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Comune di Celano

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Popolo delle montagne d’Abruzzo è ospitata all’interno del Museo Nazionale della Preistoria d’Abruzzo di Celano, nato nel 1999 nell’area adiacente al sito archeologico delle Paludi che ha restituito un villaggio su palafitte dell’età del Bronzo e i più antichi tumuli sepolcrali della regione. Il complesso museale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali è assai articolato e si compone di una sala-Convegni, di una Foresteria, di una Biblioteca specializzata, di depositi archeologici, di laboratori di restauro, grafici e fotografici, oltre che degli uffici e degli archivi della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo. Il Museo svolge la sua attività soprattutto come centro di ricerca, di tutela e laboratorio, mentre l’allestimento dedicato alla Preistoria e Protostoria della regione deve essere ancora ultimato. Oltre all’attività scientifica legata alla ricerca di campo e ai restauri e allo studio dei materiali emersi, vi si svolgono convegni, corsi di formazione e attività didattica.

Vestini. Popolo delle montagne d’Abruzzo
Negli ultimi quindici anni le informazioni riguardanti il popolo dei Vestini Cismontani sono aumentate soprattutto per quanto concerne il rituale funerario, che, grazie al rinvenimento di circa 3000 contesti sepolcrali, è oggi il meglio noto dell’intero Abruzzo.
Il territorio occupato dai Vestini va dalla città de L’Aquila sino a Bussi, all’incrocio tra i fiumi Aterno e Tirino.
L’identità vestina si definisce agli inizi del I millennio a.C. ed è riconoscibile attraverso gli insediamenti fortificati su altura, i grandi tumuli con menhir, l’abilità nella siderurgia e l’uso di seppellire i neonati all’interno di coppi contrapposti.
Livio ci racconta che i Vestini, alleati con gli altri popoli italici, combatterono contro Roma nel corso delle Guerre Sannitiche, venendo sconfitti nel 325 a.C. Dopo l’alleanza con Roma nel 302 a.C., si schierarono con gli altri italici nella Guerra Sociale e furono sconfitti nel 89 a.C. da Pompeo Strabone.
I tre centri principali del territorio in età romana sono Aveia a Fossa, Peltuinum a Prata d’Ansidonia e Aufinum a Capestrano.

La necropoli di Fossa
La necropoli di Fossa venne individuata nel 1992 in occasione della realizzazione di un edificio industriale; da allora, gli scavi archeologici condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo hanno portato all’individuazione di circa 560 sepolture distribuite tra IX e I sec. a. C. L’unicità di questo sito archeologico consiste nella perfetta conservazione dei suoi monumenti sepolcrali, in particolare i tumuli con menhir della prima età del ferro (IX-metà VIII sec. a.C.). In età orientalizzante-arcaica (VIII-VI sec. a.C.) i tumuli diminuiscono di dimensione, sono privi di menhir e aumentano le semplici tombe a fossa. L’ultima fase di vita della necropoli, quella ellenistico-romana (metà IV-I sec. a. C.) vede la comparsa di tombe a camera costruite in muratura controterra disposte su due assi stradali. All’interno di questi sepolcri si rinvengono esemplari pregevoli di letti funerari rivestiti in osso fra cui quello integralmente restaurato della tomba 520.La necropoli di Bazzano.

La necropoli di Bazzano è situata nel nucleo Industriale de L’Aquila. È stata identificata nel 1992 in occasione di lavori per la realizzazione di impianti produttivi. A partire da allora fino all’anno 2005 sono state scavate dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo circa 1650 sepolture che ne fanno l’area sepolcrale maggiormente indagata della regione Abruzzo. Le tombe più antiche (IX-VIII sec. a. C.) sono a tumulo e, in almeno un caso, quello della tomba 690, si conserva la fila di menhir. Caratteristica di Bazzano è la presenza di gruppi di tombe a fossa riferibili a età orientalizzante-arcaica (metà VIII-VI sec. a. C.) disposte a formare un rettangolo probabilmente delimitato da palizzate lignee. In età ellenistico-romana (metà IV-I sec. a. C.) le tombe di Bazzano sono, oltre che a fossa, del tipo a cassone ligneo o a camera in muratura. La comunità che utilizzò quest’area come zona per i seppellimenti si dimostra affine culturalmente con i popoli più vicini, come i Pretuzi del teramano, e mostra una attenzione ai commerci sia con gli Etruschi che con i più lontani Cartaginesi.

La necropoli di Caporciano.
In occasione dei lavori del raddoppio della SS. 17 nel 2005 è stata portata alla luce la necropoli di Cinturelli a Caporciano, della quale è stato scavato integralmente un gruppo di circa 60 sepolture disposte parallelamente ad occupare un’area rettangolare secondo una consuetudine tipica dei Vestini. All’interno delle fosse di età orientalizzante-arcaica (metà VIII-VI sec. a.C.) venivano deposti dei grandi contenitori in ceramica, i dolii, le cui dimensioni costituivano altrettante unità di misura per il loro contenuto, probabilmente vino, attinto con una brocchetta in bucchero. o in bronzo di importazione dall’Etruria. Vasi con quattro prese semicircolari sotto l’orlo rinvenuti anche nel tempio della città di Peltuinum costituiscono una specificità culturale dell’area centrale dei Vestini montani.
Infatti come la necropoli principale dei Vestini meridionali è quella di Capestrano, quella di Fossa rivestiva lo stesso ruolo presso i Vestini settentrionali, così oggi la nuova necropoli rappresenta il cimitero di riferimento del cuore del popolo vestina

La necropoli di Capestrano.
La necropoli di Capestrano venne individuata nel 1934 in seguito al rinvenimento casuale della statua in pietra del cosiddetto Guerriero. Negli anni successivi furono condotte altre indagini nell’area che portarono al rinvenimento sia di stanziamenti preistorici che di una necropoli in uso tra la prima età del Ferro e l’età ellenistica romana (IX-I sec. a. G.). Solo nel 2003 è stato possibile condurre un’indagine sistematica in occasione di un progetto Equal-Terra dei Guerrieri. Le ricerche hanno permesso di evidenziare un gruppo di tombe riferibili a una stessa unità di discendenza. Ad essa appartenevano alcune piccole camere scavate nel terreno con un lungo corridoio d’accesso in una delle quali, la 172, sono stati portati alla luce i resti scheletrici di una donna in avanzato stato di gravidanza con un maiale deposto ai piedi. Tra il 2003 e il 2005 è in corso di scavo, in collaborazione con l’Università D’Annunzio l’abitato protostorico di Capestrano, posto sulla collina fortificata di Colle S Antonino, ai piedi della quale sorgeva la città romana di Aufinum.

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Vestini. Popolo delle montagne d'Abruzzo.

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