Anna Rosa nasce a Petrella Liri, dove vive in una segregazione volontaria dal mondo. Le sue esperienze sono state piuttosto difficili, ma ella è riuscita a superarle grazie alla sua fede nei valori eterni dell’uomo e della poesia. Questo sentimento emerge chiaramente nelle sue parole: «Il poeta… ah! Purtroppo egli sa quanto assurda ed inutile la sua voce suoni nelle faziosità del mondo travolto da mali, che sono la negazione della poesia! Quindi la negazione di Dio. Eppure Dio è amore nel Mondo! Così l’uomo, che volutamente o inconsciamente la misconosce. Disamorato e triste, il poeta si domanda allora perché egli tanto soffra, per chi si contorca e pianga, per chi trasforma gli attimi tetri, oscuri, pesanti nelle note dolci, luminose, incorruttibili del canto. Per chi! E perché! …».
Anna Rosa ha pubblicato diverse opere, tra cui «Ombre, luci e frammenti di sogno», una raccolta di liriche edita da «L’Approdo del Sud» a Napoli nel 1960, e «Notti di follia», racconti pubblicati da Jan Juglar a Firenze, sempre nel 1960. Tra le opere inedite troviamo «Odile», un romanzo, e «Fermenti di terra e di sangue», un romanzo etico-sociale. Altra sua opera è «Pieretto ed il Serpente con la collana dei cento diamanti», destinata ai ragazzi, e, infine, «Tra due fuochi», un dramma in 5 atti, e «Verso il duemila», una raccolta di poesie.
Nel corso della sua carriera, Anna Rosa ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Tra questi spiccano il Premio Nazionale «Maria Moles» nel 1960, con medaglia d’oro e titolo di «Miss Bontà» 1959, un encomio speciale al Concorso Internazionale del «Premio Sicilia» 1959, e un encomio speciale al «Premio Giacomo Leopardi» 1960. Ha altresì ricevuto il Premio Nazionale della Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 1961 e il Premio Internazionale «Accademia Leonardo da Vinci».
Anna Rosa ha collaborato o collabora con varie riviste, tra cui «Approdo del Sud», «Buon vento», «Vento nuovo» e «Omnia». La sua opera ha suscitato ampi giudizi critici. Ugo M. Palanza ha descritto le sue immagini come «pronte, vive, di un animo non comune», rimarcando le sensazioni meravigliose che sprigiona. Dall’altro lato, Nino Salvaneschi ha scritto: «Ho letto con interesse e commozione le sue poesie ed ho compreso questa sua passione. Ho trovato inoltre nelle sue belle liriche un soffio vivo e caldo, un ritmo istintivo» in una lettera risalente a marzo ’57.
Il 9 settembre 1960, il quotidiano «Il Tempo» ha sottolineato la figura di Anna Rosa, una giovane di Petrella, nella località legata alla tragica morte di Beatrice Cenci, chiara nelle sue emozioni e attaccata ai sentimenti familiari e alla sua terra. La buona riuscita di questa trasposizione emotiva si riflette nei suoi versi. Dalla «Disfida», pubblicata a Bari nel 1960, si legge l’affermazione che il «miracolo della poesia Anna Rosa l’ha nel sangue, con l’equilibrio di due elementi positivi: umanità ed arte». Inoltre, la «Fiera Letteraria» nel gennaio del 1960 riconosce «Ombre, luci e frammenti di sogno» come un «commovente canto d’amore».
Tra le sue liriche, proponiamo ora alcune poesie che riflettono il suo talento.
La prima poesia, «E’ NOTTE», esprime la calma che segue a un giorno di fatica, con un uomo stanco che trova pace. La preghiera si eleva al cielo mentre l’infinito parla d’immensità e d’amore.
In «PASSANO LE ORE», il tempo è descritto come sospeso, mentre le strade del paese rendono omaggio a un canto che ricerca la via del cuore. La voce segreta dell’anima palpita in un desiderio di sogni.
«DOLCE LACRIMA» esplora il legame tra nostalgia e bellezza, una lacrima rappresenta il mondo intero, nella fusione di gioie e dolori.
Nei «AMOROSI PENSIERI», il ricordo ideale di un amore è descritto come un meraviglioso fluire di armonie, un rifugio che si trova nel contatto con la natura e le emozioni profonde.
In «ANCORA UN FIORE», Anna Rosa racconta la vita che emerge da un giardino arido, simbolo di speranza e delle lacrime versate.
La poesia «PASSIONE» cattura la dualità della gioia e del tormento in un’esistenza vissuta con intensità e aspettativa.
Infine, con «UNA PAUSA», si esprime il desiderio di un attimo di gioia, un momento necessario per resistere alla fede nel futuro.
Riferimento autore: “Poesti Marsicani” Testi del prof. Vittoriano Esposito.