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Storia della Marsica

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TORRI BORGHI E CASTELLI MEDIEVALI (il castello Piccolomini di Balsorano)

 

IL nome del paese su cui si innalza il castello deriva dal termine altomedievale di Valle Sorana, toponimo con cui si indicava la parte valliva terminale di confine del territorio della colonia romana di Sora verso il municipio marso di Antinum: attestato per la prima volta negli anni 742-751. La «inclita valle Sorana » presente nella donazione a San Vincenzo al Volturno del duca longobardo di Spoleto Ildebrando nella seconda meta dello stesso secolo (744-88)<’. L’insediamento locale era probabilmente inserito in età antica sui limiti settentrionali del territorio dei Volsci Acetrani, oppure sui territori meridionali di confine dei Marsi lirini, se si accetta una possibile attribuzione alla colonia romana di Sora di parte del territorio tolto ai Marsi nel 302 a. C. da Valerio Massimo «et parte agri multatis Marsis foedus restituit». Con la sconfitta marso-sannita, dopo il 302 a.C., entrera a far parte dell’ ager della colonia romana di Sora fino agli inizi del medioevo.

L’abitato altomedievale, ad opera dei Conti dei Marsi, Baldovino e Gentile «filii Oderisiis» e «comites de Valle Sorana», sara inserito nella Marsica medievale nel corso dell’XI secolo per poi passare nella normanna Contea di Albe del XII secolo e nella Contea riunificata di Albe-Celano in cui rimarra inserito fino al 1463 quando l’avvento a Celano di Antonio Piccolomini fara di Balsorano una sede di baronia con la trasformazione del vecchio maniero dei Conti dei Marsi in castello rinascimentale. Nelle sue vicinanze, probabilmente più vicino a Sora, dovette svolgersi il combattimento fra Volsci e Romani del 408 a.C. in cui fu espugnato il «Castellum ad lacum Fucinum», posto in «Volscum agrum»’ e forse riconoscibile sul sito della successiva colonia romana di Sora. Ricerche degli anni ’90 del Novecento hanno evidenziato l’esistenza di necropoli nell’area dell’abitato moderno con materiali databili dall’età italica fino alla piena età imperiale; ritrovamenti tombali che attestano l’esistenza di un insediamento antico nell’area e del passaggio del sistema viario di fondovalle. Ai due figli di Oderisio n, sopra citati, si deve l’opera di diffusione nel territorio della Marsica dei culti sorani di S. Restituta (Morrea e Oricola), S. Elia e S. Casto (San Vincenzo Valle Roveto e Amplero di Collelongo) oltre al potenziamento della chiesa familiare di San Cesidio a Trasacco.

La loro attività renderà possibile l’ingresso della diocesi di Sora nel territorio marso antinate, da Balsorano fino a Pescocanale di Capistrello; penetrazione conclusasi nella seconda meta del ’200 con l’uscita di scena dei potenti possessi benedettini dalla Val Roveto. Sull’altura rocciosa, quota 444, che domina Balsorano Vecchio sul versante orientale del corso del Liri, si erge maestoso il restaurato Castello Piccolomini di Balsorano. Del primitivo maniero si hanno notizie dalla meta dell’XI secolo con i Conti dei Marsi descritti e, nel 1150-68 con il nome di Vallem Soranam insieme al vicino Colle Erectum, come possesso dei Conti di Albe Berardo e Ruggero di Andria; un feudo «in servicio» del valore di quattro militi.

Nei secoli successivi subbi ampliamenti e rafforzamenti, soprattutto nel XIII secolo in cui il primitivo recinto murario fu dotato di torrette-rompitratta a scudo, mentre il recinto interno a pianta pentagonale nel corso del ’300 fu trasformato in castello con murature scarpate alla base e torre interna a pianta quadrangolare dotata di apparato a sporgere merlato. Un maniero di confine dei possessi dei Conti di Celano e Albe, discendenti dai vecchi Conti dei Marsi. Solo nella seconda meta del ’400 con la creazione della Baronia di Balsorano, i Piccolomini trasformarono il primitivo castello con la creazione dei cinque bastioni cilindrici angolari ed il raddoppio delle murature. Degli stessi rimangono le insegne delle mezzelune sul portale d’ingresso alla prima cinta e nelle colonne della vera della cisterna del cortile interno. Per il Perogalli, il maniero costituisce un esempio eccezionale, nella regione, per vastità e tipologia.

La sua pianta a pentagono irregolare e più ancora la sua morfologia richiamano il Castello Orsini, poi Odescalschi a Bracciano (Roma); questo venne iniziato nel 1470 (su una precedente rocca, gia esistente nel 1234) e costituisce forse il migliore esemplare italiano nel genere». Il terremoto del 1915 porto alla distruzione dei piani superiori e della torre-mastio interna del castello, cui segui un maldestro e fantasioso restauro da parte dei Fiastri Zanelli con l’utilizzazione dello stesso come sede di albergo e ristorante. Rimane pero immutato il contatto del maniero con l’ambiente circostante ancora intatto e la suggestione che provoca ai visitatori abbarbicato sulla verdeggiante costa rocciosa di Balsorano Vecchio.

Testi a cura del prof. Giuseppe Grossi

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