Fim-Cisl “… E venne il giorno del Giudizio per la Olicar di Brà!”



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Avezzano – “E’ stata una storia che ha dell’assurdo, quella che ha visto contrapposta la forza spudorata di una ex Società per Azioni, la Olicar, appunto e, i lavoratori assistiti dalla FIM-CISL” dichiara in una nota stampa Antonello Tangredi, segretario Fim-Cisl.

“Arrivò nella Nostra Provincia a gennaio del 2013, dopo aver vinto una gara d’appalto pubblica, per la manutenzione elettrica – termoidraulica ecc., con il ribasso di oltre il 30%, rispetto alla delibera della ASL della fine del 2011; aggiudicazione della gara che, di per se, avrebbe dovuto far accendere i riflettori da parte della Direzione Generale ASL, su come fosse possibile ciò ma, stando ai fatti di “oggi”, la ASL, se ne guardò bene dal farlo.

In luogo del contratto dei metalmeccanici, la Olicar, impose quello del Multiservizi che, notoriamente è meno oneroso per le ditte e, più povero per le tasche dei lavoratori.

La resistenza dei lavoratori al cambiamento del c.c.n.l., durò una giornata, il tempo di far arrivare ad Avezzano, altrettanti lavoratori da Roma e noi, li, a trovare le soluzioni: assemblea su assemblea, per dire si o no al ricatto della Olicar.

Alla fine, obtorto collo, i lavoratori vestirono la tuta della Olicar e iniziarono il calvario, con la chiara promessa che, “prima o poi gliel’avrebbero fatta pagare!”.

Dopo pochi mesi di pagamenti puntuali, arrivarono i primi intoppi sulle retribuzioni e, di li a poco, i primi incontri in Prefettura per affrontare le questioni nodali dell’appalto stesso, non rispettato dalla Olicar, dagli stipendi non pagati alla Sicurezza nei luoghi di lavoro ecc., fino ad arrivare a cambiare (a marzo 2017) la ragione societaria, da S.p.A. a Gestione s.r.l., perché nel frattempo, la S.p.A., acquisita dalla ManitalIdea S.p.A., aveva provveduto a chiedere un concordato preventivo in bianco al Tribunale di Asti.

Insomma, un’odissea che, un centinaio di lavoratori dislocati nei 4 ospedali pubblici più grandi della Nostra Provincia, hanno subìto con lo sguardo poco vigile della Direzione Generale della ASL e, con gli occhi chiusi del Suo ufficio tecnico che, guarda caso avrebbe dovuto vigilare OBBLIGATORIAMENTE, anche senza le denunce alla Procura di Avezzano, presentate dalla FIM-CISL (ahimè, senza successo, visto che le indagini dopo 1 anno e mezzo sono ancora in corso !!!!!).

Un disastro, dunque, la gestione della Olicar e una brutta pagina di vigilanza, quella dell’ufficio tecnico che, avrebbe dovuto controllare la gestione di un appalto che vale oltre 6 milioni di euro e tante, tante vertenze aperte contro la Olicar dalla FIM-CISL, fino ad arrivare a far sequestrare parte considerevole di cose, aree e documenti, da parte dei Carabinieri del Corpo Forestale dello Stato.

Il 30.09.18, dunque, la Olicar ha tolto le “ancore” da questa “TERRA”, cacciata dalla ragione dei lavoratori sostenuti dalla FIM-CISL che li sta seguendo ancora per il recupero della retribuzione di settembre, dei buoni pasto, delle differenze retributive/contributive, del T.F.R. ecc.

Dopo anni di feroci lotte contro un padrone venuto dal Nord, per razziare a mani piene su un appalto pubblico – senza governo/controllo della “cosa pubblica” – e per depredare i lavoratori, nonché i fornitori del materiale di consumo, con orgoglio, la FIM-CISL, con il chiaro appoggio dei Suoi iscritti, ha CACCIATO la OLICAR, con la speranza che non si affacci più da queste parti.

Il 1° ottobre, dunque, si è aperta una fase nuova, con altre ditte che, almeno dai curriculum, sembrano diverse e, assolutamente metalmeccaniche.

Pertanto, con la vigilanza di sempre, la FIM-CISL, farà del Suo meglio per continuare ad accompagnare il futuro di questi onesti lavoratori, senza dimenticare che, la FIM-CISL ha già predisposto una lettera indirizzata alla Direzione Generale della ASL, per invitarla, laddove possibile, a non pagare le fatture pregresse alla Olicar, proprio perché, le vertenze di lavoro aperte, potrebbero, con Decreto autorizzativo del Giudice, innescare il pignoramento presso terzi, delle somme mal tolte ai lavoratori per oltre 5 anni”.



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