazione, allineandosi anche alle facciate di Corso della Libertà. Chi proviene da questa via avrà un fluire continuo fino all’interno della Piazza Risorgimento ed anche oltre.”.

Quindi l’interno della Piazza resta inalterato?

Si, rimarrà inalterato. Il primo step è la sistemazione della porzione superiore della piazza con la fontana, ci saranno sicuramente degli step successivi in quanto l’Amministrazione si è dimostrata propensa a dare una demo di pedonalizzazione, per quanto riguarda il tratto di via Corradini antistante la Piazza Risorgimento.”.

Sono passati tre anni da quando sono usciti gli esiti del concorso era il 2015, rivedendo il progetto con la maturità professionale di oggi, modificherebbe qualcosa?

Devo dire, dal mio punto di vista,  oggi trovo che il progetto rimane del tutto  coerente a quelle che erano le esigenze all’epoca palesate  dall’Amministrazione nel bando, e a quelle che sono le mie personalissime convinzioni. Che poi come ogni progetto possa avere un rovescio della medaglia, vale a dire che possa piacere o no, che possa essere condiviso o no, questo è naturale. Qualsiasi progetto di ampio respiro porta con sé queste problematiche.”.

Prima abbiamo parlato di contrasto tra la visualizzazione moderna e a quella dell’attaccamento alle radici del popolo marso, il progetto va a sminuire la figura così imponente della cattedrale?

Nella realtà dei fatti non ci sarà un vero contrasto per quanto riguarda la fontana, anche se a qualcuno possa sembrare elemento estraneo inserito con estrema violenza. In realtà ci sono due aspetti fondamentali, il primo è che la vasca preesistente non è stata per nulla alterata, e secondo non subisce alcuna modifica, anzi è stata potenziata, riqualificata anche con il sistema di illuminazione. Per quanto riguarda invece la cattedrale, che è l’aspetto fondamentale, ci sono due considerazioni da fare: la fontana così composta parte dalla focalità della cattedrale stessa, nel senso che non è la cattedrale a fare da sfondo alla fontana ma viceversa,  tant’è vero che il punto di composizione, vale a dire il punto di vista dell’intera composizione è proprio la cattedrale. Il famoso orologio fermo alle 7.48 è possibile apprezzarlo dalla scalinata, il che significa che non é la fontana al centro di sé stessa e della piazza, ma è la chiesa il punto focale da cui parte il tutto. Fra le considerazioni fatte a l’epoca c’è proprio quello di creare un filtro tra la cattedrale e lo spazio urbano, se vogliamo profano, che mediasse il passaggio che avviene attraverso acqua e luce,  elementi chiari, potenti e forti di richiamo alla cristianità. Pertanto, sottolineo che la cattedrale è il fulcro della composizione e la fontana ha  lo scopo di potenziarne l’immagine ampliandola in uno specchio d’acqua che come tale riflette la costruzione sacra.”.

Quando è previsto l’inizio dei lavori?

“Le fasi del progetto prevedono, nel mese di novembre, le indizioni della gara d’appalto per poi avere l’aggiudicazione definitiva a febbraio o ai primi di marzo. I lavori dovrebbero iniziare con la primavera e concludersi, con l’inaugurazione, all’inizio dell’estate.”

La chiameremo Fontana 7.48?

“L’opera non è del progettista ma della città e saranno i cittadini a chiamarla come meglio credono.”




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