Caporalato nel Fucino: aperto un vaso di Pandora



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Avezzano – La situazione del caporalato nella Conca del Fucino è alla ribalta della cronaca e la notizia non ha sorpreso i più. Va sottolineato, e non frainteso, che le situazioni di illegalità emerse dalle ispezioni effettuate dall’Ispettorato interregionale del Lavoro di Roma con il Comando Carabinieri Tutela del Lavoro Gruppo di Roma con il supporto nell’operazione da parte dell’Arma territoriale di Avezzano e del 16° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Rieti, non contemplano esclusivamente l’irregolarità della mano d’opera degli immigranti ma anche di quella italiana. La normativa del caporalato non si configura solo nell’ambito dell’agricoltura ma, ad esempio, anche nell’edilizia. Nel 2011 su 168 controlli, a L’Aquila, si sono verificate 60 sospensioni.

Nel ruolo di una Cassandra la dott.ssa Rosa Pestilli, presidente della Conapi Aquila e membro dell’organismo di vigilanza 231 della COLT.OR,  durante il focus organizzato nel mese di marzo, puntando sul tema dell’ agricoltura,  prospettava la necessità sensibilizzare i propri associati e clienti Sicurform di come  sopperire alla non conoscenza delle normative individuate, soprattutto di quella del caporalato. Non riscontrò da parte delle realtà invitate: consulenti, commercialisti, avvocati e associazioni di categoria alcun interesse. Oggi le conseguenze si sono rivelate ben considerevoli.  Lo stesso Presidente della COLT.OR Antonio Alfonsi parte dal presupposto che “la mancanza della conoscenza e la paura delle conseguenze induce a ottemperare alle regole.”

La sicurezza sul lavoro è fondamentale per una azienda”. Il Presidente Alfonsi ricorda che per lui la parola sicurezza era una parola ostica anche in considerazione della spesa da mettere in bilancio. “Oggi è un investimento, in primis nei confronti del lavoratore,  ma  anche per evitare di incorrere in sanzioni che potrebbero mettere a rischio 50 anni di lavoro.”.  Il Presidente della COLT.OR sottolinea inoltre la necessità, da parte degli enti preposti, dalla Regione allo Stato,  di porre delle condizioni che vadano anche a favore delle aziende, nel rispetto delle regole, perché la richiesta di effettuare ore in più da parte del lavoratore  non può essere soddisfatta dal datore. Per questo molti sono i braccianti, soprattutto stranieri che ottenuta la cittadinanza,  emigrano in altre zone europee. Si dovrebbe ricorrere al cottimo e soprattutto attivare i costi staccandoli dal tempo e abbinandoli alla produttività e anche alla reperibilità.  La  Confagricoltura all’unisono condanna le azioni di caporalato che vanno a danneggiare l’immagine di tutte quelle aziende agricole che ottemperano al D.L. 199/2016.

L’incontro con la dott.ssa Rosa Pestilli ha posto in evidenza la necessità di informare che esistono gli strumenti per prevenire la normativa del caporalato e così, come nel convegno di marzo, l’intento è di formare  una tavola rotonda per unire le forze e aiutare le  aziende, a favore di un territorio che ha nell’agricoltura il motore dell’economia.

Una domanda sorge spontanea, ma se non fosse intervenuto l’Ispettorato interregionale del Lavoro di Roma etc., questo vaso di Pandora sarebbe mai stato aperto? o l’avvertimento di un’ ispezione sarebbe giunta prima dell’ispezione  stessa?




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