Il camoscio piu’ bello del momdo cambia nome



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Opi – Ad Opi il giorno 23 luglio 2016, nella sala Consiliare, si è tenuto un convegno dal Titolo: “STATUS DI CONSERVAZIONE E SANITARIO DELLA POPOLAZIONE SORGENTE DI CAMOSCIO E IL CONTRIBUTO DATO AL SALVATAGGIO DELLA SPECIE”.

Il convegno, organizzato da Legambiente ha visto la partecipazione di alcuni ambientalisti, per verità non molti e poco pubblico a dire il vero, in sala erano presenti poche persone, assente il pubblico, quindi più di un convegno si potrebbe parlare di un incontro tra ambientalisti.

Tra i presenti il Presidente del Parco CARRARA, il Presidente della Comunità della Comunità del Parco DI SANTO, il Sindaco di Opi PAGLIA e il Commissario del Parco Regionale Velino-Sirente PACE e NICOLETTI di Legambiente.

Il Sindaco ha parlato dell’area del Comune di OPI Val Fondillo, ha confine con la Costa   Camosciara, la prima area concessa da Comune di Opi per la nascita del PARCO  D’ABRUZZO, e si è auspicato che l’area faunistica del Camoscio di Opi, possa divenire un’area di studio per il Camoscio, insomma un’area scientifica per lo studio del Camoscio.

Il responsabile di Legambiente ha detto: “con l’Ente Parco abbiamo sempre lavorato in armonia e vogliamo aprire una nuova fase per celebrare il 25esimo della nostra attività” grazie a centri di OPI-FARINDOLA, ed altri centri del camoscio.

Si è soffermato a dire che il giorno 29 luglio ( di ogni anno ), dovrà diventare il giorno del camoscio, a cominciare proprio dal 29 prossimo quando a Farindola ci terrà la prima giornata dedicata al camoscio.

Va detto per doveri di cronaca, che i camosci del Parco della Miella, sono partiti proprio da Opi, ed anche quelli del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga.

Un accenno al Parco del Velino-Sirente e al Parco della Costa Teatina, che non trovano secondo Legambiente, la soluzione capace di farli decollare, responsabilità, attribuita in parte alla politica Abruzzese, quindi conclude che la Regione verde d’Europa, non trova le soluzioni capaci di far decollare i due innanzi citati.

E’ la volta poi della responsabile del centro scientifico dell’Ente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che illustra lo studio effettuato sul Camoscio d’Abruzzo, aggiungendo, che il Camoscio del Parco d’Abruzzo negli anni è stato trasferito, per il ripopolamento di quelle aree nella MAIELLA, DEL GRAN SASSO, NEI SIBILLINI E NEL VELINO.

Nella zona Parco, invece, il Camoscio si è espanso sul monte Marsicano, e sulle Mainarde, e naturalmente nella zona da sempre abitata, l’ALTO SANGRO, raggiungendo il numero di 2413 unità, se non di più.

Lo studio partito dagli anni 1970, ha dato i risultati citati.

Si è soffermata anche a parlare delle cause di mortalità, che non riportiamo ma che qualche problema, hanno sollevato, tra gli allevatori e il Parco.

E’ stata poi la volta, del Commissario (non Commisaria) del Parco Velino-Sirente, Annabella Pace, che si sofferma ha parlare del ruolo dei Ministeri chiamati ad esprimersi sulle questioni di salvaguardia dell’Ambiente e salvaguardia dell’Uomo: Ministero della Salute, Ministero dell’Ambiente e Ministero dell’Agricoltura circa il futuro dei Parchi, del futuro.

Antonio Di Santo, Presidente della Comunità dell’Ente Parco ha parlato delle  popolazioni  del Parco le quali, sono state capace di salvaguardare il Camoscio e di fare Turismo soffermandosi poi ha parlare del regolamento pascoli approvato recentemente.

Vito Consoli della Regione Lazio affronta un altro argomento e cioè quello dello ampliamento delle aree protette, che secondo il suo pensare possono essere pericolose, in quando, menziona il Lupo, può raggiungere anche le città; conclude però che la Regione Lazio vuole partecipare alle iniziative da prendere in futuro.

Altri, della “Carovana del Camoscio Appenninico” sono intervenuti nel dibattito, ognuno portando la propria esperienza vissuta all’interno di Legambiente.

Ultimo a prendere la parola il Presidente del Parco Antonio Carrara, che accenna alla morte dell’Orsa Morena, rilanciando gli attacchi che stanno ricevendo per la scomparsa dell’orsa dicendo che sono ingiustificabili e poi ha parlato della strada asfaltata, oggetto in questi giorni di tensione e trattasi della strada per la Vallelonga.

Ringrazia Legambiente del lavoro svolto e dice che il sistema delle aree protette, non è collegato con le aree faunistiche del Camoscio, occorre quindi riaffermare le ragioni della conservazione dell’ambiente.

La montagna è completamente abbandonata e l’introduzione del Camoscio nelle altre aree è stato un successo, quindi ben venga il 29 luglio dedicato al Camoscio.

Quindi il Camoscio d’Abruzzo, il più bello del Mondo, diverrà il Camoscio dell’Appennino.

OPI LI, 24 LUGLIO 2016                                   ANDREA DI MARINO

 




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