Una situazione intricata

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Il 1625 fu l’anno in cui Giulio Mazzarino uscì da Roma per iniziare una carriera che lo porterà molto lontano. Per ben comprendere la strada sulla quale egli mosse i primi passi, è necessario tracciare un quadro della situazione. Naturalmente, ci limiteremo a tratteggiare solo alcune linee principali e sommarie del complesso e intricato groviglio di cause avvenimenti e conseguenze, politiche militari e religiose, che nei primi decenni del Seicento tormentarono tutta l’Europa.

Si era in pieno svolgimento di quella che nei manuali di storia viene chiamata « guerra dei trent’anni ». Sullo scacchiere europeo due nazioni, o, per essere più precisi, due monarchie svolgevano una partita decisiva: quella spagnola e quella francese. Sul trono di Spagna sedeva Filippo iv, eletto re a sedici anni, e ne dirigeva la politica Guzmán de Olivares; su quello francese c’era Luigi xiii, che aveva chiamato proprio in quei giorni il cardinal Richelieu a far parte del Consiglio della Corona: e questi era il vero artefice della politica francese.
La posta in giuoco di queste due grandi potenze del tempo era la supremazia militare, politica e diplomatica sul vecchio continente. Esse, però, si trovavano in posizioni diverse.

La Spagna, con la conquista dell’America e con l’impero di Carlo v, aveva conosciuto un periodo incontrastato di dominio e di ricchezza, ma ora assisteva, senza l’energia sufficiente per reagirvi, all’inizio di una decadenza lenta e inesorabile. La Francia era anch’essa appena uscita dalla fase più acuta di una crisi interna gravissima, per l’uccisione del re Enrico IV e la reggenza della regina Maria dei Medici, da tutti ritenuta incapace e bigotta, a nome del figlio Luigi XIII di soli otto anni. Ma quella della Francia può essere considerata una crisi di crescenza e quindi essa si sentiva in posizione di attacco, mentre la Spagna doveva sostenere il ruolo di una posizione di difesa.

Attorno ai due grandi si agitavano altri troni e altre casate, più o meno importanti ma che avevano sempre il loro peso, soprattutto come zone di dominio o d’influenza da parte della Francia e della Spagna.
L’imperatore d’Austria, che apparteneva alla stessa casa del re di Spagna, cercava di difendere se stesso, appoggiando la politica di Sua Maestà Cattolica, ma costretto a favorire i principi e i vescovi protestanti sui quali si reggeva il suo trono. Il re d’Inghilterra cercava di consolidare il suo potere contrastando in special modo la Spagna sul mare, dove questa ancora contava una forza preponderante.

C’era infine l’Italia, il campo più delicato, su cui avvenivano l’incontro e lo scontro di tanti interessi contrastanti. Nella Penisola il Regno di Napoli faceva parte dell’impero spagnolo. A nord il Ducato di Milano era anch’esso legato alla corona del re « Cattolico », come veniva chiamato il re di Spagna. Al centro lo Stato della Chiesa con il Papa, che ormai aveva perduto il prestigio politico avuto nel passato, sentiva forte l’influenza spagnola, ma temeva anche il prevalere dell’egemonia francese; soprattutto il Papa cercava di scongiurare che lo scontro fra le grandi potenze avvenisse proprio in Italia, sconvolgendo una situazione già per se stessa tanto instabile. Sarebbe stato risolutivo, a questo scopo, un accordo fra i principi dei numerosi Stati italiani per la loro indipendenza dalle potenze straniere, ma « pare ora che le frontiere si facciano più alte, la differenziazione regionale più profonda, più viva la mutua estraneità.

La fine dell’autonomia, della dialettica, dei contatti diplomatici e, addirittura, degli intrighi, rende gli Italiani stranieri fra di loro » (M . Milani). Il Granducato di Toscana risentiva in modo soffocante la presenza della Spagna. La Repubblica di Genova era costretta a farsi proteggere dalla stessa grande potenza per salvaguardare l’attività del porto, orientato ormai verso il commercio atlantico. Venezia, impegnata a difendere le precarie condizioni dei suoi mercati e della sua potenza nel Levante, nel tentativo di ritardare una decadenza irreversibile era costretta a difesa, dalla Spagna e dall’Austria, senza fidarsi troppo della Francia.

I Duchi della Valle Padana – Estensi, Gonzaga, Farnese – che avevano conosciuto anni di splendore ed erano stati tra i più generosi mecenati del Rinascimento italiano ed europeo, andavano ora disimpegnandosi dalla politica, quasi esauriti nella loro ambizione; e scompariranno nel corso del secolo.
In Piemonte andava affermandosi la Casa dei Savoia con Carlo Emanuele i, il quale nutriva il segreto (anche se non troppo) disegno di divenire la potenza più forte nell’Italia del Nord. Ma la sua politica e la sua condotta militare suscitavano una levata di scudi da parte degli altri principi italiani, che mal sopportavano queste ambizioni.

Tutta questa situazione era ancor più complicata dai contrasti religiosi – specialmente fra protestanti e cattolici esistenti in tutta l’Europa, contrasti spesso presi a pretesto per scatenare guerre di conquista territoriale o di influenza politica o di posizioni strategiche. Una situazione così aggrovigliata portava a continue campagne militari, che, secondo gli usi di allora, avevano come immediata conseguenza distruzioni di raccolti, razzíe di bestiame, diffusioni di malattie infettive ed epidemiche, impoverimento totale di intere zone e popolazioni, quando non si concludevano con saccheggi di case, negozi, magazzini e stragi di abitanti. La miseria, la fame, la sporcizia, le epidemie erano l’inevitabile retaggio del passaggio continuo delle compagnie di ventura.

A tutto questo si aggiungeva la pressione fiscale per finanziare eserciti e guerre e per mantenere le corti principesche. Tasse, balzelli e taglieggiamenti costituivano l’incubo continuo delle popolazioni, che spesso, spinte dalla disperazione, reagivano qua e là violentemente, alimentando rivolte che aggravavano ancor più la situazione. Questo, a grandi e incomplete linee, il quadro dell’Europa allorché Giulio Mazzarino iniziava la sua carriera con un incarico modesto, ma che l’avrebbe portato verso i vertici del potere.