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Comune di Scurcola Marsicana

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Dall’esame dei documenti inediti dell’archivio diocesano di Avezzano vien fuori un interessante e variegato profilo della vita di Cappelle nei secoli scorsi, di questa piccola e pur combattiva “università”, che tenta di difendere i suoi diritti (di confine, di pascolo, di autonomia amministrativa e fiscale) contro le più grandi e potenti “università” di Avezzano, di Magliano e di Scurcola, oltre che con le assai modeste Antrosano e Cese.

E’ una comunità, quella di Cappelle, costituita da appena venti, venticinque famiglie, i cui rappresentanti maschi si riuniscono almeno due volte l’anno in “publico Conseglio” nella piazza antistante la chiesa di S. Nicola, o in qualche casa privata, per discutere dei piccoli e grandi problemi del paese, dal pagamento delle tasse (le “regie e baronali collette”) all’allevamento collettivo del bestiame, dall’affitto del forno (di proprietà dei Mattei di Avezzano) ai rapporti con la chiesa e con i chierici, esenti questi ultimi da qualsiasi imposizione fiscale.

Il paese, pur nella monotonia della vita quotidiana, ha i suoi avvenimenti, lieti e tristi, che caratterizzano il calendario annuale e lo stesso trascorrere degli anni: vi sono i matrimoni (con tutto il loro rituale di “capitoli” matrimoniali e di contratti di dote), le giumente “catturate” dai famigli della Corte dell’Erario di Tagliacozzo e le controverse “soccite” per l’allevamento delle somare; vi è il taglio delle piante nelle selve circostanti e la mietitura del grano, non sempre priva di inconvenienti per liti e vertenze tra proprietari e tra gli stessi mietitori; s’incontra Giovanni Antonio Sabatini, soprannominato “il ciavrallo” (quasi sicuramente una specie di serparo) e la pia donna che va alla “cerca” del grano per la festa di S. Rocco; si verifica una clamorosa rissa tra paesani in “publico Conseglio” e si annovera persino un’accusa di “stupro” contro un uomo sospettato di essere omosessuale e violentatore di fanciulli e di fanciulle.

Da tutto l’insieme, si comprende (pur attraverso la lettura di un semplice regesto di tali documenti) quanto potesse essere vivace la vita in una paese contadino quale Cappelle, nella Marsica del Seicento e del Settecento, quando i centri più grandi non superavano i duemila abitanti e i centri più piccoli (come Cappelle, appunto) avevano, pur nell’ambito di una struttura feudale, la loro quasi completa autonomia amministrativa ed una loro originale “cultura”. E prima di passare all’elenco ragionato dei documenti, riportiamo ancora una volta le parole del Febonio, che così descrive il paese di Cappelle ai suoi tempi: il terreno è adatto ai seminati, produce dolci uve e frutti gradevoli d’ogni specie; dappertutto si trovano sorgenti d’acqua, tanto che spesso si copre di nebbia e gode di aria poco salubre; vicino alla chiesa sgorga una fonte d’acqua limpidissima, abbondante, fresca e di gradevolissimo sapore”.

Un paese degno, dunque, di tutto rispetto, anche se abitato da poche persone, almeno per quel che risulta da uno “stato delle Anime” del 1732, il quale ci fornisce i cognomi delle famiglie originarie di Cappelle, e cioè: Cardone, de Simone, Santucci, Tissone, Cetola, di Pasquatio, di Domenico, Gatti, Caporale, di Gio.Lorenzo, Sabatini, Antonelli, d’Agabito, oltre ad alcune famiglie “forestiere”, quali di Vito (da rendinara), Sarra (da Pentima, presso Sulmona), di Clemente (da Torano), di Tiberio (da Antrosano), Camerini (da Villa S. Angelo, presso Aquila), Altobelli (da Bugnara).

Testi a cura del prof. Angelo Melchiorre 

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Vita dell'Università di Cappelle dei Marsi

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