Viabilità e Cimitero

Nella seconda meta del secolo migliora anche la viabilità. In precedenza il paese era attraversato da una sola strada che, proveniente da Paterno, proseguiva per Cappelle e per Torano, via Antrosano, ed aveva in questa la sua principale via di comunicazione (34). Il tratto più apprezzato era quello che portava ad Antrosano perché era quello che, rivolto ad occidente, collegava il paese a tutte le località verso le quali gravitavano i sampelinesi. Meno trafficato, invece, ma non per questo meno interessante, era l’altro tratto, quello che portava in senso opposto e che ancor oggi e denominato via Paterno nella toponomastica ufficiale del comune. Questo tratto, in compenso, era apprezzatissimo come sede dei giochi popolari, tant’e vero che era la sede naturale e fissa di tutte le accesissime disfide nel gioco della “Rucica”, nel quale i sampelinesi amavano cimentarsi spesso e volentieri.

Le altre vie erano poco più che mulattiere. Tale era, per esempio, la via per Avezzano, che taglava dritto attraverso le località di S. Lorenzo e Scalzagallo. E tali erano le strade che risalivano su per la montagna e quella che scendeva quasi dritta verso il lago e che, dividendosi in due rami, proseguiva da un lato per la località di S. Martino e dall’altro in direzione di Caruscino, dove terminava all’altezza dell’attuale Strada Sette. Nella seconda meta del secolo viene costruita la nuova carrozzabile che aveva il compito di collegare meglio il paese al suo vecchio capoluogo comunale. La soluzione scelta fu quella dell’innesto con la via Valeria che obbligo i sampelinesi a scendere sulla via nazionale e ad attraversare Avezzano, Cappelle e Magliano per raggiungere Massa D’Albe. In seguito al terremoto del 1915, questo tratto di confluenza con la via Valeria e diventato l’asse principale attorno al quale sono state distribuite le strutture del baraccamento. Ed oggi rappresenta il viale principale del paese nuovo. La strada fu costruita dal comune di Massa D’Albe con i fondi all’uopo accantonati dai frazionisti.

Però, anziché raggiungere lo scopo che si prefiggeva, che era quello di avvicinare i due paesi migliorandone la via di comunicazione, sorti l’effetto opposto di allontanarli ulteriormente poiché il tragitto che seguiva ne raddoppiava le distanze. Inoltre, obbligando i sampelinesi ad attraversare Avezzano, come prima tappa del loro viaggio verso Massa D’Albe, fini anche per accrescere in loro l’insofferenza per quel vincolo comunale dal quale si sentivano e già da tempo penalizzati. Sul finire del secolo viene realizzato anche il cimitero del paese. L’opera era attesa perché i sampelinesi non ne potevano più di quello municipale che toccava loro condividere con le altre frazioni del comune. Lo trovavano scomodo, oltre che piccolo. E, per di più, creava spesso delle occasioni di litigio con Massa D’Albe, come se non ne avessero gia a sufficienza occasioni di litigio con il loro capoluogo.

Da qui, la loro insofferenza per quella comunanza che era diventata insopportabile e le loro rimostranze perché venissero affrettati i tempi della separazione del servizio. Nel 1886, una lettera dell’allora viceparroco don Luca Holen al vescovo ci attesta che in quel periodo i sampelinesi avevano già pronta la loro nuova area n1a non potevano ancora utilizzarla perche, essendo priva di recinzione, non poteva essere ancora benedetta.

Note
34) – Del Re: Op.Cit., II, pag. 209.

San Pelino la capitale antica dei marsi anxantini

Pasquale Fracassi