Sulle tracce del mistero



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Si va sempre più sviluppando un tipo di turismo detto “del mistero”, alimentato probabilmente da un certo tipo di trasmissioni televisive, e la nostra bella regione non ne è certamente immune. L’Abruzzo è una terra popolata di miti e leggende, paesaggi selvaggi e luoghi spirituali. Questo è da sempre fonte di interesse da parte di chi è alla ricerca di magia.

Esistono degli itinerari turistici proprio per visitare quei luoghi che raccolgono elementi arcani o perlomeno ritenuti tali. La città più misteriosa è senza dubbio L’Aquila. Il nostro capoluogo sorge su uno “scemb”, cioè una linea energetica che attraversa la Terra e che mette in comunicazione alcuni punti precisi del pianeta. L’Aquila sarebbe legata alla piramide di Giza, a Castel del Monte in Puglia, a Chartres ed a Stonehenge.

A fondare la nostra principale città sarebbe stato Federico II di Svevia, detto Stupor Mundi, che la volle ad immagine di Gerusalemme. A parte il famoso numero 99 che ricorre nella storia della città, secondo alcuni fondata da 99 castelli riuniti, con 99 piazze, 99 fontane e 99 chiese, ci sono tracce certe del passaggio dei Templari, avvolti anch’essi da un alone di mistero.

Altre leggende interessanti sono su Amiternum, sito originale, da cui forse proveniva il famoso Ponzio Pilato. Gli amanti di questo genere di turismo legano tre punti precisi dell’ Abruzzo che, unendoli su di una cartina formano un triangolo, e sono Capestrano, Santa Lucia a Magliano dei Marsi e il Santuario della Madonna Apparente a Campotosto.

A Capestrano, oltre al ritrovamento del Guerriero, c’è l’Abazia di San Pietro ad Oratorium, riedificata nel XII secolo, che sul lato sinistro della facciata, su di una lastra di pietra ha inciso un SATOR, (è una ricorrente iscrizione latina, in forma di quadrato magico, composta dalle cinque seguenti parole: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS leggibili in tutti i versi. La loro giusta opposizione, nell’ordine indicato, dà luogo a un palindromo, vale a dire una frase che rimane identica se letta da sinistra a destra o viceversa), rovesciato e capovolto, quindi ROTAS. Questa scritta ha fatto nascere una fiorita letteratura sull’argomento. La prima scritta simile è apparsa su una colonna di Pompei e la traduzione latina è più o meno questa “il seminatore controlla l’opera dei campi”, legata alla Grande opera alchemica dei riti massonici.

L’unica parola alla quale non si è riusciti a dare soluzione è “Arepo”. Ma la scitta Rotas si ritrova nella chiesa di Santa Lucia a Magliano dei Marsi. Il rosone, al di sopra del portale principale, ricorda quello di sinistra della chiesa di Collemaggio dell’Aquila. Alcune formelle raffigurano esseri mostruosi, animali e figure umane in rilievo e in una di queste, tra le zampe di un grifo c’è il quadrato magico palindromo che comincia con la parola ROTAS. Altri simboli compaiono sparsi sui pilastri tra cui i Segni del Golgota, una Croce Patente ed un graffito con il simbolo del Centro Sacro. Per finire il triangolo, nel Santuario della Madonna Apparente di Campotosto, su una parete della cripta, c’è inciso un quadro magico classico con Sator. Ma c’è anche altro, il cimitero monumentale di Sulmona ha delle antiche cappelle in stile neo-gotico, liberty o egizio sistemate sul viale principale. Da sottolineare la cappella della famiglia Corvi, decorata con bassorilievi egizi e numerosi riferimenti alla simbologia esoterica e massonica.

Altro luogo degno di nota è l’altopiano di Baullo, una località montana che divide la Valle Subequana dal territorio marsicano. Questo luogo di per sé non ha apparentemente nulla di particolare, ma su di esso aleggia un’antica ed affascinante leggenda popolare, secondo cui un giorno un mezzadro impegnato col lavoro nei campi udì il pianto di un neonato provenire da un cumulo di rocce poco lontano. Avvicinatosi, il contadino scoprì effettivamente un bimbo abbandonato dietro un masso, ma nel raccoglierlo si accorse che era pesantissimo.




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