Storia della Banda ( Orazio Mascioli )

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Per una generazione che è cresciuta ai ritmi del rock, per una generazione che si è sentita spronata nell’ impegno sociale dalla scuola dei cantautori genovesi e romani, in un contesto in cui anche il privato diveniva pubblico assumendo connotati politici, la “cassarmonica” sulla piazza abruzzese durante la festa o sagra paesana nei mitici anni sessanta, diveniva il simbolo dell’ effimero o dell’inutile, per non parlare del nostalgico inteso come reazionario.
Eppure la storia della Banda è la storia del popolo.

Solo la storiografia ufficiale ha fatto si che non fossero tramandati i valori che ruotavano attorno al fenomeno e quel che è salvo lo è in massima parte per la tradizione orale, salvaguardata da chi ancora ha nel cuore la passione per quella che fu un immane sforzo collettivo legato a volte a veri problemi di sopravvivenza, che però non dissimulavano l’ingegno e l’impegno artistico di chi veniva coinvolto in quel genere di vita.

Chi scrive ha avuto il modo e la fortuna di conoscere la dignità di un sottotetto in cui vengono ancora impartite alla buona volontà degli allievi lezioni e interpretazioni sugli spartiti, con una modestia e un decoro esemplari, che non possono non essere lezione di vita.

Questo scritto non può avere la pretesa della ricostruzione vera e assoluta dei fatti storici legati alle vite dei componenti la Banda di Pescina, ma può servire come una delle tante testimonianze su fenomeni collettivi che possono essere interpretati come volontà di unicità, perché è solo nell’ univoco che consiste la certezza della memoria che si fa storia.

Tratto da “Strana storia la storia della Banda”