Guerra aperta fra LFoundry e RSU che denuncia di non essere riconosciuta nel suo ruolo di rappresentanza



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Avezzano – In una nota diffusa alla stampa, la RSU di LFoundry ribadisce la linea dura nei confronti dell’azienda accusata di bypassare il sindacato con una protervia che la porterebbe a rapportarsi direttamente con i dipendenti senza tenere nella dovuta considerazione i così detti corpi intermedi.

L’assenza di dialogo con la proprietà, l’assenza di informazione sul piano industriale e sulla tenuta occupazionale, la continua fuga di personale dallo stabilimento e la precarizzazione dei ruoli tecnici, oltre alle preoccupazioni per la salute dei lavoratori e quelle per la sicurezza del sito, sarebbero tutti elementi che portano a reiterare lo stato di agitazione.

La cessione a Sparc EU GmbH di varie attività, fra cui le vendite, il marketing e la progettazione, già nella controllata tedesca, oltre che la funzione customer relationship management, non rassicura la RSU che al contrario, ritiene lo stabilimento di Avezzano fra quelli potenzialmente in lizza per l’attribuzione di una linea di produzione.

«È grave che le scelte siano fondate sull’unica discriminante della razionalizzazione economica senza alcuna valutazione di natura qualitativa. Non rassicura neanche l’annuncio dell’introduzione di diversi dispositivi power nel prossimo futuro poiché non vi è alcuna garanzia che verranno prodotti in Italia, ad Avezzano, dove non vi sarebbero comunque macchine idonee sufficienti.»

È uno dei passaggi del comunicato attraverso cui il sindacato rimprovera l’azienda per il ricorso strumentale alle giustificazioni legate all’aumento dei prezzi dovuto alla penuria di materia prima. Per la RSU si tratterebbe di scelte mirate a rallentare volutamente il rifornimento di silicio, perché adeguate scorte di magazzino, fatte per tempo, avrebbero consentito di mitigare l’impatto sui costi di approvvigionamento.  

I rappresentanti sindacali non ci stanno nemmeno a far passare il fenomeno dell’assenteismo come ragione sventolata dall’azienda dell’ulteriore aumento dei costi per il personale, dovuto al ricorso obbligato ai lavoratori interinali. «Singolare affermazione da parte di una proprietà che non vuole discutere di carichi di lavoro e contratti di espansione e che mette in ferie forzate i dipendenti!»

Lo scontro si allarga anche sui numeri degli abbandoni e delle uscite di personale dallo stabilimento. Sarebbero 110 unità per l’Amministratore Delegato contro le 173 dichiarate dal sindacato. Per tagliare la testa al toro, l’RSU s’è avvalsa delle visure camerali da cui si evince che nel 2019, LFoundry aveva alle proprie dipendenze 1471 lavoratori.

Oggi i dipendenti sono 1311 con un saldo negativo di 160 persone, a questi vanno aggiunti i 60 lavoratori interinali allontanati dopo tanti anni di servizio, in assenza di stabilizzazione. L’RSU sottolinea che anche gli interinali erano lavoratori di LFoundry, il che fa lievitare il conto a ben 220 posti di lavoro persi.

«Sconvolgono i costi di gestione e del lavoro descritti che, se letti in relazione al fatturato dichiarato, e in assenza del quadro completo, descriverebbero una azienda in default! Oggi più di ieri abbiamo bisogno di fare luce sui paradossi di LFoundry e non possiamo farlo da soli.»

Questa la chiosa del comunicato che termina con il ringraziamento della RSU alle lavoratrici ed ai lavoratori che, continuando a disertare gli incontri diretti con l’azienda, oltre a dar luogo ad una forma di protesta nei confronti della proprietà, esprimono piena fiducia nei loro rappresentanti.