Avezzano “Marsica Open Archeology “ a Palazzo Torlonia: Entusiasmo ed eccitazione per la visita delle scuole medie di Cerchio



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Avezzano – Stupore ed ammirazione  dei ragazzi  di Cerchio che,  sotto la guida  dei loro insegnanti,   hanno potuto realizzare un viaggio meraviglioso nel tempo;

I professori Francesca Graziosi di matematica, Vincenza Nanni e  Corrado Fasciani  d’italiano, hanno guidato gli alunni alla scoperta di un mondo che, attraverso l’eloquenza della guida Fabrizio Petroni,  si veniva a rivelare ad ogni istante  nella sua bellezza e  misterioso fascino

La mostra  dal 29 ottobre al 6 Novembre è stata prolungata, dato l’interesse suscitato, fino al 6 dicembre, anche se questo referente cronologico non sembra essere ancora  definitivo.

“…Il percorso articolato secondo una scansione topografica (come riferisce la dottoressa Ceccaroni, responsabile del progetto) rimanda ad altrettanti ambiti del territorio marsicano, rappresentati da alcune delle opere più significative , rinvenute in tali contesti; la Marsica ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale per le popolazioni antiche, grazie alle sue caratteristiche climatiche ed ambientali ed ha conosciuto un intenso popolamento , come provano i reperti, che consentono di tracciare un quadro ampio della storia dell’uomo e del suo rapporto con la natura…”

L’età  preistorica,  L’ italica e la  Romana vengono raccontate  alla luce di un comune denominatore, il Lago del Fucino che quale spettatore muto ed assorto mira le diverse vicende storiche intercorse fino al  suo prosciugamento avvenuto verso la metà dell’800  che a tutt’oggi “… costituisce costante motivo di ricerca…un paesaggio non più esistente dove gli uomini hanno vissuto millenni…”

Il periodo romano risulta maggiormente rappresentato .

Filo conduttore è la voce di Agrippina, moglie dell’imperatore Claudio, che racconta nella prima stanza le vicende di “ un canale” che un tempo fu  costruito nella spaccatura della montagna tra il lago Fucino ed il fiume Liri; il lago  allora era il terzo lago più grande d’Italia le cui  acque si alzavano ed abbassavano anche di  50 mt per  cui richiedevano degli interventi specifici; poi la naumachia di Claudio, il Principe Torlonia ed Agrippina che venne ad ammirare le battaglie sulle sponde dello stesso, avvolta da una clamide dorata; infine Narcisso ed il diverbio con la donna dopo lo straripamento delle acque… (Tacito , Annales XII, 56-57 ).

Un pezzo del  mantello dorato  della donna fu ritrovato ad Alba Fucens negli anni 50 a.C. vicino alla Basilica,  insieme al bustino , esposto  in una teca di vetro, che  offriva anche un volto  alle parole. Caratteristica la doppia treccia con cui la madre di Nerone era solita adornare il volto.

Il bustino è collocato all’inizio del percorso.

Interessante l’episodio delle anguille  di Federico II che venne ad Avezzano nel 1240 e di come riuscì a pescarle.

Ortucchio

La seconda stanza espone un semplice ciottolo dipinto con ocra rossa riconducibile all’età preistorica e più precisamente al Paleolitico Inferiore, rinvenuto in una cava di Ortucchio.

Il ciottolo suggerisce la figura di una donna  dalle linee curve e parallele  che ripercorrono  il panneggio di una veste.

Per la dimensione, la forma e la complessità della decorazione il reperto non ha precedenti in Italia, ma alcuni ciottoli più piccoli sono stati rinvenuti a Trasacco nella vicina Grotta Continenza nei livelli epigravettiani dagli  11.000 e 13.000 anni da oggi.

Possiamo definirlo la Venere di pietra.

Avezzano Età Italica

Il  corredo della tomba femminile 30, è stato ritrovato nella necropoli di Avezzano indagata preventivamente nell’ambito della realizzazione del centro Smistamento Merci della Marsica ( 2006-2009) in località Cretaro, Chiuse dei cerri e Brecciara.

Ammiriamo  una coppia di dischi in bronzo lavorati a traforo; collocati presso i piedi, affiancati ; il corredo comprende anche fibule in ferro una delle quali con arco rivestito di ambra e di bronzo, anelli d’argento, un pendaglio a batacchio, pendagli in ambra e bronzo, una ciotola di bronzo, una fusaiola con decorazione a svastiche e rocchetti in terracotta.

Luco dei Marsi

Le tre statue rinvenute nel 2003  a Luco dei Marsi nel santuario di Lucus  Angitiae, sono  una in terracotta e due di marmo, dal fascino tutto  classico, sono pervenute pressochè integre .

La statua in terracotta,  realizzata da un artista di comprovata esperienza, è databile il II sec. a.C. la figura presenta i tratti caratteristici delle divinità matronali, raffinata ed armoniosa è l’unica a sedere su di un  trono .

La dea Angitia era figlia di Eola sorella della maga Circe che  ammansiva i serpenti e curava dai morsi.

Il luogo viene ricordato anche da Virgilio nell’Eneide.

Alba Fucens

Della colonia latina della fine del IV sec  a.c. viene presentata La statua di Venere rappresentativa della città ed immagine della stessa in più occasioni. La divinità ricorrente in vari contesti sia pubblici che privati si presenta nelle sue sinuose forme che dialogano con la statua di provenienza greca rinvenuta a Luco dei Marsi

Aielli

Nel corso di un intervento di emergenza ad Aielli, sono stati recuperati due letti di osso  in frammenti nel 1936.

I letti funerari erano fatti di osso di mucche o cavalli uno di Eracle ed uno di Apollo per la disputa; sono di gran pregio e si inseriscono  nel corso della tradizione dei letti funerari che si colloca tra la fine del II sec a.C. e gli inizi del I sec d.C. il loro massimo centro di produzione e diffusione è in Italia centrale, e coincide con l’ Abruzzo ed il Lazio ma comprende  anche  l’ Umbria e le Marche.

Ortucchio

La camera della tomba bisoma n. 5 risalente al II-I sec a.C. è stata scavata nel 2011 ad Ortucchio e nel corso delle precedenti esposizioni ha costituito un elemento di forte attrazione grazie all’utilizzo di modalità facilmente percepibili e comprensibili .

Presenta a destra uno scheletro di donna ed a sinistra quello di un uomo ; i materiali sono originali; la  ricostruzione è posticcia

…La riproduzione in questa sede consente di offrire al visitatore un “luogo archeologico” nella sua dimensione reale contenitore dei reperti nella loro collocazione originaria. Nata nell’ambito dell’Open Day della Regione Abruzzo la mostra è volutamente allestita utilizzando nuclei di precedenti esposizioni  che hanno avuto l’archeologia al centro di proposte culturali, condivise con i contesti e le comunità di appartenenza ; da questa scelta discende anche il riutilizzo di pannelli didattici che, nella loro varietà, contengono i germi di una futura possibile riunificazione in un solo luogo…”  Emanuela Ceccaroni




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