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Tommaso Da Celano E I Francescani

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Francesco d’Assisi in Marsica: tra leggende e fede, un viaggio nei luoghi dove il Santo ha lasciato il segno.

Francesco, un fervente cattolico, dedicò la sua vita alla salvezza delle anime, viaggiando ovunque per predicare il bene e avviare la costruzione del Regno. I suoi pellegrinaggi, privi di intenti turistici, lo portarono in diverse occasioni in Abruzzo, in particolare nella Marsica, dove Tommaso da Cèlano testimonia che il Santo si fermò a Cèlano almeno due volte. La prima visita avvenne dopo il Concilio Lateranense IV, nell’inverno del 1216, quando ricevette in dono un mantello, che prontamente donò a una donna in difficoltà. Una seconda visita si verificò dopo il ritorno da terre lontane, dove fu ospite di un cavaliere di Cèlano. Qui, pregò per la salute dell’anima del cavaliere, il quale, dopo la confessione e prima di cena, spirò improvvisamente. Questo evento fu immortalato da Giotto in un affresco nella basilica di Assisi. Tuttavia, le fonti francescane non riportano che Francesco ebbe un passaggio a Tagliacozzo, sebbene alcuni storici recenti, come il Canonico Andrea Di Pietro e Luigi Colantoni, non escludano che il Santo potesse avere visitato il luogo, con fondazioni di conventi a Corvaro, Tagliacozzo e Carsoli. Nonostante l’assenza di tradizioni locali sul passaggio di Francesco a Tagliacozzo, il convento francescano fu fondato pochi anni dopo la sua morte, attorno al 1230, quando Tommaso da Cèlano e altri confratelli si insediarono presso la chiesetta di Santa Maria in Silvis. La fondazione, documentata in una relazione inviata alla Santa Sede nel 1650, fa riferimento a concessioni di indulgenza per chi avesse sostenuto economicamente il convento. Anche se non vi è data certa sulla presenza dei frati, risulta che i lavori per la chiesa fossero già avanzati nel 1260, quando Alessandro IV concesse indulgenze per i visitatori della chiesa durante le feste. La documentazione sulla consacrazione di un altare da parte di Girolamo de’ Jacobutiis, vescovo di Veroli e originario di Tagliacozzo, il 20 novembre 1233, è soggetta a controversie. Alcuni storici, come D’Alençon, mettono in dubbio l’autenticità della “Cartula” che lo attesta, essendo il giorno non coincidente con la festa di San Crisogono. La questione rimane aperta, ma le bolle pontificie successive confermano le necessità economiche dei religiosi del convento, suggerendo che la storia di Tagliacozzo è legata indissolubilmente alla tradizione francescana.

Riferimento autore: Nicola Petrone.

Testi tratti dal libro Fra Tommaso da Cèlano (Testi a cura di Nicola Petrone)

Francesco, cattolico e tutto apostolico, “non anteponeva nulla alla salvezza delle anime” e “correva dovunque a predicare” la buona novella, diffondendo il “Messaggio”. Durante la sua vita, egli ha “sparso il seme della salvezza” e ha raccolto “una messe abbondante di buoni frutti”. I suoi viaggi erano sempre finalizzati a scopi apostolici, mai per svago. Egli si recò più volte in terra d’Abruzzo per evangelizzare queste popolazioni.

Tommaso da Cèlano e i primi biografi attestano che il santo è giunto almeno due volte nella Marsica, fermandosi a Cèlano. La prima visita apostolica è databile dopo la chiusura del Concilio Lateranense IV, durante l’inverno del 1216. In quell’occasione, ospite del Vescovo dei Mami, lngherano, ricevette in dono dall’amico Tiburtino un pezzo di stoffa da utilizzare come mantello, con il quale, incontrata una donna “più povera di lui” e morente di freddo, non esitò a privarsi.

Una seconda visita avvenne “dopo il ritorno dai paesi d’oltre mare”, durante la quale fu ospite di un cavaliere di Cèlano. Qui, “impetrò la salute dell’anima” del cavaliere e, dopo aver regolato le cose di casa sua, spirò mentre altri si mettevano a tavola. Questo evento è stato immortalato da Giotto in un affresco magnifico nella basilica superiore di Assisi.

Nei documenti francescani e negli scritti dei secoli successivi, non troviamo menzione del passaggio di Francesco a Tagliacozzo, né di una fondazione di eremi per i suoi frati. Solo sul finire del secolo scorso, il Canonico Andrea Di Pietro suggerì che Francesco fosse stato a Tagliacozzo. Luigi Colantoni, nel volumetto “Il Beato Tommaso da Cèlano autore del Dies Irae” del 1914, scrisse: “Nel 1216, Francesco fondò un convento a Corvaro, uno a Tagliacozzo e uno a Carsoli sul colle Veziano”.

Malgrado ciò, molte località abruzzesi sostengono che Francesco sia passato da esse, dando inizio alla sua religione e reclutando frati. Questo è il caso di Penne, Castelvecchio, Isola, e Guardiagrele, mentre a Tagliacozzo non esiste alcuna tradizione in merito. Tuttavia, questo centro della Marsica divenne presto sede di un convento francescano. Pochi anni dopo la morte del Serafico Padre, verso il 1230, vi si recarono Tommaso da Cèlano ed altri confratelli, presso la chiesetta di Santa Maria in Silvis, dando vita a uno dei conventi più antichi e prestigiosi della Provincia Pennese.

In una relazione inviata alla Santa Sede, datata “24 febbraio 1650”, si narra che “Quando e da chi fosse fondato e con che patti, non è scritto, ma si ricorda di Papa Innocenzo IV“. Questi, nell’anno nono del suo pontificato, concesse indulgenza di 40 giorni a chiunque avesse fatto limosina ai frati per finire la fabbrica che avevano iniziato. Si fa riferimento a un compagno di San Francesco, che potrebbe essere Tommaso da Cèlano.

Si osserva che l’anno nono del pontificato di Innocenzo IV è il 1252, quando i frati erano già residenti nella cittadina da un ventennio. Fino al 1973, era conservato nella sagrestia della chiesa di S. Francesco di Tagliacozzo un prezioso “Ordo Rubricae o Diumo” in pergamena, del secolo XV. Una “cartula” in pergamena, che introduceva il volume, dichiarava che l’altare maggiore era stato consacrato da Girolamo de’ Jacobutiis, vescovo di Veroli e nativo di Tagliacozzo, il 20 novembre 1233.

Purtroppo, quel libro prezioso contenente la “liturgia delle ore” è stato trafugato nel 1973. La notizia della “Cartula” presenta lati oscuri: il D’Alençon la definisce priva di fondamento, poiché il giorno 20 novembre 1233 non era festa di San Crisogono, celebrata il 24 novembre. Inoltre, secondo il diritto canonico, solo l’ordinario diocesano poteva consacrare la chiesa o l’altare.

Tagliacozzo era parte della diocesi dei Marsi e nel 1233 aveva come vescovo Giovanni. Non è chiara l’affermazione della “Cartula” riguardo a un vescovo di Sora che delegò il vescovo di Veroli per consacrare un altare su cui non aveva giurisdizione. Anche se la “Cartula” presenta ambiguità, le bolle pontificie della metà del XIII secolo parlano delle necessità economiche dei religiosi che stavano edificando chiesa e convento, implicitamente testimoniando all’esistenza del convento, malgrado l’assenza di una data precisa sulla venuta dei frati a Tagliacozzo.

Considerando che altre chiese e conventi minoritici richiesero decenni e secoli per essere edificati, appare ragionevole affermare che le costruzioni di Tagliacozzo apparissero ultimate nel 1260. In tale anno, il 18 maggio, Alessandro IV concesse 100 giorni di indulgenze a coloro che avessero visitato la chiesa nelle festività della Madonna, di San Francesco, di Sant’Antonio, di Santa Chiara e nell’anniversario della consacrazione.

Riferimento autore: Nicola Petrone.

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