Emigrazione d’altri tempi



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Oggi si parla di emigrazione, ma ieri, quante emigrazioni ci sono state? Molte, forse troppe, non conosciute da noi miseri mortali. Noi conosciamo quelle di fine ottocento-inizio novecento, che io chiamo oltre Oceano, quelle degli anni sessanta-settanta, che io chiamo oltre Alpi.

Ma ricordiamoci pure, che quando si andava a scuola, quella di un tempo, ci facevano studiare le invasioni barbariche, popoli venuti da altri parti ed occupavano i nostri territori.

Ora, io mi voglio occupare, di un’altra invasione, quella che avvenne prima che Roma o i Romani, conquistassero il Mondo allora conosciuto.

I Sabini da dove provenivano? Questi dettero il nome di Sabinia a Sabina anche all’Abruzzo centrale e diedero vita nell’Appenino Abruzzese ai Marsi, Maruccini, Peligni, Vestini.

Da loro poi derivarono pure i Safini poi chiamati Sanniti, che a loro volta diedero vita agli Irpini ed ai Lucani, che si soprapposero o meglio cacciarono gli Osci e sempre dai Sabini derivarono pure i Piceni.

Da dove provenissero i Sabini, non è dato sapere, forse dall’ Illiria come pure i Volsci e siamo al VIII secolo a.C.

Tanto tempo fa, in una primavera di circa 2.700 anni fa, nella Sabina non c’era di che sfamarsi per un popolo che diventava sempre più numeroso.

“Dove si fermerà il toro lì troverete lo vostra terra” così il dio Mamerte li spinse ad emigrare.

Partirono in tanti (7.000), guidati da Comiso Castronio e percorrendo le rive del Lago Fucino risalirono sulla montagne ed arrivati nell’Alto Sangro, scoprirono la nuova terra, una verde vallata circondata da aspre montagne ricche di ferro e attraversata da un limpido fiume e quando il toro bevve dalle rive del fiume Sangro, i Sabini poi Safini e ancora dopo Sanniti, non ebbero più dubbi: quello sarebbe diventato il loro territorio.

Lì avrebbero costruito con le pietre e gli alberi della montagna i loro villaggi, i loro santuari a: Cerere, Ercole, Mefite, Triareccja (Luna) , Ortunno, Vesuna, Angizia, Giove ed altri ancora.

Le pecore e gli altri animali, che avevano portato con loro, avrebbero avuto pascoli ricchi e profumati e d’inverno sarebbero potute scendere in pianura, tracciando quelle strade che più tardi, vennero chiamate vie erbose, meglio tratturi.

Naturalmente, i Safini,(poi Sanniti), erano pastori e artigiani: si procuravano il ferro nei monti della Meta e con scambi commerciali, con altri popoli, costruivano utensili, arnesi, armi, monili, insomma quanto serviva loro, per sopravvivere.

Erano artigiani molti abili nella lavorazione come ci dimostrano i dischi corazza e le schatelaines ritrovate poi nelle tombe femminili, come ad esempio quella della necropoli di Val Fondillo di Opi, (ora esposta negli uffici del Parco a Pescasseroli ), punto di transito, dei vari popoli che hanno attraversarono la zona.

E poi le olle, i boccali, le fuseruole, statuette votive ed altro, utilizzati nella vita di ogni giorno e tanti vasi, trovati in seguito a scavi, vicino alle tombe, per contenere il cibo che i vivi non facevano mancare ai loro morti.

Su queste terre passarono: SANNITI, MARSI, PELIGNI E VOLSCI e vissero felicemente, nutrendosi di orzo, farro, cicerchie, lenticchie, orapi, (spinaci selvatici, cicorie e dei prodotti delle loro pecore, fino a quando non arrivarono i Romani.

Per difendersi costruirono potenti mura, di cui ancora oggi si possono vedere tracce sul territorio d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Erano popolazioni che contava soprattutto sulle proprie virtù e sulla capacità di fronteggiare il nemico.

Non sfuggivano mai alla guerra, preferivano essere conquistati che rinunciare a sforzarsi a vincere, finché Roma prese il sopravvento e con la loro terra, si prese la loro arte, la loro cultura e questi uomini si chiamarono: Marsi, Sanniti, Volsci e Peligni, rimasti in questa parte d’Abruzzo, Lazio e Molise.

C’è da precisare che i Marsi divennero anche pescatori, visto la presenza del lago Fucino, ma questo si sapeva già.

L’uomo si è sempre mosso, non sono io a dirlo, ma è la storia.

Oggi, sta succedendo la stessa cosa, non vi pare?




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