Vitamina D. La sua carenza può portare a patologie gravi, fra cui il tumore



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Da un pò di tempo si sente parlare in modo ricorrente della vitamina D. Cerchiamo di capirne qualcosa in più.
La vitamina D viene definita come un gruppo costituito da 5 pro-ormoni liposolubili, identificati nelle vitamine D1, D2, D3, D4 e D5. Come ogni altra vitamina per assicurarsi il suo fabbisogno giornaliero bisognerebbe mangiare alimenti che la contengono, ma poi in effetti non è così semplice e scontato, come accade in casi de genere.

Vitamina D è il nome che viene attribuito a due sostanze liposolubili simili,

1) IL colecalciferolo che è strutturalmente uno steroide, con affinità strutturali con il testosterone, il colesterolo e il cortisolo;

il colecalciferolo vero e proprio è la forma inattiva e non idrossilata della vitamina D3;

il calcitriolo è la forma biologicamente attiva della vitamina D3

2) L’ergosterolo, presente nei lieviti e nei funghi, che è la provitamina della vitamina D2 (calciferolo) ed hanno in comune, insieme ai precedenti, la capacità di prevenire o curare il rachitismo.

In realtà, appare oggi sempre più evidente che la Vitamina D non è una Vitamina ma il precursore di un potente ormone con struttura steroidea. Essa si trova nel pane irradiato e nel latte irradiato. E’ presente inoltre nel Sistema Immunitario, esattamente nel TH2.

La previtamina D3, un 6,7-cis-isomero che si accumula nella cute dopo esposizione alla radiazione ultravioletta (Holick,1981).

Questo si converte lentamente e spontaneamente a Vitamina D3, e può assicurare un rifornimento prolungato di D3 per un certo tempo dopo esposizione alla luce ultravioletta.

Si ritiene ora che la forma attiva di Vitamina D sia il calcitriolo 1,25- (OH)2 colecalciferolo, il quale si forma mediante due successive idrossilazioni della vitamina D3.

L’ergosterolo, che è presente nei lieviti e nei funghi, è la provitamina della vitamina D2 (calciferolo).

Nell’uomo, la tappa iniziale dell’attivazione della Vitamina D3 ha luogo principalmente nel fegato, e il prodotto è il 25-idrossicolecalciferolo (o calcifedioloegame tra C22 e C23 e un gruppo metilico in C24.

Dopo essersi formata nel fegato, la 25-OHD3 entra nel torrente circolatorio, in cui si ritrova associata alla globulina che lega la vitamina D.

L’attivazione finale a calcitriolo ha luogo nel rene.

La vitamina D è presente in natura in due isoforme: quella animale (vitamina D3, colecalciferolo) e quella vegetale (vitamina D2, ergosterolo). Il nostro organismo è in grado di sintetizzare la vitamina D3, sfruttando l’energia elettromagnetica della luce solare, in particolare la banda ultravioletta, per trasformare il 7- deidrocolesterolo in colecalciferolo.

Alimentazione: Una fonte alternativa di colecalciferolo è rappresentata da alcuni alimenti, come i pesci “grassi” (salmone, sardina, aringa, sgombro, anguilla) e le uova.

L’1,25(OH)2D3 aumenta il riassorbimento renale e l’assorbimento intestinale di calcio e fosfati, promuove i processi di differenziazione e proliferazione degli osteoblasti, favorendo in questo modo la mineralizzazione ossea e inibisce la biosintesi di PTH (Paratormone).  Il paratormone (PTH o PHT) è un ormone prodotto da quattro ghiandole poste nel collo, dietro la tiroide. Questo ormone è deputato a mantenere costanti i livelli di calcio circolanti. Il calcio è importante non solo per la salute delle ossa ma anche per la trasmissione degli impulsi nervosi, la contrazione muscolare, la secrezione ormonale e altre reazioni chimiche ed enzimatiche.

La Vitamina D è fondamentale nel riassorbimento osteoclastico e nel rimodellamento osseo. I cibi che la contengono sono: i latticini, le uova, l’olio di fegato di merluzzo, il salmone o altri pesci che contengono una forma alimentare di vitamina D, oppure integratori da dover assumere per far fronte ad una carenza.

Non tutti sono a conoscenza di come sia sufficiente una regolare esposizione alla luce del sole, anche di circa 10 minuti al giorno, per permettere al nostro organismo la produzione della vitamina D necessaria al suo corretto funzionamento.

Un periodo di esposizione al sole pari a 15-20 minuti ogni due giorni permette al nostro organismo di produrne la quantità necessaria.

A partire da essa, il nostro organismo sintetizza una forma di vitamina D “superattiva”, utile nella prevenzione di malattie come il cancro, l’osteoporosi, le patologie autoimmuni, e non solo. Quali sono i fattori che possono ostacolare la produzione di vitamina D “superattiva” da parte del nostro organismo?

L’insufficiente esposizione al sole, innanzitutto, ma non solo. Alcuni scienziati hanno scoperto che ci esistono alimenti che arrestano la produzione di vitamina D “superattiva”: latticini e cibi contenenti proteine animali.

Le proteine animali, oltre che nel latte e nei formaggi, sono contenute in tutti i derivati del latte, nella carne, nel pesce e nelle uova. Questi alimenti, sebbene possano contenere al loro interno una forma di vitamina D alimentare, impediscono la produzione da parte dell’organismo della vitamina D “superattiva”.

Che cosa accade quando i livelli di vitamina D “superattiva” nell’organismo sono costantemente bassi? Una simile situazione ci espone al rischio di numerose patologie, con particolare riferimento ai tumori. Se gli alimenti di origine animale, alcuni dei quali vengono comunemente considerati fonti di vitamina D a cui ricorrere, comportano un blocco della produzione della vitamina D nella forma più attiva da parte del nostro organismo, ne consegue che l’assunzione di tali cibi non risulta benefica per incrementare la vitamina D.

Dopo vari studi si è arrivati alla conclusione che l’assunzione giornaliera ideale di vitamina D sia almeno di 20 mg (molto elevata, considerando che se ne assumono da 3 a 5 microgrammi al giorno, c’è qualcosa da rivedere in tal senso), soprattutto in soggetti anziani, in donne in gravidanza e che allattano e in pazienti con patologie gravi.

La carenza di Vitamina D porta a:

Se severa e prolungata riduce l’assorbimento intestinale di calcio.

Miopatia prossimale

Psoriasi

Rachitismo

Riduzione della Calcemia

Osteomalacia

Disturbi dell’equilibrio

Rischio di cadute

Aumento del PTH

Aumento del turnover osseo (soprattutto dell’attività di assorbimento)

Osteoporosi

Fratture.

Aumento di rischio per il SNC (Sistema Nervoso Centrale) McGrath J et al. Schizophr Res 2002.

Inoltre la carenza di vitamina D riveste un ruolo importante per la prevenzione di patologie sia di tipo tumorale come carcinoma intestinale, dell’ovaio, della mammella e della prostata (Garland CF et al. Am J Public Health 2006), sia di malattie metaboliche come il diabete mellito di tipo 1 (Stene LC et al, Diabetologia 2000Ponsonby A et al, Toxicology 2002), nonché di malattie cardiovascolari (Krause R et al. Lancet 1998), tipo l’ipertensione arteriosa, e malattie autoimmuni (Ponsonby AL et al. Toxicology 2002), come la sclerosi multipla. Recentemente, infine, è stato ipotizzato un ruolo importante nelle allergie e nell’asma come prevenzione e cura.

Bambini trattati con vitamina D nel primo anno di vita, seguiti per 31 anni, mostrano una riduzione di insorgenza di Diabete tipo I del 78% rispetto a coetanei non trattati – (Hypponen E et al, Lancet 2001).

Donne trattate con 400 UI (Unità Internazionali) di vitamina D/die mostrano una diminuzione del rischio di sviluppare Sclerosi Multipla e Artrite Reumatoide- (Munger KL et al, Neurology 2004Merlino LA et al, Arthritis Rheum 2004).

 La Vitamina D sostiene la regolare funzionalità muscolare e la sua carenza porta a debolezza e dolore diffuso a livello dei muscoli ed anche al famoso andamento “ondeggiante”.

 La vitamina D3 (25-OH-vitD) è la forma preferibile di vitamina D da utilizzare, mentre il ricorso al calcitriolo (Vit. D attivata) è consigliato solo in situazioni particolari (insufficienza renale medio-grave, grave malassorbimento, ipoparatiroidismo), peraltro in associazione alla vitamina D3.

Infatti il calcitriolo ha una brevissima emivita, non ha possibilità di immagazzinamento e necessita di controlli periodici di calcemia e calciuria.

La farmacocinetica della vitamina D consente la somministrazione, in alternativa a quella giornaliera, di boli settimanali (5000-10.000 U.I.), mensili

(25.000-50.000 U.I), trimestrali (100.000-300.000 U.I.) o addirittura annuali (300.000-600.000U.I.)

Il calcio è il minerale costitutivo delle ossa, queste tendono a demineralizzarsi e perdere densità durante l’età adulta per un processo fisiologico di senescenza. Le ossa per mantenersi salde devono poter assimilare il calcio dagli alimenti che ne sono ricchi e che introduciamo nella nostra dieta.

Teniamo inoltre conto che è la vitamina D, insieme al Magnesio, a permettere l’assorbimento del calcio si a livello intestinale che osseo, ed ecco perché è così importante.

Il latte, i latticini, soprattutto se associati ad altri alimenti acidificanti come zuccheri, caffè, i pomodori, aceto, tuorlo d’uovo, carne rossa, hanno bisogno di essere associati alla vitamina D e a cibi alcalinizzanti per poter essere digeriti dall’organismo ottimizzando il processo.

Inoltre l’attività fisica costante aiuta ad irrorare di sangue e ossigeno ossa e articolazioni, insieme ad un’alimentazione ricca di minerali e di vitamina D, è indispensabile per prevenire le patologie osteo-articolari.

Si ricorda che la vitamina D viene assorbita in due modi.

Il primo è esporsi alla luce del sole (non necessariamente in spiaggia ma nelle nostre attività ordinarie in una giornata piena di sole) perché nella nostra pelle è presente una provitamina, detta deidrocolesterolo, che attraverso l’azione stimolante dei raggi UV si trasforma in vitamina D subito disponibile.

La seconda fonte di vitamina D è l’alimentazione. I cibi che ne sono più ricchi e da non far mancare sulla nostra tavola (tenendo conto che il nostro fabbisogno giornaliero è pari a 10 mg al giorno) sono: Olio di pesce (olio di fegato di merluzzo), salmone, aringhe, caviale, pesce azzurro (sardine, alici, sgombri), uova, funghi, soia e derivati, frutti di mare (cozze, ostriche, vongole), ricotta.

Seguono, poi, i pesci grassi (come i salmoni e le aringhe), il latte ed i suoi derivati (per chi li tollera), il fegato e le verdure verdi. Da qui il fatto che i popoli del nord, che non hanno troppa disponibilità di sole, si nutrono di burro, pesci grassi ecc. Al contrario noi, del sud, abbiamo il sole e, quindi, la produzione naturale della Vitamina D sulla pelle attraverso di esso.

Carenza di Vitamina D.

Nel caso di una carenza di vitamina D, poiché ne occorrono almeno 800 UI/die, ne derivano una serie di alterazioni che vanno da:

– Un’alterata funzione muscolare, il cui tessuto necessità appunto di calcio ione;

  • Rischio di fratture, specie nella donna, vulnerabile nella frattura della testa del femore e nei crolli vertebrali;
  • Rischio di patologie scheletriche come la osteomalacia (malattia dello scheletro caratterizzata da una difettosa mineralizzazione, con accumulo nell’osso di matrice –osteoide- non mineralizzata. L’osso così formato è più debole e molle del normale e subisce deformazioni con il carico p.es. gambe incurvate), l’osteoporosi nell’anziano e rachitismo nel bambino, caratterizzata dalla rarefazione delle trabecole ossee.
  • La vitamina D controlla l’ipertensione, attraverso la regolazione della sintesi renale di renina, per down regulation; inoltre migliora la vascolarizzazione grazie all’azione sui vasi.

Se è carente si corre un rischio maggiore di sviluppare carcinomi (per esempio del colon) poiché la vitamina D regola la proliferazione cellulare ed inibisce l’angiogenesi.

  • Se è carente è maggiore il rischio di patologie parodontali, cioè è alterata la mineralizzazione ossea dell’alveolo dentale, esercitando un’azione antinfiammatoria con riduzione di patologie paradontali, specie nell’anziano.
  • Se è carente si sviluppa iperparatiroidismo secondario ed aumento della concentrazione di fosfatasi alcalina.

La sua carenza espone al rischio di infezioni virali, sembrerebbe che la stessa sindrome influenzale sia favorita dalla carenza di vitamina D per una mancata azione antimicrobica.

Rischio di carenza vi è nell’allattamento e nella gravidanza e nel bambino in accrescimento.

Generalmente l’esposizione alla luce dovrebbe mantenere dei livelli adeguati, ma nei mesi invernali questo non è possibile e si possono verificare stati carenziali sia per la mamma che per il bambino per cui si consiglia di assumere 10 μg/die di vitamina.

Gli anziani tendono a stare meno alla luce e la loro sintesi endogena di vitamina diminuisce per cui si può ricorrere ad una supplementazione di 10 μg/die.

 

La Vitamina D aiuta il sistema Cardio-Vascolare.

L’alto consumo di integratori e multivitaminici si sta dimostrando efficiente e determinante per migliorare l’assunzione della vitamina D e di altre vitamine ovviamente. E’ stato infatti sostenuto che la vitamina A ritarda l’aterogenesi (Formazione di lesioni aterosclerotiche nelle pareti delle arterie), la vitamina C per le sue caratteristiche di antiossidante la lesione dell’endotelio causata dai radicali liberi, la vitamina E si ipotizza influenzi la funzione di aggregazione delle piastrine ed inibisca la formazione delle cellule schiumose e, soprattutto, bassi livelli di vitamina D si pensa abbiano un impatto negativo sulla struttura del miocardio ed aumentano il rischio di eventi cardiovascolari. Ne deriva che una carenza di vitamina D può essere responsabile di disfunzione miocardica, disfunzione ventricolare sinistra e, conseguentemente, eventi cardiovascolari avversi.

E’ stato segnalato che il rischio di ipertensione arteriosa, l’aumento della frequenza cardiaca e di infarto miocardio aumenta con il diminuire del livello di Vitamina D.

Vitamina D e Diabete.

Per quanto riguarda Il diabete di tipo 1 molti studi concordano nella riduzione di quasi il 30% del rischio di sviluppare questa malattia se si assumono supplementi di Vitamina D nei bambini.

Nel diabete di tipo 2 elevati livelli di vitamina D non evidenziano la possibilità d’insorgenza; ed è attivo uno studio in tale senso per valutare gli effetti in pazienti già affetti da diabete supplementandoli con 1000 Unità di Vitamina D al giorno.

In particolare, il diabete di tipo 1 è una patologia autoimmune, provocata da un’anomala attività del sistema immunitario del paziente, che si rivolge contro le cellule beta del proprio pancreas, distruggendole. A differenza del diabete di tipo 2, che si manifesta in genere negli adulti, quello di tipo 1 si sviluppa più facilmente in bambini e adolescenti, sebbene negli ultimi anni si registri un aumento dei casi anche tra persone di età più avanzata. Perché proprio la vitamina D?

La scoperta della presenza del recettore della Vitamina D nel muscolo suggerisce un ruolo significativo da parte di questo ormone sulla funzione del tessuto muscolare. Si è anche speculato sul ruolo che potrebbe avere sulle performance degli atleti e sulle possibilità di lesioni muscolari che questi riportano. Il problema non è trascurabile se si pensa che circa il 77% della popolazione può essere considerata tra coloro che hanno un livello di vitamina D circolante insufficiente.

Le attuali ricerche hanno suggerito che la vitamina D ha un significativo effetto sulla debolezza muscolare, il dolore muscolare, il mantenimento dell’equilibrio. Sarà interessante valutare in futuro le interazioni che esistono tra livelli di Vitamina D e performance degli atleti, sulle quali esistono pochi studi.

E’ certo che sono stati descritti quadri di miopatia degli arti inferiori e disturbi dell’equilibrio in soggetti con ipovitaminosi D attraverso un meccanismo che, con la carenza di Vitamina D porta all’incremento del PTH, quindi ad un incremento del riassorbimento osseo, alla conseguente osteoporosi: con miopatia prossimale, disturbi dell’equilibrio e rischio di cadute e conseguenti fratture.

Il 21 febbraio 2011 è stato pubblicato uno studio sulla rivista Anticancer Research nel quale i ricercatori hanno riferito che le dosi di vitamina D necessarie per raggiungere livelli ematici che possono prevenire o ridurre sensibilmente l’incidenza del cancro al seno e diversi altre importanti malattie sono nettamente maggiori di quelle che erano state inizialmente pensate: è emerso che è necessaria l’assunzione quotidiana di vitamina D da parte degli adulti nel range di 4000-8000 UI per ridurre di circa la metà il rischio di diverse

malattie come il cancro al seno, cancro del colon, sclerosi multipla e il Diabete mellito di tipo 1.

La letteratura è piena di evidenze sulle varie patologie ma la Vitamina D non deve essere data se non sussiste la necessità: Vitamina D e diabete, Vitamina e AIDS, Vitamina D quale modulatore dei maccanismi autoimmunitari, Vitamina D e sclerosi multipla. Su quest’ultima bisogna dedicare molta attenzione.

Un team di ricercatori della Johns Hopkins University ha scoperto che la vitamina D potrebbe aiutare nella cura della sclerosi multipla bloccando la migrazione verso il cervello delle cellule immunitarie responsabili dei danni al sistema nervoso centrale. (Proceedings of the National Academy of Sciences) (PNAS).

Altre patologie: la Vitamina D si può assumere in altre condizioni quali: obesità, patologie polmonari, cardiopatia coronarica, attacchi di panico, stress ed altre.

L’1,25(OH)2D3 aumenta il riassorbimento renale e l’assorbimento intestinale

di calcio e fosfati, inibisce la biosintesi di PTH e promuove i processi di differenziazione e proliferazione degli osteoblasti, favorendo in questo modo la mineralizzazione ossea.

Precauzioni.

L’intossicazione da vitamina D si definisce la concentrazione superiore > 150 ng/mL associata a ipercalcemia, ipercalciuria e spesso iperfosfatemia.

 Patologie renali: la vitamina D può aumentare i livelli di calcio e il rischio di indurimento delle arterie in persone con malattie renali gravi. Pertanto è necessario equilibrare la quantità di vitamina D per prevenire l’osteodistrofia renale, una malattia alle ossa che si verifica quando il rene non è capace di mantenere bilanciati i livelli di calcio e fosforo nel sangue. Le persone che soffrono di una malattia ai reni devono controllare scrupolosamente i loro livelli di calcio attraverso il medico curante.

Iperparatiroidismo: la vitamina D può aumentare i livelli di calcio in persone con iperparatiroidismo. Si faccia attenzione, prima di assumerla consultare il medico.

Interazioni con altri farmaci: l’assunzione elevata di vitamina D può diminuire l’efficacia di alcuni farmaci assunti, per questo consultare sempre il vostro medico se prendete farmaci specifici.

Ipocalcemia dovuta a ipoparatiroidismo

L’ipoparatiroidismo (ridotti livelli ematici di ormone paratiroideo) è raro e spesso è dovuto alla rimozione chirurgica delle paratiroidi. Alte dosi orali di diidrotachisterolo (DHT), calcitriolo, o ergocalciferolo (tutte diverse forme di vitamina D) possono aiutare ad aumentare le concentrazioni sieriche del calcio nei soggetti con ipoparatiroidismo o pseudoipoparatiroidismo.

Conclusioni.

La prossima volta che effettuerete un prelievo per fare le analisi di rito, non dimenticate di farvi controllare la vitamina D ed il PTH (paratormone), perché spesso ad una carenza di Vitamina D corrisponde un aumento del PTH. Se questi valori risultassero non idonei, parlatene col vostro medico che certamente vi darà utili consigli in merito.



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